
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1901 -1922
author
title
Scritture professionali di educatori lucani 1901 - 1922
bibliography
- M. Bergamasco, Il Direttore didattico, Melfi, Tipografia F.lli Insabato, 1903
- E. Franciosa, Per l'educazione primaria e popolare, Melfi, Tipografia F.lli Insabato, 1903
- F. Bilancia, L'evoluzione pedagogica positiva dal Rinascimento ai nostri tempi, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1908
- P. Gambacorta, Relazione scolastica sulla III classe, Potenza, Stab. Tipografia "La Perseveranza", 1908
- C. Longhi, La computisteria nelle scuole tecniche a tipo comune, Potenza, Tipografia Carlo Spera, 1911
- G. Natali, I regii Provveditori agli studii, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1912
- V. Cantarella, Il maestro e la scuola, Melfi, Tipografia F.lli Insabato, 1912
- E. Franciosa, La scuola moderna e l'educazione fisica dei fanciulli. Istruzioni, norme e programmi particolareggiati per l'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari, Melfi, Tipografia Appulo Lucana, 1912-13
- E. Pedio, La legge Daneo-Credaro nella sua applicazione, Potenza, Stab. Tipografia Fulgur, 1915
- G. Orga, Ricorso al Cons. Prov Scolastico per l'abbinamento delle 3 e 4 classi miste, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1916
- M. Caldani, La mia scuola, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1918
- G. Giambrocono, Le condizioni della scuola elementare in Basilicata alla vigilia della legge Credaro, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1920
- E. Pedio, Per la scuola elementare e popolare in Basilicata, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1920
teibody
Il Direttore didattico
Tipografia F.lli Insabato
1903
DELLA FUNZIONE PEDAGOGICA E MORALE
ALL’ ON. PROFESSORE
SENATORE DEL REGNO
PER PROFONDA DOTTRINA E INTEGRITÀ DI VITA
LUSTRO E DECORO
DELLA CITTÀ NATIVA E DELLA PATRIA
CON ANIMO RIVERENTE
Sorgi nella tua gloria!
Ricomposta ad unità politica la Patria, e risorta a vita di libertà, dopo secoli di ansiose aspirazioni, di sdegni frementi, di dolori e di martiri, dopo un'epopea di ardori e di entusiasmi, alle menti dei nuovi reggitori brillò in tutta la splendida verità, insieme con la dottrina civile degl'italiani più illustri intorno alla educazione dell'uomo, il concetto altissimo di
… se concordia li raduna,
De l’Italia saranno forza e gloria,
Il valore saranno e la vittoria
L’opera, il coraggio, tante vita in una.
Il Direttore didattico non può compiere le sue funzioni nella scuola senza la cooperazione sapiente dei maestri; e questa cooperazione egli deve render concorde, armonica, con la virtù dell'amore, affinchè questo si rifletta largamente e di continuo nella scuola, e ne vivifichi e nobiliti l'azione educativa, morale.
E però, inspirandosi all' amore, ne senta tutta l'alta poesia, il fascino arcano, la potenza meravigliosa, e ne porti in mezzo ai maestri i palpiti più caldi, le vibrazioni più armoniose, le aspirazioni più geniali. Maestro anche lui, provato alle amarezze di un ufficio per quanto alto e nobile, per altrettanto non tenuto ancora nella dovuta stima e considerazione presso il pubblico, sia nobile esempio di dolcezza, di benevolenza e di rispetto verso i suoi colleghi. E obbedendo agl' impulsi più gentili e affettuosi dell'animo, non insuperbisca delle nuove funzioni cui è assunto. Consideri i maestri le maestre, non come suoi inferiori, si bene come suoi compagni ed amici nell' opera della redenzione morale e civile del popolo, e li stringa intorno a sè con i vincoli più forti della solidarietà, affine di accrescerne l'autorità e il prestigio morale presso le moltitudini, e renderne più intensa, più efficace l'azione educativa in beneficio dei fanciulli e delle fanciulle affidati alle loro cure. Stretta quest' alleanza fraterna tra i maestri e le maestre, la loro concordia egli deve con ogni studio mantener viva, costante, operosa. Che influenza morale s' avrà con la eloquenza persuasiva dell' esempio! Sarà di somma efficacia sull' animo degli scolari, destando fra loro i sentimenti d' amicizia, d' amore scambievole, e di rispetto verso i maestri; sull'animo delle famiglie e del pubblico, ingenerandovi l'ossequio cosciente verso gli educatori, e la stima fiduciosa nella scuola.
E il Direttore, con la squisitezza della propria educazione, potrà volgere l'opera intelligente e premurosa dei maestri e delle maestre verso il governo della scuola, compito grave, oggi che essa si eleva a vera funzione di organismo sociale.
Quale dev'essere il governo della scuola? Non scholae sed vitae discitur, era principio profondo della sapienza latina, ma purtroppo non praticato nella scuola anche fino a poco tempo dietro, onde l'insegnamento riesciva affatto estraneo alla vita, senza riferimenti ai bisogni reali dell' uomo e alle esigenze della comunanza sociale.
Vitae discitur, dunque; e, come s'insegna al fanciullo a servirsi delle cognizioni che egli, giorno per giorno, acquista, applicandole ai propri bisogni e ai bisogni delle persone della sua famiglia, si ha a insegnargli le norme morali del vivere non solo nella piccola società scolastica, ma nella società dei fanciulli fuori della scuola, e nella società della famiglia. E, come le reiterate applicazioni delle cognizioni apprese lasciano nella mente del fanciullo una norma direttiva delle future applicazioni a identici casi della vita crescente, fino ai casi della vita adulta; così le norme morali del vivere in comune con i piccoli, osservate rigorosamente nella scuola, ogni momento, devono formare grado per grado nel fanciullo la coscienza morale del vivere nella grande società degli adulti, nella quale egli entrerà presto o tardi. Sicchè, se questi precetti morali della scuola, derivati dalla esperienza diuturna del fanciullo, nelle relazioni reali che egli ha con gli altri fanciulli e col maestro rappresentante il potere esecutivo del governo, la legge morale in azione, e la legge sociale in fieri e in quelle non poche che la scuola gli fa sorgere intorno ad arte ed occasionalmente, per creargli le contingenze e fargli cercare il modo di risolverle, devono essere il fondamento di quegli stessi precetti morali regolatori delle relazioni avvenire, non è evidente che, a preparare alla grande società degli adulti uomini e cittadini degni di appartenervi, è sommamente utile e benefico conformare il governo della scuola al governo morale e civile della società ?
E per essere più concreti e più pratici, poichè il governo della società nostra, della società italiana, è retto da principi di libertà, Idi quella libertà, per altro, che è patrimonio sacro e inviolabile della natura umana, e che a noi italiani è costata sacrifici e sangue, per doverosa utilità di patria, il governo della scuola dev'essere retto anch'esso da principi di libertà, promovendo, con sapiente, rigorosa ed oculata vigilanza, quasi legge imperante, il libero esercizio delle attività fisiologiche, psichiche e morali del fanciullo, come sviluppo di esse per le necessità del proprio organismo, e per i servigi in beneficio dell'organismo sociale. Gli si fa così acquistare la convinzione sperimentale non solo del diritto, che ognuno ha all'esercizio libero delle proprie attività, e del limite, che necessariamente incontra alla sua esplicazione, nella esplicazione degli altri, ma dei benefici immensi che si godono nella vita in comune, abbellita di sorrisi e d' incanti, intessuta di scambi benevoli, amorevoli, infiorata di grazia e di gentilezza, e, tante fiate, inspirata dalla pietà e dalla giustizia.
Con questo governo, che trova riscontro costante nella realtà della vita, palpitante in mille vibrazioni multiformi attorno al fanciullo, si riesce a formargli altresì la coscienza giuridica, e la coscienza del bene e dei vantaggi molteplici, che derivano alla libertà degl' individui e della società dagli ordinamenti amministrativi, igienici, caritativi, giudiziari, civili, politici e di previdenza sociale, dalle istituzioni e dalla costituzione. E mentre si porge luminosa la dimostrazione concreta della verità filosofica di Maxima debetur reverentia pueris.
E dev' esser riverenza al corpo, che ha diritto a svolgersi nelle condizioni più favorevoli, per mantenersi sano, e per dar vigore al cervello; e dev'esser riverenza all'anima, che risiede nel cervello, e che aspira al godimento degli spettacoli incantevoli dispiegantisi nella natura infinita così palpitante di vita e così maravigliosa nella sua divina magnificenza; e dev'esser riverenza all'uomo in formazione, destinato alla dignità degli offici nella famiglia, nella società, nella Patria, nel consorzio umano.
Dobbiamo naturalizzare l'arte, disse il Sinite parvulos.
E non è compiuta l'opera d'amore del Direttore didattico: v'à per lui ancora un compito di abnegazione, nobilissimo, il compito dell'Apostolo, dell'Apostolo di Carità.
Promuova le istituzioni prescolastiche; si interessi ai Ricreatori, per sottrarre i fanciulli e le fanciulle agli ambienti malsani, corrompitori del loro animo, avvelenatori della loro innocenza; dia tutto il suo cuore alla vita del Patronato; raccolga dalla via i fanciulli abbandonati, i malati, i derelitti, i traviati, i pericolanti; scenda, angelo consolatore, nel tugurio dei miseri e vi porti un raggio di luce, il conforto di una calda parola amica, il sollievo della mano gentile, fraterna; imbandisca, conforme al desiderio di Baci il giovin gli offriva
Con ghirlande di lauro,
E Tetide, che udiva,
A la fera divina
Plaudia da la marina.
Direttore didattico
Per l'educazione primaria e popolare
Tip. Fratelli Insabato Successori di G. Grieco
1908
AL
PROF. GIOVANNI COLETTI
REGIO ISPETTORE SCOLASTICO
CHE DELLA PEDAGOGIA SCIENTIFICA
SENTE TUTTO IL VALORE MORALE
QUESTE POCHE PAGINE
L'AUTORE DEDICA
«Nel problema dell'educazione si incentrano tutti gli altri problemi sociali, la cui soluzione è affidata all' opera graduale e trasformatrice delle generazioni. Sul campo dell'educazione si accoglie la lotta suprema della civiltà.»
Queste parole, che il sommo pedagogista italiano
Una riforma razionale dell'educazione è da tutti sentita, è da tutti ammessa.
Si riformano quasi ogni anno i programmi di studio, si prescrivono altre materie da studiare, ma non ancora si pone come base di studio la conoscenza esatta del fanciullo, delle parti che lo costituiscono, delle funzioni che ne regolano la vita, delle sue attività psichiche e soprattutto delle relazioni che queste attività hanno con le sue condizioni fisiologiche.
Oggi ancora il maestro tratta nella scuola tutti gli alunni allo stesso modo, come se fossero tutti uguali, come se pensassero e se sentissero tutti identicamente, come se tutti avessero la stessa forza fisica ed intellettiva. La scuola intesa così esclude ogni progresso. Questo solamente si avrà quando ogni aula sarà divenuta un vero laboratorio pedagogico, un luogo di esperimenti e di osservazioni sul corpo di ciascun fanciullo, perchè la psiche è funzione dell'organismo dal quale dipendono e sul quale alla loro volta devono influire.
Da ciò la necessità di un corredo di cognizioni tanto da poter ricavare tutte quelle norme con cui svolgere, incitare, moderare, correggere e coordinare le varie attività per modo che ne risulti quel tutto ordinato ed armonico, che è l'uomo.
La pedagogia in questi ultimi tempi per opera di grandi ed illustri scrittori, è divenuta una scienza basata su principi molto fermi, tratti generalmente dalle altre scienze, che hanno per oggetto l'uomo e la sua vita.
È necessario quindi non attenersi più al semplice emperismo, o alla semplice teoria precettistica o alla consuetudine tradizionale, il più delle volte irragionevole e piena di pregiudizii.
L'adattarsi di tale scienza alle nuove esigenze positive e scientifiche, impone ad ogni maestro a fare veri studi sperimentali sui propri alunni, se si desidera vedere progredire giornalmente la scolaresca, se si desidera dare vera forma e materia alla scienza pedagogica.
In non poche scuole abbiamo visto desumere dall'espressione esterna, dal linguaggio, dai movimenti del fanciullo, degli studi, ma questi sono valsi a nulla, perchè non basati su idee positive e scientiche, non guidati da una metodologia speciale. Si procede per intuizione per mezzo del dialogo socratico, perchè privi delle cognizioni dei metodi di ricerche, d'investigazioni e di esperimenti.
Le poche ed elementari cognizioni che si danno nelle nostre Scuole Normali intorno alla Filosofia, all'Antropologia ed alla Psicologia, sono cognizioni staccate, isolate, che forniscono al maestro una coltura tutta teorica e superficiale e perciò inefficaci ed inutili, perchè non ravvivate dall'osservazione, non confermate dall'esperienza non dirette da una tecnica sperimentale. E questa è la grande causa per cui gl'insegnamenti della pedagogia razionale non ancora entrano nelle nostre scuole.
Le difficoltà che per certo si sono incontrate nell'attuare un nuovo sistema educativo razionale, scientifico, non sono state poche, e molti insigni uomini, quali il Perez, il Ferri ed altri, scrissero molto intorno ad un possibile studio della psiche infantile, ma il fanciullo rimase per molti anni qual' era, sconosciuto nell' anima e nel corpo. Tentativi ancora si fecero di poi dal Riccardi, dal Vitali e dal Melzi, ma essi non risposero completamente alla ricerca della fisonomia-somatica dell'educando.
Bisognava creare, per raggiungere lo scopo della vera educazione moderna, una psicologia pedagogica, che avrebbe dovuto studiare lo stato psicologico fondamentale dell'individuo al suo presentarsi in iscuola per conoscere il punto di partenza da cui muovono i nuovi eccitamenti atti a determinare quanta parte abbia avuto l'educazione nelle avvenute nuove connessioni dei centri psichici individuali dell'attività mentale in ogni stato del suo svolgimento. E il Dottore
Animato quindi da queste sue nuove idee propose i seguenti scopi :
a) determinare, mercè l'esame della costituzione fisica e le misurazioni antropometriche, la normalità o anormalità dello sviluppo del corpo e soprattutto del cranio, sede del cervello, che è l'organo più di ogni altro importante;
b) far l'esame fisiologico dei cinque sensi, origine della maggior parte delle nostre idee;
c) far l'esame delle funzioni di movimento per i quali si esplicano tutte le attività mentali dell' individuo;
d) far l'esame delle funzioni organiche (respirazione, circolazione del sangue ecc.);
e) far l'esame delle funzioni psichiche a mezzo dei testi mentali, che consistono in una serie di prove per le quali ci è dato conoscere il diverso grado di attività dell'educando.
Si capisce bene che la scossa data dal Dottor
Ogni comune dovrebbe badare ai molti e nuovi fatti sociali prodotti dal nervosismo, che cammina nelle nostre popolazioni a passi di gigante. Non è più la classe degli illustri pensatori del risorgimento nazionale che si agita; non sono più quei benemeriti e grandi patrioti che si muovono, bensì sono gli operai, che, invasi molto spesso dalle gioie del dio Bacco, si gettano nelle braccia della dea Venere, dando così esseri pazzi, scemi, rachitici, buoni solamente a popolare manicomi, case di salute ed ospedali. Le statistiche parlano molto chiaro.
È tempo perciò d' incominciare a porre un po' di rimedio; e se ogni comune avesse un piccolo Laboratorio molti mali si correggerebbero nelle scuole.
Con lo studio antropologico la mente del maestro si rivolgerebbe di certo allo studio ed alla ricerca del tipo etnico della natura, badando al peso, al colorito dei capelli, della pelle e degli occhi, alle misurazioni craniche e facciali, allo stato di nutrimento e allo studio della sensibilità. Con tale studio. si hanno dati utilissimi, che servono a far conoscere le condizioni riflettenti tutta la vita fisiologica e psicologica di ogni fanciullo.
Ma ci sentiamo fare la seguente obiezione: Il Laboratorio di Pedagogia non è di facile attuazione perchè occorre molta spesa. Rispondiamo subito che la spesa tutto al più non si ridurrebbe che a seicento o settecento lire. Non occorrebbe comperare che una bilancia per il peso, un antropometro per la statura e la grande apertura delle braccia, un compasso scorridore per le misurazioni craniche e facciali, una fettuccia metrica, una cordicella metrica millimetrata, un goniometro facciale per la misurazione dell'angolo facciale, un cirtometro per la riproduzione della forma toracica, uno spirometro per valutare la capacità polmonare, un dinamometro per la valutazione della forza muscolare, un dinamometrografo ed un tavolo, munito di tutti gli strumenti necessari per la valutazione del potere mnemonico. Il tempo dunque di fare un po' di bene alla società è già maturo e ogni comune dovrebbe essere animato dallo spirito di civil progresso e dovrebbe fornire le sue scuole di un tale Laboratorio di Pedagogia scientifica, perchè l'educazione che non isvelle le mali radici, disseccandole all'azione sterelizzante dei raggi solari, ha fatto bancarotta.
L'evoluzione pedagogica positiva dal Rinascimento ai nostri tempi
Tipografia Editrice Garramone a Marchesiello
1908
La tradizione dei popoli antichi ha fatto giungere insino a noi i costumi primitivi ed i mezzi di educazione che venivano da quei popoli medesimi messi in opera. Mezzi più o meno positivi, tutti però inerenti alla indole, al carattere, alle esigenze degli abitanti, e ci è nota la grandissima differenza che passava fra l'educazione dei figli dell'antico oriente, con quelli dell'antico occidente. Dall'educazione chinese a quella dei greci e dei romani, havvi un distacco oltremodo grande. Quella tutta mistero, tutta fondata su principii religiosi e su superstizioni ridicole; questa invece basata sul reale, sul concreto, sul bello, sul buono, sull'utile pratico.
Quella dei romani specialmente, utilitaristi per eccellenza, era fondata esclusivamente sul concetto fondamentale di allevare uomini virtuosi, integerrimi e nell'istesso tempo altamente pratici, altamente speculativi. Ond'è che ci convinciamo sempre più che l'educazione dei popoli corrisponde sempre ai suoi bisogni. Ma col cadere dell'impero romano, cadde pure il prestigio dei popoli, i quali da padroni e signori, caddero servi vilissimi che non seppero più rialzare la loro potenza: effetti tutti della educazione cambiata che fa crescere le generazioni a beneplacito degli educatori.
Sfasciatosi l'impero romano, rotti gli argini a quell'immensa fiumana di barbari nordici, di educazione non si parlò più, e soltanto alcuni secoli appresso la vediamo far capolino fra le pastoie della scolastica, finchè non risorge a novella vita prima con Dante, Boccaccio, Petrarca e in ultimo col grande
Ma la corruzione del secolo sdegnò il Ginevrino che levò l'atroce grido del dolore e della miseria dei popoli, proponendosi di riformare la corrotta società con la educazione. Questa, caduta nel fango, volle rialzarla esagerandola e propugnando teorie inattuabili, e quindi i suoi sistemi sono tante utopie come la Repubblica di
Qui giace Pestalozzi Johann Heinrich; nato a Zurigo il 12 gennaio 1746 - morto a Brugg il 17 febbraio 1827; Salvatore dei popoli a Nehuof; moralizzatore del popolo in Leonardo e Geltrude; padre degli orfani a Stanz; fondatore della nuova scuola popolare a Berthoud e a Münchenbuchsee; educatore dell'umanità a Yverdon ); uomo, cristiano, cittadino; tutto per gli altri nulla per sè. Il suo nome sia benedetto.
E tu, amato Enrico, sarai davvero benedetto, e le future generazioni che per te si troveranno migliorate sotto ogni rapporto, innalzeranno inni di gloria al tuo nome sacrosanto, e vivrai nella mente di tutti i buoni, siccome il rigeneratore vero e stabile di una società corrotta, guasta che era sulla via della dissoluzione. Le opere sue furono molte, fra cui importantissime: «Come Geltrude educa i suoi figli» e «Leonardo e Geltrude». La forma di romanzo è la preferita, in che egli spiega tutta la sua abilità didattica, e conduce quasi alla perfezione i principi di tutti i suoi antecessori. L'ideale pedagogico è con lui pressochè raggiunto; sintetizza tutto ciò che di buono, di bello e d'utile abbiano potuto dire e fare i sommi pedagogisti da
Relazione scolastica
Tipografia Cooperativa "La Perseveranza"
1908
Ill.mo Sig. R. Ispettore scolastico
Osservanza dell'obbligo.
Gode l'animo al sottoscritto poterle anzitutto manifestare che sua prima cura fu quella d' indurre i genitori all' osservanza dell'obbligatorietà scolastica, mandando loro appositi avvisi, in cui facevasi menzione delle pene comminate dalla legge agl'inadempienti. Ma ciò non ostante, vi furono di quelli che, per ineluttabili necessità domestiche, non potettero fruire dei beneficii della scuola, la quale non dev' essere più un privilegio di alcuni ceti, come pel passato, bensì deve mirare a spandere luce di civiltà su tutti i figli del popolo, non esclusi quelli cui la sorte fu avara de' suoi favori.
Patronato scolastico
Onde fu mestieri fare appello alla generosità di pochi nobili cuori per istituire un Patronato scolastico, che si basa sul concetto della solidarietà e della fratellanza umana. E qui torna a proposito far notare che la legge sull'obbligatorietà non è osservata in molti Comuni, dei quali l'apatia e l'indolenza sono bene spesso giustificate dalla poca floridezza dei bilanci.
E il problema dell'analfabetismo resterà insoluto fino a che lo Stato non eserciterà una più oculata vigilanza sui Municipi, i quali per non sobbarcarsi a nuovi oneri, per lo sdoppiamento o aggiunzione di classi, permettono ben volentieri che una buona parte dei fanciulli cresca nell'ignoranza.
Ordinamento della classe.
Se non è consentito ad ogni maestro di abbellire le pareti della sua scuola come quelle della Giocosa di
Studio psicologico delle tendenze
Prima che le lezioni incominciassero regolarmente, tutta l'opera educativa fu rivolta nello studiare, con intelletto d'amore, l'indole, le abitudini e le tendenze di ciascun alunno, per correggere le predisposizioni contrarie al vivere onesto e civile. Ormai non bisogna seguire più le opinioni degli ottimisti, come il
Disciplina
Mezzo peculiare d'una salda educazione è la disciplina, che, conservando il buon ordine nella scuola e assicurando il profitto della scolaresca, mira a formare volontà rette e caratteri forti. Per ottenerla, si usarono quei mezzi che operano ad un tempo su parecchi sentimenti, come sull'amor proprio dell'alunno, sull'affetto pei genitori e pel maestro, sul timore del castigo, sulla speranza delle ricompense, sul sentimento del dovere compiuto.
I buoni voti sul registro, le parole di approvazione e di lode, gli attestati di merito, l'iscrizione sul quadro d'onore valsero a premiare gli studiosi; ma si badò che l'amor proprio non degenerasse in vanità ed orgoglio. Si procurò di destare fra gli scolari il nobile spirito dell'emulazione, la cui importanza ben fu riconosciuta dagli Ateniesi, dagli Spartani, dal
Opera educativa in relazione allo svolg. delle facoltà.
Tutta l'opera educativa non mirò al solo perfezionamento di alcune facoltà dell'educando, a scapito delle altre, bensì al loro svolgimento naturale, graduato ed armonico giacchè la pedagogia teorica e pratica non si basa soltanto sul materialismo scientifico, nè sull' idealismo, o sul misticismo degli Asceti della Tebaide o sur un sistema eclettico; bensì è fondata sur un sistema filosofico comprensivo che studia tutto l'uomo, ossia le sue potenze fisiche, sensitive, intellettuali e morali e le sue relazioni con tutto il mondo esterno.
Procurare che la scuola servisse di preparazione alle quotidiane esigenze della vita fu la norma che si tenne nell'insegnamento.
Discipline scolastiche.
La lingua, l'aritmetica e la morale furono le discipline intorno alle quali si spiegò il maggiore interessamento, come quelle che, a preferenza, giovano alle abilità sociali e alla condotta di buoni operai e d'intemerati cittadini.
Lingua Italiana
Qualche ostacolo si frappose al regolare svolgimento del programma linguistico. Difatti, gli scolari, avvezzi a non parlare quasi mai in lingua, trovavano non poca difficoltà nella manifestazione di semplici concetti; onde sorse imperioso il bisogno di rimediarvi, disciplinando il linguaggio con frequentissime conversazioni familiari, col comporre per aspetto e con lo svolgimento orale di facili temi inerenti alla vita scolastica e domestica dei fanciulli. E così, dopo lunga perseveranza, si potè infine provare la compiacenza rimuneratrice di ottenere ottimo profitto nel comporre. Perchè tale insegnamento dia copiosi frutti, è necessità imprescindibile che fin dalla classe prima si conferisca un posto d' onore al componimento orale, e che all' esame il fanciullo si trovi in grado di rispondere verbalmente e, per quanto è possibile, con correttezza, a semplici domande inerenti ad obbietti della vita scolastica e familiare.
Ai moltissimi esercizi fatti a viva voce seguirono con parsimonia quelli scritti, avvicendati con autodettature, dettati ortografici, ideologici e per riflessione. Tali esercizi riguardavano sempre cose precedentemente lette e spiegate.
La correzione dei lavori fu fatta con ogni accuratezza. Molti temi si svolsero in iscuola col metodo genetico, destando in tal modo l'attenzione e l'operosità intellettuale degli scolari, e facendo nascere tra loro una nobile gara, fonte di non pochi vantaggi. Anche le vignette del libro di lettura diedero occasione di esercitare la scolaresca a parlare. Non senza un principio eminentemente pedagogico il
Lezioni di cose
Non poca importanza fu data alle lezioni di cose, che si fondano sull'idea di educare, per mezzo dell' osservazione e del ragionamento idea nata con lo spirito scientifico moderno sotto gli auspici dei primi albori filosofici del
Museo oggettivo
Con la cooperazione degli alunni, si istituì il museo oggettivo, la cui importanza, nelle lezioni di cose, è incontestabilmente riconosciuta.
Lettura
Come libro di lettura, si adottò quello di G. Soli, il quale, illuminando la mente, mira principalmente ad educare il cuore, rispondendo così al fine precipuo della società odierna che reclama «meno genii e più galantuomini ».
Quale processo metodico si tenne per la lettura? Prima di leggere, si scrisse sulla lavagna e si spiegarono, per via di opportune applicazioni, i vocaboli più difficili contenuti nel brano, affinchè il discente, leggendoli poi sul testo, ne comprendesse facilmente il concetto senza interrompere il corso della lettura. Poscia ch'ebbe letto il maestro e fatto una sommaria spiegazione, lessero gli scolari; infine fece seguito un commento generale con l'aggiunta, se del caso, di qualche opportuna lezione di cosa. In tal modo venne conciliato il metodo del Delon con quello di molti altri pedagogisti, fra cui il Tegon:
Il primo, infatti, stabilisce, come principio, che le spiegazioni dei vocaboli e del significato particolare d'ogni frase debbano essere date via via che si legge, interrompendo di tratto in tratto la lettura; al contrario, gli altri vorrebbero che il brano si leggesse prima dal maestro, senza riguardo alla spiegazione dei vocaboli, e poi dagli alunni, rimandando alla fine la spiegazione delle parole e delle frasi. Con questo metodo gli scolari tarderebbero molto a capire il contenuto di ciò che hanno letto. Si corresse la fonetica dialettale e s'insistette moltissimo nella lettura espressiva; difatti fu grato all' animo del sottoscritto vedere, dopo pochi mesi, tutti gli scolari essersi corretti interamente del difetto della lettura con cantilena.
Grammatica
Seguendo il metodo naturale, che dall'esercizio concreto assorge al precetto generale ed astratto, s'insegnò, come diceva l'
Biblioteca scolastica
Affinchè gli alunni delle scuole elementari, nonchè i giovanetti agricoltori o apprendisti nelle officine, godessero del beneficio di leggere libri educativi durante le ore di svago, e prendere in tal modo gusto alla lettura, ch'è fonte inesauribile di sapere; s' istituì la biblioteca scolastica, la quale è indispensabile, specialmente nei comuni rurali, in cui mancano quelle istituzioni sussidiarie della scuola, destinate a togliere all'ozio e alle tentazioni della via la crescente generazione.
Aritmetica
Nell'insegnamento dell'aritmetica, di questa disciplina che tanto coopera alla cultura della riflessione e del ragionamento, si procedette un pò a rilento, non dimenticando il noto proverbio: presto e bene, raro avviene. S'insegnò in modo pratico e intuitivamente, più che fosse possibile, e, per via di convenienti transazioni, si passò all'astrazione.
Facendo sempre precedere il calcolo orale allo scritto, si guidò la scolaresca a risolvere problemi relativi alle contigenze domestiche, rendendo, per tal modo, la scuola seria preparazione alla vita: ciò che fu il sogno e l'auspicio del
Storia e geografia.
La storia e la geografia procedettero di pari passo, l'una dando lume all' altra, in guisa che la nozione storica fosse integrata dalla rappresentazione geografica. Valendosi delle passeggiate educative, come il
Istruzione morale e civile.
Quantunque eletti ingegni siano alieni dall' assegnare nell'orario scolastico un tempo stabilito per l'insegnamento della morale, ch'è parte dell'educazione morale, pure i programmi governativi giustamente gli conferiscono un posto fra le altre discipline scolastiche, affinchè il fanciullo aggiunga alle cognizioni morali, apprese occasionalmente, la conoscenza dei propri doveri, come figliuolo, come scolaro, come cittadino. Onde, con metodo induttivo e deduttivo, si svolse il programma di istruzione morale e s' integrarono le cognizioni storiche con opportune norme di etica civile.
Libro sussidiario.
Non fu dato l'ostracismo al libro sussidiario, il quale, allorquando è fatto bene, serve mirabilmente a richiamare, in una sintesi comprensiva, le cognizioni principali esposte a viva voce; ma si evitò ch'esso potesse sostituirsi all'opera intelligente del maestro. Il Giusti, non a torto, scriveva:
«Gino mio, l'ingegno umano
Partorì cose stupende
Quando l'uomo ebbe tra mano
Pochi libri e più faccende».
Esercizi mnemonici.
Contrariamente ai principii del
Igiene scolastica
Si perseverò nell'osservanza dell'igiene, la quale non si basa sull'ottimismo dello
Altri mezzi educativi
Si conferì un posto d' onore al disegno, alla calligrafia, al lavoro manuale, alla ginnastica, alle passeggiate scolastiche e alle escursioni istruttive.
Il canto, che dagli Ateniesi era considerato come parte integrante dell'educazione morale ed estetica, valse a variare l'insegnamento ed a sollevare lo spirito della scolaresca.
Non fu trascurata la raccolta dei piccoli risparmi che ascesero a lire 125.
Processo metodico e scopo generale dell'insegnamento
In generale, il programma fu completamente svolto con metodo pratico, razionale, intuitivo, esercitativo, avente l'obbietto di dirozzare la mente e di guidarla nella ricerca del vero, del bello e del buono per mezzo dell'osservazione e della riflessione, dalle quali è risaputo si ottengono quei benefici frutti che invano si sperano dall'insegnamento parolaio lasciatoci in retaggio dalla Scolastica, o da una falsa métodica basata su aride definizioni e regole che, paralizzando la mente, atrofizzano le facoltà evolutive dei discenti. Tutto il processo metodico si può compendiare in quanto segue:
Disciplinare e sviluppare tutte le facoltà; considerare il fanciullo non come essere passivo, bensì come libero e attivo, di cui devesi eccitare la spontaneità, a differenza dell'istruzione gesuistica che attendeva esclusivamente alla cultura formale mnemonica, trascurando le forze intime dell'animo; conciliare la libertà dell' educando con l'autorità dell' educatore, come ebbero a consigliare il
Educazione morale
Non si mirò solamente a formare menti capaci di immagini regolate, di giudizi saldi, che tanta efficacia esercitano sul senso spirituale; ma s'ebbe, soprattutto, speciale cura di alimentare i sentimenti nobili, di moderare o reprimere le inclinazioni pericolose, di far conoscere, amare e volere il bene, di far acquistare buoni abiti morali per giungere, in ultimo, alla formazione di caratteri virtuosi. Valsero all'uopo i racconti e le favole morali; i fatti aneddotici del nostro risorgimento; l'amore e l'indulgenza tra maestro e scolari; la pratica di atti di benevolenza, di sincerità, di rispetto e aiuto reciproco, di cordialità, di perdono, che portano al nobile godimento del dovere compiuto. Si stimò non meno proficuo insegnare al fanciullo massime morali, esercitarlo a giudicare le azioni altrui ed a rendersi responsabile delle proprie sostenerlo con esortazioni e consigli; tenerlo lontano dagli spettacoli immorali, dai libri non buoni, dai compagni cattivi; dargli, soprattutto, esempi di specchiata moralità.
Si prese argomento da tutte le discipline scolastiche per destare negli animi plasmabili dei fanciulli palpiti gentili che, alimentati, con cura intelligente, dall'arte educativa, ne rendessero il cuore fecondo di nobili sentimenti.
Ormai l'educazione morale, che fu l'ideale sublime di
Rag.
La computisteria nelle scuole tecniche a tipo comune
Tipografia Carlo Spera
1911
La Computisteria nelle Scuole Tecniche a tipo comune
Il decreto ministeriale 16 ottobre 1899 stabilisce che l'insegnamento della Computisteria nelle Scuole Tecniche a tipo comune debba svolgersi nei seguenti punti principali:
a) compera e vendita di merci per conto proprio e per conto altrui;
b) trasporto ed assicurazione delle merci;
c) pagamento a contanti ed a termine;
d) acquisto e cessione di titoli di credito;
e) conti correnti semplici e ad interesse;
f) concetto sull'amministrazione economica degli enti pubblici;
g) ordinamento e funzionamento dell'azienda domestica;
h) ordinamento e funzionamento dell'azienda commerciale.
E dallo stesso decreto si soggiunge:
"L'insegnamento si impartirà con un metodo pratico- teorico. Gli alunni saranno quindi molto esercitati nei computi commerciali, nella compilazione degli atti di commercio e nella tenuta dei libri e dei conti di azienda. Le nozioni teoriche generali saranno esposte in forma sommaria ed elementare, di mano in mano che occorrono per gli esercizi pratici, quindi riepilogate al termine del corso… Determinato così il programma da svolgere ed il metodo da seguire nell'insegnamento della Computisteria, riuscirà più agevole stabilire il compito dell'insegnante, il quale dovrà porre in armonia lo spirito del programma alle mutate esigenze sociali.
Il primo dovere di costui - come di chi insegna qualsiasi altra disciplina -
se non vorrà ridurre a mestiere il suo apostolato, si sintetizza nel rendere la sua materia accessibile a tutte le intelligenze e nell'usare tutti quei mezzi atti a far nascere per essa il trasporto e l'affetto spontaneo. Perciò è necessario accennare, a rapidi tocchi, la storia della Computisteria, che nacque dal genio italiano e che, mercè lo stesso, acquistò vera veste scientifica.
Si fissi il contenuto preciso che la scienza ha dato di essa, togliendo tutto ciò che dall uso comune le viene erroneamente attribuito, e si dimostri come questo insegnamento sia una parte di quell'unità organica, denominata Ragioneria, la quale comprende la Computisteria, la Conta-bilità e la Logismografia.
Si dica come il suo oggetto, riflettente l'applicazione delle Matematiche ai bisogni della vita aziendale, si differenzia sia dalla Contabilità, che studia l'organizzazione delle aziende e stabilisce le varie responsabilità degli enti amministrativi, sia dalla Logismografia, che tratta dei varî metodi scritturali.
Si faccia intendere come essa, per non rivestire il carattere di scienza esatta, debba essere annoverata fra le scienze giuridico-economiche; e si mostrino le sue relazioni con la Matematica, da cui ha attinto varî teoremi e postulati, senza che le sia però servita di sussidio alcuno. Solo delineati i limiti di questa materia riuscirà proficuo tale insegnamento, pel quale la chiarezza e l'ordine sono dei requisiti necessarî, anzi indispensabili.
Si dica come dallo scambio diretto semplice o baratto, in cui si cedevano ricchezze di utilità immediata, si addivenne, per i cresciuti bisogni e mercè la scoperta della moneta, di questa potente molla dell'organismo commerciale, allo scambio indiretto e composto, e come quest'ultimo, ristretto nelle età primitive, si sia andato sempre più espandendo per la divisione del lavoro e per lo sviluppo delle comunicazioni e dei trasporti.
Si rilevi come la divisione del lavoro, fondata nell'esplicamento delle singole attitudini, mentre produsse un aumento sensibile di produzione ed una maggiore perfezione nei prodotti, rese altresì necessario il fenomeno della circolazione, comprendente lo scambio ed il trasporto. Per essa l'Inghilterra potè cedere alle più remote contrade il suo carbon fossile, il Perù il suo guano, la California il suo oro, la Pensilvania il suo petrolio, - e si vennero in tal modo ad utilizzare delle ricchezze che altrimenti sarebbero rimaste improduttive.
Si dica come per lo scambio furono pur anche sviluppate le proprie tendenze, affermati i progressi nel campo industriale, appianate le differenze climatiche e stretti sempre più i vincoli di solidarietà fra i popoli più diversi e
lontani, dando in tal modo l'adito al cammino verso il progresso e la civiltà.
Manifestati questi concetti generali, si abbia cura di procedere nella trattazione della Computisteria con sistema razionale, tendente dal semplice al complesso, e di seguire, per quanto sia possibile, il libro di testo.
E sopratutto si faccia soffermare l'attenzione dell'alunno nei computi commerciali, sì come viene sapientemente additato dal programma ministeriale, richiamando a tal uopo l'ausilio della Matematica, poichè la teoria sarebbe vana ed illusoria se disgiunta dalla pratica. La teorica delle proporzionalità e delle frazioni, in ispecie, trova la sua applicazione in tutti i computi, come quelli riflettenti la riduzione delle misure, gli arbitrati mercantili, i riparti sociali, i miscugli e le alligazioni, gli adeguati di tasso e di tempo, l'interesse, lo sconto e le parità monetarie.
Meritano particolare riguardo i capitoli sull'interesse e lo sconto, quali i più comuni nella pratica commerciale, nonchè quelli riflettenti l'aritmetica bancaria, come gli arbitrati sul cambio diretto ed indiretto e le tratte e rimesse continuate, sia per esazione di crediti e pagamento di debiti, sia per impiego di capitali o per speculazioni di sorta.
Così pure non saranno superflue le esercitazioni pratiche sugli ordini di banca, i fondi pubblici e privati, nonchè quelli sulle operazioni di borsa, quali i computi sui contratti a termine fermi ed a premio, sui riporti e deporti.
E ciò per lo sviluppo e la potenza delle aziende bancarie, che adempiono la grande funzione economica di avvicinare il capitale al lavoro, procurando di impiegare i capitali oziosi e dispersi nell'agricoltura, nell'industria e nel commercio, in questa triplice fonte della ricchezza sociale. Si diano delle idee generali sui principali titoli di commercio, sia che essi servano a stabilire soltanto le condizioni dell'atto commerciale, sia che rappresentino strumenti di credito.
Della prima specie non si tralasci la fattura, la nota di commissione, la lettera di vettura e la polizza di carico; della seconda la cambiale, l'ordine in derrate, l'assegno bancario, il mandato commerciale, la lettera di credito, la nota di sconto e quella di negoziazione. E fra gli strumenti di credito non si trascuri di far rilevare, parlando della cambiale, i suoi requisiti di obbligazione autonoma, unilaterale, letterale e tutela di completa, dettati a tutela do una circolazione proba e spedita. Si accenni la grande funzione economica di essa, per cui la moneta diviene un intermediario superfluo degli scambi, nonché il suo ufficio traiettizio di trasferire il denaro da un luogo ad un altro. Svolgendo infine i conti correnti ad interesse, si facciano parecchie esemplificazioni sui metodi diretto, indiretto, scalare ed italiano: ciò varrà anche a consolidare tutta la materia studiata, specie quella cambiaria.
Circa poi la natura delle aziende, la loro organizzazione ed il loro organismo scritturale, si diano soltanto dei rapidi cenni; in ispecial modo si procuri di fare intendere il meccanismo della scrittura doppia comune, quale quello più rispondente alle esigenze della pratica. Questo in breve, ed in modo disadorno e confuso è il contenuto di questa disciplina, la quale, rappresentando la storia della vita economica, lungi dal significare un lusso è un bisogno impellente della vita di ogni azienda dalla più semplice alla più complessa. Tutti gli argomenti su esposti hanno grande importanza, tutti perciò devono essere studiati nelle loro linee generali almeno, senza eccezione alcuna.
Vero è che lo studio di tante mole mal si addice ad un solo anno scolastico, per cui sarebbe desiderabile, se vuolsi che esso non riesca incompleto od imperfetto, che sia integrato da un altro corso.
Queste linee, che si son venute anche manifestate nell' XI Congresso dei Ragionieri d'Italia, mentre da un lato renderanno proficuo l'insegnamento di questa disciplina, in cui si potrà sviluppare esaurientemente tutto il programma
ministeriale, getteranno dei semi fecondi e farà dei ragionieri, di questi storici delle vicende economiche, non i magri contabili di cifre, ma gli attuari, coloro che devono prestabilire gli effetti delle leggi sull'economia pubblica e privata.
Tale riforma, mentre contribuirà ai più grandi sviluppi della scienza del controllo economico, darà agli alunni delle Scuole Tecniche, - di questi organismi che debbono considerarsi bastevoli a se stessi - il corredo di quelle nozioni necessarie sia per chi vorrà proseguire gli studi, sia per quella falange di giovani, la quale dovrà, dopo questo primo corso secondario, pensare al proprio sostentamento.
Solo così si potrà convenientemente rispondere all'alta finalità del programma ministeriale, per la quale i giovani dovranno rendersi bene edotti nei computi commerciali, nella compilazione degli atti di commercio e nella tenuta dei libri
e conti di azienda.
La storia c'insegna che tutte le nazioni che ereditarono dalle potenti repubbliche italiane di
È doveroso ora dare alle Scuole Tecniche, a queste modeste per quanto utili officine dell'intelligenza umana, quel che fu frutto del nostro sapere e che ora, valicando le nostre barriere naturali, par che voglia significare quasi una muta protesta verso la nostra terra che, come disse il Poeta «è madre in parto ed in voler matrigna».
Rag.
I Regii Provveditori agli studi
Tipi Garramone e Marchesiello
1912
I rr. provveditori agli studii.
Mentre il ministro
Subordinatamente alle autorità centrali sovrintendono all'amministrazione locale della pubblica istruzione: per ogni università un rettore; in ogni capoluogo di provincia un r. provveditore per le scuole secondarie classiche e tecniche, un r. ispettore per gli studi primarii (1), ed un consiglio per le scuole.
(1) Vorrei pregare il Ministero della P. I. di abolire una volta per sempre queste erratissime denominazioni di scuola, istruzione primaria e secondaria. La denominazione di scuola primaria, che si tirò poi dietro l’altra di scuola secondaria, è un regalo che ci fece, con tanti altri, la dominazione francese: la trovo infatti negli scrittori dell’età napoleonica, per esempio nel
Dice l’art. 32: I rr. Provveditori sono nominati dal Re fra persone che per dottrina, per autorità morale e per uffici esercitati nella pubblica istruzione sono riputate più idonee a tale carica.
Dice l'art. 34: I rettori, i provveditori e gl'ispettori provinciali, ciascuno nel rispettivo ramo, rappresentano il Ministro e ne fanno eseguire gli ordini.
L’art. 38 prometteva: Un regolamento determinerà il modo secondo il quale i rettori , i proveditori e gl’ispettori avranno ad esercitare le loro diverse attribuzioni. Finalmente l’art. 39 stabiliva che al Consiglio provinciale per le scuole presedesse il r. provveditore.
Non era ancora stato pubblicato, per quel che riguarda i provveditori e gl’ispettori , il promesso regolamento, che con un r. decreto, in verità molto incostituzionalmente, si modificò la legge. Alludo al r. decreto 22 settembre 1867 (ministro il
Il maestro e la scuola
Premiata tipografia F.lli Insabato
1912
Tanto vale la scuola, quanto vale il maestro.
VENIALI.
La società civile, per le ripetute conferenze pedagogiche, per i continui congressi magistrali, in cui s'è discusso, con vero amore, delle condizioni economiche della scuola, dell'efficacia delle leggi e dei regolamenti, ha incominciato a conoscere nell'educatore dei figli del popolo il vero apostolo, il vero benefattore dell'umanità ed ha cominciato a considerarlo alla stregua dei benefizi che egli arreca alla società, elevandolo nella pubblica stima e facendolo oggetto delle sue cure premurose.
Questo miglioramento sarà continuamente discusso, finchè la società non sarà persuasa che l'istruzione pei fanciulli è necessaria quanto il nutrimento, e che essa è indispensabile a chi vive in uno Stato civile, perchè fa conoscere all'uomo i principali doveri come individuo e come cittadino.
L'educazione del popolo dipende dalle buone scuole, dirette da veri maestri e non da mestieranti, che non conoscono nè l'arte della scuola, né il governo di essa.
La scuola, mediante la sua azione continua, armonica e diretta, incomincia a seminare nell'anima dei bambini i germi della formazione morale, migliorando l'esperienza del sentimento coordinato alla vita sociale. Questo risultato non si ottiene in poco tempo, cioè mentre il bambino trovasi ancora fra i banchi della scuola, ma appena uscito dall'ambiente scolastico.
La scuola non mira soltanto a formare la vita morale ed il carattere del bambino, ma a fargli contrarre l'abitudine di essere cittadino onesto e laborioso, incitandolo ed abituandolo al lavoro graduato e distogliendolo da una abitudine o da una idea non buona, mediante esempi di onestà e di rettitudine.
Essa ha il nobile scopo di distruggere i pregiudizi, di rinvigorire la mente, di far sentire l'alta dignità di fronte agli altri esseri animali, di far distinguere il bene dal male.
La scuola è la rigeneratrice e la inspiratrice della mente degli alunni a sani e
giusti ragionamenti.
Che cosa può fare però soltanto la scuola senza un buon insegnante?
Il maestro elementare è il grande apostolo, il primo fattore della civiltà moderna, perchè in lui è riposta la salute della patria, l'avvenire della società.
Un generale in tempo di guerra grida vittoria, quando ha al suo comando un esercito istruito e ben disciplinato e non quando ha migliaia di uomini privi di qualsiasi istruzione e di ogni sentimento civile.
È risaputo che la rigenerazione e il grande risveglio intellettuale e politico del popolo tedesco, le strepitose vittorie riportate sui campi di battaglia nella fine del secolo passato,
L'esempio è una suggestione per la quale l'uomo s' impadronisce dell'uomo, lo spirito s' infiamma al contatto dello spirito.
A rendere sempre più efficace e più educativa l'opera del maestro è mestieri che il locale adibito per scuola, sia considerato dall'allievo come un tempio di sapienza e che il suo aspetto ispiri nel suo animo sentimenti di riverenza e di ammirazione.
La scuola per attirare il fanciullo dev'essere grandiosa, deve avere grandi e belle aule, bene aerate, soleggiate, una sala di ginnastica, un cortile ed un giardino razionalmente distribuito en coltivato, affinchè i ragazzi, mentre ricreano la vita e lo spirito, prendano dimestichezza con le piante più note e più importanti.
Le aule debbono essere abbellite, ornamentate da carte murali, da quadri di storia naturale, di scene campestri e specialmente da quelli rappresentanti grandi uomini, che hanno onorato la Nazione ed episodi storici, perchè alla loro vista, gli spiriti dei ragazzi s' infiammano ed acquistano maggiori cognizioni, aggiungendo alla parola del maestro la visione del luogo ove il fatto avvenne e l'aspetto delle persone che vi presero parte.
Le aule debbono essere ampie, perchè il bambino non deve stare pigiato fra i banchi, ma deve ricordarsi che trovasi in un luogo molto diverso da quello dove è nato e vive, ed anche perchè, essendo abituato a sgambettare o a fare capriole nei prati, non così facilmente si abitua a stare in quella prigione, respirando aria, che ammorba i suoi polmoni.
Il vero educatore deve immedesimarsi dei ragazzi, deve persuadersi che essi hanno bisogno di aria, di svago, perchè soltanto così essi divengono più docili, più affezionati alla scuola e più attenti ai loro doveri.
Chi sente in sè la vocazione di essere educatore dei figli del popolo, dei figli della società, sa che il profitto dei ragazzi si rende più efficace quando essi sono condotti all'aria aperta. Infatti volete che essi diventino dignitosi, riverenti, affezionati ai loro superiori? Conduceteli in giardini pubblici, in proprietà private e inculcate loro il rispetto dell' altrui avere, e voi subito scorgerete in essi un grande miglioramento. Nello stesso tempo si deve pensare che molti ragazzi sono deficienti nella conoscenza delle idee e dei fenomeni naturali e che essi hanno assoluto bisogno di conoscere tutto mediante lezione pratica.
Quanti ragazzi ignorano gli strumenti necessari alle arti e ai lavori di campagna?
Ebbene, conduceteli in un campo dove esistono lavoratori e vedrete che essi, vedendo praticare quegli strumenti, acquisteranno nuove ed utili cognizioni, perchè nella loro mente passeranno continuamente, come attraverso ad un caleidoscopio, tutte quelle teorie, facendone rimanere in loro profondamente vivo il ricordo.
In questo modo la scuola, anzichè annoiare infastidire, alletta ed incoraggia i ragazzi alla conoscenza di nuove idee e cognizioni.
Allora soltanto il popolo, acquistato un certo grado di civiltà mediante la scuola, apprezza e valuta l'abnegazione, l'importanza e la pazienza del vero educatore. L'insegnante deve adoperare tutta la sua volontà ed energia con questo metodo razionale, affinchè esilari l'anima dei teneri fanciulletti e li renda più affezionati alla scuola.
Molte volte mi è accaduto, conducendo la scolaresca a fare una passeggiata in pianure ubertose, di vedermi circondato dai miei cari alunni e di essere tempestato di domande su ciò che presentava ai loro occhi la natura.
Quanto progresso ho osservato il giorno seguente in iscuola! Essi ricordavano minutamente la mia spiegazione e con grande facilità esprimevano in iscritto le impressioni provate.
Sì, colleghi, approfittiamo delle passeggiate, conduciamo le nostre coorti all'aria aperta, invece di farle stare inutilmente nella scuola a sgorbiare quaderni, perchè così la nostra passeggiata assumerà il carattere di una istruzione più consentanea alle loro indole.
Non temiamo l'ipercritica degli ignoranti e dei gonzi, perchè con questa noncuranza il vantaggio sarà subito apprezzato dalla massa ignava, e così le nostre scuole non saranno più disertate ai primi risvegli della natura, ma frequentate sino alla chiusura delle scuole, quando vedranno coronate le loro fatiche dal certificato tanto ambito.
E voi, lavoratori d'ogni specie, se avete a cuore l'istruzione e l'educazione dei vostri figli, non prendete alla leggiera l'opera santa degli apostoli della civiltà, non private i vostri figli dell'istruzione per l' insignificante guadagno che essi vi possono momentaneamente arrecare.
Sappiate che essa oggi è un'arma efficacissima contro chi tenta conculcare i vostri diritti. Quante volte vi siete assoggettati a qualche signorotto per i fare i vostri conti, avendo dovuto pagare il fitto o qualche pingue somma al vostro locatario? Siete rimasti certi che quel conto sia stato fatto con equanimità e coscienza?
Ebbene, se non potete istruirvi più voi, fate istruire i vostri figli, affinchè per l'avvenire abbiano fra le mani la stessa spada dei loro persecutori, dei loro dominatori, i quali malamente vedono che i diseredati figli del popolo abbiano un certo grado d'istruzione, sempre per tema che i loro terreni restino incolti.
Signorotti stolti! Il vostro modo di pensare è al disotto di quello dei bruti. Non sapete che il contadino ignorante è un animale irragionevole? Giustamente dicono il
l'uomo non può divenire veramente uomo che per mezzo dell'educazione, e che egli è solamente ciò che essa lo fa.
Chi vuol dominare il mondo, deve impadronirsi della scuola.
Se ciò intendete, padri di famiglia, coadiuvate il maestro, assecondate nella famiglia l'opera sua e considerate la scuola non quale rifugio, ma come un luogo sacro di alta sapienza civile ed educativa. Accompagnate i vostri figli a scuola e vedrete che l'insegnamento sarà loro di grande vantaggio.
Coraggio dunque, figli del popolo, perchè l'istruzione è il progresso, la speranza, la gloria del mondo.
LA SCUOLA MODERNA E L'EDUCAZIONE FISICA DEI FANCIULLI. Istruzioni, norme e programmi particolareggiati per l'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari.
TIPOGRAFIA APPULO-LUCANA, diretta da Francesco Insabato
1912-1913
L'EDUCAZIONE FISICA - Pensieri e massime
L'educazione fisica ha per intento di rinvigorire l'organismo, di indurirlo, di infondere coraggio, di dare l'euritmia e la bellezza al corpo, di accrescere la destrezza e l'agilità, di mantenere la salute, e più che tutto, di prolungare la giovinezza, governando in certo modo l'accrescersi del corpo, e perfezionando quanto più è possibile la natura fisica dell'uomo.
Le corps humain est une grande association d'organes ou d'intérêts: digestion, respiration, muscles, sens, cerveau. Quand le corps est fatigué, il y a souffrance pour tous les organes en général; si on le restaure, tous les organes en général prennent une vigneur nouvelle.
L'educazione fisica è utile non solamente pel corpo ma pel suo buon effetto sul carattere. Studiar duro implica del carattere nello studente, e lavorar duro ad uno sport che obbliga ad uno sforzo fisico severo, od un allenamento costante, implica in modo uguale il carattere.
La luce del sole, i prati e i campi pei giuochi sono necessari per la gioventù ma più ancora ai fanciulli che non possono godere il riposo della campagna e l'ombra delle selve come i ricchi. L'aria libera ed i giuochi ginnici ci liberano dai germi delle malattie e la fatica, degli esercizi fisici soffoca i germi dell'immortalità.
L'educazione fisica dev'essere un fattore di temperanza, smorzando istinti di precoce o smoderata sensualità, poichè l'esercizio fisico è un potente moderatore delle passioni.
L'educazione fisica deve darci l'uomo più coraggioso, più intelligente, più sensibile, più operoso, più accorto, più generoso, dirigendo tutte queste qualità allo svolgimento degli intenti materiali e morali della società. IERACE
L'educazione fisica della donna ha di mira il miglioramento della razza umana. La donna fatta robusta e vigorosa non è soltanto una madre migliore per la procreazione dell'essere umano; essa è sopratutto una donna conscia del suo valore inestimabile, e che pertanto saprà conquistare il posto che giustamente le spetta nella direzione dei destini dell'umanità, che essa farà entrare in uno stadio più equilibrato e più fecondo di evoluzione facendo anche scomparire dal mondo gli ultimi resti di quelle barbarie, che abbiamo ereditato dal passato. On. BOSSI
Nell'educazione fisica come in ciascuna specie d'educazione, l'educatore non ha punto il compito di sopraffare la natura, ma al contrario di conformarsi alle sue leggi e di mettere l'organismo umano nelle condizioni più favorevoli al perfezionamento delle sue funzioni normali.
Più il corpo è debole, e più comanda, più esso è forte, e più obbedisce. B. WILLIAM
Sviluppando la forza del corpo, fortificando la sanità, la ginnastica risana ed equilibra le idee, le quali non sono se non sensazioni trasformate. AICARD
Se conserverete il fanciullo agile e forte, mediante opportuni e razionali esercizi ginnastici, non diventerà scogliotico, nè cifotico, qualunque sia la sua posizione che tiene durante le occupazioni scolastiche.
Dove è languida ed infrallita la fibra, scarsa l'anima, dove le malattie spesseggiano, dove la forza di resistenza al lavoro, alle occupazioni oscilla, dove presto si muore, la società non si trova in brutte e malagurate condizioni? La ginnastica educativa è quindi la migliore igiene e la migliore profilassi pel corpo, per l'anima e per la società.
Alle fanciulle facciamo imparare fin l'estrazione della radice cubica e neghiamo loro un cortile dove possano correre a prendere una boccata d'aria, a sgranchirsi le gambe, e non sentire più i gomiti delle campagne nei proprii fianchi. Com'è triste vedere che è dimenticata la natura umana nella primavera della vita, e si comprime ciecamente e si soffoca il lavoro misterioso dell'organismo che prepara nella fanciulla l'immagine sacra della madre.
Giovani fiacchi, che intristiscono e declinano come piante avvizzite per difetto di resistenza e di vitalità, col petto rientrante, il dorso rotondo, il collo curvo in avanti, le spalle basse, i diametri superiori del torace minimi, l'addome rilasciato, le anche pronunziate, ci offrono uno spettacolo ben rattristante, al quale bisogna opporre un energico ed efficace rimedio. IERACE
PIANO DIDATTICO per la lezione di ginnastica
I. Movimenti di ordine e di marcia.
II. Esercizi degli arti superiori ed inferiori nei diversi atteggiamenti. Esercizi del capo.
III. Idem di sospensione con le mani.
IV. Idem di saltellare.
V. Idem di equilibrio.
VI. Giuochi.
VII. Esercizi di appoggio.
VIII. Corsa.
IX. Movimenti del busto.
X. Salto e saltelli.
XI. Esercizi di respirazione.
ESTRATTO di Leggi, Regolamenti e R. Decreti riguardanti l'educazione fisica
Legge 7 luglio 1878 n. 4442:
ART. 1 - La ginnastica educativa è obbligatoria nelle scuole secondarie, nelle scuole normali e magistrali e nelle scuole elementari.
ART. 2. - Nelle scuole femminili d'ogni grado la ginnastica avrà carattere esclusivamente educativo e sarà regolata con norme speciali.
Regolamento per detta legge: R. D. 16 dicembre 1878 n. 4679.
ART. 1. L'insegnamento della ginnastica, reso obbligatorio colla legge 7 luglio 1878 dura tutto l'anno scolastico
ART. 3. Nelle scuole elementari gli esercizi di ginnastica si fanno per mezz'ora ogni giorno.
ART. 14. Nelle scuole elementari ogni insegnante istruisce nella ginnastica i proprii alunni.
R. D. 23 ottobre 1893 n. 649:
ART. unico. Nelle scuole maschili sono inibiti gli esercizi ginnastici agli anelli, alla sbarra, alle parallele ed al cavallo, prima del 14mo anno di età degli alunni. Nelle scuole femminili l'uso di questi attrezzi è vietato per qualunque età.
Regolamento 6 febbraio 1908 n. 150:
ART. 89. D'accordo col Direttore Didattico o, dove questo manchi, con l'autorità municipale, il maestro in due giorni al mese impiegherà una parte dell'orario scolastico ad una passeggiata istruttiva.
Legge 26 dicembre 1909 numero 805:
ART. 3. Nelle scuole elementari è destinata all'educazione fisica non meno di mezz'ora per giorno in ciascuna classe.
Decreto 14 luglio 1912:
Gli alunni e le alunne delle scuole elementari superiori per essere promossi da una classe all'altra e per conseguire la licenza o altro attestato finale, debbono riportare la sufficienza nel profitto e nella condotta per l'educazione fisica. Lo scrutinio finale per l'assegnazione del voto in condotta e in profitto si fa a norma dell'art. 3 della legge 14 giugno 1907. Gli esercizi ginnastici per gli esami di promozione e di maturità saranno determinati dal maestro della classe. Il voto di scrutinio e di esame per l'educazione fisica si assegna con le stesse norme delle altre materie e deve essere riportato sulle pagelle e sui diplomi di maturità e di licenza.
NORME GENERALI sull'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari
1) Deve essere ormai diffusa la convinzione dell'utilità grandissima che gli alunni e le alunne delle scuole primarie possono trarre dalla pratica costante di esercizi fisici assai facili, senza uso di grandi attrezzi, senza inutili e spesso dannose complicazioni coreografiche, avendo di mira sopratutto di dilettarli così per mezzo di movimenti di ginnastica naturale (marcia, corsa, salto, arrampicare, equilibrio), come per mezzo di giuochi all'aria libera e di piacevoli passeggiate ed escursioni.
2) Ove manchi un apposito locale coperto ad uso di palestra, si potranno nei giorni di buon tempo - ed in Italia sono molti - fare esercitare i ragazzi nei prati o in altri pubblici terreni, dei quali non è penuria nei medi e nei piccoli Comuni.
3) Non è neppure assolutamente necessaria, per le lezioni di educazione fisica nelle scuole elementari, una fornitura di attrezzi ginnastici. Bastano, invero, all'uopo, alcune pertiche o funi da arrampicare, un asse di equilibrio, pochi montanti per il salto (anche senza pedane e tappeti) ed alcuni attrezzi poco costosi per i giuochi.
4) A proposito dell'orario giova ricordare che la legge 16 dicembre 1909 n. 805, impone in tutte le scuole primarie mezz'ora giornaliera di ginnastica ed una passeggiata mensile per tutte le classi.
5) Per ciò che riguarda la lezione da svolgere, i maestri avranno presente che essa ha da essere divisa in serie dovendo comprendere esercizi di marcia e di corsa, di equilibrio, di arrampicare, di sospensione di salto ed un giuoco. Nella disposizione delle serie si provvederà perchè gli esercizi, che richiedono maggior intensità di lavoro fisico, abbiano luogo a metà della lezione; nè si trascurerà di fare eseguire, al termine di essa, pochi, ma efficaci esercizii di ginnastica respiratoria. Si combatterà sopratutto la così detta ginnastica fra i banchi, che fu già soppressa nei programmi di educazione fisica del 1897.
7) Le lezioni di ginnastica devono cominciare e finire contemporaneamente a quelle di tutte le altre materie.
8) La dispensa dalle lezioni di ginnastica non può essere concessa che agli alunni affetti da malattie o da imperfezioni fisiche constatate da visita medica. Tutti gli alunni non dispensati devono frequentare regolarmente le lezioni di educazione fisica.
9) Il voto di ginnastica si assegna come quello delle altre materie ed ha gli stessi effetti nello scrutinio finale, a norma dell'art. 186 del regolamento 13 ottobte 1904.
10) Oltre la lezione giornaliera i Comuni possono istituire, per gli alunni delle classi 4a, 5a e 6a, corsi speciali fuori dell'orario scolastico, affidandone la sorveglianza ad ispettori speciali, a norma dell'art. 86 del Regolamento 6 febbraio 1908 n. 180, e l'insegnamento a professori di ginnastica o a maestri, che abbiano seguito con buon esito speciali corsi di abilitazione riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Giuochi ginnici.
Che il giuoco abbia una grande importanza nello sviluppo del fanciullo è da tutti riconosciuto; poichè è la sua prima poesia, anzi, diremo la sua stessa vita. Quando il fanciullo non giuoca è segno che è malato. I giuochi ginnici fanno nascere nel fanciullo l'amore del proprio simile, la tolleranza reciproca, l'aiuto vicendevole, sviluppano in lui quella svogliatezza di spirito, quell'energia benefica e quella gaiezza che ben si può paragonare al tiepido raggio di sole sulle tenere piante di primavera. Lasciamo adunque che i fanciulli alternino le ore di studio con quelle del giuoco sotto il cielo libero, all' aria e al sole, e il vantaggio che ne trarremo, sarà così centuplicato.
Classificazione dei giuochi (in nota: In Italia si conta un buon numero di libri che trattano dei giuochi ginnici. GABRIELLI FRANCESCO, Giuochi ginnastici - Hoepli Milano; MARCHETTI DANIELE, Salute e forza - Milano via Torino 66; LUISA REBECCA FACCIO, 50 giuochi ginnastici, Torino). Giuochi adatti ai bambini e alle bambine fino ai 7 anni.
Giuochi senza attrezzi - Ai cantoni - Cacciatore e lepre - Chi tardi arriva, male alloggia - Corsa in circolo - Il gatto e il sorcio - Il lupo e gli agnelli - Rompere fuori del circolo. Giuochi con attrezzi - Chi botta prende bontà rende - Lo sparviero - Le tre pietre - Il trucco ad armi.
Giuochi adatti ai fanciulli e alle fanciulle dai 7 ai 12 anni.
Oltre i precedenti: Giuochi senza attrezzi Caccia al secondo o al terzo - Caccia in circolo - Lotta a piè zoppo - Le barriere - Burla - I cavallerizzi.
Giuochi con attrezzi. Il vello d'oro - Le bandierine - La corsa delle staffette - Tiro alla fune - Lotta seduti - I birilli.
Giuochi adatti ai fanciulli e alle fanciulle oltre i 12 anni d'età.
Oltre i precedenti: Con attrezzi - Volantino - Le grazie - I vivi e i morti - Il cuneo - Palla burlona - Palla al balzo - Palla vibrata - Palla a cavallo - Palla a pugno- Le bocce - Il tamburello - Palla battuta - Il giuoco del calcio.
Consigli igienici per la ginnastica.
In qualunque modo, in qualunque luogo si faccia la ginnastica è mestieri seguire alcune regole generali per farla bene. Una volta incominciati gli esercizi ginnastici, conviene continuarli con perseveranza. Esercitarsi sempre nelle ore che precedono la colazione e il pranzo. Badare che i vestiti non siano stretti, specialmente al collo, al petto e al ventre.
Se nei primi esercizi si provano palpitazioni di cuore e affanno di respiro, far riposare finchè il tumulto di questi organi abbia ceduto. Nei momenti di riposo far fare inspirazioni ed espirazioni lente e profonde, come nell'atto dello sbadiglio. La fatica del lavoro muscolare deve cessare dopo un breve riposo, senza che nascano dolori alle membra. Quando la stagione lo permette, fare gli esercizi all' aria libera. Nè il seno debole, nè la debolezza possono mai controindicare la ginnastica, e soltanto essa deve spiegarsi alle condizioni dell'individuo. Guardarsi dalle correnti d'aria fredda, quando un esercizio può far sudare. Nessun giuoco dev'essere troppo faticoso, e quando qualche ragazzo volesse oltrepassare la misura, o cambiar giuoco o fare delle pause, è dovere del maestro di richiamarlo o di ammonirlo. La luce viva e abbagliante nuoce molto agli occhi e ad una testa scoperta; si badi perciò bene a tale norma. Non bisogna pure mai far correre i ragazzi contro il vento, perchè non inspirino con violenza l' aria fredda, quando sono scalmanati. Durante la ginnastica, o le passeggiate, o nei giuochi si deve proibire di fare bere dell'acqua; o se si sente il vivo bisogno farne bere sotto la propria sorveglianza dell'insegnante non più di un quarto di litro, e a sorsi; dopo di che si farà istantaneamente tornare al movimento la scolaresca.
Sebbene grandi ed indiscutibili siano i vantaggi che arreca la ginnastica, pure vi sono dei fanciulli che debbono rinunciarvi in tutto o in parte. E questi sono quelli affetti da ernia, da artrite, da malattie di cuore, da tubercolosi, da rachitismo e da linfatismo. Fin dalla prima lezione l'insegnante deve tener molto d'occhio gli allievi, e se qualcuno accusa forti dolori intestinali, o muscolari; se qualcuno arrossa, o impallidisce od ansa troppo, lo faccia immediatamente uscire di fila e lo faccia riposare, esigendo poi che la famiglia faccia fare al figliuolo una visita medica.
Esigere sempre obbedienza pronta e assoluta, ordine tassativo, docilità spontanea, amore e subordinazione, senza disciplina non vi può essere palestra scolastica. Per avere una buona disciplina fa mestieri osservare che il locale addetto alla ginnastica sia sempre pulito, ordinato e sufficientemente arredato: che non si mangi mai in palestra; che le correzioni si facciano in modo persuasivo e con dolcezza; che sia allontanato ogni causa di distrazione; che il maestro parli poco ed eviti le parole aspre, mordaci, i modi burberi e troppo severi; che egli tenga la scolaresca continuamente occupata; che renda per quanto può dilettevole ed attraente ogni esercizio; che sappia fare uso retto del premio e del castigo, che, infine, non tolga mai ai più deboli la speranza di raggiungere i più forti ed i più abili.
Gite ed escursioni ginnastiche.
Se vi ha un mezzo proprio ad allettare i fanciulli, a promuovere il loro amore alle ginnastiche disciplinari, sostituendo così il tempo, che sarebbe stato impiegato in una lezione, e premiando la disciplina il contegno ed il profitto, egli è certo quello delle passeggiate e delle escursioni. Questo mezzo è potente per lo sviluppo fisico e morale; e l'aria pura dei prati aprichi e la vista d'ubertose campagne, di ricche messi, di ridenti poggi, l'allegria della brigata, le diverse andature di marcie ordinate da savio maestro, tutto educa e fa dimenticare la noia e il male della vita
passata. Sempre le gite abbiano una meta prestabilita per accrescere la curiosità di quelli, che non visitarono mai quei luoghi, e che, pur obbligati a far la via a piedi non si lagnano, ma sono i più disinvolti. Quando si può salire sulle montagne, arrampicarsi sulle rocce, percorrere sentieri che sembrano impraticabili, il camminare è salutare. Bisogna sforzarsi di variare le passeggiate e di aggiungervi, per quanto sia possibile, per prevenire la noia, qualche altro interesse; quello della conversazione, della scoperta di oggetti nuovi per gli alunni, della ricerca dei prodotti naturali, che i fanciulli hanno tanto piacere a riunire in collezione. Siccome però le passeggiate devono avere di volta in volta una progressiva distanza crescente, così non è fuor di luogo che se ne imprendano prima delle corte; e ciò per la ragione igienica che tutti non sono abituati a camminare, anzi la maggior parte dei fanciulli sfuggono questo esercizio per mera poltroneria. Perciò la lunghezza della marcia dev'essere sempre proporzionata alla forza dei fanciulli. Durante la passeggiata l'ordine dev'essere conservato con molta diligenza, perchè da questo dipende la maggior o minor stanchezza. Il vedere una classe di fanciulli disordinati, fa sempre cattiva impressione e presuppone disordine nella scuola e poco amore nell'insegnante per la medesima. Se la meta è ad una distanza lunga, si faranno delle fermate di pochi minuti per riposare alquanto, o per asciolvere, o per eseguire qualche giuoco. Camminando si faranno cantare inni patriottici e ginnastici. Il canto, che educa il cuore, fa dimenticare la stanchezza, rianima i restii e fa sollecitare inaspettatamente il fine della gita.
Abbia la scolaresca una divisa o un copricapo uniforme. Modesta o pomposa che sia, la divisa è sempre l'esponente morale d'una scuola, è l'indizio di vitalità organica e di forza associata.
"Una scuola che veste una uniforme o si rifregia di un distintivo non offre solamente un segno caratteristico indicante l'Istituto al quale appartiene, ma ne ricorda talvolta anche la storia e offre un godimento estetico di serietà dignitosa, che fa apparire gli alunni nello sfondo di un quadro bellissimo, come una creazione di poesia e di fierezza palpitante". (PRAMPOLINI).
La corsa e gli altri esercizi di più intensa fatica non siano nè i primi nè gli ultimi di ciascuna lezione. Nella corsa, e in genere in tutti gli esercizi che accelerano la respirazione si permetta ai fanciulli di tenere in bocca una pagliuzza, una foglia o un pezzettino di carta per promuovere la salivazione ed avere così umettata la bocca. Si raccomandi di tener la bocca chiusa e di abituarsi a respirare con le narici.
Soccorsi d'urgenza.
Con tutte le possibili precauzioni del maestro o della maestra, potrà succedere sempre o sui campi di giuoco o nelle sale di ginnastica qualche infortunio. Ora ogni scuola dev'essere provvista di una cassetta farmaceutica, che deve contenere almeno le seguenti cose:
1. Liquore Hoffmann (spirito d' Etere) negli svenimenti, nei dolori e nelle debolezze di stomaco, quanto ne può contenere un quadrello di zucchero.
2. Tintura di oppio nelle diarree e nei dolori di ventre da 5 a 10 goccie.
3. Zucchero per prendere la tintura di oppio e gocce Hoffmann.
4. Ovatta e mostatica per arrestare le emorragie delle ferite e del naso.
5. Garza all' iodoformio per medicare le ferite.
6. Acqua di piombo.
7. Soluzione di burrow tanto questa, che l'acqua di piombo, prima di adoperarle, bisogna diluirle con 10 volte tanto di acqua per bagni e impacchi nelle ammaccature e nelle ferite.
8. Acqua fenicata al 3% per disinfettare le ferite prima di applicare il taffettà o la fasciatura.
9. Collodio per coprire le piccole scalfitture.
10. Battista Billroth che si mette sopra l'impacco di acqua di piombo o di soluzione Burrow.
11. Bende, Tela, Ovatta, Garza, Idrofila, per fasciare le parti ferite.
12. Carte senapate che si applicano nei dolori acuti superficiali.
13. Aghi di sicurezza per fermare le fasciature.
14. Taffettà, Cerotto americano per coprire le piccole ferite, precedentemente disinfettate con l'acqua fenicata.
15. Pinzetta per estrarre corpi estranei conficcati per disgrazia in qualche parte del corpo.
16. Pennello, Forbici e una scodella.
PROGRAMMA PARTICOLAREGGIATO Degli esercizi e giuochi ginnici
Scuole maschili e femminili.
CLASSE I.
Esercizi ordinativi. Riunire gli alunni su di una o due righe innanzi all'aula scolastica e disporla nell'ordine con cui devono entrare nei banchi. Modo di stare seduti per scrivere, leggere ed ascoltare le lezioni. Proibire l'uso delle braccia conserte sul petto. Uscita dall'aula per due in ordine inverso dell'entrata. Al segno d'allarme far uscire la classe in ordine e rapidamente. Posizione di attenti - riposo - saluto. Rompere le righe e ritornare in ordine - riga e fila.
Numerazione per due e per tre. Prendere la distanza o intervallo con passi contati.
Mettere per due e tornare per uno.Fianco sinistr - fianco destr - fronte a sinistra, fronte a destr.
Esercizi elementari. Capo - Volta a sinistra, a destra, flessione avanti, indietro, a sinistra, a destra. Rotazione a sinistra, a destra.
Busto. Flessione a sinistra, a destra, rotazione a sinistra, e a destra.
Braccia. Posizioni avanti, alto, infuori, indietro, flesse. Flessione e rotazione della mano. Flessione ed estensione delle dita. Spinta delle braccia avanti, alto, fuori. Slancio da dietro in alto per avanti e da basso in alto per fuori.
Gambe. -Posizione posata del piede sinistro o destro avanti in fuori e indietro - Rotazione dei piedi indentro e infuori - Equilibrio sugli antipiedi e sui calcagni.
Marcia. Marcia semplice con battuta e senza. Corsa preliminari modo di tenere le braccia. Passeggiate. Da 1 a 3 Km. (fra andata e ritorno).
Giuochi. - Volano - piè zoppo - Quattro cantoni - Mosca cieca - Chi tardi arriva male alloggia - Cacciatore e lepre - Fuoco alle vesti (per le fanciulle)- Saltelli alla funicella lunga.
CLASSE II.
Esercizi ordinativi. - Aggiungere a quelli per la prima classe i seguenti: Ordinamento per quattro.
Cambamenti di fronte fianco destr (o sinistr per 4) - fronte a destr (o sinistr per 2) dietro - front. Numerazione per due - tre - quattro prova dei numeri - distanze su due righe - facili scaglioni, in linea ed in fila.
Esercizi elementari. Tutti gli esercizi prescritti per la 1a classe, più i seguenti:
Busto. Rotazione a sinistra e a destra in 4 e 2 tempi. Flessione a sinistra e a destra, avanti e indietro in 4 e 2 tempi.
Braccia. Posizione delle braccia avanti indietro, in alto, indentro. Flessione delle antibraccia (da infuori) con palme in su, in giù, avanti, indietro.
Gambe. Piede sinistro (o destro) sollevato avanti, indietro, infuori-piede posato indietro.
Rotazione del piede indietro - infuori - Piegamento sugli antipiedi con ginocchia unite.
Marcia. Segnare il passo 1 per 2; I per 3 ecc. marcia in fila ed in riga. Corsa semplice su di una fila e su due.
Saltellare e saltare. - Saltelli pari uniti, infuori, con piede sinistro (o destro) sollevato avanti, indietro, infuori. Salto in avanti a piè pari in quattro tempi. (È bene far ripetere spesso questo esercizio per trarne il maggior profitto).
Passeggiate. Da 3 a 5 Km. (fra andata e ritorno).
Giuochi. I giuochi della 1a classe più i seguenti: Caccia al secondo - Caccia al terzo - Tocca ferro - Cambiar di posto - Saltellare col cerchio - Marcia e corsa inseguendosi - Getto della palla di ferro di Kg. 3.
CLASSE III.
Esercizi Ordinativi.
Attenti - riposo - numerazione - sciogliere e riunire la scolaresca - Prendere la distanza di un passo - Ordinativi per due e per quattro - Voltarsi di fianco - di fronte e indietro - Schieramenti - per circolo su di una sola riga o per due.
Esercizi elementari. Capo - Volta - piegamento e circonduzione.
Busto. Volta e piegamento. Esercizi alla spalliera.
Braccia. Posizione di 2a e 3a - movimenti delle mani posizione delle braccia - slanci - spinte e circonduzioni - braccia incrociate - slancio da infuori in alto indentro - slancio da infuori avanti indentro - esecuzione lenta ed accelerata.
Arti inferiori. - Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni. Posizione di 4a 5a e 6a - flessione della gamba destra o sinistra avanti indietro - piegamento sugli antipiedi - passi ritmici e passi saltellati. Sospensione semplice alla scala - salita alle pertiche, ad una sola e a due - discesa arrivo a terra.
Saltelli e salto. Saltelli pari uniti, infuori, con piede sinistro (o destro) sollevato.
Salto a piè pari - salto sul piede destro o sinistro da fermi e con rincorsa - salto in basso, in lungo ed in alto con rincorsa.
Marcia. Preliminari - segnare il passo - marcia cadenzata per fila - Segnare il passo di corsa con battuta uno per tre; uno per cinque; uno per nove ecc.; contromarcie semplici.
Appoggio. Esercizi di appoggio con le mani sull'asse di equilibrio appoggio sulle braccia tese.
Esercizi di respirazione con movimenti lenti delle braccia e del tronco.
Passeggiate. Da 2 a 5 Km. (andata e ritorno, durata massima di tre ore).
Giuochi. Oltre quelli della II Caccia al terzo - Cambiar di posto - La
sfida - Le grazie - Tiro alla fune - Getto della palla di Kg. 3 e 4 - Funicella corta girante.
CLASSE IV.
Esercizi ordinativi. Attenti riposo - allineamento - destr'riga - fissi - numerazione per due, per tre e per quattro movimenti militari da piè fermo fianco destro o sinistro - modo di porsi per quattro - marcia di fianco per due e per quattro marcia di fronte per due scaglioni a prima e seconda distanza avanti e dietro la linea.
Esercizi elementari. Capo - Volta, piegamento e circonduzione.
Busto. Volta piegamento e circonduzione.
Arti superiori. - Spinte - slanci e circonduzioni delle braccia.
Arti inferiori. - Movimenti del piede - equilibrio sui talloni e gli antipiedi - posizione di 5a e 6a - slancio della gamba sinistra o destra avanti, indietro, infuori - flessione avanti ed indietro delle gambe - piegamenti sugli antipiedi - piegamenti lenti sulle gambe - Passi ritmici.
Sospensione. (Scala orizzontale) sospensione agli staggi e ai piuoli - salita e discesa ad una pertica e a pertiche binate con ginocchia indentro. (Le ragazze fanno gli esercizi a due pertiche con i piedi incrociati alla pertica di sinistra o di destra.) Salita e discesa alla fune liscia.
Asse d'equilibrio. - Equilibrio sugli antipiedi, sui talloni - salita e discesa di fianco e fronte sull'asse di equilibrio - marcia avanzando e retrocedendo.
Appoggi Baumann. Esercizi di appoggio sull'asse. Posizione in mezzo, in avanti, indietro, appoggi in mano e a terra, esercizi delle braccia con gli appoggi.
Preliminari di esercizi col bastone Iagër e con la bacchetta.
Saltelli - salto. - Saltelli - piede sollevato sinistro o destro. Salto al cordino con pedana, a piè giunti, sul piede sinistro e sul destro, salto in lungo, in alto con rincorsa non maggiore di dieci passi. Esercizi di respirazione con movimenti di inspirazione e di espirazione con esercizi lenti delle braccia e del busto.
Passeggiate mensili. - Da 4 a 6 Km. (fra andata e ritorno e non oltrapassare le tre ore).
Giuochi. I giuochi della 3a classe più i seguenti: Tutti fissi. Il capitano. Il lupo e gli agnelli. Il velo d'oro. Tocca e fuggi. La sfida. Le barriere. Getto della palla di 4 e 5 Kg.
Corso popolare.
CLASSE V. e VI. maschile.
Esercizi ordinativi. Gli esercizi delle classi precedenti. Scaglioni a seconda distanza avanti, dietro in linea.
Esercizi elementari. Arti superiori. Posizione delle braccia tese nelle varie direzioni. Spinte, slanci e circonduzioni, flessione delle antibraccia con palma in su, in giù, in avanti, indietro.
Arti inferiori. Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni, gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e piegata nelle diverse direzioni, gamba piegata indietro e avanti. Saltelli a piedi giunti ed alternati. Piegamento sugli antipiedi, movimenti di abduzione e circonduzione del piede.
Capo e Busto. Volta, flessione e circonduzione. Esercizi di flessione del busto a corpo libero ed eseguiti alla spalliera ed al piano orizzontale.
Marcia e corsa. Marcie ginnastiche con contromarcie - cambiamenti di direzione - marcie militari.
Corsa cadenzata, di velocità e di resistenza.
Equilibrio. Asse Baumann salire e discendere - marcia in avanti e indietro; marcia di fianco.
Appoggi. Corpo teso indietro, braccia piegate, raccolta.
Sospensione. Esercizi alla spalliera del Ling. Salita e discesa alle pertiche e alle funi. Salita a due pertiche con ginocchia infuori. Salita e discesa a due funi. Traversate.
Esercizi con piccoli attrezzi. Uso del bastone lager come fucile per i movimenti del maneggio d'armi. Esercizi semplici col bastone, con la clave. Tiro a segno ridotto. Esercizi di nuoto. Primi soccorsi. Salvataggio (norme).
Salto. I salti prescritti per la 4 classe; più i seguenti: salto di fianco con rincorsa sul piede destro o sinistro salto misto (alto lungo) con rincorsa - Varie applicazioni dei salti in campagna.
Esercizi di respirazione con marcia lenta e con movimenti elementari.
Passeggiate mensili da 4 a 8 Km. (fra andata e ritorno con la durata di non più di tre ore).
Giuochi. I giuochi della classe precedente più i seguenti: Tamburrello. Birilli, caccia coi livieri. Fuga attraversata. Lotta seduti. I trampoli. La bandiera. Il calcio. Getto della palla di ferro di Kg. 5.
CLASSE V. e VI. femminile.
Esercizi ordinativi. - Attenti - riposo allineamenti per linee e per fila - numerazione per due, per tre e per quattro - distanze a scaglioni - legarsi in catena avanti e indietro - voltarsi a destra e a sinistra ed eseguire il dietro front.
Esercizi elementari. Capo e busto. Volta, piegamento e circondizione, esercizi di flessione del busto a corpo libero.
Arti superiori. Posizione delle braccia tese nelle varie direzioni, spinte, slanci e circonduzioni delle braccia, flessione delle antibraccia con palma in su, in giù in avanti e indietro.
Arti inferiori. Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni e su di un solo. Gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e piegata nelle diverse direzioni. Passi ritmici. Gamba piegata avanti e indietro, saltelli alternati e giunti, movimenti di abduzione e circonduzione del piede. Marcia e corsa. Marcie ginnastiche con contromarcie, cambiamenti di direzioni. Corsa cadenzata, di resistenza e di velocità.
Equilibrio. Asse Baumann, marcie in avanti con movimenti degli arti superiori, marcia di fianco e indietro, marcia a due.
Appoggi. Esercizi all'asse d' equilibrio combinati con movimenti del busto e degli arti inferiori.
Sospensioni. - Arrampicata e discesa alla fune e alle pertiche - esercizi alla spalliera Ling.
Esercizi con piccoli attrezzi - Uso della bacchetta e bastoni Iagër clave- cerchio.
Salto a piè pari - in basso ed in alto - salto sul piede sinistro e destro con rincorsa.
Esercizi di respirazione con marcia lenta e con movimenti elementari.
Passeggiate mensili da 4 ad 8 Km. (fra andata e ritorno; durata non più di tre ore).
Giuochi. Oltre quelli, delle classi precedenti: Le grazie. Corsa col canestro. Lotta a piè zoppo. Corsa sui trampoli. Tiro alla fune. Palla battuta a mano. Palla col tamburrello. Pallone a bersaglio.
La Legge nella sua applicazione. Estratto dalla Rivista Popolare anno XXI N. 7
Stabilimento Tipografico Fulgur
1915
Chi non ha seguita la legge 4 Giugno 1911, riguardante provvedimenti per l'istruzione elementare e popolare, nelle diverse fasi della sua gestazione e nella sua prima applicazione, non sa spiegarsi l'accanimento con cui oggi è combattuta. Non parlo delle critiche aspre mosse contro di essa dai clericali: essi, come l'hanno combattuta prima, così la combattono ora, con una propaganda di discredito a favore delle autonomie scolastiche comunali. La loro lotta è di natura prevalentemente partigiana ed esula perciò da ogni indagine obbiettiva. Ma le aspre censure non vengono solo dai clericali; vengono da uomini diversi e spesso da partiti opposti. Parecchi mesi fa, circa una trentina di amministrazioni comunali socialiste della provincia di
Prima di dare una risposta a questa domanda, occorre esaminare il problema scolastico quale era prima della legge 4 Giugno 1911, quale si presenta oggi. Questo esporrò brevemente, servendomi, specialmente per la fase anteriore, di cifre ufficiali ricavate dalla relazione sulla Istruzione primaria e popolare in
Ma se per questi ripieghi la scuola funzionò, non ebbe mai nei suoi inizi vita prospera e feconda; anzi il problema divenne sempre più aspro innanzi alle necessità impellenti dei bilanci comunali oberati di debiti. Lo stato cercò ripararvi con sussidi e contributi i quali, anzichè risolvere la quistione, la ingarbugliarono maggiormente, creando ingiuste sperequazioni. Non pochi comuni come osservò il
Nella provincia di
Venne poi la legge 8 luglio 1888, con cui furono estesi i beneficii della legge precedente agli asili di infanzia, fu diminuito il tasso, e furono meglio disciplinate le concessioni. Da questa legge qualche comune più piccolo ebbe dei beneficii; ma le cose rimasero nello stato di prima. Nella provincia di
Alla legge del 1888 seguì quella del 15 luglio 1900 per prorogare gli effetti della precedente fino al dicembre 1909, data che fu poi prorogata successivamente sino al 1911. Sebbene con questa legge e col regolamento 25 novembre 1900 fossero rese più rapide e più disciplinate le operazioni per il prestito, i beneficii furono assai scarsi. Così dal 1889 al 1898 furono concessi 445 mutui a 402 comuni per l'ammontare di lire 18.863.433,79; sino a tutto il 1908 ne furono concessi 569 a 390 comuni per una somma di L. 22.518.063,60.
Tutto questo senza dimenticare che, sovente, erano gli stessi comuni ad usufruire dei beneficii delle diverse leggi, e che non poche città dell'
Che cosa erano queste somme in rapporto ai bisogni impellenti della casa della scuola, che nel Mezzogiorno d'
L'Unione Magistrale, sorta tra difficoltà enormi e tra la diffidenza dei comuni e del governo, per la prima agitò nel paese il problema della scuola, e alla sua agitazione si deve primamente la legge 21 ottobre 1903, che istituì le direzioni didattiche e disciplinò lo stato giuridico dei maestri, poi la legge 8 luglio 1904, con cui si aumentarono i contributi dello stato, si estese l'obbligo scolastico sino al dodicesimo anno di età in quei paesi dove le classi superiori erano obbligatorie, e furono istituite le seste classi nei comuni indicati nell'art. 321 della legge
Queste due leggi portarono dei miglioramenti, che, per altro, finirono col mettere maggiormente in luce gli ulteriori bisogni della scuola.
Da quanto sono andato notando, risulta chiaro come da tempo era stato compreso che alla scuola elementare occorrevano radicali trasformazioni; e occorreva sopratutto che lo Stato ne assumesse l'amministrazione e l'onere finanziario. L'avocazione della scuola elementare allo Stato, agitata in paese dall'Unione Magistrale, s'imponeva oramai; e l'opinione pubblica e gli uomini di governo ne sentivano tutta l' importanza e la gravità. Non mancavano certo contrasti, specialmente nella parte più retriva dei partiti politici; ed anche qualche uomo d'idee illuminate temeva che una tale trasformazione potesse essere un vero salto nel buio.
Dopo queste agitazioni, dopo questi contrasti e queste incertezze venne fuori il disegno di legge presentato alla Camera dall'on.
Se la legge fosse rimasta quale era nel progetto dell'on.
Lo Stato, da parte sua, ai contributi stabiliti con le leggi precedenti, aggiunge tutte le nuove spese che occorreranno per l'avvenire (art. 20, 22, 23). Istituisce a sole sue spese scuole elementari reggimentali, obbligatorie per i soldati non prosciolti e per quelli i quali sia accertato non conservino l'istruzione ricevuta nelle scuole elementari; riordina le scuole serali e festive, già disciplinate dalla legge 8 luglio 1904 e dal regolamento 6 febbraio 1908; col patronato scolastico disciplina le istituzioni sussidiarie della scuola e riordina infine tutto quanto era stabilito da leggi precedenti circa [[[manca testo, da pag 10 a 15]]]
Qui si ripresenta la questione tanto dibattuta sull'insegnamento delle donne nelle classi miste e maschili. Io ritengo - è questa una mia convinzione personale - la donna più adatta dell'uomo nell'insegnamento inferiore, non solo perchè il fanciullo si abbandona alle sue cure con più fiducia, ma perchè ogni donna conserva sempre in fondo all'anima un residuo di tenerezza e di bontà tanto efficace per l'educazione dei bambini.
Ma, d'altra parte, quale riparo può opporsi alla disoccupazione dei maestri, che aumenta di giorno in giorno, mentre il numero delle maestre non raggiunge quello dei posti per esse disponibili? Le scuole rurali, diventate dopo il riordinamento tutte miste, in buona parte o debbono affidarsi a donne senza titoli o debbono rimanere chiuse; eccetto il caso che vi si mandino - come hanno deliberato parecchie deputazioni scolastiche - maestri patentati con nomina provvisoria.
Sono in corso, e alla pubblicazione di queste mie note saranno forse state approvate, modificazioni al regolamento sui concorsi, le quali stabiliranno di concedere i posti maschili solo ai maschi. Ma risolverà ciò la crisi? E - quel che più importa - eliminerà specialmente nelle scuole rurali e nelle frazioni dell'
I Consigli provinciali scolastici non possono in maniera alcuna aumentare le spese stabilite nei loro bilanci di previsione, che sono costituiti dai contributi comunali, da quelli dello Stato, già fissati, e dalla quota che il ministero assegna per ogni anno a ciascuna provincia, somma che effettivamente non risponde alle disposizione dell'articolo 20 comma 4° della legge. Così, se all'apertura dell'anno scolastico sorgono nuovi bisogni, il C. P. S. è impotente a provvedervi. Ed è questa impotenza appunto che determina proteste e lamenti dei comuni per mancanza di sdoppiamenti obbligatori o per aumentata popolazione scolastica o per deficienza di locali. Che colpa hanno i Consigli provinciali scolastici, se non possono provvedere ai bisogni effettivi della scuola, quando i mezzi chiesti al ministero sono inesorabilmente decimati? Riporto per prova le cifre di due provincie, la prima tra le più floride, la seconda, tra le più povere d'
Nè le modificazioni apportate con la Legge 20 Marzo 1913 ha potuto risolvere in alcun modo la quistione; e il decreto che ha prolungato a tutto il 31 dicembre 1914 i mutui per i comuni che per tale epoca presentarono i loro progetti ed ottennero l'approvazione dei Consigli scolastici e delle rispettive delegazioni governative, se ha favorito i comuni più solleciti, più solerti e attivi, ha riacutizzato più vivamente la crisi dei comuni poveri, che vedranno rimandati i loro progetti a quando lo permetteranno i nuovi stanziamenti.
In
Questi gli appunti più gravi mossi alla legge. Altri di minore importanza, e non sempre completamente esatti, meritano anche di essere ricordati, tra cui la riforma dell'Ispettorato.
Da alcuni si muovono accuse all'istituzione dei Vice-Ispettori scolastici, i quali, avendo le attribuzioni degli antichi direttori didattici e degli ispettori, riescono non proficui alla scuola per l'ibridismo stesso della loro funzione. Le accuse sono esagerate; e spesso mosse da interesse personale. Certo, semplificando e restringendo la loro funzione burocratica anche perchè alcune pratiche possono esser fatte direttamente e solo dagli ispettori la loro azione didattica sarà più proficua ed efficace.
In queste discussioni per le riforme della legge ha dato, come per il passato, il maggior contributo l'Unione Magistrale. Tralasciando per il momento l'integrazione finanziaria della legge, ha discusse ed approvate una serie di modificazioni, tra cui l'abolizione delle Delegazioni governative e la proposta di legge già presentata alla Camera dal suo presidente, on.
E' stato anche presentato un progetto di legge dell'on.
L'enormità di questa proposta non è chi non la veda, specialmente quando si consideri che per potere far funzionare le scuole rurali e femminili di grado inferiore sovente si è obbligati a ricorrere a persone sprovviste anche della licenza elementare.
Questa la legge nei suoi pregi e nelle sue principali deficienze. Con essa la scuola elementare - e ciò non è poco - diventa funzione nazionale; e la sua vita si riallaccia direttamente agli organi dello Stato.
Quanti hanno seguito con fede e trepidazione le sorti della nostra scuola elementare, sentono che si è oramai sulla via della completa risoluzione dell'arduo problema. La cultura popolare non è più privilegio di pochi; essa è entrata per provvido intervento dello Stato in un periodo di fervida crescenza che non può temere più nè abbandoni nè deviamenti.
La differenza statistica tra gli analfabeti nel censimento del 1901 e quelli del 1911 è prova significativa e confortante; e dimostra come la tendenza nuova della legislazione scolastica, se non ha debellato completamente l'analfabetismo, potrà sperare di farlo.
Riporto solo qualche cifra, ricavata da dati ufficiali tra i minimi e i massimi:
PROVINCE - Analfabeti per ogni 100 abitanti, Censim. 1901 / Censim. 1911
I contadini non hanno più bisogno di essere stimolati, essi spontaneamente frequentano le scuole festive e serali; e i fanciulli disseminati nelle nostre campagne accorrono alla voce del maestro vispi ed allegri. D'altra parte, proprio quest'anno i comuni con, premura veramente degna, insistono presso i consigli provinciali scolastici per sdoppiamenti o per istituzione di nuove scuole.
E questa premura, mentre contrasta con la parsimonia e quasi con l'avversione degli anni scorsi, fa sperare che quegli stessi organi della vita nazionale - i comuni - che fino a ieri ostacolarono sovente ogni progresso della scuola, in ispecie nell'
Ricorso al Consiglio Prov. Scolastico per l'abbinamento delle 3° e 4° classi miste con orario normale
Tipografia Cooperativa La Perseveranza
1916
Onorevoli Sigg. Presidente e Componenti il Consiglio Provinciale Scolastico di
La mia scuola
Tipografia Cooperativa La Perseveranza
1918
In compagnia di mio fratello mi recai alla residenza assegnatami in un piovoso e triste pomeriggio d'autunno, dopo circa un'ora di salita per una mulattiera scoscesa e disagevole.
Un ampio caseggiato, di nessuno stile, un povero e nudo caseggiato di campagna messo solo soletto a cavaliere d'un poggio. Innanzi uno spiazzale circondato da pochi alberi ombrosi: giù per la china qualche povera capanna quasi perduta fra gli orti ubertosi e i campi verdeggianti d'intorno vasti campi di grano e larghe praterie incolte, dietro a breve distanza dal caseggiato, un piccolo gruppo di castagni, e poi campi, seminagioni spesse di cavoli, prati di lupinella e di trifoglio, e altri campi perduti giù per la china, e su per le lontane pendici.
Una contadina, che spannocchiava del granturco, seduta innanzi a una povera capanna, ci accompagnò fino all'ingresso della scuola.
Entrammo in un portone oscuro, e salimmo per una rozza scala di pietra, il cui pianerottolo, illuminato da un piccolo abbaino, menava in una stanza non molto vasta, piuttosto oscura, con un'ampia cappa di camino in un angolo, e un fornello in muratura in un altro. Questa è la scuola dissero alcune faniulle che stavano raccogliendo in un cesto dei tutoli di granturco, e che al nostro apparire s'erano voltate di botto, e ci guardavano con grande meraviglia.
Io e mio fratello ci scambiammo un'occhiata interrogativa, e continuammo a osservare la stanza, di cui i pochi attrezzi scolastici non riuscivano a nascondere la vecchia cucina di campagna. Dei sudici banchi stavano ammucchiati in un canto, una rozza predella e un cavalletto da lavagna giacevano dimenticati, accanto al camino; e su una delle pareti, gialle di fumo, un povero Cristo ed il ritratto del Re erano quasi sepolti sotto un fitto strato di polvere e di ragnateli. Da questa passammo in un'altra stanza, molto più piccola, dalle pareti rozzamente imbiancate con la calce e chiazzate qua e là di larghe macchie d'un colore indefinibile, dal pavimento malamente ricoperto di mattoni, rischiarata da una finestra a larghe intelaiature di legno, inquadranti piccole lastre affumicate. Quella stanza era destinata ad alloggiare l'insegnante. Mio fratello fermò a lungo lo sguardo su tutta quella miseria; poi, quasi involontariamente, lo posò sul mio elegante abito da viaggio, e parve destarsi da un sogno.
Vieni - mi disse - facciamo ancora in tempo a prendere il treno delle otto; questa spelonca non potrebbe alloggiare neanche i miei cani.
No - risposi - a casa non ritorno, ho accettato il posto e rimango.
Ma sei matta? ma vuoi morire fra queste pareti affumicate? fra questa gente cosi rozza e sudicia? -
Io raccolsi tutto il mio coraggio e lo pregai di lasciarmi almeno per pochi giorni. Avrei provato, non volevo tornare subito indietro, nel caso gli avrei scritto di venire a prendermi.
Mi tolsi il cappello e i guanti, feci trasportare su il mio bagaglio, allestii alla meglio due lettini, preparai una cena rifredda, e appena cenato, ci mettemmo a letto al fioco lumicino di una stearica. Mio fratello, stanco del viaggio, s'addormentò presto, ma io non potei chiudere occhio, un pesante macigno sembrava opprimermi il cuore. Quando mi ero presentata al Municipio per farmi conoscere dall'assessore delegato, questi, che conosceva di nome la mia famiglia, mi aveva guardato tra il serio ed il faceto, come se avesse voluto porre in dubbio la mia intenzione di prendere subito servizio e un vecchi impiegato, senza tante cerimonie, mi aveva consigliato di rifiutare.
- Non è posto per lei, signorina, non commetta la sciocchezza d'andarvi; è una frazione troppo lontana, una sola casa abbandonata nella campagna; non è per lei, creda pure.
Io, che andavo proprio in cerca d'un tranquillo asilo, ove avessi potuto dimenticare il mio passato, accolsi con gioia quelle notizie e risposi ch'ero decisa di prendere servizio. Ma che enorme distanza passava da quello ch'io avevo immaginato, alla triste realtà che mi stava dinanzi! Dio mio! Abituata al lusso della mia casa come avrei fatto a vivere in quello squallore? Passai tutta la notte a cercare invano una risposta a questa domanda, finchè un pallido raggio di sole penetrò dagli scuretti mal connessi. Mi alzai pian piano per non destare mio fratello, ma egli era già sveglio, e cominciò subito a brontolare contro le stravaganze femminili.
Gli mancava il giornale, aveva finito le sigarette, non aveva pensato di portarsi dietro il rasoio, il fango della via gli aveva rovinato un paio di stivali; e, malgrado tutte queste disgrazie - enormi, secondo lui -, io mi ostinavo a rimanere in quella caverna da lupi. E continuò a brontolare tutto il giorno, dicendo ch'egli sarebbe partito la sera stessa per non tornare mai più; la sera, però, non volle partire, sperava sempre ch'io mi decidessi a ritornare con lui. Ma, visto ch'ero irremovibile, il giorno dopo se n'andò giurando che non sarebbe mai più tornato, neanche se avesse saputo della mia morte. - Neanche allora verrò, sai; dì che ti seppelliscano sotto quel fico, e che vi piantino su i cavoli.
E partì senza neanche salutarmi; ma aveva gli occhi gonfi di lagrime, e la voce gli tremava.
Rimasta sola, mi buttai sul letto e piansi amaramente. Nel lasciare la mia casa mi sembrava d'aver toccato la sommità del mio Calvario, ma ora mi ritrovavo di botto ai piedi della salita.
Mi feci animo; l'orgoglio era in me molto più forte del rammarico; avevo giurato a me stessa di vivere del mio lavoro, avrei saputo mantenere la parola. Mi misi all'opera rassegnata a sopportare tutto, tanto io non avevo nessun ideale da raggiungere, nessuna speranza da realizzare; non dovevo far altro che compiere il mio dovere per non rubare lo stipendio, e vegetare tranquillamente in un calmo abbandono di tutto il mio essere. Ma le più forti risoluzioni cadevano innanzi alla realtà; i ragazzi venivano alla scuola sporchi, cenciosi, mocciosi, coi piedi nudi e la camicia fuori; gli uomini si presentavano col cappello in testa e la pipa in bocca, e, parlando, mi gettavano in viso ondate di fumo puzzolente. Le donne sbraitavano ad alta voce, come se fossero sempre in pieno mercato, e spesso infioravano i loro discorsi con parolacce da trivio. E chi si puliva il naso con le mani, e chi gettava lontano lo sputo non curandosi d'imbrattare i pavimenti e le pareti. Oh! come mi era duro sopportare tutto ciò!
Ogni volta che vedevo commettere simili sconvenienze un nodo di pianto mi serrava la gola, e ripensavo, con amaro rammarico, alla squisitezza dei modi da cui ero stata circondata fin allora.
Quante volte mi tornavano alla mente le lezioni della mia istitutrice! Quante volte rivedevo quel nobile viso aristocratico, piegarsi tutto in una smorfia d'orrore innanzi alle nostre piccole pecche di sconvenienza.... e un amaro sorriso mi sfiorava le labbra. Altro che savoir-vivre, altro che finesse! E dire che un giorno uno di questi villani, un vecchio barbuto e tabaccone, che è come il capo di questo piccolo villaggio, ebbe il coraggio di dire con un signore di comune conoscenza, che la nuova insegnante lo contentava, perchè si vedeva ch'era una persona seria e abbastanza educata. Questo mi parve il colmo dell'impertinenza. Ora ne rido, oh! sì, ne rido di cuore, ma allora mi parve un oltraggio insopportabile. Fra le altre sventure non capivo affatto il loro dialetto, e per riuscire a intenderli e a farmi intendere ci voleva del bello e del buono.
Due giorni dopo mio fratello, rompendo tutti i giuramenti, venne a vedermi; e mi trovò più avvilita di quando mi aveva lasciata. Mi pregò di tornare a casa, dicendomi che se volevo assolutamente fare l'insegnante avrei potuto avere una residenza migliore. Mi prese una tentazione potente di seguirlo, avrei potuto, certo, avere una residenza migliore, ma il pensiero di ritornare a vivere in una società che mi era diventata odiosa, fra gente che mi conosceva troppo o troppo poco mi metteva spavento. No, no, pensai, meglio la solitudine, meglio l'abbandono di tutto; ero stanca di vivere, ero sfiduciata ed infelice. No, sarei rimasta li ad aspettare che s'avverasse il pronostico di mio fratello. In fondo mi sorrideva l'idea di venir sepolta sotto un fico.
Delle donne s'erano offerte di mandare qualcuna delle loro figliuole a dormire nella mia stanza, per non lasciarmi sola la notte; mio fratello non volle assolutamente ch'io avessi accettato e preferì lasciarmi il suo fucile e uno dei suoi cani.
- Con questi, mi disse, puoi vivere anche in un deserto.
Io ne fui contenta. Non sono mai stata timida, ma confesso francamente, che il trovarmi sola in un'aperta campagna, in mezzo a gente sconosciuta in una casa grande, abitata sola al pian terreno, mi faceva una certa impressione. Il fucile rimase abbandonato in un angolo, ma il cane divenne il mio più fido amico, il mio unico confidente, il compagno indivisibile di tutte le mie ore.
L'autunno quell'anno fu dolce e mite. Per accompagnare Fido a passeggio fui costretta d'uscire anch'io, e ogni giorno facevamo la nostra bella passeggiata lungo i sentieri campestri o nei prati tempestati di pallide freddoline.
I miei alunni intanto si facevano attendere; l'iscrizione era cominciata, ma la scuola era ancora quasi deserta. Li feci chiamare, mandai in giro qualche carta d'avviso; ma erano ben pochi quelli che si presentavano all'appello. Questa negligenza mi rendeva ancora più nervosa, mi sembrava che se avessi avuto una bella scuola numerosa, le mie giornate sarebbero state meno uggiose. Stanca d'attendere risolsi d'andare io stessa in cerca dei miei alunni, e insieme a Fido cominciai a girare per la campagna solitaria, entrando risolutamente in tutte le capanne.
Chi saprebbe dire lo squallore di queste povere abitazioni piccole, oscure, dalle pareti nere di fumo? Conoscevo e ricordavo le povere soffitte di Torino, la miseria vera, profonda, lo squallore del corpo e dell'anima, ma dai miei giri di beneficenza non ero tornata mai a casa, con un senso cosi acuto di pietà per quella povera gente. In queste capannucce, in questi pagliai la miseria non c'era e non c'è: si vedeva che a questa gente non manca il pane. Eppure i miseri lettucci buttati in un canto, la mancanza assoluta di arredi domestici, le pareti coperte di fuliggine, gli assiti sconnessi, che mal nascondevano la dimora dell'asino, del maiale e d'altri animali domestici stringevano il cuore più della miseria stessa. Perchè? Ogni volta che tornavo a casa, dopo un paio di quelle visite, la mia dimora mi sembrava anche più orribile, e il ricordo della mia antica camera tappezzata di raso azzurro, si faceva sempre più vivo e un lungo rimpianto mi serrava il cuore.
Guardavo il povero Cristo dal capo penzoloni, e malgrado l'avessi liberato dai ragnateli pareva che le sue labbra semiaperte pronunziassero ancora la sconsolata preghiera ch'egli aveva rivolto al Padre suo prima di morire sulla Croce.
- Padre, padre, perché mi hai tu abbandonato?
- Perché ci hai tu abbandonato ? ripetevo anch'io con le lagrime agli occhi. Sentivo infatti che tutti in questo luogo eravamo miseramente abbandonati. Eppure con un po' di buona volontà sarebbe stato facile mutare le nostre condizioni; dando un aspetto un pò meno desolante alle nostre abitazioni e un pò d'amore alla pulizia a quei bimbi sudici e mocciosi. Perché brutti poi non erano, tutt'altro; nei banchi, ormai tutti occupati, vedevo dei visetti graziosi, dagli occhioni ridenti e luminosi, delle belle boccucce color di rosa.
Nè io avevo da fare con gente sciocca o testarda; avevo subito capito che intelligenza ce n'era d'avanzo e volontà d'apprendere pure. Non mancava, dunque, che quel tale benefico raggio di sole capace di diradare le fitte tenebre dell'ignoranza.
Ma chi mai si sarebbe accinto a quell'ardua impresa? Donde mai sarebbe giunto l'alito innovatore di civiltà e di vita?
A volte mi fermavo lungamente su questi pensieri, e una voce pareva suggerirmi con insistenza: - Perchè non saresti tu l'angelo benefico di questa gente? - Che ti costerebbe fare un pò di luce nelle loro menti?
Rispondevo a me stessa con un'alzata di spalle e tornavo noncurante e svogliata alle mie lezioni.
Venne intanto l'inverno, un inverno rigido - per quanto era stato dolce l'autunno. Io, pur abituata al gelo delle Alpi, soffrivo, il freddo in un modo incredibile, l'aula scolastica era senza la volta, e dalle tavole mal connesse del tetto entrava l'acqua e la neve, le finestre non chiudevano bene e dalle fessure entrava il vento gelido di tramontana, tanto che nei giorni molto freddi non potevo assolutamente far lezione. La mia cameretta, però, era calda e lì, finita la scuola, passavo il resto del giorno e la lunga interminabile serata. Dio mio come ricordo l'uggia di quelle sere!
Sdraiata sul letto, con le braccia incrociate dietro il capo, passavo delle ore intere a contemplare i fiocchi di neve che si posavano lenti lenti sulle lastre della finestra. Non lavoravo mai. Che avrei potuto fare? Il ricamo, il disegno, la pittura, la musica? Non leggevo i libri eruditi mi stancavano, i romanzi m'irritavano. Pensare? Sognare? Neanche per idea, la mia fantasia, come la mia mente e il mio cuore erano perfettamente esauriti.
Stavo così in una completa inerzia del corpo e dello spirito, aspettando sempre che s'avverasse il pronostico di mio fratello, anzi una sera, in cui ero più annoiata del solito, fui tentata di farlo avverare sul serio. Era una fredda e chiara notte di dicembre, sulla campagna ricoperta di neve, la luna diffondeva la sua bianca luce. Ai piedi del poggio un laghetto, che il freddo intenso aveva fatto gelare, sembrava un terso specchio di cristallo. Tutto era silenzio all'intorno; a poco a poco s'erano venuti spegnendo i fiochi lumicini delle povere capanne; i contadini dormivano tranquilli, e, forse, felici, sui loro miseri giacigli. Io sola vegliavo nell'alto silenzio di quella bianca notte. Colla fronte appoggiata ai vetri, contemplavo estatica, quel bianco paesaggio addormentato, e mille pensieri, mille rammarichi mi turbavano la mente. Quel piccolo lago gelato, dove la luna metteva un luccichio come di mille faville che andassero a frangersi in una coppa di madreperla, mi ricordava il patinoir della mia cara Torino, quell'incantevole patinoir scintillante di luci, di ori, di gemme, sfolgorante di vita, di gioia, e d'amore, come l'avevo tante volte visto nelle gelide notti d'inverno. Il candore abbagliante e morbido della neve, mi faceva pensare ai bianchi mantelli d'ermellino, alle morbide pellicce in cui m'ero tante volte ravvolta per affrontare il gelo della notte, e rivedevo le amiche care di quei giorni felici. I loro visi ridenti facevano capolino dai bianchi cappucci, e un'amara nostalgia mi serrava il cuore nel desiderio ardente di rivivere quel tempo. Ma quei giorni non sarebbero tornati mai più!...
Mai più, certo, ed io avrei dovuto continuare a vivere così, per tutto il resto della mia vita! Mio Dio! Ma non era meglio, mille volte meglio, troncarla d'un colpo ? Il fico dai lunghi rami scheletriti, ricoperti di neve, sembrava aprirmi paternamente le braccia e invitarmi a un arcano riposo. Mi sentii così sola, così abbandonata ed infelice che fui presa dalla pazza voglia d'andarmi a stendere ai suoi piedi, su quel bianco letto dove la morte sarebbe scesa su me lenta e calma come lenti e calmi scendevano i bianchi fiocchi di neve.
Mi staccai dalla finestra e feci per aprire la porta, a quel rumore Fido si destò di botto, e mi fissò in viso i begli occhi intelligenti. Quello sguardo fu la mia salvezza; esso mi richiamò alla mente i cari occhi dei miei fratelli i quali avevano tanto bisogno del mio aiuto per continuare gli studi. Richiusi la porta, spensi il lume, e mi buttai sul letto piangendo amaramente sulla mia debolezza. Da quella sera cercai tutti i mezzi per non rimanere più sola per tante ore.
Alcuni giovani campagnuoli dei dintorni mi avevano chiesto d'aprire una scuola serale. Per averne una governativa era troppo tardi; pensai di aprirne una gratuita per tutti. Vi accorsero in fretta giovanette e giovanetti, e anche uomini ammogliati con figli. Bisognava vedere con che amore si applicavano allo studio, dopo una lunga giornata di lavoro! Con che rispetto, con che docilità ascoltavano le mie lezioni, e come ne traevano profitto! Era un piacere, e io ne ero addirittura entusiasta. Le due ore di lezione serale, però, passavano troppo presto, e a me restavano ancora troppe ore libere. Come occuparle ? Un giorno mi venne in mente di vestire a nuovo una bimba della prima classe che in quelle rigide giornate d'inverno veniva a scuola con un grembiale di cotonina tutto a brandelli. Due giorni dopo ella indossava il più grazioso abituccio che si può immaginare. Donde mai era venuto?
Da un mio vecchio mantello; in due sere avevo tagliato e cucito la vestina. Quasi non potevo credere a me stessa nel vedere la gioia di quella creatura, che coi grandi occhi spalancati e sfavillanti, e il dolce visino radioso andava in giro fra i banchi per farsi ammirare dalle compagne. E dire che m'era costato tanto poco far felice quella piccola innocente!
La soddisfazione provata per quel piccolo atto di carità m'invogliò a farne degli altri.
Il Natale era vicino, pensai di fare una sorpresa ai miei alunni, che in vita loro non avevano mai posseduto un giocattolo, nè un qualsiasi oggettino grazioso. Pregai le mie scolare di aiutarmi a confezionare tanti capi di vestiario da regalare, nel giorno di Natale ai più poveri bimbi della frazione, e a quelli che ricavavano maggior profitto dalla scuola. Le fanciulle consentirono entusiaste, e alla sera, dopo la scuola, ci mettevamo al lavoro. In pochi giorni uscirono dalle nostre mani grembiulini, scialletti, cappuccetti d'ogni foggia e d'ogni colore, camice, mutande, e varii altri oggetti di vestiario e di biancheria.
Vi unii una quantità di ninnoli che tenevo conservati nelle mie valigie, mandai due alunni della scuola serale a tagliare un grande ramo d'abete nel bosco vicino; e la vigilia di Natale i miei bimbi ebbero il loro albero carico di doni, sfavillante di cento lumicini.
Chi saprebbe ridere la gioia di quelle creature, delle mamme, dei babbi, delle fanciulle, che m'avevano aiutata e che trovarono anch'esse il loro piccolo dono? E la mia? Oh! si, anche la mia, che, lavorando avevo dimenticato il freddo, i disagi, la solitudine, e mi vedevo circondata da tutti quei visi ridenti.
Il Natale era passato, ma io non smisi di lavorare in compagnia delle mie alunne. Esse, poverine, erano cosi volenterose d'apprendere, facevano tanto tesoro de' miei ammaestramenti ch'io non ebbi il coraggio di negar loro il mio aiuto. La sera, e nei giorni di cattivo tempo, le mia stanzetta diventava un vero laboratorio. Le giovanette cucivano, lavoravano all'ago torto, le mamme facevano la calza, rattoppavano, filavano la lana. E gli uomini....... anche gli uomini abbandonarono la pipa, e vennero a tenerci compagnia, intrecciando panieri, o filando i legacci per i calzari.
Io che in principio avevo quasi orrore di questa povera gente, cominciai a gradire la loro compagnia e a ricercarla, specialmente quando mi sentivo troppo sola. Quanti nobili sentimenti non scopersi sotto la ruvida scorza di rozzezza. Quanti dolci affetti si nascondono in questi semplici cuori!
In poco tempo incominciai a correggerli di quei difetti, che più contrastavano con la mia educazione e con le mie abitudini, e non c'era caso ch'io dovessi ripetere due volte la stessa cosa. Del resto quello che non potevo, e ancora non posso far io direttamente, lo facevo e lo faccio fare dai miei piccoli alunni, perchè, essendo i casolari dispersi per la campagna, non posso avere contatto con tutte le famiglie.
Ma gli scolari sono la mia eco fedele, e bisogna vedere i loro genitori, come li ascoltano volentieri e come mettono in pratica i consigli dati da me per bocca loro!
Non bisogna credere però, ch'io fossi del tutto guarita, ci voleva ben altro per dissipare le fosche nubi che s'erano venute addensando sulla mia anima. Avevo ancora dei giorni di tetraggine intensa, e allora odiavo tutti, ero fredda coi miei alunni, non sopportavo la vista di nessuno, e passavo delle lunghe ore chiusa nella mia camera, buttata sul letto, o ginocchioni innanzi all'immagine del mio caro babbo, da cui la morte mi aveva sì barbaramente divisa.
Al solo vedermi apparire in classe, i piccini mi leggevano in viso: e quando ero triste se ne stavano cheti cheti nei loro banchi, e mi guardavano a lungo coi belli occhi amorosi. Povere creature, come rimpiango d'essere stato qualche volta ingiusta con esse!
Quando passavo fra i banchi e sentivo le loro manine carezzarmi furtivamente l'abito, o la loro tiepida guancia posarsi lievemente sulla mia mano, mentre tracciavo qualche modello sui quaderni, quei piccoli atti soavi bastavano spesso a calmare la grande tempesta che mi si agitava nel cuore; e allora sentivo d'amare quelle creature con affetto così grande che sarebbe bastato a colmare il gran vuoto della mia vita! E avevo dei momenti di grande espansione e pensavo a rivestire gli alunni poveri, e regalavo a tutti tante cosette graziose.
Un giorno distribuii agli scolari della prima classe tutti i gingilli raccolti nei cotillons ballati nel mio ultimo carnevale, e la gioia di quelle creature mi compensò ad usura del rammarico provato nello staccarmi da quegli oggetti, ognuno dei quali mi aveva rubato un istante di vita e mi era stato causa di gioia o di dolore.
Giunse intanto la primavera, in una bella giornata di sole venne in campagna il proprietario della masseria, un signore molto educato e cortese, egli mi offrì le chiavi di altre stanze, e mi disse che potevo abitarle a mio piacere e servirmi dei mobili di cui erano arredate. Per questa cortesia potei cambiare il mio alloggio. Ebbi una bella stanza da letto, molto pulita, molto comoda, arredata abbastanza bene, e una stanza da lavoro luminosa e ben mobigliata.
Non mi restava che migliorare e arredare l'aula scolastica. Mi misi all'opera e in pochi giorni riuscii a dare un aspetto meno desolato a questa povera cucina affumicata.
Mi recai in città e feci acquisto di stampe colorate, di tende e portiere variopinte, di mille altri oggetti di abbellimento, coi quali ornai le pareti, le finestre e le porte, dando a tutto il mio modesto alloggio un aspetto ordinato e simpatico. Cominciai a sentirmi meglio nel nuovo ambiente.
Ogni volta che i miei occhi si volgevano al povero Cristo appeso alla parete, mi sembrava che il suo grido di sconforto fosse meno desolato. Spinte dal mio esempio anche le alunne più grandicelle cominciarono a dare un miglior assetto alle loro capanne, ed ogni volta che, con poche carte colorate, o con qualche straccetto usato, compivano un miracolo d' ornamento, venivano a chiamarmi per vedere approvata o modificata l'opera loro. Pensai d'insegnare il lavoro manuale, e di mettere insieme un piccolo museo, trovai così un'occupazione anche per il giovedì. Incominciammo a fabbricare una quantità di cestini, di cornici, di panierini, di scatole, di fiori, di svariatissimi ninnoli che formavano la felicità dei miei alunni e l'ammirazione dei loro parenti.
Mi sembrava quasi impossibile come quelle rozze mani, abituate a maneggiare fin da piccine gli attrezzi di campagna, potessero mettere tanta delicatezza nel costruire degli oggettini così graziosi. Quando le giornate erano belle andavamo a lavorare nel prato, o facevamo delle lunghe passeggiate per la campagna, in cerca di sassolini, di piante, di foglie, di pezzi di legno, che arricchivano giornalmente il mio museo. Istituii una piccola cooperativa scolastica per aiutare i bimbi poveri, e vidi con grande soddisfazione, che, chi poteva, dava volentieri il suo obolo per soccorrere chi era più bisognoso e misero di lui.
Un paio di volte la settimana, nelle prime ore del mattino, facevo delle lezioni pratiche d'igiene, d'agraria, d'economia domestica, alle quali intervenivano quasi tutte le donne e gli uomini della masseria e dei dintorni. Questa nuova occupazione mi obbligò a ritornare ai libri, per poter fare delle lezioni pratiche e interessanti. Così in pochi mesi divenni la fata benefica di quei poveri contadini, e non ebbi più bisogno di chiedere a me stessa donde sarebbe giunto l'alito innovatore di vita e di civiltà, tanto necessario a migliorare la loro sorte, giacchè sentivo d'essere proprio io il raggio di sole che scendeva a dissipare le fitte tenebre della loro ignoranza. Le ore della mia giornata erano talmente occupate che non mi restava tempo di pensare, nè di rimpiangere nulla, l'affetto devoto di tutta quella gente mi riempiva il cuore d'una gioia così dolce, che in certi momenti mi rendeva quasi felice. Sentivo d'essere loro necessaria, sentivo che se avessi dovuto lasciarli per sempre, essi avrebbero pianto amaramente la mia lontananza, e mi pareva d'aver riacquistata d'un tratto tutto ciò che la fatalità mi aveva tolto.
Quando tornai a casa per la vacanze ero perfettamente cambiata: stavo così bene, ero così allegra e serena, che i miei parenti ne restarono meravigliati, e mio fratello mi disse che in quelle condizioni avrei potuto benissimo far tagliare il fico, perchè la sua ombra ospitale non avrebbe accolto mai più le mie povere spoglie. Nei due mesi di vacanza che passai in famiglia i miei alunni mi tempestarono di lettere, di cartoline illustrate scritte a caratteri cubitali, in cui mi dicevano di tornare presto. E son tornata infatti; son tornata per parecchi altri anni a rivivere bei giorni di pace fra l'azzurro del cielo e il verde dei campi, all'ombra degli alberi o al bianco lume della luna, seduta nell'aia dove i contadini spannocchiano il granturco, e io racconto le fiabe delle "Mille e una notte". Amo i miei alunni piccoli e grandi come se fossero persone della mia famiglia, e cerco sempre di far loro del bene coll'opera e col consiglio, ma le mie parole non potrebbero giammai ridire la devozione con cui viene ricambiato il mio affetto. Nelle mie stanze vengono a finire tutti i fiori dei prati, tutte le frutta delle siepi e degli alberi.
E gli alunni della scuola serale? È una gara di continue gentilezze, è una festa per tutti quando li prego di qualche servizietto, è in tutte quelle menti un continuo sforzo per prevenire i miei più piccoli desideri.
Dov'è andata la rozzezza e la trivialità dei modi, che mi facevano tanto male? Se pur qualcosa è rimasta, essa passa inosservata, perchè so che sotto quella ruvida scorza si nascondono dei cuori sinceri, capaci di nobili sentimenti. Quando vado in giro per i campi e vedo che molti dei miei consigli vengono messi in pratica, quando trovo un bimbo che, sotto l'ombra d'un albero, cerca ripetere sul quaderno ciò che ha imparato a scuola, o legge attentamente uno dei libricini della bibliotechina che io ho messo insieme con tanta cura, quando faccio capolino sulla porta di qualche capanna e la vedo bene ordinata e pulita, e anche abbellita dai gingilli costruiti in classe; quando vedo qualche mamma pulire i figliuoli e fasciarli con delicatezza e diligenza, quando vedo curare i malati con le norme date da me, e non colle vecchie regole basate sulla superstizione, un grande sentimento d'orgoglio m'inonda il cuore. Penso che tutto questo è opera mia, solamente mia, e mi sembra quasi di essere stata io sola la formatrice di questo piccolo mondo.
Penso ai primi giorni passati tra queste mura, e mi sento così diversa da quella di allora; quel tempo mi sembra cosi lontano, ch'io posso parlarne con serenità e orgoglio come d'una grande vittoria riportata su nemici formidabili. Ho sofferto, è vero; ho conquistato il mio terreno con dura fatica, a palmo a palmo, ma ho vinto. Ora non ricordo più le lagrime versate, nè le rimpiango.
Ora non vedo che il sorriso della vittoria: solo chi ha conosciuto la furia della procella che incalza e travolge, può gustare la calma della brezza che rinfresca e ristora. Certo non potrò a lungo restare in questa residenza, ma dovunque io vada, mi seguirà sempre il ricordo di questa piccola borgata dispersa e dimenticata fra i campi ubertosi, e i rossi prati di lupinella in fiore. E quando dirò "la mia scuola" intenderò solo e sempre parlare di questa mia piccola scuola di campagna, dove ho imparato che nella vita vi è una felicità ben più alta di quella che possono dare le ricchezze, il lusso o la vanità; ed è la felicità che ci viene da noi stessi, nell'esplicare le nostre attività, per il bene di chi ci vive accanto; e che si acquista a furia di sacrifizii, di rinunzie e di costanza.
Le condizioni della scuola elementare in alla vigilia della promulgazione della legge Società tipografica La Perseveranza
1920
Elezioni scolastiche: Misoneismo e scetticismo - Disorganizzazione ed incoscienza - Guizzi di fiamme e... fuochi di paglia. (in nota: Pubblicato sul giornale La Squilla Lucana, n. 165 del 10 febbraio 1910)
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Non diversamente dagli altri anni, la votazione per la elezione de' rappresentanti de' maestri elementari ne' processi disciplinari davanti al Consiglio Provinciale Scolastico, si è svolta e chiusa, anche quest'anno, fra la generale apatìa! Lo dice il fatto che di 700 maestri - quanti ne sono ora nelle scuole della Provincia - nemmeno 200 hanno risposto a l'invito diramato a mezzo de' Sindaci de' vari Comuni dal R. Provveditore agli Studi.
Non è certo confortevole - per la dignità magistrale e per quella personale de l'eletto - che un rappresentante de' maestri sia nominato effettivo con 50 o 60 voti su 700!! Ciò torna specialmente a disdoro de' maestri de la Provincia, che danno, così, prova patente di neghittosità e d'abbandono! Ed è tanto più deplorevole, e doloroso insieme, ove si pensi che il maestro elementare - pioniere e apostolo di civiltà, fiaccola del progresso, simbolo di redenzione, ecc. ecc. - non riesce a trovare in questa Provincia, all'infuori de lo smozzicato e rubacchiato orario scolastico, altro po' di tempo e altro po' di lena per adempiere ad un dovere che segna una importante conquista de la nostra classe nel campo de le aspirazioni civili; ove si pensi che in altre province d'
È questa una riprova del grave stato d'ammiserimento morale e - diciamolo pure - d'incoscienza, in cui ancora si trova questa nostra regione, ostinatamente sorda al grido animatore di civiltà che le perviene da le consorelle italiane; refrattaria, ápata, incurante al flusso di vita nuova che aleggia e palpita dovunque dintorno a noi co' nuovi portati de la scienza, col nuovo rigoglio di vita civile, con l'incremento notevole de l' istruzione, con l'opera vivamente encomiabile, entusiasta ed innovatrice di funzionari giovani ed egregi. Non diversamente dagli altri coefficienti del vivere civile, l'istruzione, questa negletta e grama Cenerentola in vesti lacere, in
Indice, dunque, de lo stato d'incoscienza e di disorganizzazione, in cui vive la grande maggioranza de' maestri elementari de la Provincia, è stata la votazione per la elezione de' rappresentanti nel Consiglio Provinciale Scolastico.
Quasi duecento i votanti, quasi cento i voti dispersi e le schede annullate; molte autocandidature che hanno presentato il suffragio del loro solo nome; maestri che hanno votato pe' direttori didattici senza insegnamento; altri che si sono scambiati il voto col collega de la borgata, o che hanno fatto convergere i loro voti sul maestro più autorevole de lo stesso Comune o di quello vicino: deboli ed abortiti tentativi di organizzazione e d'intesa, con formazione, qua e là, di piccoli gruppi autonomi; assenza, quasi completa, di compattezza, di organizzazione! Fatto sintomatico questo, che deve far pensare i maestri giovani, specialmente, e deciderli ad un'azione attiva e concludente!
Un certo numero di voti compatti si è avuto ne le circoscrizioni in cui le sezioni de l' Unione Magistrale Nazionale mostrano una certa vitalità:
Il maestro elementare e i riflessi economici, morali e sociali de l'ambiente - L'opinione pubblica e la coscienza scolastica - Esiste una vera questione scolastica in
Esiste in
È dolorosa quest'affermazione, che, forse, potrà suonar male a l'orecchio di tanti bravi maestri, i quali danno a la scuola le loro energie più balde, i loro entusiasmi più nobili! Ma quanto scartume di volontà, di preparazione, di età, ne la famiglia magistrale lucana! Ed io giudico che sia miglior partito dire nuda e cruda la verità, lealmente ed onestamente, anzichè stare a riscaldare sempre pannicelli caldi per la grande malata, o ricoprire col velo di indulgenti, riguardose e pietose bugie, quanto ha bisogno d'essere denudato ed esposto a la luce del sole perchè giudichi la pubblica opinione!
E, prima di ogni altro: di quali elementi si compone la classe magistrale lucana? Come vive? Come insegna? Quali frutti si ricavano da la sua opera?
Spesso il maestro rappresenta il povero paria logorato dagli anni e dal lavoro; pieno di acciacchi e di sofferenze, rese più acute da le strettezze finanziarie in cui si dibatte; sovente carico di prole, cui non può procurare, non dico il pane de l'intelligenza, ma neanche solo quello di farina; che, annoiato e stanco, si trascina al solito calvario, al mattino e al vespro, maledicendo il suo destino; in desiosa attesa de' sospirati miglioramenti che gli consentano di lavorare con maggior decoro e più lena, e gli tolgano la grave preoccupazione d'un domani oscuro e triste!
Altre volte è l'agricoltore che chiede a la coltivazione del suo poderetto quel tanto d' agiatezza che invano attende da l'esercizio de la sua professione; o è l'artefice o l'operaio che, mettendo a profitto alcune tendenze naturali o doti peculiari acquisite, cerca altra fonte di guadagno per rinsanguare lo stremato bilancio domestico. Sovente è il compagno di giuoco del Sindaco o del farmacista o del curato, ne l'unico caffè del paesello; assenteista per educazione o per forza di cose; equilibrista o galoppino elettorale a l'occorrenza; che si bercamena come meglio può e sa, giovandosi de la scarsissima istruzione e sostenendosi con le numerose amicizie e parentele.
E non di rado è il traffichino che di tutto si briga tranne che de la scuola; curioso e pettegolo come una femminuccia; che fa la corte a le donne giovani del vicinato; che sa trarre profitto da ogni cosa, anche a scapito de la dignità e del carattere; che bazzica la bettola, dove giuoca, magari a mora, coi beoni del paesello, senza tralasciare di frequentare la compagnia del Sindaco: abbrutendosi ogni giorno più, non consultando mai un libro di scuola, risparmiando, per falsa economia, l'abbonamento al giornale scolastico, fossilizzandosi, disimparando, imbecillendosi.
Ne deriva che il maestro elementare di
È questo l'ambiente in cui vivacchia gran parte de la classe magistrale lucana, specie quella ch'è costretta a vivere fra le gole impervie de' monti, dove non giunge mai l'eco giuliva del fischio de la vaporiera; o che giace sperduta ne le vallate solcate da' fiumi irruenti da le balze montane.
Poco diversa è la vita magistrale ne' centri urbani, dove bene spesso i maestri, schierati in campi opposti, si abbandonano a lotte violente di partiti.
Senza dubbio, la politica ha qualcosa di molto suggestivo, di grandemente attraente ne le diverse fasi de le sue lotte; v'è qualcosa di emozionante e d'interessante ne le alterne vicende di avvento e di cadute di amministrazioni e di governi: e però non è male che il maestro elementare - che, dopo tutto, è cittadino, anzi cittadino evoluto e cosciente - prenda parte a ciò che rappresenta un suo diritto e un suo dovere, che estrinsechi ciò ch'è insito ne la natura umana. Niente di male quando questo diritto e questo dovere, si esercitino con tutta tranquillità e coscienza.
Invece che cosa accade ne' comuni urbani, specialmente, de la nostra Provincia? Ivi il maestro, convinto del suo stato d'isolamento e de la sua debolezza di fronte a la strapotenza municipale; persuaso che scarso aiuto e nessuna difesa può trovare ne le leggi, che così facilmente ed impunemente si eludono e si manomettono da chi è certo di trovare un appoggio a le sue prepotenze ne l'autorità politica, gelosa custode de l'autonomia e de le prerogative municipali; sicuro che l'autorità scolastica è una lustra, che poco o nulla può ove più in alto non si voglia, finisce col persuadersi che è meglio farsi valere nel campo elettorale.
E questo accanimento ne le lotte politiche ed amministrative è male, perchè si distraggono o si sprecano energie preziose che dovrebbero devolversi a beneficio della scuola ! Infatti, se è psicologicamente esatto che la preoccupazione toglie la serenità de lo spirito ed è causa di arresto o distruzione di energie, il maestro elementare, già gravemente preoccupato da le sue tristi condizioni economiche e da l'irrisione de la meschinissima pensione - una vera elemosina ! - non può, se trovasi coinvolto ne le lotte locali, adempiere serenamente e con piena coscienza il proprio dovere! Conseguentemente, non è difficile precisare quali siano le condizioni de la scuola primaria in
a) per colpa dei maestri che, se da una parte possono vantare una discriminante ne la loro questione economica, non è men vero, d'altra parte, che molti e molti sono gl'inadempienti de la santa missione, gl'incuranti, o infingardi, o esauriti, o poco coscienti per deficienza d' istruzione e d'educazione scolastica;
b) per l'apatìa o la colpevole negligenza, specialmente de le autorità municipali;
c) per le condizioni morali e sociali de l'ambiente, tutt'altro che adatto al crescere e al prosperare de la scuola elementare.
Esiste una vera questione scolastica in
No, assolutamente. Non è stata neppure ventilata quest'idea, ove si eccettui quanto vanno predicando, a vuoto, le autorità scolastiche, e ripetono, trombe di guerra, i giornali scolastici, che pochi leggono! Chissà quanto tempo passerà prima che essa possa conquidere le coscienze e muovere il pensiero e la volontà a l'azione! Il maestro e l'opinione pubblica: due necessità ancora da formare, specie in
Il popolo non s'interessa che molto vagamente de la scuola e de le cose scolastiche; o, per essere più precisi, s'interessa solo di ciò che può fruttare un qualche benefizio immediato: segno evidente che non esiste una vera e propria coscienza scolastica.
E sino a che, con la cooperazione de le autorità e de' maestri - che ora resistono passivamente ad ogni conato evolutivo - tale coscienza, ad imitazione de le nazioni più civili, non si sarà formata nel popolo, sarà vano affannarsi e pretendere la soluzione de le grandi ed urgenti questioni interessanti la scuola. Urgente è, quindi, la formazione de la coscienza scolastica, che ha fine civile di grandezza e di prosperità nazionale; ed i giovani maestri, specialmente, dovranno essere i banditori del nuovo verbo e de la nuova crociata. Si dovrebbe, sopra ogni cosa, combattere e vincere l'indifferentismo e lo scetticismo, distruggere l'apatia morale e l'inerzia intellettuale che ci gravano d'intorno come cappa di piombo, se si vuol vedere aperta la via del progresso e de la civiltà; rendere fattivo e pratico ciò che adesso non è che una splendida astrazione di filosofo, un sogno roseo di poeta malato!
A quest'opera santa di emancipazione sociale tutti dovrebbero far convergere i loro sforzi, ogni loro opera, per quanto modesta: ciò è dovere precipuo di coscienza, di amor di patria, di affetto e d'attaccamento a la terra natale!
Il maestro elementare di
Per la scuola elementare e popolare in Società tipografica La Perseveranza
1920
La relazione
Per avere la cognizione precisa della scuola elementare e popolare in
Dallo studio di quelle cifre e di quelle osservazioni si ricavano alcune conclusioni d'indole generale che io riassumo, perchè servono di punto di partenza alle mie indagini:
a) Il numero delle scuole in ciascuna provincia è stato sempre in proporzione inversa al numero degli analfabeti, e in proporzione diretta alla potenzialità economica di ciascun bilancio comunale.
b) I contributi dello Stato, che dovevano essere concessi a favore di servizi già esistenti o da crearsi, favorirono non i comuni più bisognosi e più fiacchi, ma i più ricchi e solerti.
c) In parecchi comuni del Mezzogiorno, e quindi anche della
Disparità culturali tra le diverse regioni d'
PROVINCIE - Censim.1882 - Censim. 1901 - Censim. 1911
Queste le cifre nella loro nuda eloquenza. Che se poi vogliamo considerare come nell'ultimo ventennio in alcune regioni per la forte emigrazione sia andata sempre più diminuendo la popolazione, la proporzione diventerà più accentuata in danno della
Riporto per maggiore chiarezza alcune cifre, ricavate dalla statistica dell'ultimo ventennio, cifre da me già pubblicate ne La Basilicata (Edizione del La Voce.
L'anno 1890 sono partiti dalla
Che cosa è stato fatto a favore della scuola elementare in
Che cosa è avvenuto invece?
Io non mi occupo che della
Questo per le scuole. E per i locali? Nell'anno 1907-08 delle 631 scuole della provincia, 109 avevano aule buone, 247 mediocri, 246 disadatte.
Prima della legge 4 giugno 1911, solo 4 comuni su 126 avevano edifici scolastici costruiti di pianta. Posteriormente, coi mezzi messi a disposizione dal Ministero della P. I., a tutto l'esercizio 1920-21, sono stati costruiti fino ad oggi altri 3 edifici, e per altri 20 è stato concesso il mutuo dallo Stato.
L'Amministrazione Prov. Scolastica dal 1912 al 1918.
Fin dal primo momento dell'applicazione della Legge 4 giugno, che tante difficoltà presentava nel suo organismo amministrativo, richiedendo la collaborazione di diversi organi dello stato, l'Amministrazione Scolastica Provinciale sentì tutte le difficoltà che derivavano dal dover sopperire ai bisogni urgenti e improrogabili della scuola con un finanziamento assolutamente insufficiente.
Il primo problema che richiamò tutta la sua attenzione fu quello dell'edilizia scolastica. Le condizioni della casa della scuola erano delle più deplorevoli: anche le aule dichiarate mediocri dall'inchiesta ministeriale erano antigieniche.
Così, dava incarico al suo componente, ing. Bonitatibus, di studiare il problema e proporre i rimedi opportuni. E nella riunione del 5 giugno 1913, l'ing. Bonitatibus, servendosi degli elementi raccolti dall'Ufficio scolastico, presentava una proposta documentata e precisa per un fabbisogno approssimativo di lire 14500000.
La proposta fu fatta sua dal Consiglio, e inviata all' on. Ministero della P. I. Il Ministero non rispose, o meglio, rispose con l'assegnare annualmente, per la costruzione degli edifici scolastici, una somma addirittura irrisoria.
Sopravenne, intanto, la guerra con le sue ansie e le sue preoccupazioni. Tutte le forze della nazione furono tese ad un solo scopo; ed anche l'ufficio scolastico subì il disordine e la paralisi dello stato di guerra. Anzi, credendo di fare opera patriottica, e questo certo era nelle sue intenzioni, lesinò così taccagnamente sulla scuola, da avere - ironia delle cose! - un residuo attivo di 250 mila lire. Per conto mio, non mancai, anche nei primi anni della guerra, di richiamare l'ufficio ad una visione più precisa dei bisogni della scuola; ma quelli erano giorni di concordia, e, come me, tutti gli altri componenti del Consiglio finirono col tacere, anche quando ci accorgemmo che non era neanche più in ordine il ruolo provinciale dei maestri.
Intanto la guerra era finita, e finita con la vittoria. L'Ufficio scolastico del tempo intese la responsabilità che gravava sulle sue spalle. L'ispettore Verasani si assunse spontaneamente l'incarico di riordinare il ruolo. E nel discutersi il consuntivo 1917-18 nella seduta 14 dicembre 1918, il provveditore Stefani fece al Consiglio un'esposizione sincera, ma assai triste, delle condizioni della nostra scuola elementare. Occorreva mettere un pronto riparo. Il Consiglio intese tutta la gravità della situazione ed approvò un mio ordine del giorno, che nella parte deliberativa fissava, in forma schematica, quali erano i veri e più urgenti bisogni della scuola nella nostra regione.
Col mio ordine del giorno si domandava:
a) Che si istituissero altre 30 scuole rurali e che esse fossero riordinate a norma delle disposizione del 2° comma dell'art. 33 della Legge 4 giugno 1911 n. 487.
b) Che si estendesse l'obbligo scolastico dell'istruzione sino alla sesta classe anche nei comuni rurali.
c) Che venisse istituita la scuola popolare con indirizzo agrario in tutti i comuni, in cui il corso popolare esiste per obbligo di legge e in quei comuni che, precorrendo, la legge, avevano già istituita la 5a classe.
d) che venissero assegnati i fondi necessari per la costruzione degli edifici scolastici in tutti i comuni della provincia, che non hanno goduti i benefici della legge 1906 e 1911, con l'esecuzione d'ufficio, nell'eventuale rifiuto o ritardo da parte dei comuni interessati.
e) Che le circoscrizioni e i circoli avessero il proprio titolare e che l'azione ispettiva fosse intensificata nella vigilanza e nell'indirizzo didattico.
L'avv. Reale, altro componente del Consiglio Provinciale Scolastico, non solo approvò quest'ordine del giorno, a cui appose la sua firma, ma volle insistere con maggiore specificazione sul problema della edilizia scolastica; e presentò un ordine del giorno a parte, firmato anche da me. In esso si facevano voti: 1° perchè l'assegnazione delle somme per la costruzione degli edifici scolastici in
Bilancio preventivo 1919-20.
Queste deliberazioni affermavano i propositi del Consiglio, che sentiva quali impellenti doveri avesse verso la classe degli umili.
Così, in ottemperanza ai suoi deliberati, nel bilancio preventivo 1919-20 chiedeva per l'esercizio in corso l'istituzione di 33 classi obbligatorie per l'importo complessivo di lire 42.792,40; altre L. 11.730,00 per la istituzione o il completamento del corso popolare in otto comuni, e altre L. 30.000,00 per un maggiore sviluppo del corso popolare nei centri di produzione agraria ai sensi della circolare 20 ottobre 1907. Si richiedevano inoltre L. 8904 per istituire altre sette scuole rurali.
Risultava così una somma complessiva di L. 93.426,40, che era il minimo non solo in rapporto ai bisogni reali della scuola, ma anche alle richieste fatte dal Consiglio Provinciale Scolastico con la sua deliberazione del 14 dicembre 1918.
Che cosa rispose il Ministero della P. I.
Che cosa rispose il Ministero alle richieste dell'Amministrazione? Nulla; anzi tentò d'imporre la soppressione di 39 classi istituite nell'anno 1917-18, quando l'ufficio credeva che vi fosse a disposizione una somma che effettivamente non esisteva. Solo dopo insistenze, il Ministero ha ceduto. Ma perchè tutte le 39 scuole possano funzionare, la somma straordinaria concessa non essendo sufficiente, l'amministrazione provinciale dovrà impegnare la massima parte della somma disponibile per l'istituzione di nuove scuole per l'anno 1920-21. Sicchè per quest'anno, effettivamente, si ha disponibile solo una somma di circa 4 mila lire. Non si son potute perciò istituire nuove scuole; e, se non interverrà prontamente e risolutamente lo Stato, io non so dove si andrà a finire. Intanto i centri urbani e le campagne non hanno, come abbiamo visto, scuole in proporzione al numero degli obbligati; e circa 300 maestri, vincitori degli ultimi concorsi, sono senza occupazione.
Doveri dello Stato.
Per queste ragioni ho creduto, prima che si facciano le assegnazioni annuali per nuove scuole, richiamare l'attenzione della Deputazione scolastica e del Ministero sulle condizioni reali della scuola elementare in
«La Deputazione scolastica di
Considerato che il problema della scuola elementare e popolare, così qual'è in questo periodo ricostruttivo di tutti i valori nazionali, richiede pronte, energiche, radicali riforme, in quanto che in esso s'integrano e culminano tutti i problemi che hanno attinenza con l'elevazione del proletariato;
«Considerato che l'Ente istituito per combattere l' analfabetismo degli adulti - quando e se funzionerà con uomini di fede e di azione - non può che in parte minima adempiere l'arduo suo compito, perchè l'analfabetismo più che nell'adulto, per molle ed ovvie ragioni poco adatto ad usufruire dei benefici dell'istruzione, urge combatterlo nei fanciulli, col dare a tutti gli obbligati una scuola degna, cosi nelle città che nelle campagne;
«Considerato che per dare al lavoratore un'istruzione adeguata ai suoi bisogni occorre estendere l'obbligatorietà fino al completamento del corso popolare, integrando queste riforme con la refezione scolastica, con biblioteche popolari e con tutte le altre istituzioni sussidiarie della scuola;
«Considerato che in
Questa obbiezione mi si faceva da qualche membro della deputazione. Io non mi nascondo tutte le difficoltà che l'istituzione di nuove scuole potrà incontrare per i locali e per l'arredamento. Non di rado, qualche scuola non ha potuto aprirsi perchè i comuni non hanno fornito i locali. Ma deve questo impedire l'adempimento di un dovere così preciso verso i figli del popolo ? Si costringano i comuni inadempienti e si dia facoltà alla Giunta Provinciale amministrativa, di stanziare nel bilancio dei singoli comuni la somma occorrente. E, se i comuni non hanno possibilità finanziarie, assuma lo Stato anche l'obbligo dei locali e dell'arredamento.
Maggiori difficoltà e rimedi per vincerle.
La difficoltà maggiore non è questa: essa consiste nel far sì che gli obbligati frequentino tutti la scuola, e nel fare che l'alfabeto sia, come disse l'on.
Nè questo è tutto. Perchè l'istruzione sia efficace, occorre diffondere nelle nostre città e nelle nostre borgate libri, giornali e riviste; ma chiari, semplici e piacevoli, rispondenti ai bisogni materiali e spirituali della nostra regione.
Doveri dei maestri.
Ma quest' opera di vera rigenerazione non può, nè deve essere funzione dello stato. A pessa debbono prima degli altri cooperare i maestri, raccogliendo intorno alla scuola le libere attività dei cittadini, scuotendo il torpore delle classi dirigenti, consigliando, esortando, eccitando ogni energia, sapendo sfruttare ogni operosità.
A Milano è sorto, e funziona egregiamente Il Gruppo d'azione per le scuole del popolo. Questo gruppo di maestri cerca di conoscere i bisogni delle scuole, specialmente dei piccoli centri, provvede direttamente in alcuni casi, e aiuta sempre gli sforzi degl'insegnanti per risvegliare i dormienti e utilizzare le energie locali. In pochi mesi questo Gruppo ha già speso diecimila lire; ed anche in
Doveri delle classi dirigenti.
La nostra regione, disgraziatamente, non è ricca di attività culturali, e le nostre classi dirigenti non sanno ancora comprendere il dovere che esse hanno verso gli umili e verso i lavoratori. E il modo come funzionano i Patronati scolastici ne è la prova. Ora, bisogna persuadersi che l'educazione e l'istruzione del popolo è un dovere, ma è anche un principio di conservazione. È completamente superata da tempo la convinzione che il lavoratore sia un mezzo di sfruttamento: l'operaio è fattore potente di produzione. E il lavoratore istruito produce di più. È questo un principio che i popoli più progrediti sentono ed applicano. In America, alle grandi fabbriche e alle grandi officine, è quasi sempre unita una scuola, in cui gli operai passano alcune ore del giorno. La nostra borghesia questo non vuole o non sa capire. Essa crede che una lira spesa per l'istruzione e l'educazione del popolo sia perduta, quando non sia dannosa. Guardiamo senza veli la realtà. Questa forza potente e nuova, che viene dalle campagne e dalle officine, sarà feconda di vita e di civiltà, se sarà illuminata; ma sarà elemento di distruzione, se rimarrà chiusa ad ogni luce di sapere e di verità. Questo sopra ogni cosa tengano presente il governo e le classi dirigenti.
notes alpha
notes int