
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1901 - 1922
author
title
Conferenze magistrali 1901 - 1922
bibliography
- P. Di Nunno, Convegno magistrale a Palazzo S. Gervasio, Melfi, Tipografia Insabato, 1910
- M. Claps, L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi due gradi, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1911
- V. Plastino, Conferenza di V. Plastino nel Congresso magistrale di Melfi, Melfi, Premiata Tipografia Errico Insabato erede f.lli insabato, 1912
- P. Gambacorta, I più facili, più utili, dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1912
- C. Zappella, Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a Melfi dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola", Melfi, Tipografia A. Liccione, 1912
- M. Bergamasco, Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze Magistrali a Melfi il 21 e il 28 settembre 1912, Melfi, Tipografia Liccione, 1912
- N. Romano, Gli asili infantili in Basilicata, Relazione svolta al Primo Congresso lucano contro l'analfabetismo, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1914
- G. Giambrocono, L'assistenza scolastica in Basilicata, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1920
teibody
Pasquale Di Nunno
Convegno magistrale a
Tipografia F.lli Insabato
1910
ALL'EGREGIO PROFESSORE
Signore e Signori,
Sono lietissimo di poter ossequiare, anche a nome del Corpo Insegnante di
Locali e arredi scolastici.
La mia scuola, lo dico subito, è la negazione della scuola: angusta, senz'aria, senza luce, con un pavimento scomposto e rotti, con pareti sporche ed impolverate. I banchi di vecchio modello, disuguali, tarlati, qualcuno sciancato e mancante di calamai.
I calamai che portano i fanciulli sono quasi sempre asciutti, perchè non essendo fissati, al primo piccolo urto l'inchiostro si versa e scorre in rivoli lungo i banchi, chiazzettando di nero i libri, i quaderni e le mani dei poveri piccini che stanno lì pigiati come tante sardelle. Bisogna vedere quei fanciulli come rimangono mortificati! Fissano i loro occhioni nei miei, che... si abbassano rassegnati nella mia impotenza.
La mia scrivania poi è addirittura artistica per i lavori di traforo che si osservano. Un pannuccio copre e nasconde il lavorio fine e delicato dei tarli: manca persino della sua chiavetta.
Per rimediare all'armadio ho dovuto, a spese mie, fornirmi d un tavolino.
Mi sono industriato a formare il mio piccolo museo su di un'assicella che vi rappresenta la vera miseria.
La volta poi della mia scuola è fatta di canne vecchie di uno spessore di tre o quattro centimetri, e che minaccia di venire giù. Quando piove distilla un certo liquido sporco, colore caffè bruciato, che è una delizia vedere. Un vero luogo di punizione! Qualunque maestro, sia giovane o vecchio, per quanto entusiasta della sua missione, per quanto ricco di buona volontà, rimane accasciato, abbattuto e, direi, demolito, in
locale si fatto.
E i fanciulli? Queste povere creature soffrono le pene dell'inferno, angustiati, intirizziti dal freddo, soffocati dal caldo, e... si predispongono a mille infezioni.... Ma questo non è tutto. Udite: Un giorno, mentre eravamo raccolti nell'osservare attentamente un pezzo di salgemma, un colpo sul mio tavolino scoppiò come uno shrapnel.
Un agglomerato di calcareo e cretaceo, del peso di tre chilogrammi circa era venuto giù dalla volta di canne, e, nell'istesso tempo, dalle cento bocche della massa caduta uno sciame di vespe invase la scuola, spaventando i miei fanciulli, che rimasero sbalorditi, guardando il maestro attonito. Le vespe, dopo alcune fantasie ed evoluzioni per la sala, rispettando il custode ed i fedeli del... tempio della civiltà, strombettando uscirono per la finestra senza vetri. Abbiamo poi la 1a femminile in una stanza nuova e pulita; ma piccola ed insufficiente, ove si ammassano tante povere bambine, le quali rimangono danneggiate nella loro salute. Gli arredi scolastici mancanti; e se ve n'è qualcuno è vecchio e sdrucito, e i banchi sono parenti stretti a quelli della mia scuola.
La 2a e 3a femminile rimane, su per giù, come la prima, senza l'aiuto degli arredi scolastici. Le altre scuole, a dir la verità, non sono in questa deplorevole condizione.
Avemmo per fortuna, ma, per poco tempo però, a capo dell'Amministrazione comunale, un giovane attivo, moderno, coltissimo ed all'altezza dei tempi e dei bisogni, il quale pensò con intelligenza e bontà alla scuola, rinnovando di sana pianta tutto il mobilio scolastico e facendo adattare, in mancanza di meglio, un Soccorpio ( Un sotterraneo adibito in altri tempi a sepoltura di.... morti, oggi di.... vivi! ) per tre classi maschili la 1a, la 4a e 5a. Ma la sua opera benefica non patè essere continuata e migliore, perchè malauguratamente si dimise, ed anche per queste classi, dopo d'aver spesa una discreta somma, ci troviamo di fronte a locali antigienici, anzi assolutamente nocivi alla salute dei nostri poveri bimbi, condannati, senza nessunissima colpa, alla pena dell'ergastolo..
Il Soccorpio, per chi nol sa, è il corpo di fondazione sopra suolo della nostra chiesa madre. Una fabbrica grossa e pesante che vi fa un certo senso, ricordandovi le catacombe dei primi cristiani.
È esposta ad est ed a nord, ed il sole non entra mai, nemmeno dalla parte d'oriente, perchè il finestrone è così alto da non permettere l'entrata giusta dei benefici raggi. È un locale umido, macchiettato da croste di salnitro a.... temperatura.... per conservare la rigidità del corpo...... molto bassa. Micidialissimo d'estate, perchè dalla strada alla scuola si ha uno sbalzo così repentino di caldo e di freddo, che giocate la vostra salute. Infatti il maestro signor Mancinelli è una vittima; è ancora in convalescenza per un reumatismo colto nel benedetto Soccorpio, il quale è poi circondato da certa materia che per decenza non si nomina. E i cessi? Ma che cosa sono i cessi? Non se ne ha nessunissima idea. Sarebbe un delitto, per amor del Cielo, e si correrebbe rischio di essere
in....cessati!
Neologismi o barbarismi?
Si va fuori e... buona notte ! Alla preadamitica, per non cadere nell'accusa di essere gente civile in tempi barbari.
Ma quant'altro resta a fare? Molto resta a fare, anzi tutto, se togliamo il mobilio scolastico della 1a, della 4a e 5a, e parte della 2a e 3a maschili, come sopra ho accennato. Noi maestri però non ce ne stiamo in panciolle, come dicono i Toscani, ma abbiamo affrontato l'apatia e l'indifferenza di molti, parlando e discutendo e scrivendo alle nostre Autorità comunali, fidenti nelle famose parole bibliche: Pulsate et aperietur vobis !!
Ricorriamo perciò all'appoggio dei maggiorenti del Comune, facendo comprendere la convenienza della costruzione di una buona casa per la scuola, facendo conoscere le agevolazioni che la legge offre a questo nobile e santo scopo, poco badando alle geremiadi dei nostri amministratori, perchè pochi comuni possono spendere come
Il Patronato scolastico.
L'egregio e colto professor
Programmi didattici.
Mi tocca ora buttarmi in un argomento scabroso, difficile, direi impossibile per me e, da evitarlo, se non fossi solo a rappresentare il mio Comunello !
Questi programmi didattici fanno tremare le vene e i polsi, e francamente vi confesso che l'animo mio è trepidante. So di gettarmi in un ginepraio di dove uscirò con le carni lacere; ma Curzio si precipitò nella voragine per la patria, io mi precipito nell'oscuro soggetto per la scuola. Che volete, egregi signori, un povero maestro rurale, per quanto volenteroso, non potrà mai giungere a quel grado di coltura e di vedute, di un altro insegnante di città, che vive in un ambiente più largo, ove tutto, o quasi tutto, è a sua disposizione, a portata di mano, ove tutto può essere aiuto e sussidio a più vasta istruzione.
Dico del programma didattico in generale, con brevità, e toccherò solamente una sola materia di esso, dichiarando di non aver la pretesa di dare giudizi, badate, perchè allora avrei la velleità di arrogarmi una competenza che non ho; ma voglio manifestare alcune impressioni ricevute, poichè a chiunque è dato di far noti gli effetti che cagiona, sul cuore e sullo spirito, una data cosa.
Il programma didattico è stato sempre discusso e si discute e si discuterà, perchè in tutti c'è il convincimento della sua utilità, perchè il programma è la bussola indispensabile per chi naviga nelle non sempre tranquille acque dell'insegnamento, perchè il programma didattico non rimane stazionario, ma cammina, cammina, come cammina la civiltà.
Il nostro programma didattico si compone di tante e poi tante materie, e nella sua sintesi riguarda il leggere, lo scrivere, il far di conto, con le nozioni sostanzialmente elementari di storia e geografia, di
scienze fisiche, naturali e sociali; la calligrafia e il disegno, la ginnastica e il canto, con il lavoro manuale in genere, l'agraria con le passeggiate e con le escursioni. Il solo enumerare tante materie fa venire il capogiro, quindi il dire che i nuovi programmi sono troppo estesi non mi sembra un'esagerazione. Avviene che gli alunni sono costretti ad un super-lavoro disagevole e debilitante, proprio adesso che da tutti gli igienisti e da tutte le parti civili del mondo si grida all'abuso, allo strapazzo soverchio della mente, o, come dicono i nostri fratelli francesi, al sourmenage intellettuale.
E con quanto profitto?!...
Al maestro non è concesso che di tratteggiare appena suo insegnamento enorme, sottoponendosi ad un immane lavoro e per la preparazione prossima delle diverse materie, e per la compilazione del diario, con tutte le sue osservazioni, e per la tenuta del registro, e per la corrispondenza fra Comune e Scuola e per quella tra famiglia e maestro.
Sicchè, un povero maestro elementare, così poco considerato e tanto malamente pagato, (perdonate l'uscita, l'argomento è cosi sdrucciolevole, anzi così appetitoso, per l'appetito che desta e per gli stimoli della fame che fa sentire!) si pretende che sia un enciclopedico, torturandolo con un lavoro intellettule impossibile ad esser sostenuto col parco cibo, col cibo molto parco per assicurargli la longevità.
Avete voi mai visto un maestro grasso? Forse, ce n'è, senza dubbio, per natura, e il trattamento sobrio giova alla loro conservazione. Ma lasciamo le celie.
A me sembra che sia più facile prepararsi bene ed a dovere in una o più materie, come nelle scuole secondarie, che in tante come nelle scuole primarie: lo domando alla sincerità dei miei colleghi e di tutti. E non è facil cosa il saper coordinare le singole materie, per la completa educazione del fanciullo. È vero che ad ogni materia sono assegnati i suoi confini, i suoi limiti, è vero che ad ognuna di esse vengono assegnate e tratteggiate le finalità; ma è pur vero che un maestro deve con ampiezza illustrarle, renderle intelligibili ai suoi ragazzi e lumeggiarle tutte per la loro coordinazione ed integrazione.
Mi si obbietterà certamente che un buon maestro cosciente, sicuro del fatto suo, sa trovare i capisaldi del suo programma, e che i pedagogisti hanno sanzionato concordi che l'insegnamento dev'essere sintetico, pratico e conforme allo spirito infantile. Ma che cos'è questo spirito infantile, se non il complesso delle facoltà mentali? E tenendo presente questo spirito infantile, mi sieno concesse poche ed obbiettive considerazioni, rapidamente dette, sull'insegnamento della storia nella 3a classe; per non trattare di altre materie.
Sappiamo che nei bambini di 8 o 9 anni non vi può essere l'intelligenza capace di afferrare certi concetti, sieno pure generali di storia ridotta anche alla più semplice e chiara espressione di forma, perchè la loro psiche non è abbastanza sviluppata e progredita. Sarà perciò opera vana ed inutile il voler far loro concepire non dico la grandezza di un popolo, ma il significato, il valore intrinseco di un fatto. Sento già dirmi che la storia si dà in episodi e in biografie per l'alto principio dell'educazione morale; ma allora perchè fissare il principio e la fine di questa materia?
Fate un po' capire la divisione politica dell'Italia nel 1848 a quelle testoline di 3a elementare; fate loro dire con parole proprie lo stato d'Italia di quell'epoca, e scommetto un occhio,
Vincenzo Claps
L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi 2 gradi. Conferenza tenuta a
nella sala del Consiglio provinciale ai maestri elementari della provincia, il giorno 11 settembre 1911
Società tipografica La Perseveranza
1911
Gentilissime Colleghe,
Egregi Colleghi,
La civiltà moderna, che si inaugurò con la terza Italia, ha aperto nuovi e più vasti orizzonti a tutte le discipline, e specie a quelle che riflettono la educazione, la quale forma il problema più grave della moderna società.
In vero, per risolvere convenientemente tale problema riescono più efficaci i risultamenti della pratica di tutti i giorni.
Il Ministro perciò ci ha qui chiamati perchè noi gente pratica possiamo dare, in compagnia delle autorità scolastiche provinciali, quei suggerimenti che, scaturiti dalla esperienza, aprano a questa disciplina la via maestra del progresso.
A voi intanto qui convenuti, il mio affettuoso, fraterno saluto e l'augurio sincero che le vostre conversazioni siano feconde di tutto quel bene, che l'Italia si aspetta.
A voi poi, Signor Presidente, che mi suffragaste della vostra benevolenza, a voi che alla scuola date tutto il vigore e lo impulso del vostro ingegno, tutto l'entusiasmo della vostra anima, tutto il cumulo della vostra esperienza, il mio augurio: Che la vostra persona sia conservata per molti anni all'affetto della vostra famiglia, alla gioia degli amici, ed alla gloria degli studi.
Nel 1888 il
era regni
Lezioni oggettive.
1° Le lezioni sulle cose abituando il ragazzo a osservare, riflettere, ragionare, giudicare, mettendolo in grado di parlare, devono esser molte e svolte secondo le norme precedentemente esposte, perchè l'educazione sensoria e percettiva riesca completa a formare, al dire del
Insegnamento della lettura.
1.° Per tale insegnamento il maestro avrà cura di badare:
a) Alla perfetta pronunzia delle lettere e del suono affine delle consonanti.
b) Al diverso suono di alcune vocali ed all' accento tonico delle parole.
c) Ai difetti naturali di pronunzia.
d) A saper rilevare con prontezza le parole e i segui ortografici.
e) A che gli alunni intendano ciò che leggono.
f) A fare che essi curino nella lettura, voce, pronunzia, pause, sentimento e colorito.
2° Il libro di testo sia scelto tra quelli che dilettano i fanciulli e che esso sia nazionale tenendo conto delle diverse regioni d'Italia.
3° Che si istituiscano le biblioteche scolastiche circolanti fra gli alunni.
Dettatura.
1° Gli esercizi di dettatura siano quotidiani per abituare gli allievi a superare le difficoltà ortografiche, ed in ogni classe sia preparato dall'insegnante un corso di esercizi graduati e progressivi.
2° Non siano trascurati gli esercizi di auto-dettatura, che mentre rinvigoriscono la memoria, abituano gli alunni a correggere gli errori di ortografia che infarciscono i componimenti.
Grammatica.
1° Questo insegnamento venga eseguito con esercizi orali.
2° Le regole devono scaturire dalla conversazione tra maestri ed allievi.
3° Essa non venga imparata a memoria.
4. Infine non venga fatta apprendere con noiosi esercizi scritti.
Composizione.
1° Si facciano grandi svolgimenti orali.
2° Essi siano tratti dalla vita reale dei fanciulli.
3° Gli alunni abbiano conoscenza di tutte le forme letterarie di uso comune, (lettera, descrizione, narrazione, dialogo ecc.)
4° I temi di composizione scritta non siano molti nè pochi.
Correzione.
1° Tutti gli esercizi scritti vengano amorosamente corretti.
2° Che la correzione sia simultanea. È solo a questo modo che si vincono le grandi difficoltà, che sorgono nello insegnamento della lingua; è solo così che la scuola redenta dalle pastoie del passato potrà guardare con sicurezza il suo avvenire.
Ed ora abbiatemi per iscusato, egregi colleghi, se vi ho annoiato con questa chiacchierata che a voi ha dovuto sembrare lunga, e permettete che il mio pensiero si elevi alla patria e faccia un augurio:
Che l'Italia tragga dall'ora presente, la fiducia di un avvenire glorioso.
Uniamo le nostre forze regionali a quelle della grande famiglia magistrale, e cerchiamo d'influire coll'indefesso lavoro sulle sorti dei giovani che strappiamo all' idra purtroppo italica del secolo ventesimo, ingombro ancora di analfabetismo e di miseria.
Mercè l'opera nostra l'umanità cammina e migliora, oggi è migliore di ieri, domani sarà migliore di oggi, ed ogni pregiudizio che cade è una coscienza che si eleva, è un dovere che si crea, è una conquista che si compie. Pensiamo che la grandezza della nazione sta nello sviluppo eterno del progresso verso la via del perfetto, e deve esser questo il faro luminoso, al quale devono tendere gli sguardi di tutti i maestri d'Italia.
Vincenzo Plastino
Conferenza di Vincenzo Plastino nel Congresso Magistrale di
Dei modi pratici di ingentilire l'animo de' fanciulli, e instillare loro sentimenti di rispetto per tutto ciò, che, nella natura e nell'opera dell'uomo, conferisce all'utilità collettiva
Premiata Tipografia Errico Insabato successore dei F.lli Insabato
1912
A
Pietro Gambacorta
I più facili, più utili e più dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare. Tema svolto alle Conferenze Magistrali tenute in (dal 23 al 30 settembre 1912)
Tipografia Cooperativa La Perseveranza
1912
Egregi Colleghi,
Avrei voluto che ad altri, non a me, fosse stato dato di riferire, con vera competenza scientifica, sul tema dell'educazione fisica; su questo argomento di vitale importanza che ancora oggidì trova non pochi tiepidi fautori nel campo dei misoneisti di ogni idea evolutiva che miri a conferire alla scuola la sua alta funzione educativa e sociale. Ma fu per ragioni di deferenza che il mio diniego cedesse ai ripetuti, cortesi inviti di chi oggi degnamente ci presiede ed a cui convergono i moti spontanei ed intimi del nostro cuore. Ma sarò io pari all'altezza del mandato conferitomi? Ne dubito. Però mi conforta il pensiero della comunanza d'intenti che qui ci sospinse, quella cioè di cooperare insieme, anche col minimo contributo della singola opera nostra, al conseguimento delle nobili finalità educative. In questa intesa, io mi accingo ad esporre le mie modeste idee; voi, selezionandole, saprete armonizzarle ed integrarle.
Colleghi,
Fatalmente oggi la vita è un convenzionalismo di usi, di costumi, di mode bizzarre foggiate a bella posta per infiacchire la fibra e snaturare gli organismi; la scuola, il più spesso, è sorgente di deficienza nello sviluppo fisiologico, di attitudini viziose, di cause predisponenti a serii malanni, derivanti da locali antigienici, da banchi irrazionali o da una educazione antifisiologica, perchè non coordinata alle modalità dell'attenzione e della resistenza della fatica cerebrale o basata su insegnamenti puramente mnemonici, che, atrofizzando la mente, isteriliscono il cuore. Conviene adunque che la scuola segna l'indirizzo nuovo che la società più evoluta reclama; che sia veramente la palestra in cui, fisiologicamente e psichicamente, si foggi il futuro cittadino, il futuro soldato d'una patria forte e temuta.
Noi trascuriamo purtroppo la salute del corpo a grave discapito dello spirito. Eppure le nostre illustri tradizioni ci attestano quanto essa fosse tenuta in onore presso i nostri padri antichi.
Io non farò la storia della cultura fisica: no, esorbiterei dal compito assunto. Dirò solo che la sua origine si perde nella notte dei secoli. Come essa, presso i popoli selvaggi, fosse esclusivamente diretta a rafforzare il corpo per acquistare le doti della combattività, e come, col volgere del tempo, subisse vario indirizzo, secondo la varietà delle razze, le ingenite disposizioni e tendenze o l'idea dominante dei popoli, voi lo sapete. Nè stimo consentaneo farne oggetto delle nostre discussioni. Ciò che c'interessa è il considerare che solo dai primi albori del secolo XVI cominciò a farsi strada l'idea di dare un maggiore impulso all'educazione fisica della gioventù; e così, alla luce delle idealità intraviste attraverso le dottrine di pedagogisti e filosofi, fu propugnata l'efficacia ch'essa esercita su tutte le attività umane.
A questo concetto dello sviluppo psico-fisiologico noi c'informeremo. Tale coltura, tanto acquista la sua massima importanza, in quanto al rapporto intimo e costante esistente tra corpo ed anima, in guisa che trascurando l'uno, ne risente l'altra gli effetti deleterii. Ora, se l'educando è un insieme di energie intimamente associate ed ubbidienti a leggi determinate, perchè noi, sovente, o per fatalità di circostanze o per non piena consapevolezza della nostra alta missione, trascuriamo l'educazione fisica, come la parte men nobile della personalità umana? Noi, o egregi colleghi, non possiamo essere estranei alle teorie profondamente riformatrici del
Costantino Zappella
Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a
dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola"
Tipografia Di Antonio Liccione
1912
SIGNORI,
Le lagnanze, che muovono i 60 mila maestri sparsi nelle popolose città e nei villaggi d'
Tali inconvenienti sono rilevati non solo dai direttori didattici e dai regi ispettori scolastici nelle loro relazioni, ma altresì vengono confermati dalle statistiche.
L'onorevole
Le ragioni sono chiare: generalmente il lavoro dei fanciulli è più proficuo di quello delle fanciulle; nei Comuni rurali possono a qualunque età essere adibiti ad un mestiere; nelle città, in cui si fa osservare la legge sul lavoro, debbono aspettare che completino i 12 anni.
Per gli alunni poi che non frequentano assiduamente la scuola durante l'anno, senza però abbandonarla definitivamente, di cui è proprio oggetto il tema, le ragioni sono molteplici: alcune generali ed altre speciali; alcune dipendenti direttamente dall'insegnante ed altre non dipendenti direttamente; alcune intrinseche (direbbe qualche pedagogista) ed altre estrinseche dalla volontà dell'allievo.
Le cause generali non dipendenti direttamente dall'insegnante sono:
1. Locali scolastici ed arredamento;
2. Coscienza pubblica scolastica;
3. Condizioni economiche delle famiglie;
4. Istituzioni sussidiarie.
Le cause speciali, che dipendono direttamente dall'insegnante, sono:
1. Bontà del maestro;
2. Metodo;
3. Rapporto tra maestro e genitori;
4. Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie.
era regni
Locali scolastici. = Fatta eccezione delle scuole delle principali città, come
Poche sono le mediocri, molte le umide e malsane, pochissime le buone ed adatte, quasi nessuna rispondente alle esigenze igieniche e pedagogiche.
L'articolo 346 della legge
Dello stato miserando delle nostre scuole s'impressionò anche l'animo del sommo poeta
Con queste scuole e con questi arredamenti come si può pretendere che l'alunno le frequenti assiduamente? Chi oserà rimproverarlo o punirlo quando invece di entrare in quelle prigioni per restare pigiato fra i banchi e respirare aria mefitica, preferisce girare pel paese o sgambettare e fare capriole nei campi?
La scuola per attirare il fanciullo dev'essere grande, ben aerata, soleggiata, con palestra coperta e scoperta per gli esercizi di ginnastica, con cortile per la ricreazione, giardino più o meno ampio per le lezioni di botanica, salone per la refezione e la ricreazione, sale da lavoro, sale da bagno. Le aule debbono essere abbellite da carte murali, da quadri di scene domestiche e campestri, da quadri di storia naturale, da carte geografiche e quadri storici e da un museo oggettivo. La scuola, dice Badaloni, dev' essere palestra, tempio, giardino, museo.
E all'esterno? Chi viaggia nella
Coscienza pubblica scolastica
. In
In molte città e in moltissimi paesi, specialmente del Mezzogiorno, la scuola è l'ultimo pensiero, ed è considerata soltanto come un luogo di ricovero durante le giornate rigide dell'inverno, o quelle piovose di altre stagioni.
Ora urge che questa coscienza si formi, cioè che le famiglie si convincano dell'opera amorosa del maestro e degli sforzi che fa perchè i loro figliuoli divengano buoni, amorevoli ed ottimi cittadini. È necessario perciò una maggiore propaganda; una propaganda che sia rivolta non ai soli maestri, ma al popolo; che si faccia non dai soli giornali didattici, ma anche dai politici; non dai soli organi professionali, ma dalle organizzazioni operaie, dalle associazioni di qualunque natura, promovendo e favorendo utile diffusione di opuscoli, di conferenze e di congressi pubblici. Ed a questo riguardo una sincera lode sento di dover tributare a S. E.
Condizioni economiche delle famiglie.
- Questo fattore che è, come ho detto, la causa principale per cui gli alunni o non s'iscrivono alla scuola o l'abbandonano completamente durante l'anno, è una delle tante cause per quelli che fanno delle numerose assenze. Come si può pretendere che un fanciullo scalzo si rechi a scuola quando c'è la neve? Come può venire a scuola nelle giornate rigidissime d'inverno un fanciullo vestito d'està? Come si può pretendere che un fanciullo, il quale non ha potuto ottenere la colezione, si rechi a scuola? Come si può pretendere che un genitore povero, che deve mandare il carro alla stazione, o l'asino in campagna, o la mucca a pascolare, o portare il pane ai clienti, non adibisca il proprio figliuolo anzi che spendere soldi che non ha? Quante volte, alcuni giorni prima delle feste importanti, gli alunni poveri si assentano perchè debbono guadagnare i pochi soldi promessi dai capi di bottega, dove essi apprendono i mestieri? Quante volte, nelle scuole rurali specialmente, durante l'epoca dei lavori campestri di una certa importanza, le scuole restano spopolate perchè gli alunni aiutano le loro famiglie? E che dire poi di quelli che hanno l'eroismo di frequentarle? Si resta spiacevolmente impressionati, dice l'Ispettore
Istituzioni sussidiarie.
= La legge del 15 luglio 1877 (dopo la prima sull'istruzione pubblica del 13 novembre 1859) che sanciva l'obbligo della frequenza, dava alla scuola un notevole impulso, ricordando agli Italiani come l'istruzione sia una necessità per un popolo che voglia far seguire il riscatto morale a quello politico. Però non raggiunse il fine che il legislatore s'era proposto per molte e complesse ragioni, e specialmente perchè non aveva badato alla questione economica della massima parte della popolazione italiana.
«Oramai è scientificamente provato l'unità delle forze fisiche e delle forze mentali; identiche sono le ceneri sia nella fatica muscolare, sia in quella cerebrale; nell'una e nell'altra vi è sempre consumo di forza nervosa. È un delitto perpetrato a danno della razza umana quello di costringere i miseri fanciulli giacenti nell' inopia continuare a tormentare il cervello per avere lampi d'intelligenza, che consumano più sollecitamente le scarse energie del corpo infiacchito. Se non alimentiamo col nutrimento necessario il calore indispensabile al funzionamento della macchina umana, noi avremmo l'esaurimento precoce dell'organismo;
in tal caso è opera più generosa chiudere le scuole e far vivere i miseri figli del popolo nelle strade e nei campi
» (ZENO, insegnamento pratico, pag. 205-6).
Il censimento dell'anno 1881, avendo accertato che nel nostro paese esistevano in media 62 analfabeti per 100 abitanti da sei anni compiuti in su, fece capire che la legge restava lettera morta non ostante le pene comminate.
I filantropi si commossero e pensarono di venire in aiuto alla gente povera anche economicamente colla distribuzione di libri, quaderni, abiti, scarpe e cibo; e contemporaneamente per non far stare gli scolari nelle strade pensarono di tenerli occupati prima e dopo la scuola. Quindi a
E il Governo? Il Governo in un primo momento parve ridestarsi, ma passato poco tempo tutto rimase come prima. Se era sollecito a votare nuove spese per migliorare altri servizi dello Stato, inforcava le lenti dell'avaro quando guardava la povera scuola elementare.
L'
E mentre in tutta l'
Questa legge conseguì migliori effetti di quella del 1877, sia perchè le condizioni economiche dell'
Essendosi poi fondati in altre città i ricreatori,
Ed ora esamino le cause che dipendono direttamente dal maestro. Prima fra esse parmi che sia la
Bontà del maestro.
= Chi era costui ? «In altri tempi, diceva la insigne pedagogista
Il sommo poeta
il cittadino che sente d'avere con la città più intimo nesso di cittadinanza; l'uomo in cui è più di umanità.
E poi esclama:
Fossi io stato e fossi anche tuttora maestro!
Il buon
Oh! quanto diverso il nuovo dal vecchio maestro! Se il buon maestro fa buoni gli alunni, l'amore è il primo elemento che si richiede in fatto d'educazione. Senza di esso si può essere abili e bravi fin che si vuole, vi sarà antinomia, non armonia tra il fine dell'educatore e gli effetti dell'opera sua. Un insigne prelato francese disse: Il fanciullo è un uomo che rinasce, la patria che si perpetua, il rinnovamento dell'umanità nel suo fiore. Non è vero che per influire sul fanciullo, per vedere dentro nell'anima di lui bisogna amarlo e sentire la felicità di essere amato?
State dinanzi ad un fanciullo, ammonisce il
Il maestro dev'essere buono, affettuoso, gioviale; deve ispirare fiducia ed acquistare autorità, essere loro d'esempio affinchè si rispecchino in lui. L'esempio è tutto. La maggior parte degli uomini, dice
Uno dei più gravi errori che si commette nell'educazione è quello di non essere coerenti.
Quando l'insegnante si presenta la prima volta a scuola, deve fare in modo da lasciare di sè la migliore impressione. Un vestito pulito, non ricercato, uno sguardo che ispiri benevolenza, amorevolezza, fermezza, serenità, una voce insinuante, carezzevole, armoniosa, sono le doti estrinseche che devono accompagnare il maestro. Per la scuola materna (1 e 2 classe) il maestro deve fare le veci della madre o della maestra dell'asilo, dalla quale il bambino s'è distaccato pochi momenti prima. L'amore dev'essere affetto, pazienza, bontà, dolcezza inalterabile. Per la scuola elementare (3 e 4) e popolare (5a e 6a) l'amore dev'essere conversazione geniale, familiare, allegra, che interessi tutti i suoi alunni, che dimostri la vasta cultura del maestro (e questo in modo speciale per le classi popolari) dalle quali trasparisce il grande affetto che ha per loro, il suo vivo desiderio di migliorarli, di elevarli, di renderli più uomini.
Quando l'insegnante possiede tali requisiti, oh! come si rende attraente la scuola, oh! come l'alunno fa di tutto per andare anche quando potrebbe assentarsi !
Il maestro Colombi, descrittoci dell'Ispettore scolastico signor
Profili di educatori
, è proprio il maestro modello in quanto a bontà. Aveva, dice il dotto Ispettore, più di tutto passione alla scuola ed una grande bontà di cuore, per la quale attendeva al suo ufficio con tutta l'anima, con la religiosità di un apostolato. Non aveva ripetenti nella sua classe. Dei trentasei alunni iscritti ne mancava uno nel giorno della ispezione. Ma dopo pochi momenti la porta della scuola s'aperse e comparve una donna che menava seco un fanciullo tutto avvolto in uno scialle. Era la madre con l'alunno ammalato, che mancava. Disse che non aveva potuto persuaderlo a restare ancora un giorno in casa da che aveva saputo che c'era il dispettore.
Quanto ammaestramento in questo episodio!
Alle doti del cuore bisogna che il maestro aggiunga quelle della mente e dell' intelligenza, bisogna in una parola accoppiare il
Metodo
.
Il maestro nella scuola dev'essere artista, poichè è il valore didattico quello che lo trasporta nel terreno dell'arte, quello cioè di saper tradurre la teoria in pratica, il pensiero in azione. E poichè la pedagogia e l'educazione mirano allo svolgimento delle energie umane, il suo ufficio è quello che l'alunno eserciti queste energie a norma delle leggi stabilite: che ecciti e stimoli le energie nel caso che le trovi sopite ed inerti, che le moderi e le temperi nel caso di eccesso, che le diriga semplicemente se le trovi attive.
E perchè consegua il fine, è uopo che egli segua il metodo naturale, fisiologico, quel metodo cioè che
Rapporto tra maestro e genitori.
= In
È stato sempre mio proposito stabilire i più cordiali rapporti tra la scuola e la famiglia, e al quale scopo ho istituiti con ottimi risultati i comitati dei padri di famiglia.
Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie.
= Esse si possono ridurre ai seguenti:
a) Mezzi disciplinari;
b) Passeggiate scolastiche e lavoro manuale;
c) Risparmio e mutualità;
d) Bibliotechine scolastiche.
a)
Mezzi disciplinari.
- Per le scuole di
Se si volesse stare strettamente allo scopo dell'educazione, che è quello di fare amare il bene per il bene e far odiare il male perchè è male, non vi dovrebbero essere nè lodi, nè premi e nè castighi. Ma volendo farne uso, sempre per ciò che riguarda l'assidua frequenza, è bene che si diano con ponderazione, con calma, con imparzialità e senza abusarne, tenendo conto dell'indole dell'alunno.
Dalla lunga esperienza di maestro sono convinto, non ostante il parere contrario di pedagogisti insigni, che le lodi devono essere poche, i premi pochissimi: nomina di capo squadra coglitore di quaderni incarichi per la pulizia, e non al di là di un libro educativo in circostanze e i castighi rarissimi, e non più in là di mettere l'alunno separato dai compagni nella stessa aula per poco tempo, oppure di non prendere parte ai giuochi che si fanno nel tempo della ricreazione. Anzi debbo dire che con gl'incarichi dati, coll'aver fatto cioè comprendere al fanciullo che è buono a qualche cosa, ho ottenuto la puntualità all'ingresso della scuola e la frequenza da alcuni alunni che principiavano a venir tardi o mancavano qualche giorno.
Ma quando il maestro colla bontà d'animo e col metodo si farà amare dagli alunni, non arriverà mai alle punizioni, salvo in casi rarissimi e con una certa specie di alunni.
b)
Passeggiate scolastiche e lavoro manuale.
- Le istruzioni annesse agli ultimi programmi giustamente dicono che troppo visse fin qui la scuola fra le quattro pareti di un'aula, e troppo essa limitò l'ufficio suo a un gretto meccanismo di orari e di compiti. Esse perciò raccomandano le escursioni come un potente mezzo educativo. Ed io aggiungo che, oltre ad essere mezzo educativo, è anche mezzo per rendere più attraente la scuola. Le passeggiate scolastiche piacciono immensamente agli scolari che hanno bisogno di aria, di moto e di svago, e perciò influiscono sulla maggiore assiduità se vengono fatte di frequente. Per la scuola materna però devono farsi per lo sviluppo fisico, e quindi fuori il paese all' aria pura e fresca, in mezzo ai campi verdi e fioriti, o vicino al mare. Per la scuola elementare alcune in campagna per lo sviluppo fisico e contemporaneamente per fine scientifico, cioè raccolta di qualche minerale, di qualche pianta, di qualche insetto, visita di qualche miniera, osservazione di qualche cascata di fiume, del porto, se la città è marittima, lezione di geografia sui punti cardinali; ed altre in paese. per osservare un monumento, qualche chiesa importante, un castello, una porta antica per rievocarne i ricordi storici. Per la scuola popolare poi qualcuna in campagna per lo sviluppo fisico e fine scientifico, e le altre per visitare officine, fabbriche, opifici, miniere, musei, allevamenti razionali di animali, campi ben coltivati ecc.
Anche il lavoro manuale è un mezzo per allettare gli alunni alla scuola e renderli più assidui. Tutti i fanciulli, scrive il
Quindi tanto il lavoro manuale quanto il disegno sono materie necessarie alla scuola, perchè senza di esse la scuola non seguirebbe la spontaneità educativa e sono un mezzo per renderla più assiduamente frequentata. Questi esercizi però possono iniziarsi nella 3a classe con figure geometriche piane come sussidio all'insegnamento di aritmetica; e in 4a con tutte le figure geometriche piane e solide, anche come sussidio all'insegnamento dell'aritmetica e della geometria. Nella 5a e 6a poi devono avere un largo sviluppo per coltivare il gusto estetico, senza preparazione a questo o quel mestiere, devono essere insomma, come bellamente dice il
Nelle scuole femminili poi, l'indirizzo del disegno e del lavoro manuale dev'essere rivolto a scopo di istruire le alunne nella cucitura e nel taglio, affinchè le scuole elementari si accostino di più alle famiglie.
c)
Risparmio e mutualità.
La benefica istituzione della Mutualità scolastica, sorta in Francia e diffusasi in
Bibliotechine scolastiche.
La lettura nelle scuole elementari è mezzo per ingentilire, educare e apprendere tante svariate cognizioni. Per gli adulti poi è mezzo per migliorare la propria cultura, per conoscere gli uomini, per regolare la propria condotta, per imparare a vivere, per procurare a loro stessi godimenti intellettuali e morali. Il maestro perciò fin dalla tenera età deve fare acquistare l'abito della lettura, sia perchè l'alunno possa sempre frequentare la scuola assiduamente, e sia perchè quando l'avrà abbandonata continui sempre in questa lodevole abitudine. Per ottenere ciò è mestieri che il maestro si adoperi ad istituire nella propria classe una piccola bibliotechina scolastica adatta alla capacità della scolaresca. Per la 1a e 2a saranno libretti di brevi raccontini morali; per la 3a e 4a libri che parlano degli usi e costumi del proprio paese, di viaggi, di raccontini storici e morali; per la 5 e 6a monografie storiche, descrizioni di viaggi, biografie di uomini che colla forza del lavoro e della volontà si sono innalzati ai più alti gradi della civiltà e della ricchezza.
In questo modo il maestro avrà assicurato alla scuola maggiore frequenza e avrà anche fatto eco alla circolare di S. E.
Ed ora un'ultima parola sulle cause intrinseche dei bambini, che influiscono sull'assiduità. Tali cause dipendono da disposizioni preesistenti che indeboliscono il fisico, l'intelligenza, la volontà, oppure da tendenze patologiche che rendono impossibile la comprensione e l'effettuazione della legge morale. Per le prime l'opera amorevole e paziente del maestro unita a quella dei genitori, e le istituzioni sussidiarie possono in qualche modo rimediare, ma per le seconde nulla può la scuola elementare.
Ovunque è agglomero umano
- dice Enrico Ferri -
ivi è fermentazione e putrefazione umana. Il maggior numero dei delinquenti
- afferma
è dato da coloro ai quali mancò presto o tardi il mezzo primo di sussistenza. Fra la povera gente
- scrive
nessuno è sicuro di non avere dei delinquenti tra i propri figli.
I fanciulli di individui cresciuti in tali ambienti, che non sono rari, nascono portando il marchio della loro origine, e crescono non solo deboli di mente e di corpo, ma coll'animo depravato da tutto quello che li attornia, che vedono, che sentono, che sono spinti a fare. Per questi fanciulli occorrono perciò metodi, orari, programmi, mezzi speciali disciplinari adatti ai diversi momenti e alle diverse infermità; e perchè non sieno di esempio ai normali è necessario che essi frequentino scuole speciali rette da maestri specialisti. Disgraziatamente però in
1. Che la legge
2. Che si faccia acquistare coscienza pubblica scolastica mercè propaganda da farsi con opuscoli, giornali, conferenze ed altro ;
3. Che le presenti conferenze così felicemente iniziate continuino ancora per molti anni, affinchè i maestri abbiano opportunità di conoscersi, affratellarsi e migliorare la loro cultura, ed i cittadini si convincano dell'opera benefica della scuola;
4. Che la legge
5. Che in tutti i Comuni del Regno si completino le istituzioni dei Patronati secondo la legge
6. Che il maestro nell'estrinsecare l'opera sua educativa s' informi all'amore ed ai nuovi progressi pedagogici e didattici;
7. Che si stabiliscano rapporti cordiali tra il maestro ed i padri di famiglia, dando piena esecuzione alla circolare di S. E.
8. Che il maestro e le Autorità diano incremento a tutti quei sussidi didattici speciali che meglio valgano ad irradiare e fare apprezzare l'opera educativa e benefica della scuola;
9. Che in ultimo si istituiscano scuole speciali per i fanciulli anormali allo scopo di migliorarli e non farli essere di cattivo esempio ai normali.
Queste, o colleghi carissimi, le proposte e i voti che io sottometto al vostro sereno giudizio, alla vostra dotta ed illuminata disamina.
Vi chiedo venia se il tedio e la noia vi hanno presi durante l'esposizione. Io non moverò alcun lamento se le proposte saranno modificate; solo mi auguro che dalla discussione che sta per ingaggiarsi e dagli opportuni suggerimenti che darà il chiarissimo Professore di Pedagogia (Dottor Giuseppe Bello, Professore della R. Scuola Normale femminile di Bari.) esca più viva, più fulgida la luce e la fede che anima noi tutti per il trionfo della scuola e pel miglioramento dei nostri fanciulli, ai quali abbiamo dedicato e dedichiamo tutte le nostre energie, il nostro cuore e la nostra mente. Disadorno è stato il mio dire; ma, credetemi, vi ho parlato schiettamente così come sentivo. Stetti in forse se accettare l'invito, ben sapendo quale eletta schiera di educatori qui convenuti da ogni parte della Provincia e da fuori io avrei avuto di fronte. Sì, dubitai delle mie forze; ma nell'accettare non mi spinse altro desiderio che quello della disciplina e dell'obbedienza verso il nostro colto ed amato Ispettore (Professore
Michele Bergamasco
Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze magistrali a il 21 e 28 settembre 1912
Tipografia di Antonio Liccione
1912
SALA CORTE D'ASSISE
PROF.
PROF.
PROF. CAV.
DOTT.
Nel porgere a Lei, egregio Ispettore scolastico della illustre Città e circoscrizione di
"Gl'istituti infantili - diceva egli - sono l'aurora dell'intelligenza, sono gli organismi mattinieri in cui comincia a formarsi quell'ideale dell'uomo virtuoso, che con tanto zelo, con tanto amore, con tanto anelito desideriamo abbia corpo. Siano perciò definitivamente avocati al Ministero, a cui veramente spettano, ed esulti ognuno per una prima risoluzione razionale di una parte del grande problema".
E ancora più in alto figgeva il suo sguardo il nostro
"Si chiede come e perchè riesca difficile alla Società nostra di avere un ideale che renda l'uomo virtuoso, che faccia più propensi i cittadini all'esercizio dei propri doveri, che aiuti la Società italiana nella consolidazione morale della propria unità. Sì, o signori, è difficile questo compito. Ma non lamentiamoci del destino! Innumerevoli, prodigiosi, quotidianamente crescenti sono gl'impulsi, gli accenni, le agevolazioni, gli aiuti della civiltà per darci coscienza dell'ideale di verità e di giustizia immanente allo spirito dell'uomo moderno. Ma il nostro dovere non è quello di fantasticare sull'origine di questo ideale; discende dalla più profonda antichità della storia, dal nume del progresso; e il nostro ufficio si riduce a riconoscerlo, ad ubbidirgli, a tradurlo in leggi. E non potremo ciò fare se con attenzione, se con amore, se con affetto infinito non cercheremo prima d'intendere come penetri in tutti gl'istituti e problemi della pubblica istruzione ed educazione.
"Esso deve regnare nelle scuole elementari, deve risplendere nelle intermedie e secondarie, e ricevere finalmente corona di certezza e verità assoluta negl'istituti superiori e universitari."
Quando così parlava alla Camera dei Deputati
Nina Romano
Gli asili infantili in Relazione svolta al 1° Congresso lucano contro l'analfabetismo tenuto a il 29 settembre 1912
Tipografia La Perseveranza
1914
Prima di innalzare è necessario assicurare le fondamenta acciò la fabbrica non vacilli e vada incerta a lavoro inoltrato. Seguitemi e permettetemi di trasportarvi ove raramente giunge pensiero umano; triste è la pagina che l'amor del vero mi fa delineare; l'alito di speranza e di vita che in questo importante Congresso anima i nostri cuori è quello che anima questo sogno di poesia; ideale della mia vita, poesia divina come è poesia l'infanzia e tutto ciò che la circonda. Vivendo da parecchi anni tra l'infanzia infelice accomunandone con entusiasmo i palpiti o le miserie, cerco per lei una difesa nella illusione di non aver sperato invano.
L'evoluzione moderna, i bisogni incessanti chiedono i più grandi sacrifizi; il lavoro sottrae al focolare domestico la madre; l'ignoranza in cui vive la massa non le dà conoscenza dei propri doveri. I nostri bambini scorazzano per le vie in balìa di se stessi, abbandonati alle seduzioni ai tristi esempi della strada fra gli stenti e la miseria fisica; tanti ce ne passano innanzi già vizzi da sciocche moine, molti lasciano vedere l'impronta di una mano che vorrebbe e non può fare.
Nessuno di essi trova nella famiglia il vero ambiente per sviluppare le forze fisiche ed aprire gli occhi alla vera vita dello spirito. Salviamo l'infanzia, lasciamo all'uomo questo unico raggio di sole nella vita, non gli rubiamo la gioia di vivere, serriamola al nostro cuore, ancor tenero e debole esso ha bisogno d'immenso amore, di sorriso affettuoso! La sua educazione è un'opera d'arte, la donna educatrice vi consacri tutto l'animo suo, sorridente sempre anche quando ha in core uno strazio. Questo ideale seppe sempre ispirare opere altamente filantropiche; fu sprone a studi sperimentali e tenaci; sia esso per noi il perno d'ogni ulteriore miglioramento.
"Il bambino ha la serenità degli inconsapevoli, la nobiltà delle creature primitive, il desiderio intenso d'imparare con poco sforzo e molto piacere, plasmiamolo al bello, facciamoglielo risplendere in tutte le sue forme, metterà profonde radici in lui". L'educazione penetrerà nella sua anima senza turbarne la gaiezza infantile, giungerà come rugiada che feconda e rinverdisce. Gli abbandonati son quelli che danno maggior contingente alla delinquenza. Sorga in aulente fioritura l'istituto vivificatore, esplicante la sua opera in riguardo alla famiglia, alla scuola, alla società; sorga il placido Asilo ove il bimbo difeso in se contro le forze morbose dell'eredità, dell'atavismo, dell'incuria familiare, dell'ambiente viziato, in un'atmosfera di pace, in aule piene di luce ed aria circondate di utili e belle cose, nella vita concorde, collettiva acquisti forza ed energia, adito all'ordine, alla disciplina, al lavoro rinsaldi e rafforzi i sentimenti suoi, trovi una mano affettuosa che lo sorregga e lo rinfranchi. Lo aspetti un giardino dalle aiuole fiorite che gli dicano le leggi della natura, del rispetto, dell'obbedienza reciproca. Fra l'aure imbalsamate, fiore egli stesso, sorride ai fratelli e li accarezza, si aggira fra l'innocenza e la vita. (
Il territorio eminentemente agricolo dà un'enorme percentuale di abitanti contadini i quali vivono l'intera giornata tra i lavori di campagna, lasciando i piccoli soli nelle misere e sotterranee stamberghe ove pullulano in 7 od 8; e peggio ancora li trascinano nel lungo tragitto quotidiano per il quale essi sciupano prematuramente tanta energia e restano poi a razzolare con le galline, sudici, mal vestiti e mal nutriti.
Questa istituzione asservita all'esoso gioco di Congregazioni di carità, di enti morali, ecclesiastici, di associazioni private risente in tutto l'avidità del comando, dell'oppressione raffermando la sua utilità per quanto concerne una refezione calda, un rifugio dalle intemperie, un luogo di ricetto. Ed anche così diceva la relazione d'un Regio Provveditore, anche così l'istituzione è altamente umanitaria.
Aule prive di luce, di aria, affollatissime e per conseguenza focolai di malattie infettive scarsissimo materiale didattico e di consumo, suppellettili che ricordano il 500 ecco il carattere generale di moltissimi Asili che allignano un pò dappertutto nella nostra
Nè sorte migliore è riservata a quelle tante fornite di diplomi e benemerenze: 40 anni di lodevole insegnamento riconosciuti da autorità competenti crollano ogni due anni per la Direttrice dell'Asilo del Capoluogo per evitare che impossibilità al lavoro possa vantare diritti acquisiti!! E dinanzi all'onorificenza conferitale per 8 lustri di lavoro costante ed affettuoso un intero consiglio di amministrazione non sa trovare la parola di compiacimento disinteressata e doverosa. E dopo 40 anni giunge la notifica della tassa del monte pensione! Tale miserabile trattamento si ripercuote financo nella conoscenza del pubblico - che apprezza i meriti dalla valutazione che proviene dal governo prendendo per indice la condizione giuridica o lo stipendio.
Persino nella classe magistrale rappresentiamo un nulla; ecco perchè il personale di educazione è in relazione dell'1,45 per ogni Asilo. "Le figlie di nessuno le 8000 maestre d'Asilo hanno bisogno di essere ridente, d'aver fede ed entusiamo per compiere il proprio apostolato. Non sarà mai possibile migliorare l'Asilo senza preparazione concorde al personale, al quale urge però uno stato giuridico e sociale".
E si gridi ancora alla nostra apatia, non è facile comprendere l'ansia che essa reprime; propaganda, associazioni che numero di contingente potrebbero dare con elementi così eterogenei? Signori, la storia attraversa un momento assai diverso; siamo all'alba della scuola che si rinnovella; non è più il caso di pubbliche e private beneficenze e se l'educazione infantile indirizzandosi alla generalità dei cittadini deve penetrare fra gli stati infimi del nostro popolo non può a nome della stessa civiltà piegare continuamente il capo alle vicende politiche. Ad ogni congresso si è acquistato terreno: la promessa si è estorta, facendo divampare un fuoco rigeneratore. La frequenza degli Asili non sempre è relativa all'ambiente: se le azioni buone aspettassero il plauso altrui che delusione sarebbe ad esse serbata.
L'uomo ignorante non sa concepire l'utile se non ne vede l'immediata applicazione. All'Asilo non si fa leggere, non si fa scrivere, non si insegna la calza, il catechismo: che prò mandarvi i figliuoli? un soldo al giorno e via alla "scoletta" privata che fa la concorrenza più odiosa all'Asilo.
E poi l'Asilo dà la refezione ma fatti grandi ci si vergogna d'averla accettata; mentre altro che refezione ci vorrebbe. Certi indumenti primissimi sono usati dal nostro popolo soltanto d'inverno, ecco perchè con la primavera ridente, col risveglio della natura si fa in fretta a metterli da parte e naturalmente l'Asilo si abbandona. Tali ineluttabili verità della vita hanno bisogno di una risoluzione immediata. A tutta l'importanza rigeneratrice, umanitaria va collegata l'influenza diretta che tale istituzione esercita in rapporto colla scuola. L'azione educativo non si mostra mai isolata, il completo svolgimento di tutti i periodi della vita dipende senz'altro dallo sviluppo singolo di ogni periodo.
Senza scuola infantile non vi può essere buona scuola elementare, questo anello di congiunzione porge il fanciullo con dignità di scolaro, con amore alla scuola ed al dovere; la volontà avvezza alla lotta, il cuore pronto a gustare la felicità di apprendere.
Salviamo l'infanzia, dicevo, redimiamo la scuola. Colleghi, troppo tardi lo stato assume la responsabilità dell'uomo; le istituzioni sociali prosperano se sono assecondate dalle masse; facciamo dunque che il secolo 20° il quale ha riaffermato i diritti dell'uomo annoveri questa fra le sue più belle vittorie. Da questo primo e solenne Congresso Lucano il voto di un'ardente educatrice dell'infanzia negletta suggerisca la parola ammonitrice per tutti!
Si stimolino in ogni comune, in ogni borgata, le iniziative a prò dell'infanzia; si agiti il popolo a reclamare il diritto pei figli suoi, si stornino i fondi che oggi servono per inutili feste; l'agitazione ha bisogno di essere mantenuta viva in una causa santa come questa.
E qui il mio pensiero vola riverente alla memoria d'una benemerita concittadina, la madre dell'Onorevole Mango. Questa fa pia ogni anno benedire alla sua memoria: più di cento nostri piccini nel giorno anniversario della sua morte hanno dal suo consueto obolo, un dolce, un sorriso di più.
Tornando ai miei bimbi, signori, alla vita di elezione, nel loro bacio nella loro carezza avrò la ricompensa più bella alle povere parole spese per loro!
Tornando o colleghi, al lavoro, fate che accanto alla vostra scuola finalmente sorga un Asilo benedetto, dite quanto sia necessario alla vostra opera una azione preparatoria, dite per me alle mie compagne di fede e di pensiero che anche dalla
L'Assistenza Scolastica in durante la guerra - Relazione svolta il 29 aprile 1917 nella sala del Consiglio Provinciale in davanti ai Maestri della Provincia convenuti pel 2° Congresso Magistrale Lucano
Società tipografica La Perseveranza
1920
Egregi Colleghi, Signori!
All'inizio della presente ora storica, un illustre uomo di Stato -
« L'
L'appello riguardava da vicino «i maestri elementari», antesignani di civiltà e di progresso: e il Consiglio direttivo dell'Unione magistrale nazionale si affrettava a pubblicare:
«Siano i 70.000 maestri italiani gli organizzatori della coscienza nazionale; sia ogni scuola il centro di un'attività che alimenti e ritempri il coraggio e le speranze; sia ogni educatore esempio, ammonimento, sentinella avanzata della mobilitazione civile, cui è affidato l'importantissimo compito di tener salda la volontà del Paese nell'ora del cimento supremo, cui sono legate le fortune della Patria».
Era, quindi, indispensabile, specialmente per ragioni di saggia politica interna, tenere strettamente uniti, in comunione perfetta di spiriti e d'intenti contro il nemico comune, tutti i cittadini d'
Urgeva, anzitutto, assicurare la continuità della scuola, a qualunque costo, anche a farla funzionare all'aperto, per trovare la possibilità di raccogliere intorno al maestro gli alunni e sottrarli alla strada, per sollevare così le famiglie dalla assillante preoccupazione della vigilanza su' figliuoli non atti al lavoro. E, raggiunto questo primo compito, un intero programma di assistenza scolastica si profilava: Procurare la refezione a' bambini poveri ed a' figli de' richiamati, ove questi non trovassero nelle loro case il nutrimento necessario; chiamare a contributo i Patronati, i Municipi, gl'Istituti pubblici, i privati cittadini, per raccogliere i fondi necessari ed assicurare la continuità della refezione; riunire insieme, spesso, le famiglie de' bambini assistiti e i bambini stessi, per spiegar loro le ragioni che indussero l'
E la «classe magistrale», con alto senso di patriottismo, quale richiedeva il solenne momento, si accinse alacremente all'opera. In tutta
Ma, purtroppo, scarsa fu la cooperazione che gl'insegnanti trovarono negli Amministratori e ne la popolazione civile, specie in
Prima dell'inizio della guerra, nella provincia di
E ne' Ricreatori delle scuole elementari: Conversazioni e lettura de' bollettini del Comando Supremo e cronaca de' fatti d'arme più importanti; letture ricreative, morali, istruttive; canto, ginnastica, lavoro manuale e lavori donneschi; e, anche, la preparazione di quegli alunni, figli di militari, che negli esami della 1a sessione dell'anno scolastico non avevano meritata la promozione. Funzionarono così 28 Asili, in cui vennero assistiti 1555 bimbi, in maggioranza al disotto de' sei anni; e altrettanti Ricreatori, in cui trovarono assistenza 2273 fanciulli fra i 6 e i 12 anni. In parecchi Asili e Ricreatori fu distribuita la refezione gratuita, fredda o calda. Vanno citati, a titolo d'onore e d'incoraggiamento, i Ricreatori di
Nell'anno 1915-16, alle Amministrazioni degli 82 Patronati scolastici esistenti ne' Comuni della Provincia, furono concesse
a) dal «fondo comune» (legge del 1911) L. 9720
b) da' fondi a disposizione della Commissione pel Mezzogiorno L. 12650
In totale L. 22370
Per la stessa destinazione, nell'anno in corso, sono state concesse:
a) per la legge del 1911 L. 9720
b) per quella del Mezzogiorno (1906) L. 12010
In totale L. 21730.
Furono poi assegnate alla provincia di
Nell' anno scolastico in corso funzionano, provvedendo alla refezione, i Ricreatori di
Questi dati - abbastanza eloquenti nel loro mutismo - non hanno bisogno di molti commenti:
Ove si consideri solamente che ne' 126 Comuni della Provincia e nelle dipendenti Borgate funzionano 851 scuole con 1300 classi, frequentate da 37097 alunni d'ambo i sessi, e che la percentuale media degli alunni bisognosi è di 40 per ogni 100 alunni iscritti nelle scuole, mentre quella, media, de' figli di militari poveri è almeno di 20 per ogni 100 scolari: ciò che dà un totale di circa 15000 alunni da soccorrere nell'intera Provincia; ove si pensi che di essi, circa 4000 ricevono un aiuto qualsiasi (refezione, libri, scarpe, indumenti), si comprenderà facilmente quanto cammino resti ancora da percorrere, perchè l'assistenza possa far fronte alle necessità più impellenti di tutti gli alunni bisognosi. In
Nella lentissima sua ascensione, di oltre un trentennio, il Patronato ha visto spuntare in
Sono spuntate, si, nelle città dove l'occhio intelligente di Amministratori accorti vedeva oltre la soglia della scuola primaria, dove la facile acquisizione de' mezzi finanziari offriva il terreno propizio pel loro sviluppo. Ma dove la vita pubblica si dibatteva fra le strettorie de' bilanci stremati, dove l'ambiente si presentava come terreno refrattario, dove mancavano gli uomini e le risorse necessarie, la scuola non poteva essere considerata che poco più della scoletta medioevale. Malauguratamente, l'istituto del Patronato, che - quale è concepito nel Capitolo VIII della legge del 1911 - doveva mirare a far della scuola non solo uno strumento d'istruzione ma una palestra di educazione e di previdenza sociale, ha visto il suo concetto informatore incrinato da interpetrazioni regolamentari, sia per ciò che riguarda la sua autonomia, lasciata alla mercè delle Amministrazioni comunali, sia per ciò che riguarda il suo funzionamento. Da una parte, quindi, col finanziamento timido e manchevole - quale quello offerto dal Regolamento - e lasciato in balìa delle fortune locali, si veniva a privare i Patronati de' piccoli Comuni del sangue necessario per vivere; dall'altra parte, esagerati criteri d'autonomia amministrativa, gretto senso di altruismo partigiano, malsana diffidenza, scettica indifferenza hanno impedito il libero svolgimento della Istituzione. Per esempio: con le nuove provvidenze ne' riguardi de' «beni dotali» e con l'ultima Circolare ministeriale sull'assistenza scolastica, si rafforzava il concetto informatore del Patronato e se ne accresceva l'importanza sociale co' nuovi e non facili doveri; ma è fuori dubbio che in quasi tutti i Comuni di
Contributo de' soci (I soci sono gli stessi componenti il Consiglio d' amministrazione del Patronato) L. 30,00
Sussidio dello Stato (lordo) L. 300,00
Contributo del Comune L. 200,00
Introito netto della Cooperativa L. 200,00
In totale L. 730,00
con cui si debbono soccorrere 450 alunni poveri! E non aggiungo altro!
Signori!
I provvedimenti che noi invochiamo dal Governo chissà quando verranno, se pure verranno! Intanto cerchiamo di salvare il fanciullo: ch'egli non imiti il nauseabondo turpiloquio della piccola teppa randagia, ch'egli non faccia della strada il facile convegno delle sue gesta infantili! I bisogni civili si addensano, è vero, sull'orizzonte della Patria, e richiedono il contributo delle braccia e del pensiero, la tranquilla operosità di chi è rimasto al solco o alla macchina, negli uffici o ne' commerci; si richiede, è vero, sacrificio di maggior lavoro, gettito di maggior energia: e ciò perchè la vita civile non abbia a subire ristagni o soste dannose; si richiede l'aiuto impellente per chi, oltre al disagio economico, soffre per le ferite morali... Ma fra tutte le opere di solidarietà civile, che vanno organizzandosi in fitta rete nelle città vaste come nei villaggi più sconosciuti, fra tutte le mani che si tendono al soccorso materiale, fra tutte le voci che sgorgano dalla perenne sorgente del cuore, non v'è altr'opera che uguagli quella della «scuola», non v'è altra mano che si presti a più alta seminagione morale, non altra parola, che possa consigliare e confortare con maggiore ardore e più genuina carità di quella del «maestro elementare».
Si può pensare, col pianto nel cuore, al muto dolore di una madre, allo spasimo dolorante di uno spirito vedovato, cui la miseria inasprisce il deserto dell'anima; ma non si può sopportare la vista di un volto emaciato di fanciullo, quando il dolore riflesso vi riga una lagrima inconscia e la miseria vi scava una ruga di sofferenza: questo dolore, o Signori, domanda qualche cosa di più che un pezzo di pane o un bacio: esso domanda tutto il calore di una lunga assistenza. Ecco perchè io non esito a porre in prima linea, fra i maggiori doveri del presente, quello dell'assistenza educativa per tutti i fanciulli che ne abbisognano; ecco perchè, col più saldo convincimento, affermo che l'alta funzione educativa della scuola, specialmente nell'infanzia, non può, non deve mancare un sol momento. Questa è l'ora nostra: non perdiamo un minuto, organizziamo la benefica opera dell'assistenza, con alacrità e prontezza; facciamo sentire, alta, la nostra voce in seno a' Comitati; reclamiamo tutti gli aiuti morali e materiali per i nostri bimbi; strappiamo, da tutto ciò che è capace di fornirle, le generose faville animatrici.... E per la cooperazione che richiederemo dagli altri, pel piccolo sacrifizio nostro, ci sorriderà l'animo al sorriso di gratitudine di tanti padri lontani, sulle Alpi nevose o nel mare infido; al sorridere di tanti innocenti orfani di eroi, di tante madri in gramaglie; avremo il conforto di aver cementato le basi della nostra istituzione in un' ora solenne per la Patria nostra ; avremo l'orgoglio di preparare i suoi figliuoli per un avvenire più fulgido e più grande, di pace e di lavoro, di giustizia e di pietà.
Presento, quindi, all'approvazione del Congresso il seguente «ordine del giorno»:
IL CONGRESSO
Notando che l'assistenza scolastica agli alunni poveri e a' figli de' militari richiamati alle armi, nelle condizioni in cui ora si svolge, è ben lungi dal rispondere a' bisogni del presente momento storico; Attendendo che il Governo modifichi le disposizioni della legge 4 giugno 1911, riguardanti l'istituto del Patronato scolastico;
FA VOTI:
a) Che, indipendentemente da ciò che può fruttare la propaganda specifica, fatta da' membri del Patronato e dagl'insegnanti, fra privati e presso enti, lo Stato imponga, per legge, un contributo obbligatorio, da versarsi al Patronato pe' fini dell'assistenza nella misura di 1 lira per ogni abitante residente, e ne la proporzione di 3/10 di lira dal Comune, 3/10 dalla Provincia, 4/10 dallo Stato;
b) Che lo Stato concorra, eccezionalmente, ad integrare il contributo del Comune, nel caso che questo si trovi nella impossibilità di poterlo versare;
c) Che le istituzioni sussidiarie che funzionano durante la guerra, siano conservate anche dopo;
d) Che in ogni Comune sia resa obbligatoria l'istituzione di un Ricreatorio, con l'obbligo di fornire la refezione calda agli alunni bisognosi delle scuole elementari.
(La relazione e l'ordine del giorno vengono approvati per acclamazione)
notes alpha
notes int