
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1861 - 1880
author
title
Scritture professionali di educatori lucani 1861 - 1880
bibliography
- M. Rosa, Sull'istruzione primaria della Basilicata negli anni scolastici 1867-1867 1868 al Consiglio Provinciale scolastico del R. Provveditore agli studi, Potenza, Tipografia Santanello, 1868
- A. Mancini, Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in Italia gli studii filosofici e letterarii, Melfi, Tipografia Ercolani, 1869
- F. Ciccimarra, Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in Basilicata letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di Melfi, Potenza, Stabilimento Tipografico Santanello, 1879
- G. Capaguzzi, La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli, Matera, Tipografia Conti, 1880
teibody
Sull'istruzione primaria della
negli anni scolastici 1866-67 e 1867-68. Relazione al Consiglio Provinciale Scolastico del R. Provveditore agli Studi Prof. Michele Rosa
Stabilimento tipografico di V. Santanello
1868
UNA PAROLA DI PREFAZIONE
Incoraggiatovi dal giudizio di autorevoli personaggi della provincia, e pel vivo desiderio che io nutro di cooperare con ogni mezzo a prò delle scuole della medesima, venni in pensiero di pubblicare la presente relazione; colla quale non mi proposi solamente di far conoscere lo stato dell'istruzione primaria, ma ancora di gittare delle idee, che fecondate potessero contribuire a migliorarlo.
Una di queste idee, le quali io pongo sotto il patrocinio degli uomini di mente e di cuore che onorano la
All'opera, adunque, uniti e concordi se grandi sono i bisogni dell'istruzione nella provincia, è anche più grande la nostra volontà di porvi riparo: volere è potere: facciamo, e facciamo dei fatti.
E per darne l'esempio mi soscrivo per Lire 20 per ciascuno dei tre primi Comitati che verranno ad istituirsi nella provincia, e destino a benefizio dei medesimi la somma che potrà ricavarsi da questo mio opuscolo.
Signori,
A corredo ed a complemento delle tabelle statistiche sulla Istruzione primaria della
La relazione sull'istruzione primaria ha per fondamento principale le accennate tabelle statistiche, le relazioni dell'Ispettore Scolastico signor
Mod. A) Per le scuole elementari maschili pubbliche.
A) Per le scuole femminili
A) Per le miste
B) Per le private maschili
B) Per le private femminili
C) Per gli asili Infantili
E) Per le serali maschili
E) Per le serali femminili
E) Per le festive maschili
E) Per le festive femminili
F) Per le scuole normali, magistrali e conferenze magistrali
G) Per gl'insegnanti nelle scuole elementari pubbliche e private
G) Per gl'insegnanti nelle scuole serali e festive
G) Per gl'insegnanti negli asili infantili
Pei due anni scolastici sono perciò 112 registri statistici, di ciascuno dei quali una copia si trasmette al Ministero, l'altra rimane a disposizione del Consiglio Scolastico. Ora uno sguardo rapido ai quadri statistici.
Da essi rileviamo che il Circondario di
Num. 50 scuole elementari maschili pubbliche
- 34 femminili, e
- 4 miste
e nel corrente anno
num. 54 maschili
- 45 femminili
-3 miste
.
Il Circondario di
Num. 32 scuole elementari pubbliche maschili
- 21 femminili e nessuna mista.
Nel 1867-68
Num. 33 maschili.
- 22 femminili e nessuna mista.
Il Circondario di
Num. 33 scuole elementari pubbliche maschili.
- 23 femminili.
- 1 mista.
Nell'anno 1867-68.
Num. 34 scuole maschili.
- 26 femminili e nessuna mista.
Finalmente il Circondario di
Num. 37 scuole elementari pubbliche maschili.
- 27 femminili, e
- 3 miste.
e nel 1867-68:
Num. 36 maschili.
- 27 femminili.
- 4 miste.
In tutto, la Provincia con una popolazione di 492,959 abitanti ebbe nel 1866-67:
Num. 152 scuole elementari pubbliche maschili.
- 105 femminili.
- 8 miste.
e nel 1867-68
Num. 157 maschili.
- 120 femminili.
- 7 miste.
Erano sprovveduti di scuola maschile l'anno 1866-67 i Comuni di
Noi abbiamo dunque guadagnato in quest'anno qualche scuola maschile: ma è troppo poca cosa: specialmente è deplorevole che il comune di
Infatti, non computando
Nel 1867-68 oltre ai Comuni di
Il più notevole progresso rispetto a scuole femminili si operò nel Circondario di
Anche nel 1867-68 il più gran numero dei Comuni sprovvisti di scuola femminile, come della maschile, appartiene al Circondario di
Il numero ancora troppo notevole di Comuni sprovvisti di scuole femminili, l'altro non meno notevole di scuole femminili dirette da maestre non abbastanza capaci, e il non avere nella Provincia che 5 o 6 scuole, nelle quali nel fatto s'insegni al di là della 1a classe elementare, e la totale mancanza di scuole femminili di 3 o 4 classe, costituiscono una non lieta condizione di cose, sulla quale importa meditare.
Noi siamo fortunatamente lungi dal secolo dei Chierici e dei Dottori, nel quale si disputava se la donna avesse un'anima: e
In verità io credo sarebbe giunto il tempo di portare a qualunque costo rimedio a cotanto male; e per quanto riguarda i Comuni della
Istruzione elementare superiore.
In ciascuno di questi Comuni occorre affrettare l'attuazione del corso completo delle quattro classi maschili e femminili, con un insegnante per ciascuna classe, e per modo da servire di modello agli altri Comuni. A questa condizione solamente si potrà sperare di veder fiorire i ginnasi e i licei della Provincia, i quali ultimi invece a quello dei professori; a questa condizione si potranno aprire, e con prosperi risultati, scuole tecniche, le quali sono grandemente da raccomandarsi per la Provincia; nella quale allo incontro sono poco note e meno apprezzate.
Non v'ha forse in Italia Provincia la quale possa attendersi dall'istruzione tecnica tanto giovamento, quanto sarebbe ricavarne la
Ma un progresso, di cui per ora non appariscono sintomi, e che si effettuerà troppo lentamente, è quello dell'istruzione femminile superiore. E a ritardarlo non entra solamente il desiderio, spinto troppo oltre, di non aggravare i bilanci comunali, ma bensì il concetto non esatto dell'educazione femminile.
Coloro stessi che riconoscono utile che la loro figlia sappia scrivere la nota del bucato e tenere i conti di casa, non vanno quasi al di là; eppure al di là della nota e dei conti v'ha un mondo intiero; il mondo dell'influenza della donna sulla famiglia, sulla società, sulle scienze, sulle arti; come difficilmente si incontra vizio a cui sia estranea l'influenza della donna, o che l'influenza della sposa e della madre non avesse saputo prevenire, così molte azioni virtuose operate dagli uomini si debbono attribuire alla donna.
Laonde leggendo come
Non è che si vogliono fare delle madri altrettante letterate e delle dottoresse, chè tali non erano le madri di
Borgate
Poche eccezioni fatte, tra cui è giusto notare il Comune di
Restano sprovviste di ogni istruzione le seguenti borgate: Frusci, S. Angelo, Sterpito nel Comune di
Scuole miste.
Le scuole miste si sogliono tollerare nei Comuni nei quali o per la poca popolazione, o per la pochezza dei mezzi, o per la poca sollecitudine del Municipio per le scuole, o anche per la difficoltà di trovare insegnanti, non si possa avere una scuola maschile ed una femminile. Piuttosto che esporsi al pericolo di non avere alcuna scuola, o di non averla che per uno dei due sessi, si accetta di averne una sola per entrambi.
La scuola mista è adunque un minor male che bisogna studiare di eliminare quanto prima si possa. Finchè però esista la necessità di tollerarla, converrà almeno esigere che essa sia diretta sempre da una maestra, e da un' abilissima maestra: poichè se è difficile dirigere una scuola unica, sarà difficilissimo una scuola risultante dalla riunione di un'unica maschile, e di un'unica femminile. Una norma fondamentale da inculcarsi ai Sindaci ed ai Delegati scolastici rispetto alla scuola mista, si è che vi s'impartisca alla sezione inferiore dei due sessi un insegnamento identico ed in comune; ed alla sezione superiore un insegnamento diverso ed in tempo diverso: così viene a soddisfarsi, sebbene incompletamente, alle esigenze peculiari della scuola di ciascun sesso, mentre si ottiene qualche economia di tempo e di lavoro.
Le 152 scuole elementari maschili che la Provincia contava nel 1866-67 furono frequentate da 5084 alunni in media, e le 105 femminili da num. 3740 alunne in media. Le 157 maschili del 1867-68 dal numero medio 5385 alunni, e le 120 femminili da num. 4406 alunne. Gli alunni e le alunne sono per ciascun anno scolastico distribuiti per Circondario e classificati per età secondo lo specchio unito. Non è inutile aggiungere che il numero medio degli alunni e delle alunne dei due anni si ottenne pigliando la media del num. degli allievi, che frequentarono le scuole nella stagione invernale e nella stagione estiva.
Nell'inverno dell' anno 1866-67 frequentarono num. 6042 alunni e 4481 alunne: nell'inverno del corrente alunni 6389 e 5250 alunne.
Nella stagione estiva del passato anno alunni 4126 ed alunne 2999.
Nell'estate 1868 alunni 4381 ed alunne 3563.
La differenza tra gli alunni ed alunne dell'inverno e quelli dell'estate è di num. 3398 pel 67, è di num. 3695 pel 68.
Frequentarono le scuole miste nel 1866-67
num. 38 alunni
num. 103 alunne,
e nel 1867-68
num. 71 dei primi, e
num. 104 delle seconde.
Ora un po' di esame su queste cifre. Secondo i calcoli comunemente ammessi il sesto della popolazione totale di un paese è atta a frequentarne le scuole elementari di ambi i sessi, e così per approssimazione un dodicesimo nelle scuole femminili, ed un dodicesimo nelle maschili.
Secondo quella massima la
La scuola non si ama, e non si apprezza, e quindi non si frequenta da chi più ne abbisogna, per le stesse ragioni per cui le gallerie di quadri non sono visitate dai ciechi, e l'armonia non è ricercata dai sordi.
Le scuole abbondano e sono affollate d'allievi, dove abbandonano l'istruzione e la coltura: scarseggiano, o si rifiutano o sono deserte dove abbonda l'ignoranza: l'istruzione genera l'istruzione, la scuola crea la scuola, come l'ignoranza moltiplica gl'ignoranti.
Laonde è meraviglia che malgrado i 17 milioni d' analfabeti, che collocano pur troppo l'
1. Per ogni Comune, o per ogni Mandamento si costituisca un Comitato incaricato di scuotere l'inerzia e l'apatia per le scuole, di procurare la frequenza alle medesime colle influenze morali e personali e con premii. L'amore al prossimo, ma l'amore operoso, basterebbe a rendere affollate le scuole, perchè potente ed universale è la forza della verità e dell'affetto. Ma l'amor del prossimo è scritto nei libri più che ne' cuori: e negli uni ne tiene il posto l'ipocrisia e l'amor di casta, negli altri l'amor dell'aritmetica.
Per far parte di quel Comitato non occorre esser dotti; basta avere un po' di cuore: quindi esso è possibile in ogni Comune, perchè ogni Comune conta degli onesti ed affettuosi padri di famiglia, ed ha anzi di questi formata la sua Rappresentanza; e se ciascuno de' suoi Consiglieri, i quali certo debbono godere influenza almeno sulle famiglie dei parenti, degli amici e dei loro elettori, volesse esercitarla inducendo un fanciullo a frequentare la scuola maschile ed una fanciulla a frequentare la femminile, le scuole della
Quel Comitato riceverebbe dai soci e dai non soci offerte destinate a formare dei premi pei fanciulli che frequentano la scuola e per le loro famiglie; offerte che i ricchi dovrebbero presentare volentieri, almeno per la considerazione che di tanto diminuiscono i furti e le spese per la pubblica sicurezza e per le prigioni, di quanto si accresce il numero delle scuole e degli allievi.
2. Le amministrazioni tutte stabiliscano che nessuno possa essere loro stipendiato, se non provi che i suoi ascendenti ed
i suoi discendenti sappiano leggere e scrivere.
3. I proprietari impongano ai loro dipendenti l' obbligo della istruzione sotto pena di essere congedati.
4. Gli analfabeti non possano stipulare contratti in scritto, e sia così abolito il firmare col segno di croce.
5. Pel contratto di matrimonio si richiegga la firma dei contraenti.
6. Coloro che, malgrado gli eccitamenti del Comitato e le esortazioni e le ammonizioni del Sindaco, non manderanno i figli alle scuole, siano effettivamente condannati a multe graduate.
Questi mezzi diretti ad accrescere in senso assoluto la frequenza alle scuole gioverebbero eziandio ad accrescerla nella stagione estiva, nella quale esse sogliono spopolarsi. Il quale deplorabile fatto ha sue cagioni nel poco conto che universalmente si fa della scuola, e nei bisogni delle famiglie. A far stimare la scuola provvederà la scuola stessa, ma lentamente; a conciliare i bisogni delle famiglie, massime agricole, col profitto della scuola è opportuna la proposta fatta dall' Ispettore Scolastico Signor Bonino nella relazione, di cui si diede lettura, in ordine all' orario: che anzi, estendendola, si potrebbero invitare tutti i Comuni a proporre un orario per regolare in conformità delle leggi vigenti, e senza nulla aggiungere alla durata della scuola dalle medesime stabilita, il cominciare e il terminare delle due lezioni o dell'unica lezione in ciascuna stagione, secondo le condizioni ed abitudini locali, in guisa da potersi sperare ed ottenere la maggiore frequenza ed assiduità alle scuole.
Andamento delle scuole.
Prendendo, com'è giusto, a norma principale dei nostri giudizi le relazioni degli Ispettori scolastici, e fatta eziandio ragione degli argomenti raccolti da altre sorgenti, l'andamento delle scuole elementari è in generale abbastanza soddisfacente sotto l'aspetto intellettuale; ma il lavoro delle scuole non è ancora abbastanza fecondo sotto l'aspetto morale. E molto più profittevoli sarebbero le scuole della provincia se in esse si praticasse il fondamentale principio della classificazione degli alunni secondo il loro grado d'istruzione e di attitudine, principio che non è se non l'applicazione dell'altro più generale della divisione del lavoro. Invece accade spesso che nella stessa scuola sieno raccolti i fanciulli che dovrebbero appartenere alla prima classe, con altri che dovrebbero stare nella terza: che la divisione dei fanciulli si faccia secondo i gusti dei parenti, e degli allievi, e degl'insegnanti, e secondo la condizione delle famiglie, e non secondo la condizione intellettuale dei fanciulli; e che altra sia la denominazione della classe, altro il suo valore, ed altro lo insegnamento che di fatto vi si impartisce.
Per chiunque abbia qualche sperienza di scuole, è evidente che lo svolgimento regolare e fecondo de' programmi, che non è già facile, massime per la moltiplicità delle materie che vi sono imposte, richiede assolutamente una esatta distribuzione degli allievi nelle quattro classi, pigliando a norma da una parte i programmi stessi, dall'altra il grado d'istruzione e di capacità degli allievi misurata colla stregua degli esami, e preponendo a ciascuna classe un maestro. - E qui cade in acconcio il notare, che se per circostanze locali, e massime per amor di risparmio, si possa per ora in via di transizione adottare di riunire sotto un solo maestro la 3a e 4a elementare, o la 2a e la 3a, è grande errore, è funesta economia l' affidare, come si fa in molti Comuni della Provincia, la 1a e la 2a ad un solo maestro: poichè e per l' intrinseca sua natura, e perchè deve e suole essere numerosissima, e perchè riceve i fanciulli vergini di ogni istruzione o quasi, la 1a classe elementare abbisogna assolutamente dell'opera intera ed assidua di abile maestro.
È da raccomandarsi caldamente ai Sindaci ed ai Delegati scolastici l'esatta osservanza di questo principio pedagogico.
Che poi l'azione moralizzatrice delle scuole elementari non sia ancora abbastanza efficace, non ci deve recar meraviglia; perchè l'educazione morale è opera ardua e lenta, che richiede l'aiuto del tempo, e che non può compiersi dal solo maestro, il quale n'è però il fattore principale.
Affinchè la scuola elementare oltre all' insegnare a parlare e scrivere correttamente e a risolvere problemi di Aritmetica, sia anche, sto per dire, una fucina di giovani e quindi di uomini onesti, i quali un giorno facciano della virtù norma e scopo unico della loro vita, importa anzi tutto che essa abbia il suo pieno sviluppo e non sia limitata alle scuole inferiori; in secondo luogo occorre che i componenti i Municipi, e i padri di famiglia cooperino col maestro allo sviluppo morale dei fanciulli.
Solamente dall'alleanza piena ed operosa della scuola colla società, e massime colla famiglia, si può sperare l'avviamento morale de nostri fanciulli, e la rigenerazione della nostra gioventù.
E ad ottenere questo altissimo scopo, confortatovi dall'esperienza mia e di altrui, propongo un mezzo che non sarà giudicato serio, e che pur sarebbe immanchevole; mezzo che non sarà accettato anche perchè il termometro della morale è sceso molto basso in Italia; propongo cioè che nelle provincie massimamente, nelle quali è maggiore la corruzione, e quindi più necessario e più difficile di bene avviare i fanciulli ed i giovani, si riunissero i maestri e le maestre, i Delegati Scolastici, i Rappresentanti Comunali ed il massimo numero di dri di famiglia in pubbliche conferenze, le quali abilmente ed autorevolmente dirette avrebbero per risultato di stabilire non solamente, ma di far altamente sentire, alcuni principi di educazione morale, da cui dipende tutta la vita e la felicità degli individui e dei popoli : la discussione viva e sincera convincerebbe gl' intelletti ed infiammerebbe gli animi come non può fare la lettera morta dei libri; e ciascuno dei conferenti ritornerebbe alla sua scolaresca, o alla sua famiglia con qualche vitale cognizione di più, e con l'animo ritemprato a lottare contro la inerzia che ci opprime, e contro la marea del male che monta ed invade.
E questo mezzo sarebbe parte d' un sistema, che fu seguito con ottimi risultati in altre provincie, sistema che si potrebbe definire dei mezzi morali, che non è quì il caso di sviluppare, e che io son convinto si potrebbe con gran benefizio delle scuole seguire anche in questa provincia; sistema che consiste nell'accoppiare all'azione, sovente troppo astratta, della legge e dell' autorità, l'azione personale e concreta e il concorso dei privati.
Nella
Insegnanti
Obbligato a stringermi in brevi confini, mi limiterò a dire come la condotta degli insegnanti, e la loro operosità siano in generale soddisfacenti, ed il loro zelo molto maggiore che non s'abbia ragione di attendersi, quando non si consideri che la tenuità del loro stipendio, il conto in cui è tenuta la scuola ed il maestro, anche da chi dovrebbe comprendere e bandire la necessità di quella e la dignità di questo, e la mancanza di cooperazione nei genitori e qualche volta anche nelle autorità locali.
E tra gl'insegnanti delle pubbliche scuole distinti per capacità e per diligenza, è giusto notare
Salluzzi Vinceslao, maestro a
Maestri muniti di patente. 67
Sforniti. 85
Tot. 152
Maestre munite di patente. 57
Sfornite. 48
Tot. 105
Nell'anno 1867-68 maestri muniti di patente 71
Sforniti 86
Tot. 157
Maestre munite di patente 54
Sfornite 66
Tot. 120
Rispetto poi a condizione sociale gl' insegnanti nelle scuole Elementari pubbliche della provincia si dividono nei due anni scolastici come segue:
1866-67
Maestri, ecclesiastici secol. 92, Id. Regol 1, celibi 30, coniugati con prole 24, senza prole 5; vedovi con prole - senza prole - totale 152
Maestre Celibi 75, coniugate con prole 21, senza prole 4, vedere con prole 4, senza prole 1 totale 105
1867-68
Maestri, ecclesiastici secol. 89, Id. Regol 1, celibi 39, coniugati con prole 23, senza prole 4; vedovi con prole 1, senza prole - totale 157
Maestre Celibi 86, coniugate con prole 20, senza prole 6, vedere con prole 6, senza prole 2
totale 120
Stipendi
Se il prezzo a cui si paga una merce non esprime sempre il valore intrinseco di essa, non si può però negare che esso esprima il valore attribuito alla merce medesima.
Non abbiamo dunque a felicitarci del concetto in cui in Italia sia tenuta la istruzione elementare; poichè presso di essa gl'insegnanti elementari sono meno retribuiti degli uscieri, dei commessi di negozio e qualche volta de' portinai.
Eppure i maestri elementari hanno in pugno l'avvenire delle famiglie, e della società!
Nella nostra provincia si spese nell' anno scolastico 1866-67 Lire 74853 per stipendiare i maestri e Lire 57023 per le maestre. Lo stipendio medio dei primi fu dunque di L. 492,453; e quello delle seconde di L. 543,076.
Pel cadente anno 1867-68 si spesero L. 77,801 pei maestri e L. 60,541 per le maestre.
Lo stipendio medio dei primi è quindi di L. 495,547 e di L. 504,508 per le seconde.
Son lieto di segnalare alcuni Comuni che provano il loro amore all' istruzione accordando ai loro insegnanti stipendi abbastanza cospicui, o destinando a mantenere buon numero di scuole somme abbastanza notevoli; tali sono
Il perchè è quello stesso che rende ragione della scarsezza delle scuole e della poca loro frequenza, è cioè il grande bisogno d'istruzione che si ha in Italia, la mancanza di alto sentire, il difetto di cuore, l'egoismo basso, che ci rende gretti, schiavi del danaro, incapaci di azioni generose; insomma la mancanza d' una vera educazione, l'azione deprimente dei 17 milioni d' analfabeti!
Ora l'adempire al proprio dovere è facile a chi non ha bisogni, ma la virtù diventa invece pei due terzi degli altri un problema, un calcolo.
E come infatti si potrà esigere, non dirò dello slancio, dello entusiasmo, ma diligenza, operosità da un maestro o maestra retribuiti con lire 238 o 212 come si fa dai Comuni di Favale S. Cataldo e
Locali ed arredamento.
I locali delle scuole della Provincia, e i loro arredamenti lasciano molto a desiderare. In generale non è abbastanza sentita questa importante verità, che un locale salubre, in amena posizione, decente, ampio, è stimolo al raccoglimento, Parimenti non si tiene in gran conto l'arredamento delle scuole; e molte di queste mancano di banchi ben costrutti, di quadri murali, di cartelloni e di lavagne: e talune mancarono di registri fin verso il fine dell' anno e anche dopo. È questo difetto più funesto che non si creda. Se nella casa ci manchino il mobiglio e gli ornamenti, vi ci potremo rassegnare o riparare; se vi manchi un seggiolone, vi suppliremo con una sedia o staremo su piedi: se non avremo quadri nè ornamenti, certamente se ne farà a meno; ma senza quadri murali, senza cartelloni, senza i solidi geometrici e senza la lavagna, si dovrà dare una istruzione quasi puramente mnemonica e dialettica, e rinunciare ad un insegnamento che è appunto il più naturale e quindi il più efficace; vo' dire all'insegnamento per mezzo degli occhi. Vi hanno verità semplicissime e che pure nella pratica non si ammettono, e che rettamente praticate basterebbero a cambiare la faccia della terra; appartiene al novero di esse, questa, che ai fanciulli si debbe insegnare per mezzo degli occhi.
Prego caldamente i signori Sindaci a fornire al principio dell'anno le scuole di registri a stampa, che sono, per chi non giudichi superficialmente, altro potente mezzo educativo.
Prego parimente i Municipi a fornire in ciascun anno ogni scuola di una ventina almeno di libri scelti che servano non solamente d'istruzione ai fanciulli ed ai maestri, ma di stimolo al fare, e al fare virtuoso; ed a fornire dei libri scolastici e dei quaderni i fanciulli poveri. Questa non è solamente carità ben fatta ma impiego proficuo e nobilissimo di capitali: un centinaio di lire impiegato in quei libri ed in quella carta non solamente ci trasformerà fanciulli vagabondi, future vittime del vizio e della prigione, in scuolari diligenti ed in giovani virtuosi, ma donerà forse alla società un
Asili Infantili
Questa preziosa istituzione non è ancora abbastanza nota nella província e stenta a gettarvi radice. Nello scorso anno la provincia contava quattro Asili con un numero complessivo di 116 alunni maschi e di 96 alunne, quelli cioè di
Scuola magistrale femminile
Al bisogno de' maestri elementari si può in qualche modo supplire con conferenze magistrali ; ma la
Scuole private.
La Provincia, e specialmente il Lagonegrese, formicola di scuole e di scoluzze private, massime maschili, più o meno o niente autorizzate, dirette per lo più da preti, e per lo più con poco profitto e con scarso numero di allievi.
Sono di sovente due o più famiglie di ricchi, che o pel difetto della scuola pubblica, o per una cotale malintesa aristocrazia rifuggendo dalla scuola pubblica mediocre, confidano i loro figli ad un maestruccolo privato che non dà guarentigia di se, ed il cui merito principale sta nello schierare innanzi agli occhi de' creduli genitori i meriti inauditi de' loro figli, e il portentoso loro ingegno, e la portentosissima memoria; dico memoria, perchè questa troppo spesso è pigliata come sinonimo d' ingegno, il che è male; e di merito vero, il che è ben peggio.
Fra le scuole private della Provincia non mancano le buone e promettenti, e tra queste noto quella del Signor Rivelli di
Una scuola privata femminile istituitasi quest'anno è quella dell' Orfanotrofio femminile di
Eccovi, Signori, in brevi cenni segnato lo stato dell' Istruzione primaria nella Provincia: se essa non è ancora quale noi tutti desideriamo, ciò è da attribuirsi anche alla condizione dei tempi. Si ha però motivo di ritenere che mercè le cure e le sollecitudini di questo supremo Magistrato scolastico provinciale, dell'onorevole Capo della Provincia, di tutt'i funzionari scolastici, dei Municipi e dei privati, sia per migliorare rapidamente. Se l'istruzione primaria è la base della piramide che rappresenta la civiltà e il valore morale dei popoli, niuno, eccetto i nemici della virtù, vorrà negarle la sua cooperazione.
Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in
gli studi filosofici e letterarii. Lettera di Abele Mancini al Conte -Presidente della Società Promotrice degli Studii
Tip. di B. Ercolani e Figli
1869
Nell'intendimento di giovare allo stato morale ed intellettuale della città natale, ho stimato non inutil cosa pubblicare la presente lettera, chè, anche per giudizio di distinti amici, quante volte le idee in essa contenute si attuassero un qualche vantaggio al certo si verrebbe ad ottenere.
ILL.MO SIGNOR CONTE
La S. V. con la pregiata circolare del 27 decorso Giugno invita i Socii a pronunziarsi, in breve o distesamente, sovra alcuni punti delle filosofiche e letterarie discipline onde tendere al loro compiuto svolgimento in armonia coi più gravi interessi civili. Io mi reco ad onore, non per sentimento di capacità, chè la mia giovine età e gli esigni miei studii, non consentono ergermi in dritto a pronunziarmi su di essi, ma per soddisfare agli obblighi assunti qual socio, e più ancora per satisfare a quello di cui è gravato ognuno che porti amore al conseguimento di quel grado di civiltà senza cui non si reggono, nè si perfezionano le nazioni, sottoporle alcune osservazioni, che passate in criterii, a mio mò di vedere, affretterebbero lo esplicamento degli studii.
A poter ciò fare mi trovo nella necessità di alquanto sviluppare le risposte ai temi enunciati nella cennata circolare e premettere alcune considerazioni; ragione per cui, unita ad altre, mi trovo in ritardo. Comunque lo scopo della nostra Società si limiti a promuovere in modo privato gli studii di filosofia e di alta letteratura, pure, posciacchè mi si porge la fortunata occasione, mi permetta che me ne allontani un tantino tanto più che quello che sarò per dire si colliga con le più importanti domande rivolte a' Socii. Qual sia lo stato in cui versano gli studii in
Alla S. V. perciò, che sin dal 1841 rivolgeva i suoi studii alla dottrina del metodo, non riescirà discaro che io mi raggiri intorno ad essa e l'abbia a base per rispondere ai temi proposti.
La filosofia moderna ispirandosi alla tradizione dello antico risorgimento italico fu vista progredire rapidamente nel modo cristiano, perchè dall' epoca di Il vero, egli dice, si converte nella storia col fatto ed il fatto si converte col vero. In virtù di questa legge di vicenda alterna, il vero non si prova astratto, ma invece ragione e cagione di tutti gli eventi e gli eventi non si svelano scissi nè confusi, ma come sviluppo eloquente dei principii e pratica dimostrazione della storia una ed eterna di tutti i popoli. Tale, onorevolissimo signor Conte, è la gran dottrina del metodo fermata dai padri della coltura moderna e della quale la S. V. ha non solo piena coscienza, ma il dritto a farne testimonianza colle sue opere. Essa dall'alto delle sue certezze respinge ogni incompiuta forma e statuisce così la classazione delle varie discipline della scienza nel mondo spirituale, lo esatto esplicamento di esse nel mondo materiale; e ritornando le manifestazioni del vero nel vero istesso, mostra questo nella sua compiuta realtà. In omaggio a questa meravigliosa dottrina del metodo, per rialzare gli studii in
La prima domanda quali sono i punti che oggidì negli alti studii razionali richiedono o maggiore correzione o maggiore sviluppo o migliore dimostrazione colligandosi all'assioma che nessuna parte della scienza può essere rettamente intesa, fuori della esplicazione ordinata di tutto il sistema della scienza stessa, convalida la tesi di dover far capo del metodo. Imperocchè riconosciuta la sovranità della metodologia, avremo acquistata l'arte ideale della scientifica dimostrazione dei principii e con essa si delineeranno le singoli parti della scienza nelle loro competenze e si armonizzeranno con sè stesse e con le molteplici manifestazioni del vero. Base quindi, e punto della metafisica che richiede e correzione e sviluppo e dimostrazione è la metodologia, misura suprema a cui si rapportano ed idee e fatti onde averne lo esatto apprezzamento, scaturiggine chiara di tutto lo sviluppo degli studii.
Infatti passando alla seconda domanda quali sono le insufficienze più gravi della critica letteraria in maniera di scrivere oggi una storia eccellente riguardo alla critica dei fatti, alla induzione delle cause, alle attinenze con la universalità della scienza storica ed alla virile bellezza della forma, dacchè ella è pure una Musa, come saggiamente opinarono gli antichi e la S. V. consente.
E posciachè la storia, come si è detto per lo innanzi è il compiuto sviluppo del vero come principio, come fatto e come coscienza, nel ritorno di questo a quello, qui più che altrove il metodo deve spiegare il suo dominio. Perchè le attuali istorie, e ne abbiamo tante! lasciano molto a desiderare intorno alle cause dei fatti, ai fini della politica, allo spirito delle leggi ed in generale al moto ritmico dell'umanità, se non per l'oblio in cui giacciono i canoni del metodo? Ove questi nella storia fossero riconosciuti qual legge suprema, certo la gran rappresentazione del pensiero umano non si appaleserebbe confuso e quasi senza scopo.
L'uomo dapprima si manifesta come sentimento che si colliga alla sua causa, dipoi si svolge nel mondo dei fatti e sintesizzando da ultimo questi e riportandoli al principio che li generò acquista la coscienza di sè. Ora seguendo questo natural corso delle idee nei fatti ed il ritorno degli uni nelle altre ovvio sarà scrivere la storia; imperocchè nella sintesi primordiale delle idee che affaticano l'umanità si scorgeranno le cause dei fatti, nello esplicamento molteplice e coordinato di esse nel mondo dei fatti le attinenze con la universalità della scienza storica e nel ritorno dei fatti alle idee la critica di questi. E stabilito che l'uomo si svolge nel mondo dei fatti come sentimento profondo, riflesso del Supremo vero, lo scrittore ispirandosi negli alti principii che li generò, mostrerà lo esplicamento di essi quale una immensa epopea lirica e tal'è. Si entra pertanto in tal guisa nel regno delle Muse.
Circoscrivendo poi l'assunto alla storia d' la storia della letteratura italiana è fatta o rimane a farsi e con quali norme e principii dovrebbe procedere? risponderò: la storia della letteratura rimane a farsi in come dare un buon indirizzo in alla filologia ed erudizione e come intorno ad esse impedire lo slegamento degli studii ed il dissipamento delle forze intellettuali , risponderò: coll'elevarle a scienze, quali veramente esse sono; chè anche la esplicazione minuta dei principii non si può ottenere che con i principii istessi. Gli studiosi in allora tributerebbero culto ad entrambe e respingendo quanto con i principii non si accorda, si ovvierebbero i citati ostacoli. Si presenta da ultimo un punto sommamente importante quale quello di cercare ed istituire i mezzi e le discipline onde ravvivare e diffondere le lettere e l'insegnamento classico nella estrema necessità in cui ne versa l'
E qui do fine agli accenni, dalla S. V. proposti e da me svolti a seconda del mio debole criterio. Nè uno svolgimento maggiore avrei stimato necessario, chè l'ingegno pellegrino della S. V. conosce da gran tempo siffatte verità; e volgendosi ai socii, e particolarmente a me che sono l'ultimo di essi, non ha potuto al certo far dimanda di lumi, bensì di adesione. È questo per me il senso della circolare, senso di cooperazione ed accordo per promuovere l'immegliamento intellettuale e morale del paese. Sarò quindi ben lieto se, ubbidendo a disegno cotanto elevato, avrá potuto manifestare in qualche modo la mia buona volontà e l'alto conto in cui tengo ogni proposta che s'inoltri sotto gli auspicii della filosofia italiana, al lustro della quale ha concorso potentemente la S. V. con plauso di tutta
Accolga, Illmo Signor Conte, gli attestati di mia profonda e sentita ammirazione e mi abbia sempre.
Della S. V. Ill.ma Devotissimo ed obbmo servitor vero
Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in
letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di
Stan. Tip. Santanello
1879
CONSIGLIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI
Ed il prelodato signor Ispettore legge quanto segue.
Signori,
[(1)Della Relazione originale si pubblica solamente la parte indispensabile alle Autorità scolastiche e municipali.]
Quest' onorevole Consesso dopo d'avere con amore studiato le condizioni della popolare istruzione della provincia, nelle frequenti tornate che ebbero luogo dal settembre ultimo a tutto gennaio p. p. pose mano con molta energia al riordinamento di tutte le scuole elementari, e del personale in esse insegnante. Parecchie furono le deliberazioni prese e moltissimi i provvedimenti dati dall'ufficio, il quale seguì sempre, ed appuntino, le norme che piacque alle Signorie vostre d'indicare. E però essendosi compiuto un lavoro lungo e paziente, per quanto svariato e multiforme, per incarico di questo onorevole Consesso, e per delegazione di questo egregio signor Provveditore, è giusto che io esponga, quasi raggruppandolo in tre quadri, quello che vi era, quello che si è fatto, e quello che resta a fare; affinchè voi, avendo sott'occhi l'intero lavoro già menato a termine, ed esaminando ad un tempo le lacune che devonsi colmar e, possiate fin d'ora avvisare ai mezzi, onde per l'avvenire questo Consesso provvegga efficacemente a tutti i bisogni dell'educazione popolare.
Innanzi ogni altra cosa è mestieri ricordare che nel prossimo passato anno scolastico 1877-78 in questa provincia vi furono 469 scuole, delle quali 263 per i maschi e 206 per le femmine.
Le 469 scuole, aperte quasi tutte in locali pessimi, molti dei quali si chiamerebbero col nome più appropriato di spelonca, ed in generale mal provveduti di arredamento scolastico, erano così distinte: 77 uniche maschili e 79 uniche femminili; 78 maschili e 60 femminili, di prima elementare; 57 di 2a per i fanciulli e 43 della stessa classe per le fanciulle; 30 di 3a e 20 di 4a maschile, e 16 di 3a, e 9 di 4a femminile per l'insegnamento elementare di grado superiore. Quindi considerando che nelle nostre scuole di grado superiore, cioè di 3a e di 4a classe, si trovano iscritti solamente alunni di oltre nove anni si può con certezza ritenere che si ebbero 135 scuole maschili e 103 femminili, in totale 238, destinate per coloro che dalla legge 15 Luglio 1877 sono obbligati ad istruirsi. E questo fatto si spiega tra perchè qui non s'incomincia troppo presto ad andare a scuola, e perchè mancano in numero sufficiente Asili e Scuole miste infantili. Se non che essendo in questa provincia le scuole uniche frequentate in grandissima maggioranza da alunni i quali non oltrepassano l'età di nove anni, e perciò potendosi aggiungere alle 238 scuole di primo grado le grado le predette 77 uniche maschili e le 79 uniche femminili, si può affermare che vi furono 394 scuole per gli obbligati, mentre le rimanenti 75 vennero frequentate da alunni di oltre nove anni, cioè da quelli che non sarebbero per legge obbligati.
Inoltre la popolazione, che io chiamerò scolastica, lo scorso anno fu di 13200 sui 34532 obbligati.
L'ufficio non potrebbe presentare il movimento di questa popolazione scolastica per i dieci mesi d'insegnamento, poichè mancano i dati statistici occorrenti all'uopo per tre Circondari. Pertanto può con esattezza sottoporre alla considerazione delle Signorie vostre quello che avvenne in uno dei quattro Circondari, in cui fu malauguratamente divisa la troppo vasta
Adunque nel Circondario di
Nè questo è stato l'unico scopo che l'ufficio si ebbe, poichè è bene si sappia fin da ora il numero dei fanciulli che dobbiamo condurre a scuola, e si pensi in tempo al personale insegnante di cui si avrà bisogno per l'avvenire.
Ho detto poco innanzi che il passato anno si ebbero 469 scuole e in conseguenza si ebbero altrettanti insegnanti. Ora devo aggiungere che di questi rimasero al posto per ferma non compiuta 416, e furono nominati o riconfermati nell'ufficio 38, in totale 454; talchè 15 de' vecchi non figurano più nello stato dell'attuale personale, perchè chi per un motivo, chi per un altro, hanno abbandonato le rispettive scuole. Al principio quindi del corrente anno scolastico vi erano aperte 454 scuole; nè sembrava che le Comunali Amministrazioni fossero entusiaste di aprirne altre.
La legge obbligatoria, come appare dal foglio periodico di questa Regia Prefettura del 12 settembre 1877, per deliberazione del Consiglio scolastico presa nella tornata del 28 agosto precedente, fu applicata lo scorso anno in 50 Comuni, i cui nomi si leggono nel predetto foglio.
Varie poi furono le ragioni per le quali non si procedè alla nomina dei Delegati scolastici comunali nomina resa ormai indispensabile per l'esecuzione del regolamento 19 ottobre 1877 risguardante l'attuazione della legge precitata.
II.
Le 454 scuole, di cui or ora ho detto, voi comprendeste che erano inferiori ai bisogni della popolare istruzione della provincia, e subito poneste mano, come dissi, con energia e con molto accorgimento ad aumentarle.
A ciò conseguire vi erano due vie, o attuare cioè in tutto e da per ogni dove, il numero delle scuole decretate lo scorso anno dal vecchio Consiglio, o rifare l'Elenco di quelle da istituirsi a norma dell'articolo dodici della legge 15 agosto 1877 sull'obbligo dell'istruzione elementare.
- Questa idea era bella e a tutti arrise; ma ben ponderata la bisogna, e riflettendo come si sarebbero sollevate troppe difficoltà questo Consesso con molta saggezza deliberò di tenere la prima delle due vie che si paravano dinanzi. E detto fatto: essendo per cominciare l'esame de' bilanci comunali fu subito mandato alla Ragioneria di questa Prefettura il ridetto prospetto delle scuole, già decretate per ciascun Comune, e la tabella degli stipendii, assegnati agl'insegnanti secondo l'ultimo decreto di classificazione, affinchè si fosse provveduto d'ufficio dalla Deputazione provinciale a quanto per avventura mancasse.
Fu chiesto poi l'elenco dei Maestri e delle Maestre, che si trovavano nella provincia liberi d'impegni e, trovandolo per numero molto al disotto dei bisogni, voi invitaste l'onorevole Presidente a ricercarne altrove, ed immantinenti l'ufficio spedì lettere e telegrammi a tutti i Prefetti del Regno, nelle cui Province trovansi istituite da molti anni Scuole Normali e Magistrali. Si telegrafò e si scrisse a Provveditori, a Direttori e a Direttrici di Scuole; anzi questo Consesso, ad agevolare via meglio il concorso d'insegnanti fra noi, si rivolse all'onor. Deputazione provinciale, che io nomino qui a cagione di onore, e chiese ed ottenne un fondo di lire 3355 per offrire indennità di viaggio. E questa offerta fu fatta nota eziandio per telegrammi a tutte le Autorità Scolastiche, che erano state pregate di mandare elenchi d'insegnanti.
Pertanto se da un lato posso darvi ora la lieta novella che il numero dei Maestri è già al completo, mi rincresce vivamente di non poter fare lo stesso per quello che riguarda le Maestre, le quali non si potè avere in numero sufficiente.
Eccovi intanto il risultamento del lavoro finora compiuto.
Al presente nella provincia vi sono 502 scuole cioè 454 dirette da vecchi insegnanti, 44 da nuovi nominati d'ufficio, e 4 da maestri nominati dai Municipii a premura dell'ufficio.
Le 502 scuole, delle quali 231 affidate a Maestri e 221 a Maestre, sono così distinte:
- 65 uniche maschili e 50 femminili, 93 di 1a elementare maschile e 86 femminili;
- 72 di 2a cl. per i fanciulli e 63 dell'istesso grado per le fanciulle;
- 38 di 3a e 13 di 4a per i maschi;
- e 19 di 3a e 3 di 4a per le femmine (All. A).
Mettendo ora in confronto questi dati con quelli che riferii innanzi, si rileva che le 77 scuole uniche maschili si sono ridotte a 65, e le 79 uniche femminili a 50; talchè 12 Comuni, ove era un solo Maestro, ora ne hanno due, e in 29 Comuni, ove era una sola scuola femminile, ora ve ne sono aperte due. E ciò avvenne parte per nomine d'ufficio, parte perchè qualche Comune invitato obbedì, parte ancora per ragioni del riordinamento generale.
Si noti inoltre che le 78 scuole di 1a elementare maschile dello scorso anno sono oggi salite a 93, e le 60 femminili dell'istesso grado a 86; le 57 di 2a maschile a 72 e le 43 femminili, pure di 2a, a 63; le 30 di 3a maschile si sono aumentate di 8 e le 20 di 4a sono scemate di 7. Le 16 di 3a femminile crebbero a 19; le 9 di 4a diminuirono di 6. E però scemarono le scuole uniche con grande vantaggio dell'istruzione, poichè la Scuola unica venne trasformata nelle due classi distinte che costituiscono il primo grado dell'istruzione elementare, cosicchè invece di una scuola se n'ebbe due, e l'insegnamento diventò graduato e più proficuo.
Oltre a ciò vi fu notevole aumento delle prime e seconde classi maschili e femminili; crebbero alquanto le terze, e scemarono un pochino le quarte classi maschili e femminili. Questa diminuzione però è apparente, poichè l'ufficio, avendo giudicato contrario alla legge e molto dannoso il sistema di affidare due corsi ad un solo insegnante, ha vietato che si continuasse, e molte scuole di 3a 4a che apparivano distinte, e perciò in maggior numero, ora sono riordinate in guisa che ogni insegnante quind'innanzi debba attendere ad una sola classe: scomparvero insomma quelle quarte classi, dette così per pompa, non essendo mai esistite; avvegnachè il grado di cultura degli alunni ben raramente lo permettesse.
Supponendo adunque che pel corrente anno non ci sia alcun aumento nella popolazione i 34532 obbligati, i quali su per giù si possono dividere in egual numero di maschi e di femmine, hanno 165 scuole maschili e 149 femminili, in totale 314 di grado inferiore, alle quali aggiungendo le 115 scuole uniche; poichè queste, come dissi innanzi, in grandissima maggioranza sono frequentate da fanciulli dai 6 ai 9 anni compiuti, si hanno 429 scuole per gli obbligati; cioè 35 in più del passato anno. E questo quanto alle scuole ed al personale insegnante.
Per quello poi che riguarda i locali scolastici, che sono uno de' principali elementi d'ogni sistema educativo, l'ufficio, conoscendo abbastanza le condizioni pur troppo deplorevoli in cui si trovano quasi tutti i Comuni della provincia quanto a fabbricati, non ha potuto fare altro che raccomandare ai signori Ispettori ed alle Comunali Amministrazioni che si cerchino i meno cattivi.
Intanto perchè col tempo cessi affatto questo gravissimo inconveniente l'ufficio ha spedito ai sig. Sotto-Prefetti, Sindaci ed Ispettori una circolare, in cui mettendo sott'occhio, con la chiarezza che si poteva maggiore, i grandi vantaggi ed i benefici effetti della legge 18 agosto 1878, fa invito ai Comuni della Provincia a giovarsene. Anzi trovandosi essi quasi tutti in condizione di togliere a pigione i locali ad uso di scuola, ha potuto facilmente dimostrare come, aumentando del doppio, o poco più, la somma stanziata ne' bilanci per detta pigione, si possa ottenere dalla Cassa di Depositi e Prestiti tanto che basti a far sorgere un edificio scolastico sufficiente ai bisogni presenti ed avvenire della popolare istruzione. Ha pur dimostrato che, scorso il periodo di trent'anni, il patrimonio Comunale si troverà arricchito d' una nuova proprietà, ed il bilancio sgravato d' un articolo passivo, che mano a mano, sino ad un certo limite, dovrà crescere secondo il progressivo svolgimento delle classi; svolgimento che volere o non volere deve avverarsi.
Signori, come un tempo la grandezza dei Comuni italiani si rivelò nel Palazzo municipale oggi il grado di civiltà di un Comune si appalesa nella Casa scolastica!
Ma ciò non è tutto quello che l'ufficio ha fatto. Io non dirò delle raccomandazioni vivissime rivolte a chi e come meglio si poteva, perchè l' arredamento scolastico fosse al completo in ciascuna scuola; nè dell'incarico dato ai signori Sotto-Prefetti di mandare Commissari, come sovente pur avvenne, per dare il possesso agl'insegnanti nominati d'ufficio; nè delle minacce fatte dal nostro Presidente di sospendere qualche Sindaco, che pareva accennasse ad atti di ribellione contro i vostri decreti; nè le fatiche durate per persuadere moltissimi Sindaci che a norma dell' articolo 2° della legge - decreto 7 gennaio 1861, e della logica, ogni classe deve avere un insegnante, nè della lotta minuta, astiosa, spesso inconcludente, deplorevole sempre, sostenuta con parecchi di coloro, i quali erano abituati da lunga pezza ad eludere la legge sotto specie di curare gl'interessi dei propri amministrati; lotta che solo si è vinta, senza mai cedere a pretesti, con energia e con costanza nei propositi. E volentieri tralascerò di ricordare qualche amministrazione municipale che promosse le dimissioni degl'insegnanti inviati, offrendo loro perfino i mezzi per ripatriare. Dirò adunque che l'ufficio compiuto il lavoro di riordinamento ha subito compilato l'elenco dei Comuni in cui ai sensi dell'articolo 9 della detta legge quindici Luglio 1877, si deve quest'anno applicare l'obbligo dell'istruzione elementare - e se voi approverete l'elenco, che mi onoro di sottoporre al vostro esame, la ripetuta legge andrà subito in vigore in 86 Comuni su 124 della provincia (Alligato B). . Di questi 86 Comuni, 35 fanno parte del Circondario di
Nella Provincia vi sono ormai 502 insegnanti, senza tener conto degli Asili infantili e di parecchi coadiutori e coadiutrici, che molti Sindaci, teneri piuttosto d'una malintesa economia, che del miglioramento morale ed intellettuale dei propri amministrati, si sono affrettati di nominare a solo fine di potere scongiurare la bufera delle nomine d'ufficio, coadiutori e coadiutrici che per il corrente anno questo Consesso ha tollerato per la sola ragione che manca affatto altro personale legalmente autorizzato all'insegnamento. Ho detto che voi avete tollerato, poichè sotto quei nomi si nascondono veri Maestri di classi cui bisognerà destinare insegnanti capaci e forniti di patenti.
Tornando adunque al numero effettivo degli insegnanti esso è di 502. Ora di questi 281 sono Maestri, e 222 sono Maestre. - Dei 281 Maestri si contano nativi della
Adunque posso assicurare questo Consesso che l'ufficio ha fatto quello che meglio si poteva.
Intanto perchè questi ed altri inconvenienti, forse maggiori, per mancanza di numero sufficiente d' insegnanti, specie di Maestre, non si avverino il venturo anno, vi presento l'elenco degli educatori di cui a norma dell' art. 12 della legge sull'obbligo dell'istruzione, della legge-decreto 7 Gennaio 1861 e del regolamento 15 Settembre 1860, avremo bisogno. Dal quale elenco appare che converrà cercare 25 Maestre per l'insegnamento di grado inferiore, e 43 per il superiore; 22 Maestri con patente inferiore e 36 con patente superiore, in totale 68 Maestre e 58 Maestri. (Allig. G).
Ora aggiungendo alle 68 Maestre per le nuove scuole, le altre 19 per quelle scuole alle quali quest'anno si provvederà, come dissi, provvisoriamente, ne avremo bisogno di 87. E volendo ridurre le 23 scuole miste, che sinora restano chiuse per mancanze di personale insegnante a 10, ne occorreranno 97. Aggiungendo poi ai 58 Maestri i 13, che bisogneranno per le scuole miste, le quali addiverranno prime classi elementari maschili, ce ne vorranno 71.
Laonde ritenendo che dopo gli esami pel conferimento delle patenti elementari, che avranno luogo il venturo Agosto, sia per aversi 30 Maestre, comprese le 12 che usciranno dalla scuola magistrale ed altrettanti Maestri, saremo obbligati a cercare 67 Maestre e 41 Maestri.
Eccovi, o Signori, il resoconto di quanto questo Consesso, e l'ufficio scolastico ha fatto nel periodo di quattro mesi. Ed ora mi è grato assicurarvi che le deliberazioni da voi prese, relativamente al corrente anno scolastico, in numero di 307, ed i provvedimenti speciali fatti in numero di 880, oltre 541 generali (All. H), sono in guisa classificati che subito si può rendere conto di ciascuno di essi. - Voi potete ora facilmente informarvi di ogni pratica, poichè l'archivio scolastico comincia a riordinarsi con un metodo più semplice e adatto al continuo incremento degli affari.
III.
Il venturo anno saremo obbligati di chiedere, come poco innanzi ho dimostrato, alle altre province del Regno 67 Maestra e 41 Maestri. Ora io non vo' mica discutere intorno alle difficoltà che sorgeranno nella ri-erca di quest'insegnanti; ma stimo indispensabile di fare osservare che questo stato precario è impossibile che duri; e però bisogna avvisare ai mezzi, onde provvedere stabilmente ai bisogni avvenire della popolare istruzione. Che bisogni ce ne sieno, che maggiori ce ne saranno, ognuno il vede appena voglia riflettere, che ci è una legge sull'istruzione obbligatoria che devesi gradatamente attuare, che i bisogni saranno di più in questa anzichè in moltissime altre province del Regno, appare chiaro appena si consideri allo sminuzzamento della popolazione in 124 Comuni e in un numero grandissimo di borgate, ciascuna delle buali comincia già a comprendere i vantaggi dell' istruzione ed a pretenderla. E questi bisogni si vedranno crescere ognora davvantaggio se si vorrà un giorno liberarsi di quegli Insegnanti che pur troppo non sono. Forniti delle qualità morali ed intellettuali indispensabili a chi deve educare onesti cittadini, di cui sempre più vivamente si sente la necessità. Le scuole elementari hanno per iscopo immediato l'educazione del popolo, e l'istruzione è il principale dei mezzi educativi. E tale bisogno apparirà meglio ancora se si ponga mente che molti insegnanti vengono, a mo' di dire, dalla leva in massa fatta i primi anni che seguirono il 1860. Ci voleva un esercito d'insegnanti e lo s'improvvisò. Molti erano e sono; ottimi; parecchi via via si sono posti in carreggiata, ma vi ha pure di quelli che si dovranno persuadere a dedicarsi ad altro, forse con maggior utile proprio e della società.
Vorremo rassegnarci tranquilli a tollerare ancora delle Maestre le quali, salutando un povero Ispettore scolastico come una fiata toccò a me, lo facciano ad parere di genere femminile per iscambio di desinenze?
E avverrà ancora che qualche Maestra, invece di educare ed istruire le bambine, non sapendo far di meglio, le eserciti a lavorare la pasta ogni mercoledì e sabato, per mangiarla fresca il giovedì e la domenica? Ma voi che avete posto mano così energicamente a migliorare l'istruzione pubblica della provincia, voi vedete che bisogni ce ne sono e molti e grandi; e fa mestieri creare i mezzi perchè lo stato provvisorio cessi una buona volta, e sorgano tali istituzioni che ci affidino per l'avvenire.
L'ufficio ha molto pensato intorno alla soluzione di questo problema. In questa seria meditazione ho dovuto dal canto mio persuadermi che ai Comuni ed alla Provincia non si può che chieder poco. La lunga e feroce lotta di cui fu miserando teatro questo paese per l'idra brigantesca, schiacciata appena da un anno; la rete di viabilità che non vi era, e che resta ancora ed in gran parte da completarsi; la necessità di aprire 70 ufficii telegrafici al pubblico servizio, i quali sono congiunti tra loro per mezzo di 2000 chilometri di filo, hanno in gran parte esaurite le loro risorse economiche.
Dunque converrà rivolgerci al Governo del Re perchè ci aiuti nei nostri bisogni in modo certo e durevole. Ed innanzi ogni altra cosa è mestieri che. S. E. il Signor Ministro della Pubblica Istruzione si persuada che questa provincia richiede la sua speciale e benevola considerazione.
Signori, noi dobbiamo tutti essere contenti dell'opera nostra e dei risultamenti ottenuti; poichè abbiamo la coscienza di aver fatto quello che per noi si poteva. E però senza fare confronti che sono, o paiono, sempre odiosi, tra questa ed altre province l'ufficio propone di rivolgerci al Ministero per efficaci e pronti soccorsi. Mercè l'opera generosa di egregi uomini, alcuni dei quali fanno parte di questo onorevole Consesso, e che io non nomino per non offendere la loro modestia, la nostra Scuola magistrale femminile, che da qualche anno è in via di continuo miglioramento, specie dopo la riunione con l'opera pia delle Gerolomine, mi sembra che per il personale insegnante e dirigente, per la suppellettile scientifica e materiale, per fabbricato e per quanto occorre a ben ordinati istituti, lasci poco a desiderare. Ciò nullameno per pochezza di mezzi, essa non potrà mai dare un contingente bastevole alla nobile falange delle educatrici. Su 70 alunne, ora raccolte nel suddetto Istituto, non si può sperare che una quindicina di Maestre per ciascun anno.
pOra ognuno vede che questo numero è insufficiente a' bisogni che abbiamo. E perciò ad accrescere un tal numero, l'ufficio vi propone di fare istanze vivissime presso S. E. il signor Ministro della Istruzione, perchè conceda a questa Scuola magistrale un sussidio straordinario per la costruzione di altri dormitori, e per ingrandire le scuole, essendovi area sufficiente nel recinto dell' Istituto; e 40 sussidii ordinari per posti gratuiti da accordarsi ciascun anno per esame ad altrettante giovanette. Così si sarà provveduto ai mezzi efficacissimi per formare nell'istessa provincia buone educatrici ed in numero sufficiente.
Ma come faremo per avere valenti educatori? Per quanto l'ufficio abbia studiato non ha saputo trovare altro rimedio se non quello di ricorrere allo stesso Ministero, perchè anche in questa provincia, come in altre che non sembrano avere bisogni così grandi ed urgenti, istituisca una Scuola normale maschile. Il Municipio di
Per i bisogni poi che chiamerò del momento, avendo questo Consesso conceduto le lire 2700, assegnateci dal Ministero sui fondi della soppressa Cassa ecclesiastica, a beneficio di questa Scuola magistrale per ragione che è inutile ridire, l'ufficio v'invita a chiedere allo stesso Ministero almeno lire 1500 per dar sussidio a quelli fra gl' insegnanti, che ne giustifichino la urgente necessità.
Infine propone di pregare Sua Eccellenza della Pubblica Istruzione, perchè i sussidii agl'insegnanti nelle scuole degli adulti, agl'insegnanti benemeriti ai Comuni ed agli insegnanti bisognosi, sieno accordati per l'avvenire in ragione delle condizioni pur troppo eccezionali in cui trovasi questa Provincia.
Il R. Ispettore Scolastico
[Nota del compilatore: La pubblicazione accoglie unicamente l'allegato A. Lo stesso non è stato trascritto perché l'impaginazione non avrebbe consentito una lettura chiara ed un'analisi adeguata dei dati.]
La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli
Tipografia Conti
1880
A chi volesse discorrere con ordine scientifico dell'educazione, sarebbe mestieri prender le mosse dall'educazione fisica, l'importanza della quale non può essere disconosciuta se si consideri l'unione indissolubile nella vita dell'essere umano senziente, intelligente, volitivo.
Di fatto le cure tendenti alla conservazione e al perfezionamento delle forze fisiche sono essenzialmente necessarie alla spirituale umana educazione, alla quale, mancando la sanità e la robustezza del corpo, verrebbe meno il soggetto; lo spirito non troverebbe il suo pronto e zelante ministro, e l'anima stessa parteciperebbe della debolezza, secondo il noto adagio:
Mens sana in corpore sano
. Tuttavia, siccome il trattare di quella parte di educazione che al corpo si riferisce, spetta particolarmente alla Fisiologia e all' Igiene, ai cui principii deve risalire l'educatore, sia nella famiglia, sia nella scuola, così si è creduto opportuno restringere la tesi alla sola educazione spirituale. Si è stimato poi conveniente accennare relativamente alla scuola, a ciò solo che ella ha di comune colla famiglia, essendo attribuzione esclusivamente scolastica determinare i metodi, i modi, i programmi didattico-educativi.
Il bambino nasce con tutte le facoltà, con le naturali tendenze in principio, in germe, le quali è forza sieno bene sviluppate, perchè producano poi il sapere e la virtù, che non nascono in noi, ma devono essere il necessario risultamento di uno spirito attivo intelligente e libero, il quale sappia differenziare il vero dal falso, il bene dal male. (
in tal caso sono perduti quattro anni
. Tale giudizio è conforme alla teoria educativa esposta dal
Simile a bolla che da morta gora
Pullula un tratto e si risolve in nulla
.
In tal guisa la madre, senza pretendere trattare di proposito su nulla, parlerà occasionalmente di molte cose e se pur poche saranno le cognizioni dal fanciullo apprese e ritenute, non avrà ragione alcuna per giudicare inefficace l'opera propria, giacchè avrà iniziata l'energia mentale risvegliando nel fanciullo l'attenzione, l'osservazione, l'intelligenza insomma che afferma il vero, la memoria che lo ricorda, l'immaginazione che lo trasforma in tipi ideali; avrà educato il buon senso e il buon gusto. Sul terreno così dissodato la scuola getterà poi i suoi semi attenendosi anch'essa almeno nei primi anni, allo stesso metodo, secondo il quale ogni insegnamento e ogni esercizio educativo delle potenze è coordinato e in certa guisa subordinato all'insegnamento della lingua materna, condotto secondo le leggi che regolano lo sviluppo del pensiero umano. Lavoro questo tanto importante che ha bisogno di essere iniziato dalla madre, seguito dagli asili, perché possa essere relativamente compiuto dalla scuola primaria e popolare che, partendo dalle cognizioni somministrate, come mezzi educativi, in una forma sintetica e senza certi legami, dalla madre e dal maestro nei primi anni di scuola, dovrebbe ripeterle, estenderle, classificarle scientificamente e discendere poi alla loro applicazione nella pratica della vita tenendosi egualmente lontana dal metodo veramente scientifico delle scuole superiori e dall'empirico della madre. In tal modo seguendo il processo delle successive intellezioni e riflessioni, il sapere si forma allargandosi parallelamente come i cerchi successivamente formantisi per sasso gettato, alla superficie di placid'acqua. È certo d'altronde che l'universale delle madri non sarà da tanto, ma riescirà loro men difficile l'astenersi dal disturbare e contrariare il naturale sviluppo al bambino e dal presentargli il falso sotto l'aspetto del vero. Troppo lungo sarebbe enumerare i racconti fantastici, i pregiudizi ingiustificabili, gli errori deliberatamente esposti con cui esse abusano della credulità fanciullesca ponendo con ciò solo un ostacolo, spesso insormontabile, all'apprendimento del vero.
Fin qui dell'educazione intellettuale che il fanciullo deve ricevere in famiglia prima che nella scuola; ma cosa di ben maggior importanza è la prima educazione morale da cui per la successiva formazione di abiti sempre analoghi ai primi, s'informa l'animo del fanciullo e si imprime il carattere determinante la personalità individuale. Nella famiglia pertanto, secondo il
buon cuore
.
I mezzi diretti che la madre, come ogni altro educatore, deve usare sono: la parola per eccitare e dirigere, l'autorità particolarmente per correggere. Ma la parola materna non scenderà al cuore dei fanciulli per guidarne la condotta e imprimerne il carattere, se non sarà improntata di tal affetto che stabilisca tra i due cuori quella corrente di simpatia per cui i palpiti dell'uno si confondano in quelli dell'altro, e per effetto della conseguente benevolenza il volere del fanciullo si congiunga e s'immedesimi quasi con quello della madre, finchè insieme colla propria volontà in lui non sia svolto il
«...principio là onde si piglia
Cagion di meritare in noi secondo
Che buoni o rei consigli accoglie e viglia»
.
D'ordinario però l'amore delle madri è una tenerezza languida, inetta che fa insolentire perché debole e mostra al fanciullo la propria debolezza. L'amore dev'essere accompagnato da fermezza, e fermezza di tutti i momenti che temperi con certa gravità dei modi la dolcezza delle parole.
Ma, come si è accennato, o per il predominio degli istinti animali sugli umani, di questi sulla ragione, degli affetti sulla volontà, o per l'ignoranza del bene o in fine per la naturale fallacia dello spirito umano, sia essa attribuita, secondo l'opinione dei varii filosofi, alla libertà umana, alla società, alla natura, ad una prima colpa antica, il fanciullo devia dal retto sentiero, non ascolta la parola materna, non è impressionato dall'affetto di lei. Ecco il bisogno della correzione, per mezzo dell'autorità propria dei genitori della quale per legge naturale sono investiti e il cui uso, prima che un diritto è per loro un dovere, dovere che può trovare un certo riscontro in quello di un tutore, cui incombe impedire al pupillo deteriorare in qualsiasi modo o profondere le proprie sostanze. Giova però credere e rammentare anzi tutto che l'autorità, presa in questo senso, è l'ultimo mezzo a cui la madre deve ricorrere, perchè il più difficile a bene usarsi. Prima di correggere bisogna dirigere, ed eccitare. La mancanza di eccitamento e direzione molte volte rende ingiusto e inefficace l'atto correttivo seguito da un grado qualunque di sanzione, senza di che si riduce a semplice consiglio. L'esercizio pertanto di quest'autorità che giuridica s'appella, deve essere opportuno, tranquillo, giusto, fermo; non voglia incatenare la libertà, ma dirigerla colle regole proprie di ogni età, secondo il concetto del
La buona compagnia che l'uom francheggia
Sotto l'usbergo del sentirsi pura.
Così l'educatore, qualunque egli sia, deve affaticarsi, come epigrammaticamente diceva il Fontauelle, per rendersi inutile. Il considerare nel fanciullo un essere intelligente e libero, avente ragione di fine, sostenga la madre e l'educatore nella difficile impresa: la diversità dell'indole, dell'età, del sesso li consiglierà a esercitare in diversi modi l'autorità. In fatti, col fanciullo tranquillo, ragionevole, amoroso basteranno due parole d'esortazione; col fanciullo ostinato ci vorranno parole più calde, un contegno serio, qualche volta severo; coll'orgoglioso e iracondo una pacifica, ma irremovibile fermezza; il quieto che stagna, dovrà essere obbligato al lavoro gradatamente crescente, il frugolino che troppo s'agita, costretto alla tranquillità, il flemmatico che assonna, spinto all'azione costante, il pusillanime che s'accascia, rialzato nella stima di se stesso, il presuntuoso che si ringalluzza, rintuzzato, il volonteroso che si confonde, rischiarato; insomma per ogni varietà di carattere un savio indirizzo educativo, che non perda però mai di vista il fine vero ed ultimo e che osservi le due leggi principali di educazione l'unità e l'universalità, e la suprema cioè la convenienza.
A sussidio e conferma dell'autorità nell'educazione si adoperano premii ed i castighi i quali più che ovunque riescono efficaci in famiglia, ove si dispone di tutto che interessa il fanciullo, si conosce meglio e il suo carattere, e ciò che a lui piace o dispiace. I premii e i castighi, che costituiscono la sanzione esterna dell'autorità educativa e per essa della legge morale (non potendosi astrattamente dal fanciullo concepire, finchè non sia giunto a tale sviluppo da vedere e da seguire il lume di ragione) vogliono essere considerati quali farmaci utili e anche necessari all'occorrenza.
Quindi la famiglia non deve abusare massimamente dei castighi, ma neppure in modo assoluto rifiutarli; imperciocchè, come nessuno si fa scrupolo di sorreggere con una strappata violenta il proprio bambino che sta per cadere, o di amareggiare le sue labbra con un farmaco che dovrà ridonargli la salute, così nessuno dovrebbe esitare a trarlo dal pericolo della colpa o della ricaduta colla minaccia e col castigo, due mezzi che hanno il valore materiale di quella strappata, di quel farmaco, ma che in sostanza sono l'ultima parola della giustizia che è la ragione delle ragioni, sebbene però debba in educazione ricercarsi che sieno volti all'emenda e all'esempio più che all'espiazione. Potrebbero ora con lungo e minuto ordine classificarsi i castighi, i premii, i modi da tenersi, l'efficacia di ciascuno; basterà però accennare che tanto i castighi, quanto i premii vogliono essere indirizzati a quei sentimenti che nel fanciullo sono dominanti, dati all'unico scopo di promuovere il bene, allontanare il male, preferiti i premii e i castighi naturali, escludendo fra i castighi quelli che, volendo evitare un male, ne producono uno peggiore; e fra i premii quelli che, scambio di promuovere un bene, si volgono in causa di male, come avviene, quando si considera il premio in se stesso e non nella sua relazione col bene operato.
La loro azione vada di mano in mano decrescendo, finchè l'interno compiacimento o rimorso sia il solo premio o castigo cui il fanciullo riceve in conseguenza di una sua buona o mala azione. Questo sarà indizio che nel fanciullo è promulgata la legge morale, che ne vede il rapporto colle proprie azioni, e che per ciò non pone più nel premio o castigo solamente lo stimolo e la ragione finale del suo operare.
La parola materna, l'affetto, l'autorità appartengono, secondo i trattatisti, all'educazione diretta, la quale se non viene rafforzata dall'educazione indiretta, è di un'efficacia dubbia assai, mentre questa senza quella porta i suoi frutti. Primo e più potente mezzo di educazione indiretta, e forse quello a cui si può ridurre tutta l'educazione provvidenziale, è l'esempio che colpisce direttamente i sensi, suscita i sentimenti, coi sentimenti l'affetto, con questo l'azione; che ha tutta la forza del comando e la dolcezza dell'invito ed è considerato dal
dimitte nobis debita nostra
ecc., sono e si mostrano riboccanti di livore e di odio per la più piccola ingiuria e non anelano ad altro che alla vendetta, e spesso anzi prendono quella di cui i figliuoli non sarebbero capaci. La finzione, l'orgoglio, l' invidia, l'ambizione, in superbia per lui saranno virtù, quando i suoi facciano consistere l'essere nel parere, levino a cielo i propri meriti, si consumino di rabbia pel bene altrui, arrovellino per superare gli altri schiacciandoli, considerino tutti a loro inferiori. Ne valga a discolpa che il fanciullo fuori di casa avrebbe gli stessi cattivi esempi, parocchè, se tutte le famiglie si compenetrassero del grave danno, ciò non avverrebbe, appartenendo ogni individuo ad una famiglia; in secondo luogo l'esempio cattivo dato da chi non è in relazioni intime col fanciullo, nè ha su lui alcuna autorità, può esser volto a buon fine. E quindi da concludersi colle parole di un eccellente educatore italiano: Il fanciullo oda e veda cose biasimeveli, ma è mestiere che le vegga e le oda come biasimevoli, che nulla gliele mostri come usanza trovata da noi e che noi lasceremo così: bisogna farle notare raffrontandole ad altre degne di lode.
All'età di sei anni, ove manchi l'asilo o il giardino d'infanzia, i genitori affidano alla scuola i propri figli e con questo atto delegano, almeno in parte, la loro autorità agli educatori. Da questo momento la scuola, proseguendo l'opera della famiglia, deve intendere, come dice il Rollin, a coltivare l'intelletto dei giovanetti ed a fornirlo di tutte le cognizioni di cui sono capaci alla loro età: dare opera in seguito a rettificare e regolare il cuore per via di principii d'onore e di probità: procacciare finalmente di compiere quello che ebbe abbozzato la famiglia, formando l'uomo morale: compito arduo assai si propone la scuola la quale può e deve molto, ma non può tutto senza l'aiuto della famiglia. È necessario quindi che in questo secondo stadio dell'educazione, genitori e maestri si dieno la mano per preparare un popolo nuovo a questa
Istruzione). Non sempre, è vero, anzi di rado, un padre una madre sanno tanto, o possono disporre del tempo necessario per farsi ripetitori ai propri figli, ma tutti e sempre possono non impedire per negligenza, e non turbare per malaccorto contegno, o per mal calcolato interesse distogliere i fanciulli dalle loro occupazioni scolastiche, per assegnargliene altre di un'importanza relativamente minore. Soprattutto conviene che i genitori si mettano in relazione coi maestri, ne ascoltino, abbisognando, i consigli, ne dieno, se sia il caso, non li giudichino importuni o parziali, nè troppo esigenti. Abbiano essi sempre in animo di tenere alta la dignità degli educatori, dei quali debbono avere stima una volta ne facciano, per parecchie ore del giorno, i custodi, i direttori dei propri figli; e a tale proposito il
Pedagogica fa le seguenti avvertenze: Nella necessità del buon accordo e dell'armonia che deve regnare fra l'educatore ed i parenti dell'allievo, v'hanno due eccessi egualmente perniciosi all'educazione. Essi provengono o dall'inerzia dei genitori o dalle soverchie pretese che questi o gli istitutori sollevano riguardo alla rispettiva loro ingerenza nell'azione educativa. E primieramente i genitori possono, appena consegnati i figli alla scuola, non curarsi più di loro, oppure pretendere d'ingerirsi ad ogni momento nelle cose d'educazione e d'istruzione, inceppando la libertà dell'educatore: peccano i primi per due gravi motivi: 1 perchè dimenticano il loro dovere di vegliare sulle consuetudini, sui costumi, sui progressi dei figli, 2 perchè per tale negligenza privano gli educatori dei sussidii efficacissimi che la loro autorità potrebbe prestare. Ma peccano pur gravemente i secondi, perchè dimostrano coi loro fatti di non riporre nell'opera dell'educatore quella fiducia che, se fosse veramente demeritata, li obbligherebbe a sottrarre i figliuoli dalle mani di lui. Sono oltre a ciò di grave danno ai figli i quali perdendo quella stima verso l'istitutore, che è la base della sua potenza, rimangono freddi e indifferenti alle sue parole ed ai suoi ordini e ben presto entrano in lotta con lui. Nè meno grave è il danno che all'educazione e al fanciullo deriva da quella barriera che alcuni maestri tentano d'inalzare tra la scuola e la famiglia, imperciocchè con ciò solo si privano dell'aiuto tanto loro necessario, e sono causa del rallentarsi dei vincoli e raffreddarsi degli affetti domestici. Dal che consegue la necessità che la famiglia e la scuola non si trovino mai in collisione, che le due autorità, le quali in sostanza ne costituiscono una sola, si aiutino costantemente, si accordino in modo che il fanciullo non trovi nell'una la natural nemica dell'altra, sempre pronta a contraddirla e abbatterla. Perciò, se obbligo della famiglia si è di coadiuvare la scuola, non meno doveroso per la scuola è rispettare e richiedere il consiglio e l'aiuto della famiglia, e studiare ogni mezzo per impedire quelle dissenzioni che, o per colpa dell'educatore o per ignoranza altrui potessero insorgere, sacrificando, al caso, anche l'amor proprio per impedire che dinanzi agli allievi la dignità ne riceva detrimento.
Nè sembra fuori di proposito l'accennare a questo punto i principali errori in cui cadono gl'insegnanti, e più spesso i parenti, nello stabilire il concetto ed il fine dell'educazione. Errori, da cui il più delle volte dipende la poca armonia tra la famiglia e la scuola e le loro diverse e non di rado contrarie esigenze.
Tali errori traggono origine dallo scambiare i fini prossimi dell'educazione col fine ultimo della medesima (
Pedagogica) . Alcuni mettono il fine dell'uomo e della educazione nel senso e nel godimento e si oppongono perciò ad ogni lavoro od occupazione del loro figliuolo, la quale stimino non che possa recar danno alla sua salute, ma che gli cagioni noia e lo allontani da ciò che più gli piace. Altri invece non ad altro tendono che a vedere le menti dei propri figliuoli gonfie, secondo l'espressione del
Natura
Non patitur cunctos ad eandem currere metam,
Sed varias iubet ire vias, variosque labore
Suscipere, ut vario cultu sit pulchrior orbis.
Dalla considerazione dell'importanza di questo momento della vita umana, nasce il dubbio se la scuola primaria elementare italiana sia ordinata o almeno condotta in modo da estrinsecare le vocazioni e le attitudini individuali dei fanciulli per indirizzarli o ad altro mestiere, e se la biforcazione degli studi in classici e tecnici sia opportuna immediatamente dopo la scuola elementare!
Sebbene principio dell'educazione sia l'autorità sarebbe però grave errore il supporre che senza lo spontaneo e affettivo in prima e poi libero concorso degli allievi, e la famiglia e la scuola potessero vedere coronata di risultamento felice l'opera loro. E necessario perciò che i figli corrispondano alle cure affettuose, instancabili di previdenti genitori e di zelanti educatori, e tanto più quanto maggiormente sono cresciuti negli anni. L'educazione li considera come esseri intelligenti e liberi, bisognosi dell'altrui aiuto e soggetti a fuorviare dal retto sentiero, e colla parola, coll'esempio coll'autorità tenta ogni via per istruirli, educarli eccitandoli, dirigendoli, correggendoli. È dunque mestieri sieno, massime i più grandicelli, fermamente convinti non volere l'autorità altrui opporsi all'esercizio della libertà che Dio diede ad ognuno e di cui canta il poeta:
Libertà vo cercando, che è si cara
Come sa chi per leita rifiuta
ma sibbene ammaestrarli a rettamente usarla, a francarli coll'educazione dalla schiavitù dei mali esempi, dei pregiudizi, degli errori, delle cieche passioni che realmente incatenano la loro libertà, e metterli in condizione di rettamente usarne nella conoscenza, nell'amore nella pratica
del vero, del bello, del bene morale.
notes alpha
notes int