
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1901 - 1922
author
title
Vita scolastica 1901 - 1922
bibliography
- D. Ridola, In memoria di Michele Torraca, Matera, Tipografia Conti, 1908
- A. Colucci, L'inaugurazione della bandiera della società magistrale melfese "Andrea Angiulli" e la scuola popolare. Discorso pronunziato il 15 dicembre 1907 nella Sala della Società Operaia, seguito da due corrispondenze del benemerito insegnante signor Antonio Pesce, Melfi, Tipografia A. Liccione, 1908
- In memoria di Emanuele Gianturco, Potenza, Tipografia La Perseveranza, 1908
- Antonio di Muro, Discorso d'occasione nel Ricreatorio popolare di Potenza, Potenza, Tipografia Spera, 1908
- Statuto dell'Associazione magistrale lucana, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1913
- P. Di Nunno, Il ricreatorio educativo a Montemilone, Melfi, Tipografia editrice F.lli Insabato, 1910
- E. Franciosa, Melfi e il suo ricreatorio, Melfi, Tipografia F.lli Insabato, 1911
- V. Cantarella, Programmi didattici per la 1 2 3 classe elementare, Melfi, Tipografia Liccione, 1913
- E. Franciosa, Melfi e il suo ricreatorio Vol.II, Melfi, Tipografia Ercolani, 1916
- G. Bonitatibus, La scuola industriale in Basilicata. Prolusione all' anno scolastico 1903-04, nella R. Scuola d'Arti e Mestieri di Potenza
teibody
In memoria di Michele Torraca. Parole pronunziate nell'aula del R. Liceo Duni il XXIII giugno MCMVII
Tipografia Conti
1908
Gentili Signore, Signori Egregi, Giovani Carissimi,
Sto qui innanzi a voi per commemorare
Il Consiglio di Amministrazione di questo Convitto Nazionale, in due sedute del 26 settembre 1906 e 26 gennaio 1907, su proposta del Rettore, con voto unanime, deliberava questa commemorazione, e volle che fosse sincera, affettuosa e solenne, e che si dovesse compiere nel corso di quest'anno scolastico e prima che gli alunni convittori tornassero alle proprie case. Fu savia la proposta, perchè era doveroso questo tributo di riconoscenza a colui, che fu
magna pars
della legge a favore della
La gratitudine non è dote del cuore umano
. Dirò pure che di questa commemorazione è stato anche bene scelto il tempo, che può parere, ma non è, tardivo; perchè oggi, cessata l'emozione della tragedia, il giudizio nostro su lui può riuscire più imparziale e sereno. Oggi (che Dio sa quanti amici solleciti ed anche beneficati della vigilia lo avranno dimenticato!) tocca a noi, a noi almeno, di mostrarci memori e riconoscenti.
Tutto fu ben pensato, preordinato e ben scelto salvo l'oratore. Infatti io non posso arrogarmi la pretesa di giudicare
D'altra parte non è cosa agevole dir tutto e dire esattamente di coloro che, conformando le proprie azioni al sentimento altissimo del dovere, vissero compiendolo sempre, senza aspettare il plauso della gente e paghi soltanto di quello che viene dalla propria coscienza. Costoro sono per natura modesti ed obbediscono alla voce interna che addita il da fare e la via da tenere, e quello fanno e questa seguono, senza curarsi della folla e spesso camminando a ritroso di essa.
È per questo, miei cortesi uditori, che fin dall'esordio devo invocare tutta l'indulgenza vostra, tutta quella benevolenza di cui sempre mi deste larghissime pruove e, come fonte di eloquio, mi affido all'affetto fraterno che a Lui mi legava e che può dentro dettarmi quel che io debba significare.
E, prima di entrare in argomento, consentite che io rivolga il mio dire specialmente a questi carissimi giovani che dalla vita d'un uomo esemplare possono trarre utili ammaestramenti. Consentite pure che, come è mio costume, faccia patti chiari e che chiaramente mi spieghi da principio.
Da una parte rammento il detto di
nemici della peggior risma gli adulatori
, e dall'altra considero che
un pettegolo nano pomposo
perchè ne consegua che io debba qui
scialacquarne l'apoteosi
.
miles gloriosus
della commedia di
ho mille staia di monete d'oro
, perchè lo schiavo Palestrio, secondando la millanteria di Pirgopolinice, si sentisse in dovere di aggiungere:
e non è questo il solo tesoro del mio padrone; egli non possiede mucchi di argento, ma ne ha delle vere montagne che son più alte dell'Etna
.
Non è questo il caso nè per lui nè per me. L'amico mio invece possedeva veramente un tesoro d'intelligenza, di probità, di carattere, di cuore e di operosità e non volle vantarsene mai. A me quindi basterà mettere in luce questo tesoro vero ed autentico, assegnandogli i giusti confini, e risulterà che esso era in lui veramente grande ed inestimabile. Questo io mi accingo a fare. Se tentassi di esagerare, offenderei la sua memoria. Se lo avessi fatto quando era vivo, avrebbe finito per negarmi la sua stima ed avrebbe seccamente e fieramente esclamato:
questo è mio, lo voglio e mi basta; del resto non so che farne!
Stabilita così la mia tesi, tratterò alla meglio e più specialmente della sua fanciullezza, di come seppe diventar uomo e quale uomo veramente fosse stato poi come pubblicista, come Deputato e come Consigliere di Stato.
Giovani carissimi, il Rettore di quel tempo non era quel garbato, fermo e solerte galantuomo che risponde al nome di
Fra i più minuscoli allievi di quel tempo v'era un nipote del Rettore che dava tanto da pensare al rispettabile zio, il quale non sapeva trovar modo d'imporre la sua immensa, incontrastata autorità anche su quel marmocchietto perpetuamente galvanizzato. Chi doveva dire, chi poteva profetare che egli dovesse un giorno diventare l'emerito e grave professore d'Istituzioni Romane nell'Università di
accademie
, ed erano una specie di saggio letterario di prose e di versi, che noi giovani recitavamo nelle occasioni solenni.
Ma qui alcuno arriccerà il naso e farà il muso torto dicendo in cuor suo: ma che ci andate contando di un tempo assai remoto, semibarbaro e di oscurantismo, in cui per necessità si doveva essere dei cretini e dei colli torti! No, cari signori, e ve lo proverà l'esempio cavato da una di queste sopramenzionate accademie.
Muore
In quanto al secondo tema di auguri al giovine Re, da cui allora si sperava tanto, fu ben altra cosa, l'argomento mi parve bello e promettente, e vi posi a contributo tutte le mie idee di quel tempo sull'
Silenzio! Innanzi al fervido
Precoce mio pensiero
L'età vegnenti danzano
E si appresenta il vero.
E mi è parso opportuno rammentare queste bagattelle per dimostrare che, fin da quegli anni, fui compagno ed amico di
Di ritroso fanciul seguendo il metro Quando la madre ai suoi trastulli il fura
Che il piè va lento innanzi e l'occhio indietro.
Poco dopo, muove di là per
come il viggianese con l'arpa al collo, traendo seco il suo fratellino
. In queste parole parmi che egli abbia voluto sintetizzare due nobili concetti, vale a dire che egli partì armato solo della sua energia, della sua intelligenza, degli studii fatti della volontà di compierne altri piú vasti e profondi ed infine e sopratutto di quella fede coraggiosa di potere col suo lavoro, bastare a sè stesso e all'educazione del suo fratello.
A mio credere è proprio a
combattere la camorra
.
Superate tante aspre difficoltà, l'uomo era fatto ed era fatto sul proprio stampo, perchè, guerriero intrepido ed ardimentoso, aveva scritto sullo scudo del suo carattere il motto antico «
non flectar
» e sulla corazza della sua probità l'altro motto «
potius mori quam fœdari
.» Oh dicano quel che si vogliano i saccenti ed i facili dottrinarii moderni, dicano quel che vogliono gli scaltri utilitarii ed i pieghevoli opportunisti del giorno, pronti a tutto pur di arrivare, per me questo tipo di
selfmade man
, non frequente nella nostra razza, di quest'uomo che per virtù propria e per via retta, seppe ascendere dal nulla alle più eminenti posizioni sociali, è il più bel tipo che io mi conosca ed innanzi a cui tutti dovrebbero sentire il dovere d'inchinarsi con reverenza.
Sì, giovani dilettissimi, la personalità di
Lo ripeterò cento volte, la figura, il carattere, la personalità di
E qui mi piace scagionarti dalla mala interpretazione che taluni vollero dare a questa tua forma esteriore. La dissero ruvidezza che pareva alterigia, indifferenza o sprezzo, come tu pure
avessi la terra in gran dispitto
, e te ne fecero una colpa e ti paragonarono ad Amleto. No: Tu non eri amico delle apparenze e della vernice; a te non arrise la sorte negli anni tuoi migliori; fu aspra e lunga lotta la tua, tu guardasti sdegnoso tante brutture umane, (del marcio ve n'è in Danimarca ed anche altrove!) tu salisti l'erta montagna della vita per sentieri aspri e selvaggi, e sudasti tanto a raggiunger la vetta! - Che meraviglia che lassù tu avessi l'apparenza di uomo stanco, annoiato e sprezzante ? Si comprende bene che coloro che vanno sulla montagna in carrozza, in lieta compagnia e con un buon desinare debbano avere l'aria sorridente. Facile e sorridente la virtù del ricco che non piega al male, perchè non sente la necessità di farlo. Ma la virtù del povero che non s'infanga, pur aggirandosi fra la turba dei gaudenti, che riuscirono per losche vie, questa virtù è magnanima eroica, sublime. E per praticarla occorre una lotta aspra e perenne, che tortura l'anima, logora le forze ed imprime nella persona un'apparenza di sprezzo, di noia e di tristezza che diventa poi abituale!
A
Eppure quanta trasformazione si era compiuta nella mente e nell'anima di
Preferisco perciò andar spigolando e riferire autorevoli giudizii altrui.
Ed eccone alcuni.
L'uomo ed il pubblicista
.
«Nell'austerità della vita e sotto un'apparenza fredda ed orgogliosa, ebbe semplicità di modi e gentilezza di animo. La morte stessa sua, così poetica, sulle balze dell'Alpi a fianco ad un mazzolino di edelweis, ce lo mostra nell'aspetto suo vero, così diverso da quello che all'esterno appariva. (On. Riccio).
«Fu detto di lui che fosse uomo freddo e poco socievole. Nulla di tutto ciò. Sotto quella veste apparente nascondeva gentilezza di animo e nella conversazione era arguto e piacevole. (On.
E sul pubblicista son parole sue riferite dall' On.
«Giornalista e deputato e giornalista più che deputato, perchè dal giornalismo ho tratto e traggo gli onesti ed onorati mezzi della mia esistenza.»
«Per lui la stampa era un altissimo ufficio; era una missione, un sacerdozio. Nella lunga sua vita di pubblicista del Popolo d'
«Fu giornalista forte, vigoroso, uno dei più acuti nella stampa italiana, polemista rude, efficace, senza tergiversazioni, che andava dritto allo scopo coraggioso e retto... Scrittore robusto ed incisivo si esprimeva con invidiabile potenza, eleganza e chiarezza di stile... Fu pubblicista geniale, completo e moderno nel miglior senso della parola... In un momento difficile della sua vita, quando seppe che il Dritto, del quale era direttore, era venduto ad una società straniera, egli preferì perdere una delle più belle, delle più proficue posizioni giornalistiche, pur di non dare l'opera sua a servizio di una causa che non poteva essere la causa italiana. Molte volte idee ardite e liberali trovarono in quest'uomo modesto ed austero, che pareva, e non era, rigido conservatore, il loro difensore ed il loro propagandista». (On. Riccio.)
Il Deputato
.
Nel 1886 viene eletto rappresentante del collegio di
«Rifulse alla Camera per le stesse molteplici virtù. Collaborò in varie ed importanti Commissioni, fu presidente della Commissione di vigilanza della Biblioteca della Camera, membro della giunta permanente per il regolamento interno, e della Giunta delle elezioni, relatore di varii disegni di legge, tra cui quella per la revisione delle liste elettorali, ultimo per ragion di tempo, ma tra i primi per importanza e per l'affetto da lui dedicatovi, quello per i provvedimenti a favore della
«Nella Camera dei deputati egli stesso diceva spesso: "io sono per quanto è possibile inchinevole al silenzio"; però non tralasciava di prender parte alle discussioni, quando era incitato a parlare e quando il suo dovere glielo imponeva. Il suo discorso era sempre breve e logico, per quanto elevato nella forma ed equanime». (On.
Fu applauditissima ed è rimasta memoranda una sua esclamazione, quando, dopo Adua e poco dopo la caduta di
Infine quando
Il Consigliere di Stato
.
É
Ma se dovessi intrattenermi ancora su queste citazioni e giudizii non la finirei più e vi annoierei più di quanto non abbia già fatto. Non posso tacerne due. La Tribuna che non gli fu amica, diceva: «Lo abbiamo avuto anche noi avversario, ma faceva piacere averlo come tale perchè corrette e cavalleresche furono le sue forme di battaglie.
E l'Avanti, col quale fu in perpetua lotta, scriveva: «Noi che gli fummo avversarii dentro e fuori il Parlamento, dobbiamo pure ricordare di lui la tenacia montanara dei propositi, l'indiscutibile lealtà politica e personale e - cosa pur troppo rara nei tempi che corrono - la fiera e dignitosa onestà dei costumi, della vita, degl'intendimenti».
E rammenterò pure che lo Stato gli decretava pubbliche onoranze funebri, che riuscirono imponenti come quelle di un Re.
Ed ancor poche parole, che saran rapide come l'ultima scena del dramma che diventò tragedia.
carnera
. Avanti ancora! Bisogna coglierli gli stupendi
edelweis
che sono lassù. Avanti, più in alto sull'orlo del precipizio, avanti!... Il piede vacilla e sdrucciola, la mano inguantata mal si aggrappa alla rupe, cade nell'abisso che inghiotte ed uccide inesorabilmente. E nell'angoscia suprema: Ahi la consorte, le nipoti, il fratello!... Ahi gli amici, il collegio, i doveri non compiuti!... Ahi la morte inopinata, miseranda ed orrenda!
Giovani
,
Ed ora, giovani amici, venite meco a raccoglier fiori sulle montagne. I fiori gli furon cari. Raccogliete fiori selvaggi dai bei colori e dal profumo acuto dei monti nostri, solo quelli, non i perfidi edelweis che lo tradirono. Raccoglietene a piene mani e venite meco a covrirne la tomba!
E se le misteriose, mirabili forze che reggono quel mondo che non è materia, se la piena degli affetti di quanti siamo qui radunati potesse indirizzarsi per una linea sola, tu, per un istante torneresti fra noi sotto le antiche sembianze e ti direi: Sorridi, di quel mesto sorriso che raramente errava sulle tue labbra, sorridi a questa balda gioventù, speranza dell'avvenire, sorridi per l'ultima volta all'amico tuo che ancor ti piange!
L'inaugurazione della bandiera della società magistrale melfese "Andrea Angiulli" e la scuola popolare.
Discorso pronunziato il 15 dicembre 1907 nella Sala della Società Operaia, seguito da due corrispondenze del benemerito insegnante signor Antonio Pesce.
Tipografia di Antonio Liccione
1908
SIGNORI,
Allorquando quest' illustre Ispettore scolastico, per un maggiore incremento della scuola, organizzò la Società fra gl' insegnanti elementari della circoscrizione a lui affidata, ed invitò me, quale vice-presidente dell'associazione, ad illustrare il fausto avvenimento cittadino della inaugurazione della Bandiera sociale, vi confesso che esitai alquanto ad accettarne l'incarico, pensando alla responsabilità che me ne sarebbe derivata, assolvendo il mio compito con un semplice rituale discorso, ispirato a poesia ed a vana retorica. E fra la preoccupazione di mancare in tal guisa di rispetto alla dignità vostra e dei tempi presenti, e l'altra di saper trarre profitto da questa geniale riunione, promovendo nella nobile cittadinanza un vivo interessamento per la scuola abbandonata, dubitai, come dissi, d'assumerne il gravoso incarico, ma le insistenze affettuose del superiore vinsero, ed eccomi qui a ricever l'onore di rivolgere la parola ad un uditorio così eletto, non senza esser preso da quella trepidazione che invade chi affronta un pericolo nell'incertezza di superarlo.
La festa che ci fa qui, dunque, convenire, e che suscita in noi un sentimento che apre il nostro spirito alla letizia, è la festa civile dell'uomo evoluto che piglia il posto della festa del fanatismo e dell'ignoranza. Quale alto e nobilissimo sentimento è mai quello che desta in noi l'associazione, la fratellanza umana !
L'io vien fuori; esce, dirò così, dalla solitudine dell'egoismo, come a diporto, per stringere fraternamente alleanza con gli altri spiriti; e, incurante delle formalità prescritte dall'orgoglio perchè assorbito del tutto dalla letizia presente, nota che anche il sentirsi uguali, veri fratelli liberi dal veleno della presunzione che fomenta la lotta, è benefico!
Signori, è davvero un alto e nobilissimo e proprio benefico sentimento quello che desta in noi l'associazione, la fratellanza umana! Sentire, pensare e moversi insieme, ed eliminare l'odio deleterio, pare che sia la legge della vita tanto per l'uomo individuo che per l'organismo sociale: pare che l'uomo sia predestinato ad essere la cellula vivente della società, e che la società sia davvero l'organismo perfetto ed assoluto: pare che l'uomo non possa essere mai perfetto, mai felice se non piegando l'orgoglio a considerarsi parte e non tutto. Quando l'uomo sentirà la coscienza sociale in luogo dell'egoistica o brutale coscienza individuale, solo allora l'umanità potrà dire di aver fatto un gran passo.
Lo stesso collegamento pare che esista tra l'umanità e la terra che l'accoglie, tanto vero che l'umanità contravviene, direi, alla Legge dell'ordine quando vuole spiritualizzarsi troppo e credersi a sua volta, come un organismo assoluto, a segno da considerare questo vecchio mondo come ad essa estraneo del tutto. Pare insomma che la legge della gravitazione sia universale davvero! Di qui è che il rodersi nell'inazione, nella ristrettezza, nell' oscurità dell'egoismo è morte: laddove la felicità, che è il risultato del conformarsi alla legge dell'ordine che impera sulla natura, ci vien data dall'operare insieme, che è quanto dire dalla cooperazione.
L'associazione ci dà proprio quell'idea di forza superiore che integra la debolezza umana. L'uomo individuo pur troppo sente che è come una festuca in balia del vento; e che per star fermo e sicuro, debolezza vacillante com'è, ha bisogno di aggrapparsi a qualche cosa. Forse per questo sentimento di sfiducia di sè, di incompletezza, sentì il bisogno di ammettere potenze superiori e d'invocarne l'aiuto: certo fu questo sentimento che rese possibile l'esistenza del despota dalle vaste clientele.
Si tratta ora di far erompere la luce, e di convincere il povero essere debole e incompleto che, per sentirsi sicuro, deve aggrapparsi al nuovo Dio, alla nuova forza superiore, che è l'associazione.
Per convincersi, riflettendo sopra un successo insperato, che l'associazione è davvero la forza che può integrare l'individuo, basta dare uno sguardo retrospettivo al cammino percorso dalla grande U. M. Nazionale. L'umile maestro non curato e vilipeso dalle piccole oligarchie presuntuose e malvage dei villaggi e dei piccoli borghi, sentì più che mai il bisogno d'invocare una forza da contrapporre ai soprusi dei despoti; e accettò giulivo la proposta di alcuni generosi, che, indovinato il bisogno, promossero l'associazione. E l'umile maestro per essa oggi si afferma; e offre un nobile esempio di organizzazione alla diletta patria nostra.
La festa che, testè dicevo, qui ci raduna non è più l'orgia dell'uomo incosciente, il quale piglia pretesto dall'adorazione d' un Santo, per sfogare le sue tendenze brutali nel chiasso, nel bagordo plebeo e nauseante. La nostra invece è la festa dello spirito illuminato, infrangente i gioghi secolari, frutto della menzogna e del vizio, è festa della riabilitazione, del riscatto dell'uomo.
Di qui debbo trarre una confortante illazione che onora tutti voi, o signori; ed è che, se voi lasciaste le vostre ordinarie occupazioni per convenire a questa festa dello spirito, avete tutti il diritto di dire che costituite la classe eletta, la nuova nobiltà dei coscienti, degl'intellettuali; voi, apostoli della scuola, siete i degni di portare sempre avanti, come l'avanguardia dell'umanità organizzata, questo glorioso vessillo di civiltà che oggi inauguriamo. (
A questo punto, le alunne gli alunni delle classi elementari superiori sciolgono un armonioso canto, e vien fuori la Bandiera ch'è accolta da fragorosi evviva, ed ammirata in tutto il suo splendore del serico tessuto, e dei fini e concettosi disegni eseguiti dal Prof. Luigi Rubino). A voi, alla nostra scuola, come a nuovo faro dell'umanità, la società volge le sue speranze per trovare un suo migliore assetto morale ed economico.
Oggi infatti che in ogni angolo della nostra regione ardentemente gli animi si appassionano attorno al grande problema del secolo, come al
Di quale gravità siano l'uno e l'altro male, rilevasi dalla considerazione che gli stati più civili, impensieriti dalla libera ammissione degli analfabeti nei loro paesi, ne vanno vietando giorno per giorno l'immigrazione, e che le spese di custodia dei carcerati, nel nostro Stato, importano solo 30 milioni in meno di ciò che si spende per la pubblica istruzione. Non è da mettersi in dubbio che l'analfabetismo sia la causa prima dell'arresto del nostro progresso morale, poichè i seguenti altri dati statistici mentre provano la benefica influenza dell'istruzione sulla diminuzione della criminalità, giustificano la lotta che le autorità scolastiche impegnano contro l'ignoranza del nostro popolo. L'
La guerra contro l' analfabetismo, come ammonì alla Camera, non è molto, l'On.
Ed anche per questo il monito ci viene di fuori, dagli
«Le condizioni della società moderna sono mutate d'assai; è tutta una nuova vita che si va formando e svolgendo fra i continui mirabili progressi della scienza, nelle sue molteplici manifestazioni, sospinte dalla organizzazione di tutte le energie lavoratrici, che appunto nel lavoro, e nei vincoli della solidarietà rafforzano il proprio ideale che le sottrae al predominio di classi intellettualmente e moralmente noiate ». È tutta una nuova vita che esige ben altra preparazione di quella che può venir dalla conoscenza dell'abbici.
«In tutte le forme della produzione, soggiunge Sua Ecc.za
Lo stimolo educativo varia col mutare dell'età dell'alunno. La scuola elementare non può bastare da sola, perchè nell'età dei fanciulli ch'essa raccoglie, non si ha lo sviluppo organico dell'adolescente in cui si svolge il sentimento al suo grado più elevato. La scuola elementare odierna non può nel medesimo tempo acconsentire a due tendenze che sono in opposizione tra loro, come rileva il G. Soli nella scuola di Milano, poichè «l' una per soddisfare ai bisogni della borghesia, aspirante agl'impieghi ed alle professioni liberali, guarda più all' idealismo, della cultura, che è il fine della educazione umanistica, e l'altra all' utilitarismo immediato della cultura che è lo scopo della scuola popolare ». È precisamente questa istituzione sociale della scuola popolare, a tutti obbligatoria, che trasse la sua origine dalla grande rivoluzione francese, e che nel mondo civile si diffuse per i rapidi progressi della scienza e della democrazia, che io auguro, o signori, si affermi e si consolidi anche presso di noi, ove la rivoluzione politica non attese a conferire alla nazione l'unità intellettuale e morale che pur si sarebbe dovuto e potuto raggiungere per virtù di savie disposizioni legislative ispirate ai bisogni ed alla civiltà delle varie popolazioni che la composero. Le pubbliche finanze, stremate dal riordinamento di altri servizi, che apparvero più urgenti, tornarono insufficienti a provvedere alla rigenerazione morale del popolo. Da più parti i savi ammonirono che fatta l'Italia, urgeva riformare gl' Italiani nel pensiero e nell'azione; e tosto gli uomini di Stato si posero all'opera. Nel '60 e nel '61 si estese a tutto il regno l'istruzione elementare, regolandola con la legge
insegnamento oggettivo
in uno schema di nozioni varie, a tutti necessarie nella vita, di ricondurre per esso la scuola del popolo entro i naturali confini determinati dalla ragione del suo essere e dagli scopi suoi di utilità nazionale, ma per averla nel medesimo tempo destinata alla pratica della vita ed alla preparazione degli studi secondari, i maestri ne allargarono talmente le attività che si sconfinò dalla visione esatta e precisa della scuola primaria, conferendole forza e caratteri non propri. Se non che incalzati dall'evoluzione sociale, al fine di adattare sempre più la scuola ai bisogni della vita, specie nei grandi centri e nelle regioni più progredite, la si gravò di nuovi insegnamenti, rendendone meno vaga ed incerta la materia, sì, ma limitando il corso elementare di un anno per pretendere all'istituzione della scuola popolare. Avemmo così nel '904 l'esame di voluta maturità al 4° anno degli studi elementari, e la 6° classe, con lo sdoppiamento dell'attuale orario della 5°.
Quello, o signori, che dal nostro riscatto politico ad oggi si è fatto nel nostro regno per la diffusione dell'istruzione, non è poco, ma l'opera porta i segni della fretta, del disagio economico e della incompleta organizzazione della scuola, il che nocque non poco a noi del Sud, che per usufruire dei reali benefici della popolare educazione, date le nostre condizioni sociologiche, avremmo dovuto con speciali provvedimenti essere iniziati nell' istruzione primaria per mezzo della scoluccia sino all'attuale scuola elementare, affidando l'una e l'altra a maestri versati nelle discipline pedagogiche, e non improvvisati e fatti a macchina in pochi mesi di conferenze, come pur troppo accadde. Storicamente infatti il sorgere della scuola popolare presuppone l'esistenza di una società alquanto evoluta, ed anteriore a sè, di parecchio, la scoletta, di cui quella rappresenta uno sviluppo ed un perfezionamento, sia dal punto di vista sociale, che da quello pedagogico; per vero il fatto dell'educazione che nell'uomo civile si trasforma in fenomeno etico, ritrova la sua speciale azione più precisamente nella scuola popolare, a tutti aperta, a tutti necessaria. Questa la ragione, dunque, per la quale la scuola elementare italiana, gravata, sin dalla sua istituzione, d'un contenuto scientifico non lieve, trovò credito nell'Alta e Media
professionale
s'implica nella
generale
e questa nella
elementare
.
Le riforme scolastiche, come le altre, non scaturiscono dal geniale intuito di un solo uomo, ma si fecondano, si vivificano e si maturano in seno al popolo, che dei germi vitali di esse dev'esserne cosciente per provocarne direttamente il compimento. Lo Stato, da sua parte, può alimentare le energie del popolo in armonia ai bisogni collettivi, agl'ideali sociali, per indi integrarle con la propria funzione legislativa. Questo avviene almeno nei vari stati liberi.
Grave quindi è la responsabilità della classe magistrale nell'ora presente, di fronte al confusionismo pedagogico ed alla incuria delle classi dirigenti per la scuola del popolo, per la scuola di tutti. I maestri, più degli altri, possono illuminare il popolo sui problemi della scuola; essi devono orientarlo e disporlo a risolverli in conformità dei vagheggiati ideali sociali, così come l'impulso alla vita sociale vien dato non dagli uomini ignari e torbidi, ma dagl'illuminati e dagl' inquieti, di quell'inquietezza s' intende non patologica o anarchica, ma giovanilmente sana e rigenerante. Si è perciò che al vostro cospetto, o signori, in esplicazione della nostra nobile e santa missione, solennemente vi dichiariamo che è nei nostri ideali un
Istituto popolare educativo
, posto in ameno edifizio, che indirizzi con razionale educazione tutti i giovanetti agli scopi pratici della vita, alternando alle occupazioni intellettuali le esercitazioni del lavoro manuale, dei lavori donneschi, della ginnastica, del tiro a segno, del canto, dei giuochi ginnici.
Un istituto che includa il vero giardino d'infanzia e la scuola elementare dai 3 agli 11 anni, un 2° grado di cultura generale necessaria al vivere civile di un popolo dagli 11 ai 14, ed un 3° grado ancora di studi professionali per le moltitudini dai 14 ai 16 anni. Al 1° periodo, della elementarità, dopo la 5a classe, seguirebbe la differenziazione degli studi secondari, in classici e tecnici o fusi insieme. Ed è tempo, pel principio d'eguaglianza che ci regge, pel principio della sovranità popolare che chiama il popolo a governarsi da sè, e per la considerazione che il lavoro oggi non è più attività muscolare o meccanismo umano guidato da consuetudinarie abitudini, ma è il risultato composto del pensiero, della volontà e della forza fisica, illuminato dalla scienza, è tempo, dico, che un tale Istituto educativo popolare, funzioni in tutta la sua integrità, essend' esso una necessità storica, da cui non può prescindersi pel benessere morale ed economico di tutta la società. Oggidi, o signori, «si vale quanto si produce; si produce quanto si sa, si sente di noi per quanto produciamo e sappiamo»; ed è indiscutibile che le attitudini decorose e nobilitanti di buon cittadino e di persona civile siano frutto di una educazione scientifica.
Io non mi soffermo a dimostrare l'utilità e la convenienza che le classi dirigenti troverebbero in promuovere ed affrettare con una sapiente scuola popolare l'istruzione civile e morale delle classi lavoratrici, poichè l'esperienza quotidiana c'insegna che ciò che si lesina sui bilanci della pubblica educazione, va a mille doppi sperperato sotto forma di pubblica sicurezza di assistenza ad infermi di ogni specie.
L'azione benefica, però, di un Istituto popolare educativo, così come noi ve lo abbiamo prospettato, dovrebb' essere rinvigorita e coadiuvata dall'assistenza delle varie istituzioni complementari della scuola, istituzioni che presso altri popoli civili e in più luoghi dello stesso nostro regno «formano una bella e gemmata corona della scuola primaria». Della loro azione educativa, checchè se ne pensi del nuovo onere che per esse occorre impostare nei bilanci dei vari enti, non è conveniente privarsene, costituendo esse appunto un poderoso elemento cooperativo della funzione della scuola, tanto più necessario nell'ora presente, in quanto quest'ultima per la sua attuale organizzazione non risponde completamente ai suoi fini educativi.
Pensiamo infatti, o signori, ai fanciulli che non frequentano la scuola, o la frequentano irregolarmente per mancanza di calzature, di vesti, di sufficiente nutrimento; a quelli che dall'alba all'apertura della scuola, e dalla fine di questa al ritorno dei genitori in città restano abbandonati all'ozio sulla strada, in balia di cattivi esempi; a quelli che, inconsciamente, o per malvagità danneggiano piante di ameni passeggi, edifizi privati e pubblici; che incrudeliscono contro le bestie ed i propri simili, anche se sventurati; che trascorrono in ozio le intere giornate, sciupando i propri risparmi e dimenticando le cognizioni apprese a scuola; a quelli che sono, diremo, il tormento quotidiano delle famiglie per le occupazioni o l'assenza dei genitori, e degnativi dirmi se sia civile ed umano ancora che ciò avvenga, e che dell'altro crescano figli si tristi ed indegni della patria.
In forza di questi deplorevoli disordini della vita dei nostri figliuoli, vi proponiamo, o signori:
a) di ridare vita rigogliosa al nostro Patronato Scolastico;
b) di adoperarsi nel circondario a farne sorgere altri perchè adempiano al nobile ufficio d'invigilare sulla regolare frequenza dei fanciulli alla scuola, di provvedere abitucci, calzature, oggetti di cancelleria ed una modesta refezione ai più poveri, senza di che si compie un delitto a tormentarli in lavori intellettuali che più rapidamente ne consumano le scarse energie vitali;
c) di istituire degli Educatori che nelle ore dopo la scuola e nei dì festivi accolgano gratuitamente i fanciulli poveri, e, con tenue pagamento, i figli dei benestanti per farli assistere dagl' insegnanti nell' adempimento dei loro doveri scolastici, per addestrarli nelle razionali esercitazioni della ginnastica, dei giuochi ginnici, del canto, del disegno, dei lavori donneschi, e del lavoro manuale, in applicazione alle industrie locali;
d) di formare fra gli stessi alunni quelle Cooperative scolastiche altamente commendevoli, che offrono i propri utili, derivanti dalla differenza fra il prezzo d'acquisto e quello di vendita del materiale scolastico, agli alunni poveri;
e) di costituire fra allievi ed ex-allievi quelle Società che riescono a mantenere fra essi amichevoli relazioni per mezzo di conferenze, di feste scolastiche, di passeggiate di beneficenza, di esposizioni agricole ed industriali, di visite ad aziende e consorzi agrari nel proprio e nei paesi vicini ;
f) di far sorgere per cooperazione degli alunni e delle famiglie quelle Collezioni e quei Musei Didattici, tanto utili a porre le scolaresche a contatto col mondo delle cose ed a rendere possibile un reale insegnamento oggettivo nelle nostre scuole ;
g) di far restituire alla nostra popolazione quella Biblioteca Circolante da noi promossa nel 1882, e di adoperarsi nel circondario ad istituirne altre, per ispirare nel popolo l'amore ai buoni libri che estendono l'azione della scuola a tutta la vita degli operai « allontanandoli dalla bettola e da altri peggiori convegni del vizio, ispirando loro l'aborrimento per tutto ciò ch'è vile, estenuatore dei muscoli, del cervello, della libertà morale.»
In tutte queste istituzioni che coadiuvano la scuola a lasciar di sè traccia più vasta e più intensa, non dovrebbero essere omessi gli scopi educativi del risparmio, della difesa contro le malattie infettive, della diffusione delle pratiche razionali di agricoltura, della propagazione delle piante utili alla regione, della protezione degli animali ecc., al fine pratico di risollevare, per impulso di proprie iniziative, le depresse condizioni economiche delle nostre popolazioni che, prostrate sempre più dalle crisi agrarie, dai mal rimunerati lavori, trovano ingiustificate ed insopportabili le crescenti tasse imposte dai vari enti. La scuola che non è integrata da una sapiente assistenza scolastica, non sarà coordinata all'organismo sociale, non educherà alla solidarietà ed alla redenzione umana.
Molto domanda per questa sua rigenerazione la società al maestro: larga cultura professionale, assiduo lavoro, sincero sacrificio. Ma pretenderemo ch'egli passi perciò la vita sua esclusivamente fra la scuola e la casa con i segni della miseria e del martirio sul volto? No. Vogliamo ch'egli ampli la sua cultura intellettuale e morale; ci piace che, con vera abnegazione, adempia ai doveri della sua professione; ma desideriamo pure che partecipi alla vita sociale, e che sia vero elemento cooperativo, con l'esempio e con la parola, ma senza ostentazione, della rigenerazione morale ed economica del popolo. Ci piace che vigili sugli atti parlamentari degli uomini politici del luogo, rilevandone, se del caso, senz'ira e senz'asprezza, l'influenza malefica che ne deriva alla scuola; che polarizzi il movimento economico-politico della classe, senza tramutarsi in galoppino elettorale, verso quel partito che ne ami il reale miglioramento, giusto non essendo che gli educatori del popolo languiscano in una condizione assai vicina alla miseria.
In
Ci si fa, o signori, in questo generale rincaro della vita un trattamento inferiore a quello dell'usciere, del sottoufficiale dell'esercito, dell'impiegato subalterno delle poste e dei telegrafi, e ci parificano, per virtù di quell'estimazione che si ha dell'opera nostra, a sole parole, ai fattorini postali. In non miglior considerazione è tenuta la scuola dalla società; sconoscendosi che un intimo rapporto corre fra l'istruzione di un popolo e il suo sviluppo economico. Da alcuni dati statistici dell'on.
Ed, ecco come, ben a ragione, affermammo, che si produce per quanto si vale, e che l'egemonia morale ed economica nel mondo sarà di quella nazione che se l'avrà sapientemente preparata nei banchi della scuola. «Ovunque, dice il
Questo generoso concorso delle classi dirigenti alla vita della scuola, nei nostri luoghi, mancò totalmente in passato, e l'assenza di tale partecipazione influì molto a non farla adattare ai bisogni eminentemente agricoli della nostra regione, ed a farla fallire nei suoi vari altri scopi secondari pratici ed utili. E mi piace addurre a conforto della mia tesi un brano del discorso che il nostro concittadino G. B. Guarini ebbe, non ha guari, l'onore di leggere in occasione dell' inaugurazione della Bandiera della nostra balda Unione democratica. Egli disse: «Al nostro proprietario ormai restano i nomi sonori e pomposi delle terre intristite; l'operaio stenta faticosamente un misero guadagno insicuro; e non ha che il contadino il quale lo vinca nella febbre dell'espatriare dalla terra natia. Una terra per vero, o signori, che ancora a molti di noi appar ricca e ferace, capace ancora di essere atta a cacciare dalle sue viscere, rivoli d'oro. Una grande illusione. La nostra regione non fu mai largamente produttiva, mai un Eldorado economico, se non la fecondi quel complesso di cure sapienti e moderne, individuali e collettive soltanto può venire la ricchezza». Cure agricole sapienti e moderne, o signori, che la sola graduale razionale preparazione della scuola popolare può profittevolmente impartire. Ogni altra istituzione, che non sia fatta per integrare l'opera della scuola, ma, che facendo astrazione di essa, esercita, indipendentemente da quella, la sua azione sulle masse incolte, sarà un fuor d'opera, un vero aggravio alla pubblica finanza.
I maestri di questo Circondario, o signori, compresi dell' alta missione ad essi affidata in questa lotta incruente, ma non senza trepidazioni, contro l'ignoranza, ch'è la causa precipua della nostra miseria morale ed economica, han preso il loro posto avanzato di battaglia, organizzati in associazione che prende nome dall' Illustre pedagogista pugliese
Le istituzioni complementari della scuola che la nostra Associazione intende promuovere, se verrà incoraggiata dal concorso dei cittadini, sono destinate da un lato ad assumere una grande importanza civile, dall'altro a riunire i cittadini di ogni ordine, signori e popolani, nel nobilissimo fine della pacificazione sociale.
«L'impresa a cui ci accingiamo, lo rilevò il compianto On.
SIGNORI,
In nome di questa solidarietà umana, di questo sublime ideale sociale, vi invito a cooperarvi pel trionfo della scuola; e nella lusinghiera speranza che il mio disadorno discorso abbia alquanto disposto il vostro animo a favore di essa e delle sue istituzioni complementari, del che mi convincono e il benevolo sorriso e il tacito assenso vostro, mi onoro esprimervi, in nome dei soci, un sentito ringraziamento per avere gentilmente aderito al nostro invito.
COLLEGHI,
Abbiatevi col saluto fraterno, l'augurio che una maggiore considerazione sociale premî l'opera nostra.
ISPETTORE,
A voi, che nell'arguta serenità dei vostri giudizi provate d'adornarvi d' una sapienza non comune, in sì giovane età, io esprimo pubblicamente la mia gratitudine per avermi deputato a parlare innanzi ad un uditorio sì eletto, in cui ci è caro sempre veder rifulgere l'astro maggiore della costellazione intellettuale cittadina, in persona del nostro amato e venerando Senatore
Corrispondenze estratte dal «Giornale di Venosa», in cui furono pubblicate dal benemerito Insegnante, signor
che gentilmente volle porre in luce l'azione spiegata dall'Autore in pro della Scuola e delle sue istituzioni complementari, del che gli si rendono i più sinceri ringraziamenti.
Inaugurazione della Bandiera della Società Magistrale
Melfese,
«
Dopo la nomina del Prof.
veniva a sostituirlo per il corrente anno scolastico, nella direzione il Prof.
(che ne ha sin dallo scorso agosto ottenuto il titolo), laborioso e provetto insegnante di quinta classe, in cui tanti e ben meritati allori ha già mietuti, e che nella nuova carica ha già dato prova novella della sua non comune abilità didattica ed educativa, e da lui, ne son certo, le scuole riceveranno sempre nuovo incremento. Già le iscrizioni, mercè la sua opera alacre ed efficace, hanno avuto un notevole, aumento; tre classi femminili stanno per essere sdoppiate,
come nel venturo anno
Era uno spettacolo nuovo, non mai visto in tanti anni, e tutti erano commossi e presi d'ammirazione e per gl'insegnanti tutti e per il giovane e solerte Direttore, che con sì belli auspici iniziava la propria carriera. Il giorno 15 poi la scuola ebbe la sua apoteosi finale. L'Associazione Magistrale Melfese «
«Esordì dichiarando che il suo non era un discorso ispirato a poesia ed a vana retorica, ma diretto a promuovere, in conformità degli scopi dell'Associazione magistrale, l'incremento della scuola e il miglioramento della classe. Inneggiò alla portentosa forza benefica dell'Associazione e della Cooperazione, che alla coscienza egoistica individuale sostituisce quella sociale, di cui bell'esempio porge alla patria diletta la grande Unione Magistrale, che è riuscita a trasformare i dispersi ed umili maestri, non curati e vilipesi, in avanguardia organizzata dell'umanità aspirante alla civile redenzione, alla solidarietà ed alla fratellanza dei vari popoli che la compongono. Giustamente perciò la nazione volge alla scuola, come a nuovo faro, le sue speranze per un suo più glorioso avvenire. La quistione sociale, egli rilevò, è questione eminentemente scolastica; e qui nei nostri luoghi il socialismo psicologico ha da precedere quello economico; senza di che non scomparirà la piaga dell'analfabetismo a cui s'accompagna quella della delinquenza».
«Parlò della necessità di un primo grado d'istruzione utile a sfruttare il diritto d'immigrazione nei paesi più ricchi e più civili del mondo, ed indispensabile ad elevare la sua coltura intellettuale e morale, la produzione economica del nostro popolo, adattando perciò ai suoi bisogni la scuola. Ma un tale scopo, egli soggiunse, non si consegue con la sola scuola elementare, che non può nel medesimo tempo soddisfare ai bisogni della borghesia ed all'utilitarismo immediato della coltura. Occorre un terzo stadio di studi che prepari le moltitudini con la coltura tecnica all'esercizio delle arti, dei mestieri, delle industrie; occorre la scuola popolare a tutti obbligatoria, a tutti necessaria. Diffusamente trattò dell'interessamento dei varii enti sociali e dei privati cittadini per le istituzioni complementari della scuola, dirette e vigilate dai maestri, ai quali perciò la società è in obbligo di fare un miglior trattamento, non di parole solamente, ma di stipendio che li salvi da una condizione che si avvicina alla miseria. Chiuse il suo discorso inneggiando al trionfo della scuola, ispirata al supremo ideale della solidarietà e della fratellanza dell'umanità.»
Inutile dire che il magistrale discorso, ascoltato con attenzione e deferenza, fu spesso interrotto da applausi ed ebbe alla fine una vera ovazione. E quando gli alunni e le alunne della quinta classe ebbero cantato l'inno reale, e la Bandiera, questo simbolo di unione, di forza e di fraterno amore, ricco e pregevole lavoro eseguito su disegno del Prof. Luigi Rubino (un amico sincero e provato della scuola e dei maestri) fu spiegata, la commozione invase tutti e gli applausi echeggiarono per l'ampia sala. Dopo furono serviti agli astanti dolci e liquori, e così ebbe termine la bella e civile cerimonia, lasciando in tutti indelebile e vivo desiderio di veder migliorate le sorti del popolo per la scuola e con la scuola.
In seguito al caldo invito del R. Ispettore Scolastico e alle solerti cure del Direttore Didattico, il 26 dicembre u. s., sul Palazzo del Municipio si radunò una larga rappresentanza di ogni classe di cittadini per costituire il Comitato a pro del Patronato. Il Comitato riuscì composto di egregie e volenterose persone; le quali si misero in giro per la città lo stesso pomeriggio per raccogliere le offerte. E
Ricreatorio
La prima idea del Ricreatorio sorse in
Le offerte vennero copiose, spontanee dai privati; la
nostra Amministrazione, non mai restia a tutto ciò che può interessare la scuola e le istituzioni filantropiche della città, fissò il suo contributo annuo in lire. 200, come pure vi concorse largamente il governo! E poichè anche allora mancava un locale capace per raccogliere la scolaresca, si chiese e subito si ottenne dal Principe Doria il grande appezzamento di terreno della cittadella in prossimità dell'ingresso del castello, perchè gli alunni vi fossero raccolti per le esercitazioni ginnastiche e per godervi la tanta sospirata ricreazione in comune. In breve il terreno fu livellato; dei pini alti e maestosi furono rasi al suolo, e tutto pareva sorridere al compimento dell'opera sì felicemente iniziata, allorchè la fulminea ed inaspettata morte del R. Ispettore
Passavano così dieci lunghi anni fra un dormiveglia snervante, un indifferentismo colpevole ed una facile maldicenza contro la scuola, perchè i figliuoli erano lasciati in balia di se stessi, liberissimi di bighellonare per le vie, di tirar sassi e di commettere ogni sorta di scapataggini, ma nessuno pensò a porre rimedio a tanto disordine educativo e morale e di adoperarsi acciò la gazzarra avesse una buona volta fine. Assunto però alla direzione didattica delle nostre scuole elementari il Prof.
Unicuique suum!
Nell'adunanza del 9 volgente il nuovo Consiglio d'Amministrazione del Patronato decise l'apertura del Ricreatorio per il giorno 15, e d'intitolarlo al nome venerato ed amato di
GIORNI FERIALI:
Dalle ore 15:30 alle 16: Ingresso e visita della pulizia della persona e delle vesti.
Dalle 16 alle 17: Giuochi ginnici adatti al numero degli educandi ed alla località. Esercizi ginnici.
Dalle 17 alle 17:30: Riposo e conversazione in cui possono darsi chiarimenti sui compiti scolastici per casa.
Dalle 17:30 alle 18: Giuochi ed esercizi ginnici.
N.B. Le due ultime ore possono impiegarsi per una passeggiata istruttiva, ovvero allo scopo di eseguire in luogo più ampio i giuochi e gli esercizi, ginnici che non si possono fare nel giardino del Ricreatorio.
GIORNI FESTIVI (ore antimeridiane):
Dalle 9 alle 9:30: Ingresso e visita della nettezza e pulizia della persona e delle vesti.
Dalle 9:30 alle 10:30: Giuochi ed esercizi ginnici.
Dalle 10:30 alle 11: Lavanda.
Dalle 11 alle 12:15: Esecuzione dei compiti scolastici - Disegno - Lavoro manuale e froebeliano - Canto - Brevi esercizi ginnici.
N.B. L'intera mattinata con ingresso alquanto anticipato può consacrarsi ad una passeggiata istruttiva.
Ore pomeridiane:
Dalle ore 15 alle ore 15:30: Ingresso e visita della nettezza e pulizia.
Dalle 15:30 alle 16:30: Giuochi ed esercizi ginnici.
Dalle 16:30 alle 17: Lavanda.
Dalle 17 alle 17:45: Lavoro manuale e froebeliano - Disegno.
Dalle 17:45 alle 18: Canto e giuochi.
N.B. L'orario delle ore pomeridiane subirà delle variazioni a seconda delle stagioni.
Il Direttore
Così, o colleghi, non assisteremo più al brutto e triste spettacolo d' imbatterci in frotte di fanciulli bighelloni e sciatti bisticciarsi fra loro o fare a sassaiuola, con vantaggio inestimabile della scuola e della famiglia. Spetta a noi che questo istituto prosperi e che i fanciulli vi trovino colla vigoria delle membra il rinnovamento morale ed intellettuale e tutte quelle cure paterne, amorose di cui già per tanti e tanti anni noi fummo loro prodighi. Nè le fatiche, nè il disagio per il grave compito assunto ci spaventino; lo so, siamo adusati a questi cimenti, e nel chiudere l'onorato nostro apostolato, facciamo che i fanciulli portino almeno con loro dalla scuola il ricordo incancellabile della bontà e dell'amore dei loro maestri, l'unico forse che li conforterà nell'aspra vita che li attende, e che la benedizione e la riconoscenza delle famiglie riscaldi i nostri cuori, dai quali erompa ognora possente il grido: Sempre avanti, Savoia!
In memoria di Emanuele Gianturco nell'anniversario della sua morte. La sua terra natale. X NOVEMBRE MCMVIII
Tipografia La Perseveranza
1908
Perché, dopo i molti che se ne sono in tutta
La Giunta Municipale ne deliberò subito la stampa a spese del Comune; ma l'indugio che ne seguì, e che in principio fu segnatamente cagionato dalla difficoltà di averne tutti pronti i manoscritti, qualcuno dei quali, come delle efficaci parole dette dall'egregio pubblicista Sig. Achille Mango, fu addirittura impossibile riavere è infine tornato, per così dire, opportuno.
Se invero, come dice il Sommo Trageda, una buona azione, che si lascia morire nel silenzio, ne impedisce mille altre, che l'avrebbero seguita, il contrario è avvenuto nel caso presente: si è per tal modo colta l'occasione, non solo di pubblicare in luogo di quello pur mirabile del Mango, il discorso nobilissimo letto dal colto giovine concittadino
X NOVEMBRE MCMVII
DISCORSO DEL PROSINDACO DI
SUL FERETRO DI
Era l'autunno d'oro, e dall'estremo orizzonte in un ultimo palpito il sole baciava la terra, il sole avvolgeva la selva: una terra brulla e deserta, un dì fiorente di biade e di pascoli; una selva d'abeti grandissimi e foschi, quasi giganti posti a guardia d'un rupestre paese. Tu venivi, apostolo raggiante del lavoro e del dritto, e dai più lontani confini di quella terra a te movevano incontro, sotto gl'immensi padiglioni verdeggianti, i rudi agricoltori, gl'industri artigiani, i pensosi reggitori della piccola Comunità, i bimbi festanti, le madri piangenti di gaudio, le vergini dagli occhi lucenti; e ti portavano i fiori, e ti portavano i rami d'abete.
Oggi è ancora l'autunno; ma il sole non brilla più sugli aspri gioghi di nebbiose montagne: il sole oggi si specchia nel mare, nel dolce mare d'una grandiosa città; e non più grida di gioia intorno a te, ma nenie dolenti tra il velo del pianto infrenabile; e non Tu a noi, ma noi a te ne venimmo, e ancora ti portammo i fiori e i tremuli rami d'abete. E ti portammo pure la nostra lacera e antica bandiera, che alla gloria d'essere stata segnacolo di libertà, in una triste stagione per la nostra provincia, va fiera d'aver aggiunta la gloria nuova e più fulgida di sventolare sulla modesta casa, ove il tuo padre buono sali per primo ad annunziare che Tu gli eri nato.
E ti portammo con le nostre le lacrime di mille famiglie, in cui si mormorava il tuo nome come simbolo di sapienza e d'amore; in cui le madri insinuavano nel cuore dei figli il giusto e santo orgoglio d'averti concittadino; in cui, quando l'ala gelida della sventura o del bisogno lambiva i miseri tetti, il pensiero e la parola a te ricorrevan fidenti, e non invano mai, a te fratello, a te padre, nella cui scomparsa immatura, oggi tutte piangono come la perdita di sè stesse, dopo l'ottenebrarsi del cielo, dopo il terribile crollo d'un mondo.
Altri ha detto o dirà quanto nella scuola, nel foro, nel nazionale consesso Tu fosti grande, quanto saresti stato maggiore: io, oscuro rappresentante della terra affaticata che ebbe l'invidiato onore d'averti dato i natali, dirò soltanto che pari al tuo ingegno maraviglioso, esplicantesi in cento guise diverse, fu la tua bontà infinita.
Andando diritto e sereno per l'aspra via del dovere, Tu fosti onesto sempre, in misura quasi incredibile nell'odierno progrediente inquinarsi della vita italiana; e questa rara rigidezza del sentire e dell'opera non ti creò veri nemici - mai - e ti fece uscire da ogni lotta trionfatore ammirato e applaudito - sempre -.
E bene lo sa la patria tua derelitta, dove con mano discreta, angelo di pace e d'amore, lenisti tante oscure miserie, tergesti tante lacrime silenti; dove il Comune, per lunga vicenda e singolarità di casi oltre ogni dire povero, aveva in Te il protettore equanime, il difensore autorevole; dove, non mai smentendo le tue origini di figlio del popolo, con tutti usavi i modi medesimi, dall'umile colono cinto di sandali villosi al cittadino cospicuo per nascita e per censo, e a tutti donavi senza iattanza o superbia il tuo sorriso vivido, il tuo bacio sincero, la tua affettuosa parola. E lo sa la Lucania montana, che Tu non dimenticasti mai e che fino agli estremi vigori della tua utile vita s'ebbe da te le cure più vigili; e lo sa
Consiglio Comunale di
Commemorazione dell' On.
1. MONACO CAV. GIUS. — Sindaco
2. VIGGIANO NICOLA
3. LABELLA AVV. ANTONIO
4. MORLINO ANGELO VITO
5. MANCUSI ANGELO RAFFAELE
6. SUMMA ANDREA
7. SUMMA GIUSEPPE
8. TELESCA VITANTONIO
9. D'ANDREA SALVATORE
10. ROMANO SAVERIO
11. CLAPS LUDOVICO
12. LA CAPRA ANGELO
13. BOCHICCHIO VITO
14. CLAPS GENNARO
15. TELESCA GIUSEPPE
16. PERROTTA NICOLA
17. COVIELLO ANGELO RAFFAELE
18. PACE LEONARDO
19. PIEDILATO CARMINE
Assiste il Segretario CAV. LUCIO MANGO.
Il Sig. Monaco Cav. Giuseppe, Sindaco, assume la Presidenza e dichiara aperta la seduta.
Il banco della Presidenza è parato a lutto.
Il Sindaco comunica la deliberazione presa dalla Giunta in data 16 corrente mese con la quale si promuove la solenne commemorazione del Grande Concittadino On.
Non ripeterò io qui i grandi meriti dell'Illustre Uomo che tutti piangono, e che sono stati giustamente celebrati in questi giorni da tutta la stampa, e dai molti discorsi commemorativi pronunziati in ogni parte d'
L'ultimo sogno, l'ultima vita fu per il paese natale. Vagava in quell'occhio, vivido dello splendore della luce pochi giorni innanzi che Egli ci abbandonasse, e allora smorto, quasi vitreo, soffuso d'un pallor di viola, la memoria di questo paese di roccia, della sua Casa confusa nella modestia dell' altre, ma splendente, nell' aspetto buono, pel ricordo d'una cuna antica. Erano, con quel corpo già presso alla fine, le rimembranze di quegli edificii anneriti, accostato l'un l'altro quasi da tenerezza fraterna, e che si dicevano tante cose buone, e s'inchinavano, e s'addossavano, spinti come da montanaro impulso di popolo, e l'allegria di quei camini fumiganti e la purezza d'argento della sua «vecchiarella». Io non so, vidi tremulo l'occhio quando ancora non vi premette la palpebra in un doloroso amplesso di tre giorni. E fu stoica agonia, d'un saggio antico fra il male dissimulato e la fierezza del sopportarlo, e la pupilla ardeva di nostalgica armonia.
E ripensai ai monti brulli, alla giovinezza sua fiorita nell'audacia d'una speranza, in una magica visione di gloria, alla minuscola scuola dove il vecchio Zio Prete passava dalla rudezza dell'ammonimento, impavidamente severo, alla serenità d'una declinazione. E piccoli fiori e piccole rose; le albe e i tramonti, il bimbo chiassava nell'orto, crescendo di povero nutrimento e di gioie oneste, vissute sulle pagine sconnesse d'un vecchio calessino, dopo di aver ruzzolato nel piccolo orticello col suo amico Peppino Monaco tutte le zucche che la sua vecchiarella aveva fatto piantare pel quotidiano nutrimento. Vissi anch'io un attimo di quella operosità, dell'attenzione fosforescente delle sue pupille allor quando chinava la ricciuta testa pensosa nelle ansietà di una lettura, al lume stentato di una lampada povera. E dei sorrisi di una esistenza cara e laboriosa di Madre, acuta nella mente e forte nel fisico, sebbene asciutta e magra di complessione e di fatiche, e tutta cuore; dell'attesa di due fanciulli che aspettavano al Natale la tenerezza di un bacio e il premio di una scarsa moneta. Quando era il Natale, e le campane squillavano lo ricordavamo nella vecchia casa, bimbo, ma vivo e parlante nell'irrequietezza vispa dell'infanzia sua laboriosa. Ed ora la festa sarà forse nel mistero d' un camino, quando scricchiola vive e s'agita l'armonia carezzosa d'un fuoco che arde di speranze nove per l'anno che viene... Ma l'occhio stanco s'era sopito, e l'orecchio suo non udiva e l'anima sua moriva e si spezzava nelle ansie e nelle spasmodiche contrazioni di quel respiro. Nell'anima del modesto Aviglianese che vi parla, ancora palpita l'armoniosa e melanconica Eco del rintocco delle campane al Natale, la triste nota della contadinella alla pieve nevosa e quella mestissima in cui s'incrociano tutte le sfumature del sentimento d'un tramonto di rose sulla neve.
Passano gli anni ed
Ha la parola il Consigliere Coviello.
Onorevoli Colleghi,
Ben arduo è il compito che volontariamente assumo di ricordare in quest'assemblea, nella prima riunione dopo la terribile disgrazia, il nome di
IL CONSIGLIO
Per acclamazione si associa alle parole dei signori Labbella, La Capra e Coviello e pure per acclamazione approva tutte le proposte fatte dal Consigliere Coviello, dando incarico alla Giunta di ordinare la lapide, le targhe per la strada e l'ingrandimento fotografico, affinchè almeno la lapide e le targhe si trovino murate per il 30 del corrente mese, salvo la liquidazione della spesa.
Prende inoltre atto dei telegrammi di condoglianza di Enti e personalità pervenuti al Comune ed approva le risposte fatte dal Sindaco.
Prende atto del dono fatto e dedicato al Comune dall'Insegnante signor
LAPIDE APPOSTA ALLA CASA PATERNA
DI
IN QUESTA UMILE CASA
ADDÌ XX MARZO MDCCCLVII
NACQUE
CON LA VIRTÙ GRANDE
DELL'INGEGNO E DEL CUORE
NE FECE UN LUCIDO FARO
ALLA GENTE LUCANA
XXX NOVEMBRE MCMVII
PAROLE DELL'ASSESSORE AVV. A. LABELLA PER LO SCOPRIMENTO DELLA LAPIDE
Cittadini!
Il Consiglio Comunale, che è l'espressione della vostra fiducia, nella seduta del 27 corrente, la prima dopo l'incommensurabile recente sventura caduta come improvviso uragano sull'intera cittadinanza aviglianese, trovandosi a compiere il più triste e insieme il più solenne atto della sua vita di libera assemblea, deliberò unanime di apporre oggi un ricordo marmoreo sul frontespizio della casa, ove
Signori,
Tra poco sentirete commemorar degnamente il Grande scomparso da un coltissimo suo discepolo, da un ottimo nostro concittadino: non è quindi il caso di trattenervi qui a lungo con la mia parola. A me non resta che affidare al vostro culto perenne questo breve ricordo marmoreo, che chiama giustamente FARO la casa ove nacque
Da me, da solo, solo e famelico,
per l'erta mossi rompendo ai triboli
i piedi e la mano,
piangendo, si, forse, ma piano:...
.... Da me, da solo, solo con l'anima,
con la piccozza d'acciar ceruleo,
su lento, su anelo,
su sempre: spezzandoti, o gelo!
Ricordate, concittadini, ricordate, e, stringendo teneramente al seno i figli diletti, invocate su loro la divina benevolenza, affinchè qualcuno ne sorga degno di ritrovare e impugnar la piccozza gloriosa, per scavare ancora nel monte e attingere alfine la meta!
Dato oramai sfogo alla piena irrompente del nostro cordoglio; compiuti, o concittadini, pur nella breve cerchia delle nostre mura, i pietosi ufficii della morte, che con la mistica solennità del rito ricordano a tutti il comune destino dell'uomo e ci persuadono a meditar col Sapiente, esser noi pellegrini su questa terra; poi che alla riluttante fede, che prestammo al primo ferale annunzio, è andata già lentamente sostituendosi l'amara persuasione della dura realtà, in cui la sorte ci ha travolti: facciamoci con virile animo a riguardare in faccia il nostro dolore; scrutiamo l'ampiezza della nostra piaga ancora sanguinante; misuriamo con fredda mente l'immensità della perdita irreparabile che ci è toccata.
Vero è, che la fine immatura di un uomo quale
«... Era alla mia vecchiezza
questa sorte dovuta...»
;
e dell'altro fratello maggiore, e padre più che fratello, che la Divina Clemenza invocava pel moriente, assistendolo con stoica fermezza degli estremi conforti del suo sacro ministero
... al passo che Omero ellenico
e il cristiano Dante passarono
,
mentre a fianco stava pensoso e lacrimante l'ultimo germano, con gli afflitti nipoti: dell'altro fratello, padre e maestro insieme, la più stanca ed esausta voce ripete da lungi il noto latin funebre metro, ahi quante volte appreso ai prediletti discepoli
«... et nulli exaudita deorum
vota precesque meae...
contra ego vivendo vici mea fata, superstes restarem ut genitor...»
Nè sembri vana rettorica questa classica evocazione del più umano episodio che è nel nostro antico poema nazionale, dove geme tra i versi il pianto sconsolato del vecchio Evandro presso l'esanime spoglia del giovinetto figliuolo, giacente sui contesti rami di árbatro e quercia
«....... qual di viola
o di giacinto un languidetto fiore, colto per man di vergine e serbato tra le sue stesse foglie, allor che scemo non è del tutto il suo natio colore
né la sua forma; e pur dalla sua madre punto di cibo e di vigor non ave»
.
No; dappoichè noi tutti abbiamo qui ancora dinanzi agli occhi della mente e quasi a quelli del corpo - come l'altissimo Poeta dell'
Filangieri
apparso quel mirabile scritto su - Gli Studi di Diritto Civile e la quistione del metodo in
diritto pretorio
, come egli lo disse, nel quale vedesi in atto la continua estensione della morale che diviene diritto, che è parsa a taluni una illusione, ma che costituisce invece l'essenza vera di ogni benintesa riforma sociale, attuata con spirito di giustizia e non sola predicata con vane formole utopistiche e mitingaie.
Questa, di cui si onorerebbe ogni più consumato statista, gl'intransigenti della politica partigiana dissocialista e piazzaiola, chiamano «opera infeconda» dell' Uomo che, pur essendo vissuto soli cinquanta anni e pur avendone dedicati appena venti alla vita parlamentare, da deputato portò in ogni legge e in ogni discussione il lume della Sua dottrina e della Sua esperienza e che, Ministro negli ultimi tempi pel Dicastero dei Lavori Pubblici, in soli otto mesi, come non ha guari mi scriveva l' on.
Dopo dal pubblicista Signor ACHILLE MANGO della "Tribuna" fu pronunziato un vivido ed efficace discorso, non giunto a tempo per la stampa.
DISCORSO DEL RAPPRESENTANTE IL COMUNE DI
Signori,
quando un uomo per virtù tutta personale, colla sola sua intelligenza, senza aiuto di protezione e senza risorse di sorta arriva ai più alti gradi sociali e illustra la Patria nel campo delle arti e delle scienze, la sua morte è un rimpianto generale - la sua scomparsa lascia un vuoto immenso - la sua perdita rompe l'equilibrio dell'ordine sociale della Nazione.
Tale è stata l'immatura fine del sommo illustre, di
Siate sempre onesti, e non temete altro che Dio.
Queste parole, dette ai figli, dicono abbastanza di Lui, molto più di quanto si sia detto finora.
Signori, molto egli fece a favore della
Letto in
DR. GIOVANNI BUCCICO
Seguirono brevi e commosse parole del Dott. Cav. ANGELO TELESCA, Consigliere Provinciale, il quale ritrasse rapidamente la rara armonia tra il cuore e la mente geniale di
PAROLE DI RINGRAZIAMENTO DELLA FAMIGLIA GIANTURCO
L'ltro ieri ho assistito alla commemorazione che del nostro Grande morto hanno fatto alla Camera i più autorevoli parlamentari d'
Alamus flammam!
signori, alimentiamo la fiamma, agitiamo quella fiaccola: così soltanto potrà degnamente risorgere la sua bella figura e non già nella materialità della pietra, ma nella signoria dell' intelletto e della virtù.
Avv.
TELEGRAMMA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI AL SINDACO E RISPOSTA DEL SINDACO
Sindaco -
Ad
Presidente -
A S. E. Presidente Camera Deputati -
L'alto onore che ieri nel nome di
Sindaco - MONACO
DISCORSO TENUTO A
Sig. Console, Sig. Sindaco di
Tandem venit serena dies!
si narra che battendo il pugno sulla cattedra il buon fratello istitutore esclamasse una mattina che veramente il sole entrando da una finestra della scuola diffondeva intorno al capo di D. Peppino una grande promessa e il riconoscimento insieme di non aver sperato ed operato invano. Emmanuele, com' egli lo chiamava, di esame in esame aveva guadagnato a pieni voti la sua laurea in giurisprudenza e il diploma di compositore all'istituto musicale di S. Pietro a Majella.
I primi passi vantaggiosi erano fatti, dunque; ma l'erta era salita per metà; e appena si distingueva la cima sui cui basalti favoleggiano elevarsi l'immane statua della gloria, e che solo i grandi raggiungono, per reclinare la fronte e dileguare dalla vita. Ed
O Italiani,
Saepius ventis agitatur ingens
Pinus et celsae graviore casu
Decidunt turres, feriuntque summos
Fulgura montes.
E sul più bello, stretto ancora poderosamente il morso della fiera che lo trascinava nel tumulto delle lotte più utili alla Patria e lo riportava di vittoria in vittoria, si rompe tanta vita di schianto così che ne trema ogni cuore, ma si rompe nel sole perchè soltanto nel sole guardano i figli ardenti e generosi della terra.
Italiani,
L'apotesi di
Discorso d'occasione (educazione fisica) nel Ricreatorio popolare di
Stabilimento tipografico Carlo Spera
1908
ALL'ILLUSTRISSIMO SIG. CAV. AVV. SAVERIO BONOMO CONSIGLIERE DELEGATO NELLA PREFETTURA PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE PER L'INCREMENTO DELL'EDUCAZIONE FISICA DI
DISCORSO TENUTO NEI LOCALI DEL "RICREATORIO POPOLARE" IN OCCASIONE DI UN VERMOUTH D'ONORE OFFERTO DAI CAPISQUADRA DEL "RICREATORIO" E DAI GIOVANI DELLA "SQUADRA GINNASTICA"
AGLI ILLUSTRISSIMI SIG. PREFETTO DELLA PROVINCIA E SIGG. COMPONENTI IL COMITATO DIRETTIVO DELL'ASSOCIAZIONE PER L'INCREMENTO DELL'EDUCAZIONE FISICA IN
Illustrissimi Signori,
La riunione di oggi, fatta in forma così modesta ed in un locale ancor più modesto, potrebbe sembrare di nessun significato, mentre, a parer mio, è di una importanza assai grande.
Per ricevere le Autorità, altri ambienti sarebbero stati necessari, e non sarebbe stato difficile trovarli; ma questi giovani han voluto prescegliere la stessa aula, che nei dì festivi accoglie i ragazzi bisognosi di cure e che essi, in concorrenza dell'opera vostra e mia, cercano nel miglior modo possibile di indirizzare per la via del bene. Il fatto che eglino han voluto offrirvi un vermouth d'onore indica che sentono realmente per voi della riconoscenza sincera, e questa manifestazione, credetemi, è veramente spontanea, onde io mi mostro assai lieto. Voi avete accettato l'invito con eguale simpatia e ne avete apprezzato lo slancio giovanile, il quale non ha niente di ingenuo, ma ha tutta la caratteristica e l'importanza di atti assai significativi e nobili: son persone di intelligenza e di cuore, e la riunione di oggi vi dà una pruova; son persone di intelligenza e di cuore, e queste qualità addimostrano sempre in tutte le loro azioni ed in ogni circostanza - in concorrenza delle loro doti fisiche, di cui in forma solenne e sotto i vostri auspici fecero sì bella mostra nel passato giorno della riuscitissima festa sportiva. Voi voleste in una occasione grandiosa, come quella delle feste centenarie di
Giovani ed amici carissimi,
Non è il momento opportuno per farvi una conferenza di educazione fisica, sebbene sia questo un momento assai solenne per l'intervento delle Autorità; a farvi una conferenza avrei bisogno di molto tempo, ma avrei anche a caro l'intervento delle vostre famiglie, di tanti altri giovani vostri condiscepoli, di un pubblico assai numeroso, insomma, perchè la mia sarebbe una conferenza di pura propaganda. Ciononostante, però, non trovo fuori di posto il dirvi poche parole di sfuggita, a migliore ricordo di me.
Noi abbiamo fatto insieme un buon passo avanti per l'incremento dell'educazione fisica in questa città: vi ricordate quante volte ci siam sentito dire e ripetere che qui non si sarebbe fatto mai niente? Ebbene, ve lo voglio dire a cose fatte: io non mi sono mai sgomentato ed ho continuato nella mia opera graduale e progressiva: io al di sopra di una scala vi ho tesa una corda e vi ho dato il modo di giocare alla fune - io solo da un'estremità e voi tutti, in tanti...., dall'altra - Mi avete fatta molta resistenza, sapete, e spesse volte temevo di essere precipitato e vinto. Inconsciamente ed incoscientemente volevate rovinare me e l'opera mia, ma io ho trovato il segreto della forza: quando voi tiravate con veemenza, non scendevo, molto agguerrito, in lizza, e, quando cominciavate a stancarvi, tutte le forze mie si concentravano, e riuscivo a rialzarvi di un gradino. Cosi feci per il 2° e per il 3° e via; ad un certo punto, però, mi accorsi che non facevo io più forza per farvi salire di quella che fecevate voi per avvicinarvi a me e per trascinare dietro a voi i più neghittosi, Oh! gioia e grandezza dell'opera educativa! Voi non siete moltissimi, lo so; ma siete i giovani, che, seguendomi in tutto sempre - e lo dico a vostro onore - foste per me di gran sollievo e conforto nel dolore, che provai - e non completamente ed impunemente, però, per fortuna nostra, subii - nel vedere ostacolata l'opera mia da atti di inconsapevolezza e di imperdonabile leggerezza di un capo d'istituto, che ora in
Non qui solo, ma ovunque si vada io credo che si possa sempre fare opera utile e benefica: basta mettersi all'opera e cercare di operar bene, con passione, con entusiasmo vero, con pazienza, con perseveranza. Ricordatevi che se qualche volta vi è difficile ottenere, dovete cambiare strada, e, quando non potete ottenere, la colpa è quasi sempre vostra, vuol dire, probabilmente, che non possedete ancora ciò che occorre per ottenere.
Ricordatevi di non essere pigri e fiacchi, ma di essere attivi, vigili ed operosi sempre e sappiate misurare il passo per l'erta del monte se volete avvicinarvi alla vetta: il passo troppo lento vi fa restare sempre verso la valle; il passo troppo veloce vi stanca, vi infiacchisce presto e vi fa restare a mezza costa. Ricordatevi che il retrogrado è abbominevole ed il precursore si fiacca troppo precocemente, in ragione diretta della velocità del suo cammino: seguite il progresso dei tempi ed il continuo evolversi della civiltà.
L'illustre
Signori ed amici,
Dovrei ora parlarvi dell'utilità dell'educazione fisica e della ginnastica, che ne è fondamento, « ma chi non sa ormai - poichè tutto in natura è consentimento, relazione, armonia mirabile - l'importanza dell'educazione fisica e l'efficacia dei nostri movimenti sul sentimento, sull'intelligenza, sul costume e sullo sviluppo di tutte le nostre facoltà?»
Chi non sa che l'uomo, esercitando le membra, i suoi muscoli, i suoi nervi, il suo organismo, si rende più agile, destro, forte, coraggioso ed agguerrito contro le intemperie delle stagioni, la variabilità del clima, le contrarietà della vita e gl'infortuni, gli ostacoli d'ogni maniera che si parano spesso innanzi?
Chi non sa che, fortificati per via della ginnastica i muscoli e i nervi e però l'intelligenza ed il carattere, «potrà l'individuo più agevolmente riuscire a trionfare della varia, diversa e spietata lotta dell'esistenza, a protrarre la vita sana e valida fino alla più tarda vecchiezza, a migliorare la propria specie, a rendere i più segnalati servizi alla patria, all'umanità?»
La ginnastica, come coefficiente indispensabile alla educazione della gioventù, fu introdotta nelle scuole al principio del secolo XIX e produsse un grande rivolgimento nell'ordine degli insegnamenti; però, la lotta vera, viva, intensa per una seria riforma, sia dal lato igienico che pedagogico, cominciò verso il 1878 e si accentuò nel 1883. La grande spinta al movimento riformista venne data dalla grande Accademia medica di
La ginnastica è la scienza e l'arte dei movimenti umani, voluti e precisati, cioè degli esercizi, al fine di educare o perfezionare. Essa ha un mezzo ed un fine: per mezzo ha gli esercizi, per fine ha l'educazione ed il perfezionamento dell'uomo. Tutti gli atti, perciò, che, o non usano lo stesso mezzo, o non si dirigono allo stesso fine, non appartengono alla ginnastica: appartengono alle così dette branche, le quali vanno nelle categorie degli sports.
Vari sono i sistemi di ginnastica: il tedesco, con prevalenza di esercizi di forza e spettacolosi ai grandi attrezzi; l'inglese, con prevalenza di giuochi; lo svedese, che mira piuttosto alla esecuzione lenta di esercizi non spettacolosi, ecc.
Varie sono le specie di ginnastica: la educativo scolastica; la medico - ortopedica; la militare; l'acrobatica; l'atletica.
L'
Statuto dell'Associazione Magistrale Lucana
Tipografia Garramone e Marchesiello
1913
Statuto dell' Associazione Magistrale Lucana
ART. 1
È costituita l'Associazione Magistrale Lucana per la difesa degli interessi morali ed economici degli insegnanti primari di
L' Associazione si compone di tutti gli insegnanti di scuole elementari pubbliche, pareggiate o private nonchè di tutti coloro che siano muniti di titolo di abilitazione all' insegnamento primario, e intendano cooperare agli scopi determinati nel precedente articolo.
ART. 3
L'Associazione Magistrale Lucana aderisce allo Statuto dell'Associazione Magistrale Italiana
Per ogni dieci soci che risiedono nello stesso mandamento si intenderà formata una sezione che eleggerà in suo seno un Presidente, un Segretario ed un Cassiere. Per ogni dieci soci risiedenti in mandamenti diversi, si nomina un delegato nell'Associazione.
ART. 5
A capo dell'Associazione sarà un Consiglio direttivo composto di un Presidente e sei consiglieri, due dei quali possono essere scelti tra i soci aggregati e anche fra i non soci.
Il Consiglio si raduna ogni qualvolta il Presidente lo creda necessario ed elegge nel proprio seno un vice presidente, un segretario ed un cassiere. Saranno dall'Assemblea generale nominati due revisori dei conti che restano in carica due anni e sono rieleggibili.
ART. 6
Spetta al Consiglio Direttivo deliberare sulle domande di iscrizione dei nuovi soci, stabilire ed approvare la costituzione delle sezioni, compilare e modificare i regolamenti per l'esecuzione del presente Statuto, e quelli per le sezioni; preparare i bilanci e le relazioni annuali, e promuovere il conseguimento degli scopi sociali.
ART. 7
Tutti i soci avranno diritto a voto per la elezione del Consiglio Direttivo e dei revisori dei conti, cui si procederà secondo le norme stabilite nel regolamento per l'applicazione dello Statuto.
ART. 8
Il Presidente dura in carica due anni, ed è rieleggibile. I consiglieri durano in carica due anni e si rinnovano per metà ogni anno; nel primo anno la scadenza si determina per sorteggio. Sono rieleggibili. Tutti gli uffici sociali sono gratuiti.
ART. 9
Ogni socio contribuisce all'Associazione una quota annua di L. 1,50
ART. 10
Ogni anno i Presidenti delle sezioni o i delegati dei soci risiedenti in mandamenti diversi si riuniranno a Congresso per deliberare sui bilanci e sulle relazioni annuali e le questioni riflettenti la scuola, formulare voti per l'indirizzo generale dell'Associazione e designarsi i delegati di essa per il Consiglio annuale della Tommaseo. Ogni due anni si riuniscono in congresso tutti i soci.
ART. 11.
Possono far parte dell'Associazione come soci aggregati tutti coloro che vogliono concorrere all'incremento di essa che non abbiano titoli di insegnamento primario. I soci aggregati verseranno all'Associazione una quota annua non minore di lire due, ma non avranno diritto a voto in nessuna questione. Essi potranno tuttavia formulare proposte da sottoporre al Congresso dei delegati e dei presidenti di sezione, o al Consiglio Direttivo.
ART. 12
La sede dell'Associazione è in
Il ricreatorio educativo a
Tipografia Editrice F.lli Insabato
1910
ALL'ILLUSTRE
CAV. GAETANO PROF. COGO
R. PROVVEDITORE AGLI STUDI DI POTENZA
MENTE ELETTA CUOR NOBILE
RISPETTOSO OMAGGIO
Egregi Signori,
Ideali nuovi di giustizia sociale, studi profondi di investigazioni e trovati moderni per realizzare il benessere dell'umanità soffiano impetuosamente in giro nella nostra vita civile. Ed in questo turbine anche la scuola è sospinta nell'ora presente dalla fede oramai incrollabile che tutti i sociologhi ed uomini di governo, militanti in qualsiasi partito, hanno unanime nella cenerentola di ieri. Nè il nostro popolo rimane indifferente. chè una voce imperiosa gli dice: Avanti! Avanti!, ed il colosso cammina, cammina, accendendosi a palpiti di vita nuova per tutte le buone e belle cose, non ostante lo scetticismo di alcuni solitari retrogradi e cariati. Nè dobbiamo meravigliarci di queste tendenze, perchè il vero, il buono ed il bello prevalgono nel cuore e nel sentimento di tutta l'umanità, e nell'
Ma chi raggiungerà la meta desiata e tanto disputata? Chi conquisterà il palio?
L'uomo educato, o Signori.
Educate ed insegnate ad amare è il grido che prorompe nei parlamenti, nelle conferenze e nei congressi; educate ed insegnate ad amare ci suggeriscono i nostri superiori nelle loro istruzioni; educhiamo ed insegniamo ad amare diciamo noi a noi stessi. E se la scuola degli antichi Romani era presieduta dalla dea Educa, noi, figli non degeneri, aggiungeremo a quella Amore, il più bello ed il più antico degli dei: l'uno completa l'altra.
Noi quando aprimmo gli occhi alla luce, e quando pensammo di avere una patria, la vedemmo avvolta nella sua porpora, libera, forte e coronata dalle sue torri. Un lavacro del più puro sangue dei suoi migliori figli l'aveva mondata dalla lebbra di che giacque da tanti secoli. La tirannide conculcò lo spirito, la volontà, il genio meridionale, che pur aveva dato all'umanità sommi letterati, pittori, scultori, musicisti, filosofi e patrioti, come
O dormenti nel giorno, il gallo canta, Ferve il lavoro e cedon l'ombre al ver.
Signori, il periodo storico delle congiure, delle barricate, delle rivoluzioni, delle battaglie e delle vittorie è chiuso, ma un altro periodo storico è aperto, inalberando la sua bandiera non meno gloriosa di quella della vittoria delle armi; quella cioè dello studio, dell'educazione, del lavoro e della pace universale.
non sono
«Il Giovanettin che passi per la via », lo «Addio, mia bella, addio» non che canzoni patriottiche d'altri tempi e ricordanze soavi delle nostre guerre d' indipendenza; altre canzoni ed altri inni canta ora il nostro popolo.
Ma veniamo al nostro scopo; ed io vi tratteggerò il quadro con quella sincerità che congiunge e fonde le anime in un'anima sola più che non faccia la suggestione dell' eloquenza.
I fanciulli a noi affidati stanno in media 4 ore al giorno e nelle scuole sdoppiate 3. In un anno scolastico, sottraendo le vacanze e le feste, i ragazzi godono del nostro indirizzo educativo, su per giù, per 2 ore, e le classi sdoppiate per un'ora e mezza. Qui si ferma l'opera educativa del maestro, ed alla fugace carezza d'amore di questo martire, devoto al proprio dovere di uomo e di cittadino, subentra per 22 ore al giorno l'azione d'un ambiente inquinato e corrotto. Perdonate! Tolto il ragazzo dalla scuola egli è costretto a tuffarsi in quell'ambiente, incontrando e stringendo relazioni e connessioni coi suoi simili d'ogni età e d'ogni sesso lì per le strade sudicie e nelle bettole infernali.
Quivi diverse lingue, orribili favelle,
Parole di dolore, accenti d' ira,
Voci alte e fioche, e suon di man con elle.
Quivi altri educatori, più valenti del maestro di scuola, più coll'esempio che colla parola dei nobili sentimenti, nella loro scuola di strada, danno spettacoli vivissimi di alcoolismo, di violenze, di risse, di teppismo, di ribellioni e tumulti. Tutte queste barbarie lordate da sfoghi d' invettive e discorsi turpi, osceni, riluttanti.
Bravura un atto d' impulsività; prodezza un atto di furfanteria; talento un atto di ruberia o borseggio; coraggio mettere fuori il coltello ed alle spalle accoltellare il suo simile.
Fama di loro il mondo non lassa,
Misericordia e giustizia gli sdegna.
Ma v'è di più: il ragazzo abbandonato a se stesso, per imitazione e suggestione foggia la sua psiche a quelle date bravure e prodezze ed addestrasi in ogni genere di turbolenze; mentre la ragazza, questa pura e dolce creatura, questa rosa che si schiude al sole della illibatezza e della virtù, quest'angiolo che sotto le sue grandi e radiose ali deve paradisiare l'uomo affranto dalle lotte quotidiane per la vita onorata, si conduce per altra via oscura, che, ahi, quanto a dir qual' è, è cosa dura.
Ma non basta: la famiglia, specialmente nei paesi rurali, non continua l'opera di rigenerazione del maestro; anzi, quasi sempre, discredita e demolisce.
Spesse volte una mammina, allora quando un bamboccio ha commesso una biricchinata, la sentite esclamare iraconda: Quest' è la educazione che t'insegna il maestro. E la colpa è tutta nostra, solamente nostra.
E non è raro il caso che un padre rozzo, o una madre ignorantella, arrivino pubblicamente in istrada ad offendere chi ha in custodia i loro figli: insulti poi che non si lanciano con parole vaghe, ma con vocaboli precisi e determinati, sol perchè un loro figlio è stato ripreso per la sua villania (in nota: Il maestro signor Copersino fu l'altro giorno ingiuriato in istrada dalla madre d'un suo discepolo, la quale gli dette del mangione e del ciecato.). E così noi ci troviamo ogni giorno in una condizione dolorosa: dobbiamo lambiccarci il cervello, arrovellarci l'anima, serbare una condotta più che esemplare dar tutto noi stessi per ingentilire i piccoli ometti, ed in contracambio ci vengono serbate offese ed ingiurie.
Non mancano però, per vero dire, persone elette, che sanno con benignità apprezzare la missione del maestro di scuola; alle quali persone noi sentiamo riconoscenza, ammirazione e gratitudine, confidando sempre che l'opera loro non ci venga mai meno. In conseguenza di tale ambiente, i fanciulli crescono per lo più senza freno, capricciosi e rozzi, giacchè l'amore, il vero amore dei sentimenti superiori, è un mito, e l'esempio trascina al male. Con tale corredo poi entrano a far parte della grande famiglia umana ove o si riformano o incontrano la morte civile.
E quand'anche in una buona famiglia si voglia ben custodire e difendere le proprie creature, il bisogno, «terribile signore», scrisse il
e il suo ricreatorio
Premiata tipografia F.lli Insabato
1911
Patronato Scolastico
PER GLI ALUNNI POVERI DI
OGGETTO
Compiacimenti.
24 giugno 1910.
Sono lieto di esprimere a V. S. il vivo compiacimento mio e dell' On. Commissione direttiva del Patronato, che ho l'onore di presiedere, per l'opera intelligente e amorosa da Lei spesa efficacemente nel Ricreatorio educativo annesso alla Scuola elementare.
Mercè il suo interessamento e le cure assidue, il Ricreatorio è riuscito davvero un luogo di svago geniale per i nostri fanciulli, e continuando con lo stesso zelo esso acquisterà sempre più le simpatie e il plauso del paese.
Mi creda intanto
Il Presidente del Patronato
R. Ispettore Scolastico
Ill.mo
A traverso le vicende che ha subito il pensiero umano e col pensiero umano il problema educativo, si è giunto a riconoscere che la scuola elementare, per quanto efficace, non può sufficientemente preparare in modo molto degno il fanciullo agli uffici della vita civile. E così, la Pedagogia, illuminata dalle scienze Biologiche, ha sentito la necessità imperiosa di mettere accanto alla scuola una nuova istituzione, che meglio avesse disciplinate e rese piacevoli e ricreative tutte quelle esercitazioni capaci di combattere l' intellettismo malattia che distrugge o annienta ogni giovane energia e che rende l'uomo fiacco di membra, privo d'affetto, sprezzante di onestà e di giustizia e bramoso di subiti guadagni. E dal 1889 ad oggi i propugnatori della nuova opera educativa si affacendarono per istudiare e ben definire l'indole e lo scopo dei Ricreatori civili; e in diversi congressi stabilirono che unico fine a cui devono queste istituzioni integrative della scuola mirare sia quello di guidare il fanciullo ad operare in modo che l'infinita moltitudine delle molecole formanti la compagine del nostro corpo funzioni armonicamente per raggiungere il relativo benessere.
Perciò non dal trasformare, ma dal formare, non dall'uomo adulto, ma dall'uomo nuovo vi ha da attendere la migliore e più completa educazione.
Un bel posto era serbato nella storia della civiltà per coloro che riuscivano a far della scuola. popolare un benefico lume che veramente avesse migliorato e sollevato il popolo ignorante e povero. E in quest'opera di affratellamento, di pacificazione e di redenzione sociale la parte interessata degli uomini di cuore era veramente delle più degne delle più commoventi e anche delle più liete. E a
Scrivendo la presente relazione ometterò la solita cronaca degli ordinari provvedimenti amministrativi e disciplinari adottati, sia perchè i primi furono registrati nei conti delle spese del Patronato; sia perchè i secondi furono così rari e lievi che non occorre neppure far menzione. Accennerò piuttosto ad alcuni fatti salienti, che lasciarono nell'animo dei fanciulli, insieme a dolci e cari ricordi, l'impronta netta e viva dell' istituzione civile che li aveva accolti. Fin dal primo giorno curai di migliorare l'intelletto e l'affetto, e tenni di mira che la corrente vitale del sangue apportasse il dovuto nutrimento a tutti gli organi del corpo umano, affinchè ciascuno avesse potuto compiere le proprie funzioni senza usurpare egoisticamente il bene degli altri.
Nel Ricreatorio il riposo non era ozio, il giuoco non era comandato, ma regolato e armonizzato a lavori geniali nei quali si svolgeva tutta l'attività fisica ed intellettuale dei fanciulli, dei quali si correggevano gl'impeti sfrenati, e se ne spronava l'indolenza. Tenni di mira ad aprire l'animo infantile ai sentimenti d'amore verso i superiori e verso il prossimo, e preparare corpi sani e svelti, per formare il buon artigiano, l'artista, il ginnasta. E gli alunni frequentanti, vivaci, esperti franchi, spesse volte irrrequieti, ebbero però durante l'anno sempre e dappertutto un contegno rispettoso, dignitoso e civile. Certe cattive tendenze, se favorite dalle circostanze e dagli esempi, progrediscono con l'accrescimento organico; fu necessità correggerle, arrestarle ed attutirle. Molto perciò apprezzai sorvegliai e curai lo sviluppo del senso morale, mirando sempre alla formazione d'una personalità, svolgendo le interne energie e fecondando le parti più intime dello spirito.
Il cortile di S. Francesco venne trasformato in palestra scoperta, con palco di salita, passo volante, pertiche, corde, cavallina, ed altri numerosi attrezzi di ginnastica, e con la piccola fanfara, composta di dieci trombe e quattro tamburi, che organizzai tra gli alunni stessi, quell'atrio diventò un luogo di svago geniale, che in molti giorni si apriva alla piacente ammirazione del pubblico.
Grande importanza venne data agli esercizi fisici a corpo libero, con le bacchette e con gli appoggi, sia perchè essi sono fattori importanti di disciplina e d'ordine; e sia perchè correggono le pose e le movenze danneggiate da posizioni poco igieniche, a cui sono predisposti gli alunni delle nostre scuole; e sia perchè essi aiutano immensamente a ben formare la grossa muscolatura.
Nessun esercizio era troppo faticoso, ma tutto adatto, come è immaginabile, alle diverse intensità, secondo la classe e l'età degli alunni. Quando qualcuno voleva oltrepassare la misura cambiare giuoco e fare della pause, egli veniva da me ammonito o richiamato amorevolmente, perchè nella vita l'amore e nell'amore lo sviluppo morale del perfezionamento umano.
Ben predisposto e ben dirette erano poi le passeggiate, che con la fanfara alla testa si facevano. Tutto ciò che colpiva la curiosità degli alunni veniva da me spiegato ed illustrato.
Lo studio delle bellezze della natura è sempre il più atto a sollevare l'animo dalle angustie; a staccarci dall'ignobile lotta delle meschine passioni; a svolgere in noi sentimenti generosi; a farci dimenticare i nostri dolori. E così io cercavo di ricordare ed educare l'animo dei fanciulli nei prati, nei campi, nei boschi, e, facendo ammirare la ridente e maestosa vegetazione delle nostre campagne, la vastità del cielo e la sua magnificenza, e lo splendore degli astri, elevavo gli animi a sentimenti nobilissimi di venerazione e di gratitudine infinita verso l'Ente Supremo, che regge l'universo.
Quanti sentimenti d'amore, di pietà, di rispetto faceva pullulare nei teneri petti quando in campagna si vedevano nerboruti contadini lavorare e sudare per provvedere del necessario vivere; o'quando s'incontrava per via qualche infelice, che, ricoperto di laceri panni, implorava un pane per carità! Tutto serviva di utile ammaestramento, di guida e d'esempio per modificare l'indole e i costumi e per promuovere l' intellettuale sviluppo per mezzo della vista. I fanciulli erano lieti e beati, si divertivano e gustavano con compiacenza incredibile le lezioni e i deliziosi spettacoli della natura.
Nelle giornate di cattivo tempo, non potendo i fanciulli divertirsi all'aperto, per mancanza di tettoie nel cortile, venivano trattenuti nelle sale ad eseguire i compiti scolastici o a far disegno e calligrafia.
Il disegno consisteva per quelli della 1a, 2a e 3a classe nel copiare su carta quadrettata, dalla lavagna o da un modello, linee e figure geometriche: per quelli della 4a e 5a poi in facili figure e corpi dal vero.
Non mancai di tenere qualche conferenza utile e adatta alla intelligenza. Parlai dell'indole e dello scopo dei Ricreatori, del Cinematografo, di
Nell'antica città, per tradizione ospitale e gentile, 50 e più fanciulli del nostro Ricreatorio, il 9 giugno 1910, si confusero con tutti gli alunni delle scuole di
Quella giornata e i nomi dei promotori resteranno indimenticabili nella storia del nostro Ricreatorio; imperocchè in quel giorno i figli delle due città sorelle e solidali nelle lotte per la libertà, nel darsi il bacio fraterno, giurarono il patto solenne di lotta per la liberazione da un altro giogo, che gràvita da tempo su queste contrade: l' analfabetismo.
Nella mia opera lenta ed incessante di dieci mesi vissi sempre in mezzo ai ragazzi, cercando d'indirizzarli verso la luce, formando delle menti rette, verso il bene, formando delle libere e forti volontà.
Ma il miglior risultato ottenuto in quel luogo di ginnastica fisica ed intellettuale, si fu il sentimento di sociabilità, che veniva come un buon seme a gittarsi fra quei piccini. Il concetto della vita, lungi dal rannicchiarsi in bozzoli egoistici si allargava nelle figure dell'amorevolezza, si consolidava nei conforti della fratellanza e si spiegava al contatto della gente educata.
E in quella comunità di studi, di lavori e di giuochi, in quella intimità di sentimenti, tutti, ricchi e poveri, posti sotto la medesima disciplina, imparavano come le note di lode e i premi erano regolati alla stregua dei meriti.
Ringrazio ora sentitamente tutti i componenti l'Amministrazione del Patronato per la fiducia riposta nella mia umile opera educativa. Di tale fiducia io molto usai, ma non ne abusai. Non so se vi abbia corrisposto in modo degno: quello però che posso accertare è che, essendo fortemente convinto dell'utilità e genialità dei Ricreatori, io misi nel disimpegno delle mie mansioni tutta quanta la mia buona volontà e tutta la mia anima di educatore e di padre di famiglia.
INNO
Noi siamo la balda coorte,
I figliuoli noi siam del lavor,
Che nei ginnici ludi più forte
Tempra il braccio, la mente ed il cor.
Siam di
Nati ai piè del Vulture monte:
Vita e fuoco nell' anima fiera
Vita e fuoco dagli occhi mandiam!
Plaudi Italia a la vita gioconda,
Plaudi ai figli! E il verdissimo allor
Che la fronte turrita t'infronda,
Ci sia premio sul campo d'onor!
Siam di
Nati ai piè del Vulture monte:
Vita e fuoco nell'anima fiera
Vita e fuoco dagli occhi mandiam!
(1) Quest'inno su motivo d'una marcetta, che suonava la fanfara del Ricreatorio, veniva nelle passeggiate cantata dai
ragazzi.
Programmi didattici per la 1a, 2a, 3a classe elementare a tavole sinottiche
Tipografia Di Antonio Liccione
1913
PROGRAMMA - ORARIO - DIARIO
I più notevoli pedagogisti assegnano alla compilazione ed allo svolgimento graduato e metodico del programma didattico la più grande importanza, perchè in esso si rivela la capacità e l'abilità didattica del maestro. Per mezzo di esso l'insegnamento si svolge armonico ed organico, ed il maestro procede con sicurezza verso la sua meta, senza che sia sorpreso ed ostacolato nel suo lavoro.
Il programma didattico deve essere compilato quando l'insegnante ha già un concetto esatto e chiaro della scuola, quando conosce bene l'ambiente in cui vive e lo stato morale e intellettuale dei bambini a lui affidati. In esso la scuola elementare deve essere rappresentata a circoli concentrici, i quali acquistano maggiore larghezza e valore a seconda delle classi, per svolgere armonicamente le materie richieste dai programmi governativi. E poichè nella mente dei bambini non nasca disordine e non si corra il rischio di perdere di mira lo scopo precipuo dell'insegnamento, il programma deve essere compilato con la massima cura, affinchè il suo svolgimento riesca uniforme e corrispondente al fine, rispecchiando i bisogni della scolaresca con le esigenze della società e dell'ambiente che lo circonda.
Alla compilazione del programma didattico deve seguire quella dell'orario settimanale, il quale non è meno importante del primo, anzi ne è la logica conseguenza.
Il tempo deve essere distribuito secondo l'importanza delle materie. Curi l'insegnante di svolgere nelle prime ore quelle che richiedono maggiore attenzione, badando di alternarle con una lezione od un esercizio più facile e più dilettevole.
La lezione non deve avere una durata di venti o trenta minuti al più, perchè i bambini non possono sopportare una maggiore tensione di mente, e lo sforzo nuocerebbe loro sia fisicamente che intellettualmente.
Agli esercizi di educazione fisica non si facciano mai seguire esercizi grafici, e per fugar la noia e la disattenzione, più che la materia, il docente alterni gli esercizi.
Il diario deve costituire la storia vera dell'insegnamento, affinchè dal suo esame si rilevino lo svolgimento chiaro e preciso del programma, i limiti ed i mezzi di cui si è avvalso il maestro per l'insegnamento di una data materia.
Esso deve essere redatto prima della lezione, in modo breve e compendioso, perchè non è un lavoro letterario, ma lo svolgimento delle operazioni che di giorno in giorno, nei loro particolari, si vanno compiendo.
«In esso gioverà far rilevare, dice il
ORARIO GIORNALIERO (Da Scuola Nostra, Periodico scolastico delle Puglie e della
Perchè la scuola sia frequentata con maggior profitto e con maggiore interesse dagli alunni, fa d'uopo che l'orario si adatti ai loro bisogni fisiologici ed economici, non che alla loro capacità intellettuale.
Tanto nell' orario continuato che in quello diviso, adottati qua e là nelle nostre scuole, si notano grandi vantaggi e non pochi inconvenienti.
Nell'orario continuato si ha stanchezza fisica ed intellettuale cagionata principalmente dall' insufficienza di moto e di aria e dai locali antigienici, focolari di mali seri e di malattie contagiose. In quello diviso gli svantaggi sono ancora maggiori, perchè gli alunni, obbligati a venire due volte a scuola, hanno agio di bighellonare per le vie e mancare di puntualità o addirittura alle lezioni per le lunghe distanze da percorrere in tutti e due i periodi delle lezioni, sia nell'estate per i grandi calori, che nell'inverno per le intemperie a cui s'è soggetto.
Quale amore possono essi dimostrare per la scuola e quale profitto ricavarne quando tutto ciò riesce loro di fastidio e di noia?
L'efficacia dell'insegnamento non risulta certo da un orario prolungato, sebbene dall'adattamento di esso alla natura del fanciullo ed ai bisogni della vita. E siccome le nostre scuole sono frequentate in maggior parte dai figli del popolo, è necessario che essi abbiano qualche ora al giorno in cui possano abituarsi ad una occupazione proficua. Così i genitori manderebbero con maggior lena i figli a scuola, ben sapendo di averli liberi nelle ore di bisogno, o per farli applicare ad un'arte o mestiere, o per far loro frequentare le istituzioni sussidiarie alla scuola, dove hanno modo di dedicarsi ad altre applicazioni istruttive e sviluppare il loro fisico. Da ciò emerge la necessità di modificare l'attuale orario di cinque ore e di ridurlo a tre ore e mezzo, sopprimendo, per non diminuire le ore d'insegnamento stabile, la vacanza del giovedì. Anche nelle nazioni più evolute è stato sperimentato che l'orario limitato a tre ore e mezzo giornaliere riesce più proficuo di quello di cinque ore, durante le quali la psiche infantile, capace al più di una tensione riflessiva di quindici minuti, resta affievolita e depressa. E perchè il numero delle ore di lezioni settimanali non venga diminuito, conviene sopprimere la vacanza del giovedì, giorno in cui il fanciullo si abbandona ad ogni sorta di scapestrataggini che spesso riescono a fargli dimenticare le cognizioni apprese il giorno precedente e a distrarlo dal sentimento del dovere scolastico, facendogli considerare la scuola come luogo di punizione. E si osserva anche che il giorno dopo la vacanza, il maestro non trova la scolaresca puntuale e attenta, per cui deve durare non poca fatica a ridestare l'attenzione e l'interesse degli allievi e per poter continuare con sicurezza e vantaggio il suo insegnamento e perchè questo riesca dilettevole ed efficace.
Perchè dunque non attuare una riforma che, svolgendo egualmente il programma con profitto, senza stanchezza, con massima diligenza ed assiduità, riesca di sollievo all'insegnante e nello stesso tempo di sommo vantaggio per l'alunno?
È bene perciò che la classe magistrale si agiti ed ottenga la modificazione dell'art. 97 del Regolamento 6 febbraio 1909 (Vedi il modello a pagina 29).
NOTE DIDATTICHE
Educazione morale.
L'insegnamento morale e civile si fa direttamente o mediante lezioni occasionali, cioè in seguito a qualche avvenimento che accade in iscuola o altrove e che abbia richiamato l'attenzione dei bambini. Il primo invece deve essere dato mediante racconti morali, massime ed esempi, che debbono avere per l'alunno un valore assoluto.
Lezioni di cose.
Le nozioni di cose si insegnino, per quanto è possibile, mediante lezioni oggettive, perchè lo spirito del ragazzo, vedendo un oggetto presente ai suoi sensi, s' infiamma del desiderio di sapere.
La lezione oggettiva ha potente azione, perchè lascia sullo spirito del ragazzo l'interesse di imparare ed ampliare le sue cognizioni, le quali debbono servire di base all' insegnamento della lingua.
Lingua italiana.
L'insegnamento della lingua dev'essere fatto con brevi e semplici conversazioni socratiche, affinchè il bambino si abitui a narrare cose e fatti da lui veduti ed osservati. Bisogna far parlare sempre il bambino. L'insegnante non deve preoccuparsi se l' alunno si spiega con dialetto; ma deve anzi cooperarsi, mediante acconce domande, a tirar fuori ciò che ha il bambino nel pensiero.
Composizione .
L'avviamento al comporre deve essere fatto a mezzo di brevi proposizioni, facendo ripetere il nome e cognome dell' alunno e dei suoi genitori delle nozioni varie da lui apprese e volgere dal singolare al plurale - dal maschile al femminile nomi di oggetti noti o che cadono sotto i sensi, facendo aggiungere qualche qualità più appariscente. Questo esercizio si deve fare prima a voce e poi per iscritto nei due ultimi bimestri.
Lettura .
La lettura dev'essere fatta con assiduità su proposizioni. Essa va fatta sul sillabario e sulla lavagna.
Dettatura .
La scrittura e la dettatura debbono limitarsi alle parole, alle proposizioni o frasi che l'alunno già capisce.
Calligrafia
La calligrafia deve servire a fare sì che l'allievo acquisti la perfezione della forma delle lettere insegnate e a saper conservare la nitidezza del quaderno.
Storia e Geografia.
L'insegnamento della storia e della geografia deve limitarsi a brevi accenni, che diano all' alunno conoscenza del luogo in cui vive e delle persone illustri che egli sente ripetere e di tutto ciò che lo circonda.
Aritmetica .
L' aritmetica dev'essere insegnata oralmente facendo tesoro della conoscenza del calcolo che gli alunni già sanno, e graficamente mediante le diverse cifre nel loro ordine di gradazione. Il calcolo mentale, fatto sempre su oggetti concreti, servirà a fare svegliare l'attenzione dei fanciulli e come ginnastica alla loro intelligenza.
Educazione fisica.
La ginnastica non dev'essere mai trascurata, sia come riposo e interruzione di lavoro, sia come vera e propria materia d'insegnamento giusta le istruzioni ministeriali. In questa classe specialmente essa è necessaria che sia impartita, perchè serve a fare acquistare buon portamento alla persona, forza, grazia e a sviluppare tutte le funzioni dell' organismo.
Essa poi va fatta per cinque minuti fra un cambiamento di lezione o di esercizio, sposata al canto ginnastico, che dev'essere fatto con tono e voce timbrata.
NOTE DIDATTICHE
Educazione morale.
L'educazione morale e l'istruzione civile in questa classe ha lo scopo di avvezzare l'animo dei fanciulli verso il bello ed il buono, e far loro acquistare maniere gentili e modi garbati. Il maestro perciò si serva di questo insegnamento sia in modo diretto che in modo indiretto, ogni volta che gliene capiti il destro. Legga aneddoti, azioni eseguite da uomini grandi, e infine prenda occasione da tutto ciò che circonda l'allievo, vale a dire dai fatti giornalieri, dalle relazioni tra allievo ed allievo e da tutto ciò che può sembrare adatto al fine, ma in modo sobrio e vivo.
Lezioni di cose.
Le lezioni di cose debbono servire a far acquistare all'allievo l'abito dell' osservazione e della riflessione, mettendo sempre sotto i suoi sensi l'oggetto di cui si vuol parlare, facendone notare la forma, il colore, la materia di cui è composto, l'uso a cui serve, e il modo come usarlo. Nella scelta degli oggetti il maestro si avvalga di quelli di cui l'allievo avrà occasione di avere per le mani o di cui egli ha visto usare dalle persone di sua conoscenza, servendosi all' uopo della forma socratica.
La conversazione serve a far abituare l'alunno a manifestare i propri pensieri intorno ad un dato argomento, a fargli acquistare il patrimonio linguistico, a fargli togliere le voci dialettali ed acquistare quelle della lingua. Sia fatta, però, sempre intorno ad un solo argomento per volta, ma che interessi sempre il fanciullo, in modo chiaro e breve, badando che l' accrescimento delle nuove idee sia anche accrescimento del patrimonio linguistico. Le risposte da esigersi siano sempre esplicite, e, per quanto sia possibile, esaurienti, badando che la risposta sia data da un solo alunno.
Lingua italiana.
Lettura .
Il capitolo da leggersi dagli alunni sia prima letto e poi spiegato dal maestro con la cooperazione di tutta la scolaresca. Ogni parola sia ben pronunziata con le debite pause ed inflessioni di voce, facendo leggere dapprima i migliori alunni e poi man mano gli altri, dopo essersi assicurato che sia stato ben compreso da tutti. Alla lettura meccanica segua quella corrente ed a senso, senza interruzioni di sorta, le quali sogliono farsi per accertarsi che il brano letto sia stato ben capito.
Lingua parlata.
Alla lettura seguono gli esercizi di lingua o di lingua parlata mediante brevi ed acconce proposizioni, per dare agli alunni la conoscenza esatta delle parole indicanti persone, animali, cose, facendole poscia volgere dal singolare al plurale, dal maschile al femminile con la coniugazione del presente, del passato e del futuro dei verbi più in uso, e facendo tradurre dal dialetto in lingua italiana frasi e modi di dire.
Composizione.
Preceda la composizione orale quella scritta, che in questa classe appunto s' inizia. Si pigli occasione per la composizione orale dalla lettura, dalle lezioni di cose, dalla conversazione socratica, o facendo completare pensieri e racconti o facendo rilevare le qualità più appariscenti degli oggetti loro presentati.
Sarà anche di grande vantaggio la presentazione di quadri raffiguranti immagini o scene campestri, perchè atti a destare lo spirito d'osservazione e di riflessione. Simili esercizi siano fatti tanto oralmente che per iscritto.
Dettatura. In questa classe si dia maggiore importanza alla dettatura ortografica anzichè a quella ideologica, badando di presentare con giusta gradazione le diverse difficoltà ortografiche e farne precedere sempre la lettura e la spiegazione da parte dell' insegnante.
La correzione sia individuale e alla lavagna, perchè il maestro può prendere nota degli errori più comuni dei fanciulli correggendo così un difetto forse uguale in tutta la scolaresca, e non trascuri neanche quella collettiva. Sia la dettatura sempre, però, il riassunto del brano letto, della lezione di cosa e della conversazione socratica o di cose note agli alunni. Essa gioverà immensamente anche alla buona, riuscita della composizione.
Calligrafia .
Si completi e si perfezioni in questa classe l'uso di scrivere per imitazione su apposito quaderno sentenze morali, massime ed aforismi ecc., per fare meglio acquistare all' alunno la forma delle lettere, sia minuscole che maiuscole, che l'abito di una scrittura chiara ed eguale e di una buona posizione della persona.
Storia e Geografia.
L'insegnamento della storia sia dato in modo breve, facendo tesoro della denominazione delle vie, di qualche lapide, di qualche iscrizione, di qualche nome di uomo illustre locale, dandone in modo sintetico, ma chiaro, un' idea precisa.
Per la geografia basterà far rilevare la ubicazione della scuola e della casa dell' allievo, dei più comuni e noti edifizi pubblici, sia rispetto alla scuola che alla piazza del luogo.
Aritmetica.
Per l'insegnamento dell'aritmetica si ripetano sempre gli esercizi già appresi in prima classe, facendo dapprima numerosi e svariati esercizi di calcolo mentale, e procedendo man mano agli esercizi scritti di lettura e scrittura di numeri. Gli esercizi orali siano dati mediante quesiti adatti alla intelligenza dei bambini su cose e fatti della vita giornaliera, sui pesi, sulle misure, sulle monete ecc.
Con questi esercizi proceda, l'insegnamento delle quattro operazioni scritte.
Ginnastica e canto corale.
La ginnastica si deve eseguire tutti i giorni, perchè essa non solo mira a sviluppare il bambino fisicamente ed intellettualmente, ma anche a mantenere fra la scolaresca la disciplina.
Gli esercizi ginnastici siano fatti il più che sia possibile all'aria aperta, senza trascurare le passeggiate e le escursioni campestri.
Alla ginnastica si unisca sempre il canto corale di inni patriottici.
NOTE DIDATTICHE
Educazione morale.
Il maestro consideri questa disciplina come un principio informatore, intorno al quale si debbono volgere tutti gl' insegnamenti.
Mediante la sua arte educativa si avvalga di esempi, di fatti occasionali, e bandisca le teorie, perchè breve ed efficace è il cammino degli esempi, come lungo ed inefficace quello delle teorie.
Nozioni varie.
Se ne faccia scaturire l'argomento dal libro di lettura e dai fenomeni che cadono sotto i sensi del fanciullo.
Tali nozioni siano date in modo che l'alunno abbia
un'idea chiara e precisa dell' argomento che si vuole insegnare, servendosi delle somiglianze e delle differenze che possono presentare gli oggetti fra loro, mettendo questi sotto l' osservazione diretta del fanciullo o quando meno con disegni eseguiti sulla lavagna. Si richiegga dall'alunno una risposta precisa e chiara e non confusa, dalla quale il maestro si convinca che nella mente del bambino sia rimasta esatta la cognizione appresa.
Lingua italiana.
Lettura . In questa classe si curi molto la lettura spiegata e quella corrente, che vuole essere fatta con grazia e giusta modulazione di voce, perchè riesca intonata ed espressiva. Non dimentichi l'insegnante che la lettura non è il solo esercizio glottologico, ma è la fonte viva del sapere, perchè quando il fanciullo legge correttamente e con speditezza, fa conoscere di capire ciò che legge ed impara a parlare ed a scrivere con garbo. La spiegazione del brano letto ed i richiami alle nozioni di grammatica si facciano sempre dopo la lettura. Il libro di lettura influirà senza dubbio sull' inclinazione del fanciullo a non tralasciare l'esercizio della lettura anche dopo lasciata la scuola. Si abbia perciò la massima cura nella scelta del testo, affinchè esso sia di una locuzione chiara e facile e tratti di cose piacevoli e inerenti alla sua vita.
Grammatica pratica.
L'insegnamento grammaticale deve essere fatto praticamente, facendolo scaturire da tutto ciò che s' insegna nella scuola, partendo sempre dall'esempio per arrivare alla regola.
La coniugazione dei verbi si faccia sempre a mezzo di proposizioni semplici e complesse.
Dettatura.
Sia prima il brano da dettarsi scelto ed accuratamente preparato dal maestro per il fine che si vuol proporre, poi letto e fatto comprendere agli alunni con voce chiara ed espressiva.
La dettatura non sia interrotta per qualsiasi motivo, altrimenti il fanciullo si distrae e non riflette a ciò che deve scrivere.
Essa, oltre ad integrare le cognizioni apprese dal libro di lettura e ad arricchire la sua mente di utili cognizioni, gli offrirà un esemplare di bello scrivere, che gli tornerà utile nella composizione.
Conversazione. La conversazione socratica deve far sempre più acquistare all'alunno l'abito della riflessione col fargli esporre le proprie idee ed i propri pensieri sopra un dato argomento, facendogli nello stesso tempo allargare il patrimonio delle cognizioni e della conoscenza della lingua.
Composizione .
L'argomento principale della composizione deve essere il riassunto della lettura, della lezione di cosa o della conversazione socratica, ma soprattutto ogni lezione occasionale ed ogni avvenimento che abbia attirato l'attenzione dell'allievo.
Sia l'alunno abituato a riassumere il brano letto, a 0 narrare fatti e scene da lui viste o udite raccontare da altri, ad esporre tutto ciò che sa intorno ad un dato oggetto, messo anche con relazione ad un altro a lui cognito, e facendone rilevare le somiglianze e le differenze ecc. prima oralmente e poi per iscritto. Le relazioni personali degli alunni, la malattia e l'assenza di uno di essi o la partenza per altri luoghi darà occasione al maestro di far abituare l'alunno alla forma epistolare, la quale non dovrebbe essere mai trascurata nelle nostre scuole, anche per dare agio di conoscere i loro sentimenti personali di relazione e di amicizia.
Sieno prima pensieri semplici, brevi, spontanei; poi man mano più lunghi e più complessi, in modo che il loro progressivo accrescimento indichi anche il loro sviluppo intellettuale nella manifestazione e nella estrinsecazione delle loro idee e dei loro sentimenti.
Storia e Geografia.
L'insegnamento della storia e della geografia deve limitarsi a dare all'alunno una semplice conoscenza dei luoghi e dei fatti locali per metterli poi in relazione coi principali avvenimenti e luoghi della patria. Si parta perciò dalla topografia del luogo ove s' insegna (Comune) per passare gradatamente a quella del Mandamento, del Circondario, della Provincia, ed infine di tutto il Regno, dando un' idea chiara, ma sufficiente, dei fiumi, dei torrenti e di tutto ciò infine che può interessare.
Prima però di procedere oltre, è necessario che l'alunno sappia distinguere i punti cardinali; e per fare ciò, il maestro si serva dell' aperta campagna, come pure per dare praticamente conoscenza del monte, della pianura, del ruscello, del fiume e del torrente ecc.
Contemporaneamente alla geografia debbono darsi le nozioni di storia, le quali debbono procedere di pari passo. Si allarghino perciò le nozioni date in seconda classe, dando cenni biografici degli uomini illustri per dottrina, per scienza e per lavoro, che abbiano avuto nascimento nei luoghi ove s' insegna o nei paesi limitrofi, o illustrando qualche località ove si è svolto qualche avvenimento importante o sia sede di qualche stabilimento industriale o manifatturiero.
A fine d'anno poi, si aggiunga la biografia del Re e della Regina e dei più importanti avvenimenti e dei principali Fattori del Risorgimento italiano.
Aritmetica e Geometria.
i In questa classe l' insegnamento dell' aritmetica assume un'importanza maggiore delle altre, perchè la mente dell' alunno, che ha già appreso nella seconda classe la conoscenza grafica delle quattro operazioni, deve essere addestrato con larghezza nel calcolo mentale, nella composizione e nella scomposizione di un numero qualsiasi. Sia perciò ogni giorno abituato a risolvere quesiti e problemi orali e scritti, i quali trattino dei bisogni reali della vita di ogni alunno, di aziende, e infine di tutto ciò che può loro interessare. In tal modo questo insegnamento servirà loro come una vera ginnastica intellettuale. L'insegnamento della geometria deve limitarsi alla conoscenza pratica ed intuitiva delle principali figure geometriche sia presentandogliene il modello, ovvero tracciandogliene la figura alla lavagna.
Disegno.
Benchè i vigenti programmi limitino in questa classe l'insegnamento del disegno a tracciare le principali figure geometriche, pure è bene che esso non sia trascurato per l'applicazione che avrà nella vita degli alunni, i quali, prosciolti dall'obbligo scolastico, si daranno subito ad un'arte o ad un mestiere, e potranno così rilevare la forma di un oggetto.
Perciò s' insegni praticamente con esercizi graduati, che siano di sussidio allo studio della geometria, della geografia e della calligrafia.
Calligrafia.
Questa non s'insegni facendo copiare brani dalla lavagna, altrimenti la vista non si educa alla proporzione, ma su modelli appositamente preparati, con norme che valgano a formare una scrittura nitida e chiara.
Ginnastica e canto.
L'educazione fisica e il canto corale devono avere in questa classe una maggiore importanza, perchè oltre a sviluppare gli organi respiratori e a fare acquistare al corpo sicurezza e leggiadria, servono anche a sollevare lo spirito tra una disciplina e l'altra. Gli alunni debbono intendere bene ciò che cantano per avere una giusta pronunzia e una giusta intonazione, e frequentemente e a lungo essere esercitati alle passeggiate scolastiche.
Il Maestro Elementare nell' ora presente (Da Scuola Nostra, Periodico scolastico delle Puglie e della
In questi giorni è un gran discutere nella stampa politica e scolastica sul progetto presentato da S. E.
Non è nostro compito fare appunti e spunti di critica obbiettiva e subbiettiva sul dato progetto; solo affermiamo che era doveroso da parte dello Stato provvedere al miglioramento dei suddetti insegnanti. Il succitato progetto desta però nell' anima nostra una immensa delusione ed amarezza: delusione ed amarezza che ci spingono a fare degli odiosi paragoni. E perchè no? Dando una capatina per quanto timida ed innocua alle annesse tabelle degli stipendi, ci sentiamo montare il rossore al viso e venire il bisogno di coprircelo con ambo le mani per la vergogna, per la umiliazione che si infligge a tutta la classe magistrale, la quale si vede trattata peggio dei bidelli delle scuole secondarie. O che bisogna essere inserviente - custode o bidello per arrivare ad uno stipendio di 1840 lire a cui un povero insegnante elementare, neanche dopo quarant'anni di pubblico insegnamento, dopo cioè essersi logorato lentamente le forze del corpo ed essere incanutito più che dagli anni dall'improbo diuturno lavoro, non può mai aspirare? Ha mai pensato a tutto ciò S. E.
Si sa: oggi le condizioni finanziarie sono rese troppo critiche dal rincaro dei viveri, e il Governo viene in aiuto dei suoi funzionari con l'aumentare più o meno sensibilmente i loro stipendi. Ma poco si è fatto e si vuol fare per togliere il maestro elementare da ogni preoccupazione e per sollevarlo dalla stridente inferiorità in cui fatalmente viene a trovarsi.
Quando l'istruzione e l'educazione non erano tenute in conto, era naturale che il maestro fosse considerato una quantità trascurabile, ma ora che esse hanno assunto una grande importanza, quale ricompensa riceve dalla Società cui rende tanti grandi servigi chi ne è il grande fattore e propulsore?
Ormai dall' educatore del popolo si pretende molto senza concedergli quei vantaggi necessari, che lo rendano un funzionario tranquillo, pieno d'interessamento al proprio lavoro, che lo sollevino nella sua dignità e nel rispetto popolare.
La Minerva ben comprende questa condizione umiliante che ci affligge, eppure si trincera nel mutismo, credendo già di aver fatto troppo per noi, senza riflettere che la inferiorità economica del maestro, rispetto agli altri funzionarii dello Stato, fa allontanare dalla scuola le migliori energie, le quali non vedono nel loro lavoro indefesso nessun miraggio di benessere.
È tempo perciò che i nostri rappresentanti al Parlamento tengano presente che la scuola non potrà mai rispondere alle esigenze odierne, se il problema del maestro non sia risolto e presto in tutta la sua interezza.
E se è vero che l'unione fa la forza, uniamoci dunque, o colleghi, per procedere concordi e decisi verso la conquista di un diritto finora calpestato e vilipeso. La nostra inerzia significherebbe incoscienza, e ci farebbe perdere sempre più quel prestigio che si addice a chi sente l'importanza sociale della propria missione.
MODELLO di orario giornaliero per la terza classe con la riduzione o modifica dell'orario settimanale (Articolo 97 Regolamento 6 febbraio 1908).
Lezioni
Lunedì - lettura, aritmetica, dettato, educazione fisica, esercizi mnemonici.
Martedì- aritmetica, lettura, educazione fisica, nozioni varie, calligrafia e disegno.
Mercoledì- lettura, composizione, educazione fisica, correzione della composizione, dettato.
Giovedì - nozioni varie, dettato, educazione fisica, aritmetica, lettura.
Venerdì - educazione morale, dettato, educazione fisica, lettura, storia e geografia.
Sabato - lettura, composizione, educazione fisica, correzione della composizione, aritmetica.
Nota al testo: le tavole sinottiche non sono riproducibili perché il testo, talvolta, non è leggibile e ciò compromette la fedele trascrizione della fonte.
Melfi e il suo ricreatorio. Vol. II
Tipografia R. e A. Ercolani
1916
« Assistiamo il fanciullo in tutti i modi:
col buon nutrimento e col buon insegnamento.
«Il fanciullo si chiama, l’ «Avvenire»:
ciò che noi avremo fatto per l’Infanzia, l’Avvenire ce lo renderà centuplicato.
«Inalzando il fanciullo, inalziamo l’avvenire. Se il fanciullo ha la salute, l’avvenire sarà prospero; se il fanciullo è onesto, l’avvenire sarà buono.
«Illuminiamo ed educhiamo quest’Infanzia che è sotto i nostri occhi ... La luce nel fanciullo è il sole nell’avvenire.»
Disciplina.
Nel Ricreatorio imperava una disciplina rigorosa sì, ma temperata da grande affabilità e cortesia.
I ragazzi al loro entrare comprendevano subito che alla direzione tecnica presiedeva una persona di grande volontà ed energia.
La disciplina non era fatta d'inutili esteriorità e di disposizioni puramente formali, che danno solamente l'apparenza dell'ordine e dell'obbedienza, che rendono la vita di un istituto noiosa, pesante e fanno nascere sentimenti di disgusto e d'indifferenza. Nulla si richiedeva ai fanciulli che non era strettamente necessario per garantire l'ordine, l'educazione e la morale.
E neppure la disciplina era ridotta ad una lotta piccina di mancanze o punizioni.
Le punizioni puerili erano sconosciute, e per tutte le età la ragione era una guida e un freno in certo modo sufficiente. La funzione del maestro assistente dev'essere la missione dolce e cara della madre, e non la severa occupazione d'un sorvegliante pronto sempre a reprimere e a punire. Il ragazzo capisce bene chi lo tormenta col sussiego dell'età, della forza, del comando, e chi lo circonda di mille affettuose attenzioni e chi si preoccupa di lui e non di altre cose.
I bambini venivano ricreati, divertiti, sorvegliati amorosamente, occupati amorosamente e moderatamente; e non mai intristiti in mezzo a sciocche e pretenziose pedanterie. Chi presiede alla direzione di questa istituzione ha da essere padre e madre ad un tempo. Coi fanciulli bisogna essere sempre ilare e dolce, ma fermo.
Igiene.
«L'Italia senza geli, senza nevi, senza calori torridi dovrebbe essere il paese dell'infanzia florida e prosperosa, come è il paese dei fiori. Ma sventuratamente ciò non accade perchè in Italia non solo l'infanzia e l'adolescenza non sono protette da leggi speciali, ma su di esse esercitano maggiormente le loro influenze deleterie le cattive condizioni morali, economiche ed igieniche, nelle quali vivono in generale le classi lavoratrici.»
Preoccupato da ciò, io mi studiavo di far mettere in pratica le norme igieniche che i moderni pediatri danno e per quanto i mezzi me lo consentivano. Esigevo perciò molta nettezza nel corpo e nel vestiario.
Non permettendo l'istituzione il bagno settimanale, per mancanza del necessario, lo consigliavo e, all'occorrenza, lo raccomandavo ai genitori dei fanciulli stessi.
Mai ho represso, anzi ho assecondato la loro naturale irrequietezza e attività, lasciandoli liberamente correre, saltare; proibendo però, allorchè sudati, di fermarsi e, molto meno, di sedersi.
Ricreazione.
La ricreazione libera era pei fanciulli l'ora veramente ricreativa, perchè gioconda, movimentata, ristoratrice.
Ogni fanciullo si trastullava a suo bell'agio, si accompagnava col fanciullo a lui più simpatico, poteva, sempre nel limite del conveniente, sgambettare, correre, saltare, parlare, discorrere e cantare come voleva. Ma anche in quest'ora di piena libertà non mancavo di richiamare l'attenzione dei piccoli frugoli, di sorvegliarli con affetto e di studiarli con intelligenza. In ricreazione il bimbo si rivela e manifesta sinceramente i suoi caratteri e le sue tendenze.
Educazione morale.
L'educazione morale era in tutte le ore, in tutti i minuti, in ogni esercizio, in ogni occupazione, in ogni parola. Essa non veniva insegnata come una lezione, ma con la forza dell'esempio, colla vita stessa, procurando che l'ambiente fosse stato tutto una benefica suggestione.
Ho sempre prevenito ed arrestato le violenze; ho inspirato sentimenti altruistici; ho abituato alla sincerità, alla temperanza e al lavoro. I mezzi sono stati semplici, ma assidui e inspirati al grande amore per i figli del popolo; a quell'amore, che non è debolezza, ma che è energia calma, serena, irremovibile, che penetra l'animo del fanciullo con la persuasione.
Pur troppo è questa la parte che più costa e che più esaurisce nel Ricreatorio; ma come non curare l'educazione dei sentimenti, degli affetti, dei pensieri, delle parole e delle maniere? Ora più che mai si deve impedire l'avvelenamento dei cuori dei bimbi. Non di rado s'insinuano idee e teorie materialistiche e si tenta di scuotere il sentimento religioso,
che tanto contribuisce all'educazione morale.
Nel santuario di certe famiglie sovente i genitori non sogliono o non possono impartire ai loro figli una sana e forte educazione: nè sono infrequenti il malo esempio, le cattive abitudini, la vita scorretta, che esercitano influenza deleteria sugli animi dei figli, togliendo ad essi ogni sentimento del dovere. L'opera educativa si deve intensificare nella formazione del carattere, mettendo a base una giusta intuizione del concetto ideale della vita, una ferma risolutezza della volontà, un vivo coraggio nelle proprie opinioni, e una continua coerenza nella propria condotta e nella coscienza del proprio valore.
Così facendo i fanciulli venivano abituati ad avere il cuor più onesto e l'anima più grande.
Non esagerate esigenze, nè osservazioni e correzioni incessanti ed inutili, che snervano la volontà e portano all'indifferenza e allo scoraggiamento, ma abitudine costante e amorosa del fanciullo a cercare dentro di sè l'approvazione o il biasimo delle sue azioni. Ecco a quali principi è stata inspirata la mia opera educativa.
Un vivo e forte sentimento d'italianità ha guidato sempre e pensieri e atti di tutti i fanciulli. E perchè tale sentimento trovasse la naturale sua espressione ed il suo naturale appagamento, nelle occasioni solenni, quali la proclamazione dello Statuto, il XX Settembre, la nascita del Re, della Regina, l'anniversario della morte di
I Decaloghi.
Il Galateo, il Decalogo civile del fanciullo e quello della strada, che si riproducono in appendice, sono stati il compendio dei precetti, che si sono svolti agli alunni del Ricreatorio. Per suscitare poi nell'animo di essi ripugnanza all' alcoolismo e per convincerli del danno terribile ch'esso arreca e all'individuo che lo possiede e alla società intera, i ragazzi hanno avuto sott'occhio dei quadri sui tristi effetti prodotti da questo vituperevole vizio.
Contro la parola triviale, contro l'oscenità e la bestemmia è stata rivolta ogni diligenza mia. Un malo andazzo di licenza le bestemmie e le imprecazioni orribili, che paiono forse, a parolaia, che i fanciulli imitano dai peggiori per incoscienza, taluni, affermazioni di insane energie o di libertà, hanno prodotto in me un non so che di disgustoso. E con opera assidua, pertinace, instancabile mi son dato a far scomparire ogni forma di turpiloquio.
L'elemento estetico.
Estetica e Ricreatorio sono due parole che sembra strano trovarle l'una vicino all'altra. Che ha di comune, direbbe qualcuno, la scienza del bello con i banchi e gli arnesi del Ricreatorio? Parlateci di elemento intellettuale, fisico e morale; poichè la parola estetica ci sembra una parola vuota di senso, una scienza di cui si può dire come della poesia: che cosa ci porta di nuovo? Eppure tra il Ricreatorio e l'estetica vi ha un rapporto di buon senso, un rapporto senza del quale il prodotto educativo sarebbe impossibile, perchè senza la coltura del sentimento estetico non è possibile far del Ricreatorio una fonte di educazione.
«L'arte per l'arte, dice Mario Pilo, cioè l'arte per la conservazione e la moltiplicazione della bellezza, di tutta la bellezza; della bellezza infinita, sensoriale, sentimentale, intellettuale, ideale: e siccome la bellezza è piacere e l'arte è per il piacere, per la gioia, per la felicità fisica e psichica di chi la fa e di chi la gusta.»
Le emozioni estetiche strappano all'egoismo ed alla volgarità , purificano ed elevano le anime, predispongono ad amare; e le anime, specie quelle dei fanciulli, dal piacere sensibile si elevano a grado a grado ad un sentimento estetico abituale.
Nel Ricreatorio, dove si deve cominciare a formare l'abito alla morale, dove si devono cominciare a rinsaldare i vincoli dell'amicizia e della solidarietà, non deve, non può mancare il concorso dell'estetica, sia nell'abbigliamento del locale, sia nella parola del maestro assistente, sia nei lavori di disegno, calligrafia, musica, canto, lavoro manuale e ginnastica.
Il bello parlando al cuore il suo potente linguaggio fa provare emozioni profonde, diletti misteriosi, entusiasmi sublimi.
L'istruzione.
Se l'educazione morale e la disciplina hanno avuto le cure e le attenzioni più sollecite, ancora maggiori ne ha avuto l'istruzione, che consideravo come uno dei compiti se non importante, almeno necessario.
L'azione del Ricreatorio è stata guidata ed illuminata dal concetto e dal desiderio di procurare che la salute e la vigoria fisica dei fanciulli fossero state tali da permettere loro di applicarsi efficacemente, gioiosamente allo studio e di giovarsene in seguito nei molteplici uffici della vita pratica.
Per la qual cosa nel Ricreatorio si è espletato ogni anno il seguente programma:
Ginnastica - Canto corale - Scuola di recitazione - Studio di poesie patriottiche - Lavoro manuale Letture morali e patriottiche - Conferenze igieniche - Giuochi ginnici - Passeggiate in campagna - Escursioni - Gite d'istruzione - Musica ecc.
Per gli esercizi di ginnastica libera gli alunni disponevano di tutti gli attrezzi necessari: bastoni, appoggi, anelli, trave d'equilibrio, pertiche e funi per la salita.
Il cortile di S. Francesco è stato il vasto campo, ove gli alunni si sono dedicati con grande passione al giuoco del « Fout ball », della palla a sfratto, del cavallo, della cavallina vivente e di cento altri giuochi, che appassionavano l'anima infantile e soddisfavano l'istintivo bisogno di moto.
E in tutto l'alternarsi di giuochi e di grida festose, il sole amico sorrideva e l'aria pura riempiva i polmoni. Nell'infanzia ogni cosa si desta, fermenta, bolle; e dove non si giuoca, dove la noia, lo scoraggiamento, la mollezza hanno eletto il loro domicilio, vanno ad albergare tutte le più
tristi forme d'immoralità; le ricreazioni faticose e divertite, le occupazioni esteriori ed intelligenti sono uno sfogo, una diversione salutare. Un Gesuita del collegio scozzese di Ascott, domandato dal barone De Coubertin, se, per avventura, la molta libertà data ai fanciulli non riuscisse dannosa alla loro moralità, rispose: «Ma no; è solo l'anemia fisica che porta seco l'anemia morale, e noi qui formiamo i giovani larghi di spalle, e perciò larghi d'idee e di aspirazioni ».
«L'opera riparatrice della società, che corrisponde a sensi di giustizia, di equità, d'amore, se costerà sacrifizi di mezzi, di persone, di tempo, varrà però ad evitare alla società turbamenti dannosi e sarà feconda di tali risultati da corrispondere grandemente e degnamente ai sacrifizi compiuti.»
«Ogni fanciullo che delinque non è che la vittima di un delitto, che altri ha commesso contro di lui. »
Giuochi liberi all'aperto.
Nulla è più istruttivo, per la conoscenza del carattere di un fanciullo, quanto l'osservare cosa egli fa liberamente quando finisce il suo lavoro, quando riposa, quando traspaiono nei suoi giuochi le tendenze e la natura dell'animo suo. In forza di questo principio molta importanza ho dato ai giuochi liberi all'aperto. E qui se qualche piccolo prepotente abusava della propria forza contro un debole, questi accorreva subito alla mia protezione paterna, che interveniva; e poi conversando amorevolmente da solo a solo col forte, gli facevo riconoscere il torto da lui commesso. Nello stesso tempo mi studiavo di scavare un solco nell'anima tenera e di deporvi un germe di bontà, di tolleranza e d'altruismo. E non di rado avveniva che un piccolo offeso trovava subito protezione in qualche ragazzo più grande presente, che ammoniva o che confondeva il tristarello con buone parole. Così i fanciulli stessi sotto l'influenza d'una educazione civile, che generava la nausea della volgarità, s'infastidivano delle laidi espressioni, eco del turpiloquio delle strade e alle volte di certe case.
Escursioni e passeggiate.
Le domeniche di sole erano giornate di gite. I ragazzi tutti, provvisti di una modesta colazione, marciavano, con la fanfara in testa, per le vie ridenti della campagna, sempre guidati e accompagnati da me. Se qualcuno pensava di restare, subito il piacere di ricrearsi all'aria libera vinceva la fiacchezza e l'indolenza.
E come si attendevano le belle giornate! E quando si ritornava, si passava in bell'ordine per le vie della città, seri e fieri nella nuova e bellissima uniforme garibaldina.
«Tornano con le guancie rosse per il moto affrettato del sangue, con gli occhi splendenti di gioia, col portamento più franco, sotto la guida del loro Direttore, il maestro Enrico Franciosa, che dedica alla bella istituzione civile tutte le sue cure e il suo affetto » ebbe a dire il giornale "Il Lavoratore" nel N.° 7 dell'anno 1912.
Cosi abituando ad apprendere e a gustare tutte le gioie e le bellezze della madre natura, i piccoli figli del popolo fatti uomini, non cercheranno il piacere nei giorni festivi nelle bettole fumose e fetenti, rintonanti di rauchi canti avvinazzati e di luride bestemmie contagiosissime.
Giuochi di sala.
Nei giorni piovosi o rigidi i ragazzi si raccoglievano nelle sale del Ricreatorio, e là intorno al tavolo, o fra i banchi o sulle sedie, alcuni giuocavano ai dadi, altri all'oca, altri al domino o alla tombola e i più piccoli con pesi di legno o con mattoni costruivano palazzi, che poi disfacevano per modellare ponti, campanili, casupole, ecc. Tutti gli esercizi, tutti i giuochi con steccone, bastoncini, piastrini, mattoni ecc. venivano fatti con una sana e Serna applicazione delle gaie letture fatte su vignette, dei racconti esposti.
Letture, conferenze e proiezioni.
Presso la Direzione esiste una piccola biblioteca, dono di un uomo gentile il sig. Vincenzo Brocchi.
Questi con generoso e sentito sentimento di affetto perenne istituì questa biblioteca in memoria di suo suocero Dottor Masciola.
Conta per ora circa 60 volumetti e tutti i ragazzi dalla 1a classe alla 6a trovano sempre qualche cosa che si addice alla loro età ed al loro sviluppo intellettuale.
Quando un popolo ama i libri e legge molto, dà bene a sperare per il suo elevamento morale ed intellettuale. E i piccoli del Ricreatorio amavano la lettura, perchè appena terminato di leggere un libro, ne volevano un altro; e questo portavano a casa, avvolto con cura in un foglio. Così il Ricreatorio non abbandonava l'alunno neppure nella sua casa; la sua opera educativa continuava dentro e fuori l'istituzione. Nei giorni, poi, in cui gli alunni avevano pochi lavori scolastici, si leggevano ad essi brani di libri più importanti, da cui potevano apprendere serie cognizioni ed utili ammaestramenti intorno alla vita sociale. Per rendere poi queste letture più attraenti e più piane, ognuna di esse era accompagnata da spiegazioni e commenti particolareggiati.
Le conferenze erano tenute dall'insegnante assistente e trattavano i soggetti più vari e più adatti a dare agli alunni nozioni utili ed interessanti. Erano sempre conferenze che portavano dentro il Ricreatorio la nota viva e vera della vita reale, anzi si aveva somma cura di trattare degli avvenimenti che s'imponevano per mezzo della stampa all'opinione pubblica. Con ciò non si ha da credere che i fanciulli avevano ad occuparsi di politica, no; si era mosso solo dal vivo desiderio di tenerli bene informati di quanto succedeva di più saliente nella vita della nazione, cercando d'insegnar loro che, fatti adulti e prendendo parte alla vita agitata pubblica, avessero a portare tutta la gentilezza squisita del cuore, tutta la fermezza sapiente dell'ingegno.
Lavoro manuale.
Come la base della vita umana è il lavoro, così la base di tutta o quasi tutta l'istruzione del Ricreatorio è stato il lavoro manuale.
Questo, se per le scuole è un bisogno, per il Ricreatorio una necessità.
Oggi più che mai si manifesta il bisogno, anche per ragioni sociali e per il fine che ciascuno deve conseguire, che il lavoro manuale sia introdotto come una istituzione di carattere perfettivo, che allarghi ed estenda il movimento educativo nella vita pubblica ed accompagni il futuro cittadino fin sulla soglia di essa.
In quasi tutti i fanciulli v'è nelle agili dita uno spirito irrequieto, attivo di costruzione e di modificazione abbellitrice, che appaghi l'occhio. E quelle manine hanno trovato nel Ricreatorio l'occupazione necessaria.
La sala, in tutti i giorni e per quasi un'ora, non era che un'officina gioconda. Tutti erano in moto. Chi tagliava, chi tesseva, chi intrecciava; qualcuno zufolava beatamente lavorando e chi si studiava di terminare un lavoro e chi un altro.
I bimbi delle prime classi costruivano facili lavori froebelliani, in cartonaggio, in truccioli, come portagiornali, cornici, portaspazzole ecc. ecc.
Nella sala della Direzione Didattica c'è una piccola esposizione permanente dei lavori, per i visitatori.
Il lavoro non assumeva mai l'aspetto d'un compito imposto, ma il ma il giocoso e spontaneo lavorio educativo che sviluppava i sensi e l'intelligenza, che abituava all'osservazione, al giudizio sicuro e al raziocinio retto. La mano così diveniva agile ed addestrata a provvedere da sè alle piccole cose e si preparava a far risparmiare il lungo tirocinio nella bottega di qualche arte o mestiere. E famigliarizzando con gli elementi del bello, dell'ordine, della proporzione e dell'unità, si affinava nel ragazzo il sentimento naturale ed artificiale, accrescendo le poche gioie della vita.
Istruzione musica e canto corale.
Il canto e la musica nell'educazione hanno grande importanza, e sono potenti fattori di progresso fisico e morale, perchè fondati sopra una base fisiologica e psicologica. Da tempo è stata riconosciuta la importanza dello studio musicale; ed è perciò che esso ha avuto una parte notevole nella vita del Ricreatorio.
Tutti i giorni per mezz'ora gli alunni (gruppo fanfara) venivano istruiti nei primi elementi di musica.
In pochi anni di assidua applicazione sono riuscito a formare della sezione un discreto concertino musicale, che in ogni occasione non ha mancato di far conoscere il suo progresso.
Due volte alla settimana poi gli alunni inscritti alla sezione del canto corale venivano istruiti nella teoria musicale e negli esercizi di solfeggio.
Vennero eseguite alcune cantate a voce scoperta e altre con accompagnamento di un'orchestrina composta di ragazzi del gruppo fanfara.
Vacanze annuali.
Le vacanze annuali, due lunghi mesi diventano due mesi d'ozio indisciplinato. Dall'agosto all'ottobre le scuole son chiuse ed i fanciulli corrono i pericoli fisici e morali delle lunghe e calde giornate passate nelle strade, in mezzo al sudiciume, che inquina i corpi e che perverte le anime.
Per ovviare a tale e tanto gravissimo danno il Ricreatorio ha sempre funzionato. Al mattino tutti gli alunni avevano una scuola di ripetizione, sia per far preparare alla prova di ottobre i ragazzi ritenuti nella prova di luglio, sia per non lasciare del tutto inoperosi quelli già approvati per la classe superiore e sia ancora per dare alle famiglie dei poveri operai il conforto di sapere che i propri figli non erano interamente liberi alla scuola della strada.
APPENDICE
DECALOGO DELL' IGIENE
1° Ricordati che per essere felice e contento al mondo si deve essere sano, perchè la salute è il più prezioso dei beni.
2° La sporcizia è uno degli elementi che favoriscono le malattie; e perciò cerca di tenere la tua persona e le tue vesti sempre pulite.
3° Tutte le mattine lavati la faccia con acqua fresca; lavati il collo, la nuca e le mani con acqua e sapone e pettinati il capo. Porta le unghie sempre corte e pulite.
4° Una volta al mese fa un bagno generale, e almeno ogni dieci giorni lavati i piedi.
5° Non ti insudiciare il vestito e spolveralo ogni giorno all'aria aperta. Allontana sempre la polvere e le immondizie.
6° Il vino, tutte le sostanze alcooliche, il fumo e il mangiare abbondantemente e affrettatamente fanno molto male alla salute; e perciò non fumare mai e non assaggiare mai liquori. Quando hai sete bevi solamente acqua pura. Sii parco nel mangiare e mastica bene e a lungo ciò che mangi.
7° Nella tua bocca, nel tuo naso e sulle tue mani possono trovarsi i germi di diverse malattie; e perciò per non nuocere agli altri e a te, quando hai la tosse metti il fazzoletto o la mano innanzi alla bocca, sputa nelle sputacchiere, non metterti le dita nel naso o in bocca e lavati le mani con acqua e sapone prima di mangiare.
8° Sulle sostanze alimentari e nelle frutta si possono trovare germi di molte malattie; preferisci perciò gli alimenti cotti e caldi- perchè il fuoco distrugge i germi - e lava sempre la buccia alle frutta che devi mangiare.
9° L'aria pura è necessaria ai tuoi polmoni, al tuo sangue e quindi alla tua salute; e perciò la mattina appena esci di letto spalanca la porta o la finestra della tua casa e respira a pieni polmoni; lavora all'aria aperta, quando lo puoi, evitando però l'umidità e le correnti d'aria.
10° La vita di onesto ed attivo lavoro è necessaria alla serenità del tuo spirito come l'esercizio fisico è necessario a tonicizzare i tuoi nervi, a rinvigorire i tuoi muscoli e a dare agilità e sveltezza al tuo corpo. E perciò non stare mai in ozio, va a letto presto la sera e levati presto la mattina.
DECALOGO CIVILE DEL GIOVINETTO
1° Ricordati che lo scopo della tua vita dev'essere quello di giovare alla famiglia, alla società e al tuo paese.
2° L'interesse tuo personale sia sempre sottomesso al bene di tutti.
3° Difendi i deboli, soccorri i vecchi e ama i poveri.
4° Di' la verità sempre, ad ogni costo, se voi essere creduto e stimato.
5° Ricordati di eseguire scrupolosamente i tuoi doveri, quando sarai grande, sul lavoro, nella società.
6° Studia con amore la tua bella lingua, perchè tu impari a non parlare e a scrivere bene.
7° Tienti pulito nella persona e nelle vesti se vuoi mantenerti sano ed essere bene accolto da per tutto.
8° Rispetta la strada, le piante e i monumenti pubblici, perchè la tua città sia bella e ammirata.
9° Saluta ed interroga con modi cortesi e rispondi ad ognuno gentilmente; non essere prepotente con nessuno.
10° Ricordati che chi maltratta le bestie dimostra animo cattivo.
DECALOGO DELLA STRADA
1° La strada è la casa di tutti. Avvezzati a considerarla non come un luogo destinato ai tuoi giuochi, ai tuoi divertimenti, alle tue monellerie e ai tuoi comodi.
2° Ogni inconveniente, ogni danno, che tu ad essa arrechi, è una mancanza di cui devi render conto alla società ed ai cittadini, che hanno tutto il diritto, quando ti vedono commettere qualche monelleria, di ammonirti.
3° Se un ingombro sulla via ti dovesse ostacolare il compimento dei tuoi doveri, non ti lagnare, pensa quante volte tu stesso coi tuoi baccani hai arrestato il movimento dei cittadini.
4° Se rispetti la casa devi rispettare la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno che egli tiene per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.
5° Se vuoi avere bella, pulita, decente la strada, sii decente e pulito tu stesso nel corpo, nelle vesti e nelle parole. Non lordare muri, porte, ringhiere e monumenti con le più sozze e sciocche figure e iscrizioni.
6° Non gettare sulla pubblica via immondezze, non sollevare mai la polvere della strada, non sputare dove vien viene, non danneggiare le piante, non tirar sassi, non stuzzicare gli animali.
7° Mostrati sempre educato, cortese, gentile e compiacente coi cittadini come coi forestieri.
8° Avvezzati a rispettare la vecchiaia, la miseria, il lavoro,
9° Non andare incontro ai pericoli e non provocarne con l'arrampicarti sui muri, carri, tramvai, alberi, cancelli ecc. Non disturbare gli altri col tuo portamento, con grida, schiamazzi, chiamate inutili, insulti triviali e indecorosi.
10° Rispetta soprattutto le scuole, gli ospedali, i circoli d'istruzione e d'educazione, che servono non solo all'istruzione, all'assistenza e all'educazione di tuoi concittadini, ma anche all'istruzione, all'assistenza e all'educazione tua stessa.
GIUDIZI E COMPIACIMENTI
Avvocato Gennaro Ripandelli --
Il Prefetto Commissario Civile per la
Insegnante
Avv. cav.
Archivista Notarile Vincenzo Sacchitella --
R. Ispettorato Scolastico -
Dalla Relazione sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola, letta dal Prof.
"Il Lavoratore", Anno VII, —
"Il Lavoratore" - Anno VII -
" Il Lavoratore" - Anno VII -
"Corriere delle Puglie" - Anno XXIX -
"Il Giornale d'Italia" - Anno XV -
"Corriere delle Maestre", Anno XIX -
La scuola industriale in ???
1904
Signori,
Come gli uomini, le cose o le regioni, hanno il loro quarto d'ora di ribalta nella molteplice vicenda della vita.
Da un poco in qua, per esempio, sul piedistallo dell'interesse collettivo, è stata collocata, abbastanza in luce, una fra le più povere, ma anche fra le più nobili provincie ne: La
Ne trattò nella sua poderosa opera «Nord e Sud» il
Io non intendo muovere rampogne, chè anzi desidero compiacermi di questo risveglio nostro dall'ignavia davvero vergognosa di tanti anni, e, per quanto mi è dato, desidero di portare il mio modesto tributo alla rigenerazione di questa cara contrada, dove ho giocato da bambino, dove lavoro da uomo, e della quale mi sento figlio, pur non essendovi nato, pel diritto sacro di avere affidato alla sua terra le ossa dei miei cari.
Non vi spaventate però.
Io non intendo di affrontare l'arduo problema regionale in tutta la sua vasta e scabrosa proteiformità. Troppo esso è difficile e troppe parole si son dette. Intendo invece di compiere un dovere che si integra nelle quotidiane occupazioni della mia vita.
Leggendo, e studiando anche, come la serietà dei lavori e degli autori me ne facevano obbligo, tutta la recente bibliografia sulla provincia nostra, ho invano cercato tra le tante proposte qualcuna che si occupasse in modo adeguato del suo sviluppo e del suo avvenire industriale, tutte, o quasi, mirando allo studio del risollevamento dell' agricoltura in questa contrada, generalmente, ritenuta per eminentemente agraria.
Ma può, oggi, all'alba di questo secolo ventesimo, che trasmette il pensiero ad enormi distanze senza mezzi tangibili di comunicazioni, e che ha raccolto tutto il faticoso patrimonio di scoperte del secolo decimonono, per cui le braccia umane non possono più sostenere la concorrenza delle macchine che entrano dappertutto, nella casa, nel campo, nell'officina; può oggi una regione, qualunque essa sia, disinteressarsi della quistione industriale?
Si può oggi, come una volta, distinguere le regioni in agricole, industriali, commerciali, quando per lo sparire delle distanze, per le cresciute esigenze delle nuove generazioni, per la forma stessa della produzione, ciascuna di queste varie attività si compenetra e si completa nell'altra? Quando il contadino ha bisogno della macchina agraria per produrre, e delle vie di sbocco sui luoghi di consumo, rapide ed economiche, se vuol sostenere la concorrenza degli altri mercati?
50 anni fa, non più che 50 anni fa, quando la posta si distribuiva nei paeselli attaccati sul greppo di una montagna quasi inaccessibile, una volta la settimana, e quando ciascun centro di popolazione doveva pure pensare da solo a soddisfare a tutte le esigenze della sua vita, le piccole industrie locali e casalinghe, se proprio non fiorivano, vivevano almeno: Oggi non più.
Non perchè oggi sia cessato o diminuito il bisogno, chè anzi esso è cresciuto a mille doppii per le cresciute esigenze della vita moderna, ma perchè, oggi, quella produzione grossolana, grave, primitiva, non corrisponde più al bisogno nostro, al nostro gusto più fine, alla nuova signorilità delle nostre nuove abitudini, e quel che è peggio, costa di più.
Quella sedia tozza, quel tessuto pesante da coatto, quelle serrature mastodontiche, quei mobili antiestetici, quelle maioliche decorate con animali antidiluviani, non appagano più il nostro senso artistico, nè soddisfano le nostre esigenze e la nostra borsa.
E quando, a parità di condizioni, dai mercati delle città più civili d'
Indubbiamente tutto questo è caos, per riparare il quale, Governo e Parlamento avrebbero l'impellente dovere di intervenire provvedendo con una legge alle seguenti quistioni:
1. - Organizzazione didattica, unica, di tutte le Scuole industriali italiane, classificate in Scuole superiori industriali - Scuole medie industriali-Scuole d'Arti e Mestieri
con programmi generali determinati ed identici per tutte le Scuole.
Con tale organizzazione si avrebbero 3 tipi di Scuole industriali progressive, dopo le elementari, paragonabili ai 3 tipi delle scuole professionali; facendo così agli operai lo stesso trattamento che ai prediletti dalla fortuna, ed aprendo a quelli, come a questi, una palestra per la prova della propria intelligenza e buon volere, e pel raggiungimento di quella posizione sociale che dovrà formare, con la coscienza civile, la base del benessere.
I programmi, generali, sarebbero frazionatamente applicati in ciascuna scuola a seconda del tipo che questa dovrebbe assumere, subordinatamente alle esigenze industriali della regione.
Di tal che potrebbe bene una Scuola aver l'uno o l'altro dei vari laboratorii industriali pratici, ma il programma per ciascuna sezione dovrebbe essere sempre lo stesso, poichè non si comprende come un meccanico, od un elettricista, o un intagliatore, qui a 2. - Organizzazione finanziaria unica e sicura di tutte le Scuole industriali d' Italia sotto l'egida di una legge.
I Comuni, le Provincie, le Camere di Commercio, possono, nell'interesse dello sviluppo industriale della propria regione, invocare dal Governo il concorso per l'impianto e pel mantenimento di una scuola industriale; ma ottenutolo, il loro contributo nella spesa di esercizio dell'istituto non potrà mai scendere al di sotto di un minimo indispensabile, e tanto meno venir soppresso, senza la volontà di tutti gli Enti del Consorzio e senza che Governo e Parlamento studino e valutino le ragioni materiali e morali del provvedimento.
3.- Costituzione di un ruolo organico per tutti gli insegnanti delle Scuole industriali, con un minimum umano di stipendio per ciascuna categoria e con tutti i diritti e doveri degli altri impiegati dello Stato, cioè trasloco, agevolazioni ferroviarie, pensione di riposo, promozioni per merito e per anzianità, aumenti sessennali, etc. Ed è così semplice, così logico, così umano, questo desiderio di essere trattati come tutti gli altri impiegati dello Stato, che proprio appare strano come in questo momento, dopo 43 anni di vita nazionale, se ne debba ancora parlare ed invocare come una pietosa elemosina un provvedimento di giustizia.
4. - Assegnamento di valore legale alle licenze delle Scuole industriali, alla stessa stregua che in tutti gli altri tipi di Scuole,col diritto agli industriali di pretenderne l'esibizione dagli operai, e col dovere di corrispondere loro almeno un minimum di salario. Ma prima che tutto questo riordinamento generale della Scuola industriale italiana diventi un fatto compiuto, occorre purtroppo molto tempo e molta buona volontà. E intanto a noi del meridionale le necesità incalzano gravi ed impellenti. I nostri giovani operai o coloni emigrano a migliaia, portanti in giro pel mondo l'ignoranza e spesso la maledizione per la Patria lontana, maledizione forse non ingiusta perchè, francamente, noi non sappiamo se a loro pro abbiamo compiuto tutto il nostro dovere. Senza occuparmi dell'insegnamento Agrario, che esce fuori dell' orbita di questo lavoro, che cosa abbiamo fatto noi, Governo ed Enti locali, per l'istruzione e per l'educazione dei nostri operai? In questa nostra provincia che si estende per 10 mila chilometri quadrati e che è popolata da circa mezzo milione di uomini, l'unico istituto industriale che esiste è questa Scuola di Arti e Mestieri. Povera, cara Scuola, che è la nostra pena ed il nostro orgoglio, e che noi affidiamo a voi e a tutti gli uomini di cuore e di pensiero, perchè la difendiate e la sospingiate verso i destini che le sono dovuti. E intanto la sola provincia di
Si è definita da tutti la
Già questo problema degli opifici e degli operai, presenta tutti i caratteri di una involuzione.
I nostri capitalisti non si arrischiano ad investire i loro capitali in un' industria qualsiasi, perchè sanno di non trovare elemento locale a cui corrispondere un modesto salario e da cui pretendere un sufficiente corredo di cognizioni: i nostri giovanetti, invece, non orientano la loro vita verso l'officina o verso la macchina, perchè sanno, prima di tutto, che il titolo che acquisteranno è destituito di valore legale, e poi che, non esistendo opifici, non avrebbero dove sviluppare la loro attività. Assegnamo noi un valore ad una di queste incognite e subito a questo corrisponderà un valore per l'altra. E cominciamo dalla più impellente e dalla più umana delle due, quella della produzione degli operai. Chè se l'altra non corrisponderà nè in tutto nè in parte, e i nostri giovanetti dovranno pur sempre espatriare, per lo meno ramingheranno colti e capaci, preparati alle lotte della vita e con un ricordo più affettuoso del paese ove nacquero. La fucina di questi operai dovrà essere la Scuola, ed alla Scuola bisognerà accordare i mezzi che Le occorrono. L'ordinamento avvenire di questa nostra Scuola sarà completo quando saranno istituite le seguenti 4 sezioni che si impongono alle esigenze del paese.
1.° Lavorazione del legno - Sezione falegnami, ebanisti, intagliatori in legno, tornitori.
2°. Lavorazione del ferro Sezione fabbri-aggiustatori, fonditori, tornitori.
3°. Lavorazione della pietra e laterizi - Sezione capimastri, scalpellini, intagliatori in pietra.
4°. Sezione fuochisti, macchinisti-elettricisti.
Di queste sezioni, indispensabili in questo paese, non vi è ora che l'embrione delle prime due.
Bisogna completare quelle esistenti e provvedere alle altre due - e per far ciò, il bilancio è assolutamente insufficiente. Le scuole di
Ai due capi officina si è dovuto aumentare lo stipendio da L. 1000 a L. 1500, per sentimento di dignità umana, e per evitare lo sconcio che i capi d'arte di questa scuola, « che avrebbero tanto più bisogno di permanervi, quanto più speciale e pratico « è l'insegnamento, vi passino invece come meteore, e vi restino solamente quel tanto che basti per attendere un'occupazione meno transitoria e più rimunerativa, prestando l'opera propria a malincuore, senza fede nell'avvenire, con grave scapito della serietà e continuità degli studi (in nota: Nei 5 anni da che ho l' onore io di dirigere questa scuola vi sono passati 3 professori di disegno e 4 capi officina dei fabbri. ) E gli allievi non hanno neanche il tempo di affezionarsi al proprio maestro e di comprenderne, e seguirne il metodo, che questi già li abbandona alle cure di un altro (in nota: Bonitatibus - Relazione del Direttore sull'anno scolastico 1899-900.) ». All'insegnante d'Italiano, Storia e Geografia, con 18 ore d'insegnamento per settimana, si corrisponde ora uno stipendio di L. 600! All'ufficio di segreteria si è dovuto provvedere con la nomina di un segretario, essendo impossibile al solo Direttore adempiervi insieme alle altre incombenze sempre maggiori d'insegnante, di Direttore della Scuola, del Convitto e delle officine, di economo etc. E, per l'aumentato numero degli apprendisti nelle officine, le spese pel materiale di lavoro, consumato anno per anno, si sono addirittura quintuplicate, pur avendo sottoposto ogni più piccolo acquisto al più rigido controllo, sia per conto della Direzione, sia per conto del Consiglio d'Amministrazione (in nota: Il Governo riportò nel 1901 il suo sussidio al concorso normale con l'aumento di L. 500 annue, e l'Amministrazione Provinciale nell'ottobre scorso deliberò un aumento ordinario di L. 500 portando il suo contributo annuo a L. 2500.).
Così, mentre da una parte le esigenze e le spese si sono sempre più accresciute, la scuola non ha avuto nemmeno quell'aumento ordinario di Bilancio che l'ispettore ministeriale riteneva indispensabile fin dal 1900! A quanto dovrebbe ammontare il Bilancio della Scuole per poter fare fronte degnamente a tutte le sue esigenze, e per acquistare quel carattere di serietà che pure deve avere? Per quel diritto che mi danno i 7 anni da che sono nella Scuola, della quale ho seguito col più vivo affetto ed interesse tutte le vicende, io credo che il suo bilancio ordinario dovrebbe salire da lire 11500, quale è oggi, a lire 20000, risultando la maggiore entrata di lire 9500 appena sufficiente pel maggior pigione dei locali delle due nuove sezioni, per gli stipendi ai nuovi insegnanti, capi d'arte ed assistenti relativi, per un doveroso aumento di stipendio al professore di Storia e Geografia (il prof. Leggeri aveva uno stipendio di lire 1200, mentre l'insegnante attuale ne ha solamente 600), pel pagamento di un qualsiasi sussidio all' insegnante di Matematica e Computisteria che da 4 anni insegna gratuitamente, per una rata annuale per acquisto e consumo di macchine utensili ed una per sciupo di materiale da lavoro necessario all'insegnamento, per acquisto annuo di materiale scolastico indispensabile, per maggiori spese di illuminazione, cancelleria, riscaldamento etc.
Chi dovrà provvedere alla maggiore spesa? Gli Enti che sussidiano la Scuola sono:
Il Governo.
La Provincia.
La Camera di Commercio.
Il Comune di
Di questi; il Comune di
Restano la Provincia ed il Governo, che sono proprio i due Enti da cui la Scuola attende fiduciosa l'aiuto. Un aiuto doveroso ed urgente.
Per invocare ed ottenere l'aiuto, però, bisogna dimostrare di meritarlo, e sopratutto non bisogna mai adagiarsi nella comoda attesa della manna celeste, soprafatti come da un senso di nirvana, apati, fiacchi, senza energia e senza iniziative. Pur troppo questa accusa deve essere mossa un poco a noi Basilicatesi, e se così non fosse, l' on. Presidente del Consiglio non sarebbe venuto a scovrire la
Mentre la Scuola pel passato è stata solamente Comunale, non permettendo che ai soli giovanetti di
E tutto ciò non essendo parso sufficiente, si sono fatti, nell'anno ora decorso, e si continueranno anche in questo nuovo anno scolastico, dei corsi straordinarii di lingua inglese e di conduttori di caldaie a vapore, impartiti gratuitamente, il primo, dell'egregio prof. Giocoli, della nostra Amministrazione Provinciale, e l'ultimo, dal Direttore della Scuola. Alla produzione della Scuola, che è andata sempre crescendo, sono stati cointeressati i giovani che imparando l'hanno prodotta, di tal che ogni fanciullo, per la sua parte, ha raccolta una indennità maggiore o minore, a seconda della classe che ha frequentata e della capacità e buona volontà dimostrata.
Così questa Scuola, pur tanto povera e modesta, ha dato, auspice l'energia e l'affetto di chi l'amministra, per la prima credo in
E non poche volte quei pochi soldi sono dai bambini consegnati direttamente alla mamma per l'acquisto del pane! Ora è più inutile che io continui in questa specie di autoapologia che ripugna anche alla modestia del Consiglio Direttivo e degli insegnanti.
I prodotti della Scuola nell' anno scolastico 1902 1903 eccoli qui. Giudicateli voi, che vi siete degnati di onorare con la vostra presenza questo sereno ambiente di attività e di lavoro; giudicateli voi, come nei 5 anni passati da che è invalso l'uso di queste esposizioni annuali, con le quali la Scuola rende pubblico conto dell'opera sua.
E li giudichino anche gli Onorevoli Enti che con tanto lume di civile coscienza hanno finora concorso al mantenimento e sviluppo dell'istituzione.
Li giudichino serenamente e seriamente, e ponderate e vagliate le strettezze nelle quali l'istituto si dibatte, che arrestano o intorpidiscono il suo ulteriore sviluppo, si pongano francamente il dilemma: O la Scuola è necessaria e procede per una via diritta di progresso e di miglioramento, ed allora è necessario altresì che l'aiuto finanziario e morale sia sufficiente e proporzionato al suo sviluppo ed alle sue esigenze. O la scuola è inutile o, peggio ancora, dannosa, ed allora è inutile e dannoso lo sperpero del danaro dei contribuenti, e bisognerà avere il coraggio di assumere a viso aperto la responsabilità di buttarla giù, e chiudere per sempre questo unico istituto industriale che esiste in
E mandiamo un saluto a tutti i bambini nostri conterranei lontani, che, senza coltura, forse senza entusiasmi e senza fede, hanno abbandonato il paesello nativo per ramingare nel mondo alla ricerca del pane. Voi, piccoli operai, contadini, lavoratori, che abbandonaste la patria per non rivederla forse più mai; voi, vittime sacre della malaria e del tifo in regioni forestiere; voi, cavalieri ignoti del lavoro fra gente sconosciuta, senza carezze e senza baci, solitarii fra popoli che non vi comprendono e che voi non comprendete; voi, martiri veri che stentate senza lamenti la vita e senza tributo pietoso di lagrime sparite, u- nità anonime fra i caduti dell'esistenza; voi, cui non applauso di platea vi sospinge agli eroismi quotidiani ed oscuri; siete voi i veri, i grandi eroi. Qui, sulle tradizioni torbide e paurose delle vostre torture fisiche e morali, noi prepariamo la generazione nuova più colta, più forte e.... forse più felice.
Signori,
In nome di S. M. il Re dichiaro aperto l'anno scolastico 1903-04, e vi prego di concedere, con le vostre mani autorevoli, gli attestati di lode ed i premi ai seguenti giovanetti che nel decorso anno scolastico si resero degni per intelligenza, disciplina e buona volontà.
Premio di 1°. gradoCOVIELLO ROCCO - Ebanista intagliatore - Licenziato Medaglia d'argento e libretto postale di lire 28,00
Premio di 2°. gradoMARTORANO MICHELE - Ebanista intagliatore - Licenz. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 36.00 MAZZONE FRANCESCO - Fabbro - 1° Corso - Convittore Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 DE MARTINO FRANCESCO - Falegname - 1° C.so - Conv. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 GUIDA LORENZO - Fabbro Corso Prepar. - Convit. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 TROSO NICOLA - Falegname Corso Preparatorio Medaglia di bronzo BERNALDI FRANCESCO - Ebanista - 2° Corso Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 20,50
notes alpha
notes int