Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

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1861 - 1880

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Conferenze magistrali 1861 - 1880

bibliography

  • R. Smith, Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in Potenza, ??, ??
  • L. Stocchi, Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle Conferenze magistrali in Potenza il dì 28 marzo 1867 dal Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi, Potenza, Tipografia Santanello, 1867
  • L. Stocchi, Agli insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime Conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67, Potenza, Tipografia Santanello, 1867

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Smith Raffaele

Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in Potenza Potenza , casa editrice anno

Signori La scuola magistrale aperta in questa città ai 15 del passato Luglio giunge oggi al suo termine; e mi spero, se non fallo, che sia stata compiuta da noi secondo il programma del Governo, che ci siamo studiati di recare in atto in ogni sua parte con quella diligenza che abbiamo potuto maggiore. Con il compimento di questa scuola il Governo ha adempito altresì la sua parte di obbligo rispetto al circondario di Potenza. Imperocchè se con la legge del 7 Gennaio stabiliva l'organamento della istruzione pubblica, se con quella del 5 Marzo riuniva una mano di valorosi professori affinchè, ammaestrato nella pedagogia ed in tutto quanto riguarda l'insegnamento elementare, rilevassero le scuole popolari dallo stato basso in cui si giacevano neglette e quasi morte; se nel 24 Giugno la parola vitale del sapere era commessa ad un drappello di volenterosi, perchè la trasportassero in tutte queste Provincie meridionali della penisola italiana. Oggi il Governo può dire anche a voi, Signori, la parola di vita che stenebra la mente ed educa il cuore è commessa anche a voi; portatela fra la bassa gente e fate che le plebi addiventino uomini e cittadini virtuosi. Il che avverrà senza fallo, se voi, persuasi dell'altezza della vostra missione, la effettuerete con quello amore ch'è spoglio di ogni interesse: con quello amore che nobilita e decora le opere degli uomini; con quello amore medesimo che si unifica a quello che condusse una volta dal cielo in terra un maestro per insegnare agli uomini la (corsivo) buona novella, la legge della umanità, la religione del sapere. E religione è il vostro ministero, o Signori, poichè io non intendo per religione quella serie di macre notizie o di pratiche materiali, che accrescono le tenebre nella mente e lasciano il cuore spoglio di virtù, che spingono l'uomo contro dell'uomo e ne formano un brigante un assassino, ma bene quella che illumina coi veri le menti, con quei veri che riguardano Dio, il mondo, l'uomo, e la civile comunanza; quella, che educa a saviezza le plebi, e degli uomini ne fa una famiglia di fratelli; quella infine che compie l'opera di Cristo che disse: egli essere al mondo luce di verità, e volle potentemente che gli uomini fossero buoni e savi da somigliare al loro padre celeste. La è questa, Signori, la vostra religione, e giammai voi stessi vi riputerete veramente ministri e sacerdoti di Dio, che quando vi troverete in mezzo ai bambini cui annunzierete i veri eterni, e gli ammaestrerete a leggere nel mondo ed in se stessi quel Dio ch'è la parola eterna, ed il mondo il libro in cui si è stampato a caratteri eterni. Oh io lo spero, o Signori. Soventi volte nel corso delle nostre lezioni, e propriamente quando vi mettevamo praticamente sott'occhi, come il maestro poteva benissimo di ogni maniera d'insegnamento trarre documenti di educazione per i figli del popolo, io vedeva il vostro volto rallegrarsi e diffondersi per esso un ineffabile riso; io mi accorgeva che il vostro cuore palpitava forte e desiderava la scuola per attuare la grande opera dell'educazione popolare. Sievi Iddio propizio ai buoni desideri e non dimenticate mai che religione è amore, e che questo amore religioso deve informare tutto il vostro insegnamento, e che dovrà esservi l'unico compenso e la sola satisfazione del vostro cuore. Persuadetevi innanzi tempo che l'opera del maestro di scuola elementare, perchè produce il suo effetto quanto sicuro tanto tardi, non è stimata al presente d'alcuni municipi quanto to deve essere; non è curata d'alcuni vostri comunali, perchè non ne intendono l'importanza; non è rimeritata, perchè non se ne ponderano le difficoltà; ma siate forti, rendetevi maggiori della loro ignoranza; calpestate le loro difficoltà; rilevatevi trionfanti sopra i loro raggiri con una coscienza piena di buon volere, e con la mente serena e dispregiatrice di miserabili trovati. Leggerete forse nei diarii e nell'effemeridi bistrattare il nostro modo d'insegnamento ed i principi onde moviamo, ma sappiate che vi sono uomini i quali vendono la loro parola come il mercatante la merce, come il sicario il suo pugnale; e che il lazzarismo letterario, degno delle nostre scuole elementari per essere educato, fa bottega immodesta della libera stampa. Vedrete, quando metterete mano alla santa opera quanta sia grave la mole che dovete edificare, singolarmente per l'ignoranza, e più pei tradizionali pregiudizi che dovete vincere e dissipare; ma non vi disanimate; pensate che una Provvidenza vi à scelti a strumenti della civiltà, e a mezzi per compiere i suoi fini eterni; pensate che l'Italia aspetta da voi una progenie di forti e virtuosi, che dovranno formare la sua gloria; pensate a quella satisfazione che vi prepara il compimento del vostro dovere quando camminando per le vie del vostro comune guarderete quei fanciulli da voi educati, addivenuti uomini savi, meritare l' osservanza dei vecchi. Oh! ditemi se allora non siete largamente compensati, potendo dire voi soli: o patria mia, tu mi desti fanciulli ed io ti rendo uomini; mi desti ignoranti ed io ti rendo sapienti; tu mi desti quei che t'ignoravano ed io ti rendo cittadini virtuosi che ti amano. Ma se il Governo compie oggi il suo compito, con terminare la scuola magistrale del circondario di Potenza, comincia però quello dei municipi, pei quali non è meno santo il dovere, e gravissimo il debito che debbono compiere. Messo io per ragioni dell'ufficio in rapporto con i municipi, mi sono dall'altra parte accorto che in molti di loro à luogo una indolenza fastidiosa nel provvedere a quanto risguarda l'organamento delle scuole elementari. Se io mi fossi in mezzo a quei consigli municipali dove questa letale malattia si disvela leverei la voce e direi francamente: rinunziate, per Dio, al vostro ufficio; e non vi accorgete, o Signori, che siete al di sotto della situazione e dei bisogni del vostro comune? non vi accorgete che a voi manca il senno e l'animo di compiere il bene di esso? Il bisogno dell'educazione popolare in queste Provincie è estremo; il male della ignoranza che produce i delitti vi circonda; quella che fa gli assassini ha invaso le vostre campagne, i vostri borghi, le vostre città; voi lo vedete chiaro nei ladronecci dei vostri fittaiuoli, nelle ruberie dei vostri mandriani, nelle prigioni dei vostri comuni, nella ignoranza delle arti, nelle imperfezioni dei mestieri, nella disonestà pubblica che invade le case ed ascende fin nelle vostre sale fra i servi che popolano le vostre camere; la scorgete nei pregiudizi di vostra famiglia, nella corruzione dei cuori dei giovani, in voi stessi che al presente non sapete trovare partito atto ad allontanare tanto male. E forse che non sapete che tra il male ed il bene non vi à relazione nè compromesso di sorta? Non sapete che l'educazione della famiglia è un dovere necessario ai padri, e che per il popolo del vostro comune, di cui voi siete i padri, dovete necessariamente compierla, e se nol fate, tradite questo popolo che vi ha eletto, e lo tradite in quanto vi à di più grande di più nobile, cioè, nel perfezionamento delle qualità dello spirito e nel ben'essere sociale, in che sta quello che si addimanda civiltà? E se costoro, o Signori, mi risponderebbero ricantandomi l'indegno lamento della mancanza dei mezzi, risponderei loro: guardate in Torino ed ammodellatevi su questa città che sola paga tanto per l'istruzione popolare quanto l'ex Regno Napolitano pagava per l'istruzione di tutto un popolo di otto milioni. Direi guardate quello che ha fatto oggi il municipio di Napoli per elevarsi ai bisogni del popolo; contraete un prestito come Napoli e provvedete a tutto quanto abbisogna, ma istruite ammaestrate il popolo, poichè quando sarà educato, quando sentirà la nuova sua vita, vi accerto, o Signori, che non si dorrà di quanto avete fatto; vi accerto che benedirà ai vostri disegni, satisferà ai prestiti, farà bello moralmente e materialmente il comune, ed onorerà coloro che furono cominciatori di questa gloriosa impresa. Se non che al presente ricordo con giubilo che in questo Distretto medesimo vi sono stati di molti municipi i quali hanno operate con nobiltà e con senno meraviglioso; poichè questi, mentre gli altri si giacevano in una indegna non curanza delle cose scolastiche, mandarono giovani a spese del comune per assistere convenientemente alla scuola magistrale, li fornirono di libri e stabilirono somme per provvedere alle scuole elementari dei loro comuni. Municipi son questi, o Signori, degni di libertà; municipi che sentono la dignità nazionale e consiglieri onorati che hanno ingegno ed animo di compiere il mandato loro commesso dal popolo. Ma nel parlare dei municipi e dei bisogni delle scuole elementari ho dimenticato voi da cui, col mio collega, siamo per dipartirci; dimenticava il debito che entrambi abbiamo di ringraziarvi per la vostra diligenza mostrata in udire le nostre lezioni, della pazienza nel sobbarcarvi a fatiche disusate, e della bontà con cui avete ricevuto i nostri ammaestramenti, i quali comechè fossero stati informati dal pensiero di essere vostri colleghi ed amici e non maestri, pure qualche volta avevano quell'aspetto di superiorità che, anche non volendo noi, si accompagnava al modo d' insegnamento. Ma voi di ciò non vi siete doluti affatto, essendo persuasi che, per mantenere la disciplina di una scuola, è mestieri rispettare certe osservanze e serbare certi termini, che oltrepassati, recano il disordine e la confusione. Io allora vi ho ammirato; e pensava quanta carità di patria vi scaldava il cuore, e sperava assai bene della educazione popolare, poichè vecchi venerandi tornavano alla polvere della scuola; e giovani ardenti con singolare modestia e temperanza apprendevano con bramosia irrequieta, e profittavano con soddisfazione. Gli è per questo, o Signori, che nella nostra scuola non ha avuto luogo il più piccolo disturbo; non si è veduto il minimo atto che fosse stato scortese, o una parola che non procedesse d'affetto e scambievole amorevolezza. Ve ne sia una pruova questo momento medesimo che, stanti per separarvi, sentite di lasciare in ogni uno di voi un amico, e nei professori un compagno delle vostre fatiche le quali sono state dure assai se si considerano i disagi patiti negli alberghi, e le malattie che vi hanno afflitti, ma non scuorati. Di tutto noi vi ringraziamo, Signori, e dipartendoci da voi vi stringiamo la mano da amici, fidenti in uno avvenire prosperevole per l'istruzione popolare; poichè avete costantemente durato nel proposito di ammaestrarvi. Ebbene andate, sia questo non l'ultimo giorno dei vostri studi, ma il primo; andate ad istruire i figli del popolo ma con quello stesso sentimento nel cuore e con quel proposito nella mente con cui andarono or sono diciannove secoli i discepoli di quel maestro che disse loro andate ed ammaestrate tutte le genti.

Stocchi Luigi

Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle conferenze magistrali in Potenza il dì 28 marzo 1867 dal regio ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi socio dell'Accademia cosentina, membro onorario dell'Istituto filotecnico nazionale, presidente del Comitato promotore degli asili rurali d'infanzia del circondario Rossano. Potenza , Stabilimento Tipografico di Vincenzo Santanello 1867

Andiam, chè la via lunga ne sospinge. Dante . Riguardasi a buon dritto come giorno di pubblica festa fra noi quello in cui viene aperto al popolo un nuovo tribunale, ovvero una scuola. Ma quale di queste due inaugurazioni vi pare, Signori, più solenne, quale più efficacemente eccitatrice di pubblica gioia, la prima o la seconda! L'una, cioè, che accenna a doversi sempreppiù reprimere i tristi effetti della spaventevole depravazione dei costumi, come la frode, il furto, l'omicidio ecc., o l'altra che tende a sbarbicare dalle più ime radici la causa prima di tutto il malessere sociale? Il giudice mediante la legge punitiva, applica la medicina necessaria a curar le piaghe che sul corpo della società veggonsi tuttodì spaventosamente crescere a dismisura, per così risanarle, se sarà possibile, una volta; il maestro al contrario, mercè l'istruzione educatrice inocula di buon'ora nelle vene di questo corpo che si rinnova coi secoli e che porta fatalmente seco il germe venefico della primitiva degradazione (mi si permetta la frase) un pus vaccinico salutare, che lo fa crescere sano e robusto, con premunirlo anzitempo contro gli attacchi futuri di morali contagi. La statistica penale, come nessuno ignora, è oggidì appo tutte le Nazioni d'Europa in ragione inversa di quella della Pubblica Istruzione: E sì, ove crescono i raggi della luce, è necessario che spariscano a poco a poco le tenebre; ove cresce la virtù, è inevitabile che diminuisca il delitto, il quale deriva unicamente dall'abuso della libertà umana, o per totale ignoranza del dritto, ovvero per un'idea falsa ed erronea di essa. L'opera del maestro renderà quindi, se non altro, men penosa quella del Magistrato, con cui à comune l'origine del nome, rivelatrice della importanza della missione d'entrambi. Ma non solo la statistica giudiziaria è termometro morale del grado di civiltà d'un popolo qualunque. Anche i numerosi eserciti stanziali che non lieve nocumento arrecano alla pubblica finanza, nonchè alla prosperità dell'agricoltura, dell'industria, del commercio, ed al progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, vanno rendendosi superflui sol dove gradatamente diminuisce il bisogno di spesso doversi rendere nell'interno dello Stato istrumenti di repressione in mano del Potere. Gli uomini inciviliti soltanto adempiono esattamente i doveri imposti loro dalla legge, non sotto l'intimidazione della forza, ma in nome e pel nobile impulso della stessa santità dei loro dritti, nella piena coscienza della dignità di liberi cittadini non di miseri schiavi governabili soltanto con la verga e col capestro. Quando di buon' ora le donne italiane abbian saputo educare i figli allo amore di Dio e della Patria (che suona amore di verità e di giustizia) come un dì le madri dei Gracchi e degli Scipioni imitate a' giorni nostri dall'eroiche madri dei Bandiera e dei Cairoli , non che quelli di tanti altri magnanimi, del cui nome s'abbella così splendidamente la storia, allora ogni cittadino è soldato. Guardiamo la povera, ma operosissima Svizzera ! Essa, con quasi tre milioni di abitanti, non ha un esercito stanziale maggiore di 1200 uomini. E pure, se l'indipendenza, o la libertà del paese fosse per poco in pericolo, sarebbero colà dimani anche soldati le donne, come, con nostro stupore, sappiamo aver fatto nella odierna riscossa della schiavitù, in molti luoghi dell'altro emisfero, anche le virili americane! Le più grandi rivoluzioni che, come la nostra ebbero in mira, sin dal principio, d'innalzare un nuovo edifizio sulle rovine dell'antico condannato per la sua decrepitezza e dover finalmente cadere, se adoprarono a distruggere le baionette ed i cannoni, per poscia riedificare altro che cannoni e baionette richiesero! Che giova invero aver redento un popolo da secolare servitù obbrobrioso, se non gli s'infonderà ben presto nell'animo il sentimento dell'importanza e della grandezza della civile riabilitazione ottenuta a prezzo di tanto sangue generoso, affinchè sappia degnamente apprezzarla, e gelosamente custodirla da qualsivoglia attacco ed insidia nemica? Senza di ciò, intiepiditosi in breve il fuoco dell'entusiasmo, cui quasi istintivamente ubbidì per abbattere il Dispotismo, questo incubo fatale d'una società depravata, vedrassi stoltamente la Plebe desiderar le sue antiche catene, come gli Ebrei le cipolle d'Egitto, e maledire alle mani benefiche di quei generosi che la spinsero ad infrangerle una volta, per ritornare associazione d'uomini, cessando d' essere vil serraglio di pecore e di zebe! Ma potea finora recar meraviglia lo stato sconfortante del nostro popolo, se, giusta l'ultima statistica della pubblica istruzione, appena trovansi nella ragione di 25 per 100 circa nei luoghi meno infortunati quelli che sanno leggere; e se nell'insieme senza contare i veri infauti ed i vecchi quasi una metà del popolo italiano giace interamente immerso nelle fosche tenebre della più crassa e vergognosa ignoranza?! Ad un esercito di soldati sorse subito il bisogno d' aggiunger quindi, per non dir sostituire, un esercito di Maestri novelli apostoli, che della verità e della virtù infondessero la luce nella mente e nel cuore della crescente generazione de' figli del popolo, affinchè i destini della Patria oggidì maturino in bene. Tutta la stampa onesta ed illuminata non cessò mai di fare all'uopo rilevar la necessità di doversi sancire nella nuova Legge come obbligatorio pei comuni non solo, ma pei singoli padri-famiglia e cittadini tutti, l'insegnamento primario, desiderandosi che davvero cresca sempreppiù ovunque il numero delle scuole, e così ottener finalmente che, in fatto di civiltà, il nostro paese raggiunga quei popoli, cui altra volta la diede, e cui ora, in certo modo, l' invidia! A noi Italiani conviene per qualche altro tempo seguir l'esempio degli Ebrei, che un dì, reduci dal lungo servaggio, riedificavano le antiche mura dell'infelice e diletta loro Gerusalemme ; e far che stiano congiunti insieme il moschetto del soldato e la matita dello scolaro, e che accanto ad ogni Ufficiale di cittadina o regolare milizia veggasi dovunque un maestro di scuola! Il nuovo Governo succeduto all'antico volle sin dal principio provvedere a cosiffatto imperioso bisogno del nostro bel Paese, soprattutto di queste meridionali province, ed incitamenti si fecero da lui senza numero alle rappresentanze provinciali e municipali, per aprirsi dovunque scuole infantili ed elementari ai figli del popolo, promettendo e somministrando all'uopo larghi ed opportuni sussidì. Ciò nondimeno, non potevansi conseguire in poco tempo risultamenti maggiori di quelli sin quì per fortuna ottenuti. Bisognava vincere alcuni pregiudizi inveterati, e perciò radicati nel popolo, le mene segrete degli amici delle tenebre, e le angustie delle finanze di non pochi Comuni; ma facea mestieri anzitutto d'aver buoni insegnanti, laboriosi, onesti e disinteressati; degl'insegnanti, cioè, che avessero mirato, più che all'utile proprio, al vantaggio comune, con abbracciar la professione di maestro come un libero apostolato, non qual mercenario mestiere; degli insegnanti che avessero saputo qualche cosa di più del leggere, spesso senza intendere, e dello scrivere, talora senza connettere....! Di tali Maestri primari da adoperare in vantaggio del popolo non s'avevano che ben pochi; bisognava quindi formarne un buon numero. Ed ecco istituirsi dal Governo le scuole magistrali nel 1861, cui han tenuto dietro le normali per allievi maestri. Or, quel che erasi fatto, Signori, per i fanciulli, dovea trasandarsi per le tenere figlie del popolo sì lungo tempo derelitte? L'istruzione della donna (e chi nol sa?) fu trascuratissima, a preferenza d' ogni altra cosa, fra noi, specialmente rispetto alle infime classi; imperciocchè, se le patrizie non amavano, o non potevano amare la coltura della mente e del cuore, mediante l'istruzione, perchè questa da taluni sapienti dell'epoca veniva stimmatizzata come cosa perniciosa e funesta, per la plebe poi era addirittura considerata come contrassenso, e peggio vergogna!... Così alla massima benefica e consolante che l'uomo (o la donna val lo stesso) può tanto per quanto sa , erasi sostituito quel vieto immoralissimo adagio il quale dice che solo è colui che ha ... con ciò, ecco, la più esplicita proclamazione dell'ostracismo del vivere civile, fulminato avverso il proletario ed il nullatenente. E pure chi è mai che non voglia anche oggidì riconoscere l'importanza dell'educazione popolare, e soprattutto di quella della donna chiamata ad essere un giorno la prima e più efficace maestra della sua prole? Ma, viva Iddio; oggimai all' aristocrazia del blasone, la civiltà che, abolendo i privilegii, rende comune i suoi benefizii, ha sostituito quella sola universalmente rispettabile della virtù e dell'ingegno! Era necessario adunque di formare anche le pubbliche istitutrici, e vi si provvide con aprire scuole Magistrali femminili sin dal 1862. La donna, sia anche figlia della plebe, per la sua morale riabilitazione e pel proprio e comune materiale vantaggio dee sapere ancor essa qualche cosa di più dell'innaspar rete in gomitoli, del rimendar calze che ragnino, e dell'insaldare da stiratura il bucato. Deve acquistare anzitutto la scienza del buon costume, la morale, cioè, questa igiene dell'anima per mezzo della quale soltanto può la società reintegrarsi al vivere operosamente e santamente civile, lungi dal selvaggio misticismo degl' ipocriti e dallo spirito d'isolamento ed abbandono d' un' epoca, che non ha più ragione d'esistere. Arduo adunque è questo altissimo compito, questa missione importantissima di civiltà che si affida alle pubbliche istitutrici delle tenere figlie del popolo, e che, speriamo, vorranno compiere secondo le mire del Governo e l'aspettazione dei cittadini. Nella scuola, infatti, ciascun fanciullo impara le prime cognizioni intorno a Dio, nonchè intorno a sè stesso ed all'universo, in mezzo a cui vive, educando in pari tempo l'animo ingenuo e gentile ai sacri vincoli (doveri religiosi, civili, domestici) che alla intera società ed al suo supremo Autore tener lo debbono strettamente congiunto. Ma non sol questo; nelle scuole sono i germi di cento famiglie, nelle scuole è tutta la società nuova che un giorno sostituirassi alla presente, la quale ancor sa molto d'antica. Ad ogni anima generosa danno motivo quindi a fremere di santa indegnazione coloro i quali con leggerezza, o con quasi disgusto tolgono spesso a trattare simile argomento che pur racchiude il più vitale interesse per l'avvenire d'un popolo. Informata agli esposti nobilissimi principii, la novella generazione del nostro paese (Iddio coroni così bella speranza)! asterrassi dal facilmente delinquere, non per timore della pena, o per dubbio d' impunità, bensì per intimo sincero abborrimento della colpa e per amore del bene. Essa ripeterà sua forza non dall'abuso della libertà, ma dalla saggia tutela della medesima; riconoscerà, qual precipuo mezzo a conseguire il compiuto umano incivilimento, il lavoro. Il solo virtuoso è libero, scriveva un giorno Cicerone a suo figlio, e servo ogni stolto, servo cioè, delle proprie perverse passioni, ovvero dei pregiudizi innumerevoli che tarpan le ali dell'intelligenza, e reprimono anche i moti più generosi del cuore. Ottenuta una volta la mitezza dei costumi, mediante l'istruzione e l'educazione del popolo, allora soltanto resterà da sè stesso abolito ovunque lo scandolo del patibolo! Dal fin qui detto scorgesi appieno quanto incalcolabile sia l'importanza dell'insegnamento religioso e morale che, illuminando l'intelletto coi primi raggi del vero, ed educando il cuore coll'amore del bene rende savio l'animo del fanciullo, modesto, forte, paziente, operoso. Ecco perchè siffatto insegnamento forma precipua parte dei programmi governativi delle scuole. Signori, non giova dissimularcelo, oggi la Società timida e quasi incerta dei suoi futuri destini, s'agita fra le minacce e l'insidie di due contrari spaventosissimi mostri, da cui provò le strette fatali altra volta, la Superstizione, cioè, e l'Empietà; l'una che ebbe per ispietati strumenti della sua esosa tirannide l'ipocrisia ed il fanatismo, e per trofei le torture e i roghi del S. Ufficio; l'altro che adoperò, come leve scuotitrici di tutto l'edificio sociale, il libertinaggio e la bestemmia, ed i cui allori si colsero sotto la statua d' un idolo, l'abusata ragione, in mezzo ad un fiume di sangue! Entrambi questi due opposti mostruosi sistemi furono esiziali, perchè eccessivi, e tali appunto, perchè intolleranti e contraddittori. Il primo, in fatti, negando la ragione, con un falso anticristiano ascetismo tendea far d'ogni uomo un cadavere, e della terra un immenso cimitero; il secondo, rigettando la fede, dichiarava non aver l'uomo sorte dissimile da quella del vile giumento, ed essere l'intera superficie del globo un campo sterminato di gladiatori, che si distruggono spietatamente a vicenda, vittime d' una sola divinità inesorabile, il personale interesse! Così entrambi i sistemi furono per la società sorgenti tristissime di luttuose e quasi irreparabili rovine; imperciocchè gli estremi, essendo per loro natura sofistici, si urtano e combattono ad oltranza, per escludersi l'un l'altro, col lasciar sempre dietro di loro scavato uno spaventevole abisso. A far cessare intanto così funesto conflitto, bisogna ormai assolutamente ricorrere ad un mezzo dialettico, che rimuova i dubbi, elimini per quanto torni possibile le difficoltà e gli ostacoli, ed in perfetta operosa armonia congiunga i cuori e le menti degli uomini. E sì, fra le tenebre dell'ignoranza, dell'egoismo, della corruzione e dell'odio fraterno, che, come nubi gravide di tempesta stanno addensate sopra l'orizzonte dell'epoca, splende ancora un raggio di quell'unica stella che valga a raddrizzare pel retto sentiero del bene i passi erranti dell'umana disordinata famiglia, e questa stella è la religione vera del Cristo, religione che nel vincolo sublime della stessa fede, nell'anelito della stessa speranza, e nel palpito del medesimo amore dichiara fratelli tutt' i popoli dell'universo. Questa è la sola che, come accennai più innanzi, riabilitar possa l'uomo al vivere morale, e renderlo virtuosamente libero, emancipando anzitutto dal triplice orrendo gioco della ignoranza, della povertà e del delitto le misere plebi che, pel malefico influsso di lunga abborrita tirannide, trovansi ancora quali erano nei tempi di Triboniano, dopo altri quattordici secoli di cristianesimo! Questa, rettamente praticata, è, in altri termini, la religione moralizzatrice e consolatrice, proposta ed insegnata prima coll'esempio, che con la parola dal Divino Maestro, e questa, viva Iddio, ciascun di noi insegnar deve a vantaggio dei proprii fratelli! Quel Governo il quale testè per bocca del suo primo Ministro solennemente dichiarava «non voler nei seguaci del nostro venerando culto cattolico nè privilegiati nè martiri» questo stesso Governo Nazionale, di cui mi onoro anche io essere rappresentante fra voi, non vuole che i suoi governati s'educhino ad essere o ipocriti, od empi! Ecco descritto il vostro grave compito, Istitutori ed Istitutrici; ecco la sublime missione di salutare incivilimento, che il Governo a voi ha affidata pel bene del nostro diletto Paese. È vero che il vostro apostolato da una società cieca e corrotta non sa bene apprezzarsi, e che la vostra abnegazione, presa da taluni per mero calcolo di guadagnarsi stentatamente la vita per non aver altro che fare, vi lascia spesso confondere con quei che vanno appresso a qualsivoglia mercenario mestiere; ma voi, Insegnanti, non dovete lasciarvi sconfortare per tanta incorrispondenza! Che anzi mostratevi sordi invece a quest'immeritati insulti, tenendovi paghi sol della voce della vostra coscienza soddisfatta dal compimento del dovere, la quale forma il più dolce e sicuro premio di ogni anima generosa. Ma in un tempo non lontano, forse sapranno dalla società ovunque meglio apprezzarsi le vostre fatiche, e l'importantissima opera incivilitrice, che sol per mezzo vostro si compie. Qualche cosa in vero si è fatta, ma ancor molto resta a farsi, soprattutto in queste meridionali Province dalla mala Signoria per lunghi secoli avvilite e prostrate nel più vergognoso abbrutimento. Ed è perciò che il Governo, sperando d'essere secondato ovunque dalle Amministrazioni Provinciali e Municipali, non che da tutt'i buoni cittadini e veri patrioti, intende ormai a dare un vigoroso impulso novello all'ulteriore sviluppo della popolare istruzione, migliorando e riordinando quel che si è fatto finora, preparando e promovendo il da farsi con ogni sollecitudine ed energia. Una seria ed efficace riforma dell'organismo dell'Istruzione Primaria soprattutto, come testè dal Corpo Legislativo Francese, sarà, speriamo, fra poco discussa ed approvata altresì dal nostro Parlamento Nazionale: imperciocchè, giusta quanto diceva il Berti pria di lasciare il Ministero, l'istruzione moralizzatrice del popolo è la quistione più vitale per l' Italia , perchè così solo l'inerzia, l'abbandono, la miseria ed il delitto sparir potranno finalmente da noi! In prova di ciò ecco iniziarsi ovunque società promotrici dell'istruzione popolare, come quella ormai iniziatasi anche in questo Capoluogo della Provincia per opera di distinti cittadini, mentre il Governo promuove anche direttamente l'istallazione di nuovi Asili infantili, di scuole magistrali, di biblioteche popolari, di scuole di metodo per maestri di adulti, di scuole di tirocinio, e quella ancora di conferenze scolastiche, alle quali voi, stimabili Insegnanti, siete stati ormai invitati ad intervenire. Scopo precipuo delle stesse è di trattare anzitutto, come persone solo competenti; 1° alcuni dei più importanti temi pedagogici e didattici, o non trattati finora, o capaci di esser meglio sviluppati e discussi; 2° di mettere in comune le Vostre singole esperienze in ordine al modo di ben ordinare e governare una scuola, fraternizzando fra voi; 3° di manifestare i più stringenti bisogni delle scuole rispettive alle vostre cure affidate, affinchè si facciano parimente in comune al Governo le analoghe istanze, per ottenersene ben presto i necessarii ed efficaci provvedimenti. Ciò vuol dire, ripeto, che ancor molto a fare ci resta. Per fermo dai Maestri debbesi sempreppiù raddoppiare l'impegno, lo zelo e l'abnegazione, per ismentire così tutti i falsi supposti, e sbarbicare gradatamente, con una instancabile tenacità di propositi, i pregiudizi che continuano tuttora a muoverci ostinatissima guerra; ed i Comuni debbono, alla loro volta, mostrarsi da quind' innanzi, come speriamo, più arrendevoli agli impulsi non interrotti del Governo. Dall'altra parte, votata dal nostro Parlamento tra breve la legge, che renderà obbligatorio l'insegnamento, se non addirittura governativo, come fu testè approvato dal Corpo Legislativo di Francia , e rialzata in pari tempo la condizione morale ed anche materiale dei pubblici Maestri, il pieno sviluppo dell'istruzione popolare in Italia , la Dio mercè, non sarà più un desiderio. Egli è per questo altresì che non deve sembrar lieve l'importanza delle nostre e delle simili assemblee magistrali ormai aperte in altre varie Province, alla vigilia della discussione di una legge di tanto interesse per le future sorti del nostro intero Paese. Dal canto mio poi vò lieto di trovarmi oggi in mezzo a voi e di presedere il vostro rispettabile consesso, Insegnanti della Basilicata, sia perchè mi fu sempre oltremodo caro e gradito il sublime titolo di Maestro, sia perchè mi è concesso di poter dividere con voi le fatiche ordinate a poter sempreppiù promuovere il maggior vantaggio de' teneri figli del popolo, i quali, coll'istruzione educativa, oggidì alle nostre mani ricevono il nuovo battesimo della civiltà, benedicendoci coi primi palpiti e col secreto tripudio dei loro cuori innocenti. Un Ispettore non deve avere altra ambizione, che quella di poter dirsi con coscienza il primo Maestro del suo Circondario, come il valoroso nostra Monarca pubblicamente più volte manifesto sentirsi onorato, più che da ogni altro, dai titoli di Primo Soldato dell'Indipendenza Nazionale, e di Primo Cittadino della Patria comune. Non credo perciò fuor di luogo raccomandarvi all'uopo la legge di gradazione nel processo dell'insegnamento, nonchè l'ordine; la disciplina e l'igiene nelle scuole alle vostre cure affidate. Su noi, Signori Maestri, su noi pesa la responsabilità dell'avvenire della Patria, perchè le future sue sorti sono oggidì nelle nostre mani racchiuse; innanzi a Dio ed agli uomini noi dovremo un giorno dar conto di quel che avremo fatto della tenera gioventù alla nostra custodia e direzione commessa; di tante ingenue menti e di tanti vergini cuori, nei quali bisogna di buon'ora trasfondere il primo raggio del vero ed il primo germe purissimo del bene, affinchè un tempo non vi alligni invece colla menzogna il delitto!! Alcuni dicono: il Governo ci parla d'istruzione, mentre il popolo ha bisogno di pane; ma noi dobbiamo francamente loro rispondere che lo stesso non potrà mai stabilmente aver pane per mezzo del lavoro, fino a che non sarà istruito ed onesto. Bisogna quindi che fin dalla prima fanciullezza si educhi alla gioia virile della fatica, ed alla moralità consolatrice de sentimenti, degli affetti e delle opere generose, non a quella della simulazione, delle apparenze e delle vane parole, se vogliam davvero preparar co'nostri sacrifizii alla Patria un popolo prospero e felice. E pure lo stato della corruzione plateale, soprattutto in alcuni luoghi, è ancor pur troppo rattristante! Tocca perciò a noi esclusivamente, per quanto ci sarà dato, di sottrarre a sì funesto contagio la generazione novella, e ne avremo il più bel premio, cui aspirar possa sulla terra un' anima generosa, la soddisfazione ineffabile, come dissi, della propria coscienza. Sì, soltanto l'istruzione educativa del popolo potrà sciogliere una volta, anche fra noi, il più arduo problema sociale, addimostrando come possa al materiale altresì andar congiunto il morale progresso, come, cioè, in altri termini, colle promosse industrie ed il libero commercio possano anche stare le virtù religiose e civili, le quali promuovono la maggior felicità possibile de' popoli, ed a potenza e gloria imperitura esaltano le Nazioni della Terra (a) Il presente discorso è stato pubblicato a speciale richiesta - ed a cura dell'Assemblea degl'Insegnanti. Nota: Il Discorso è stato pubblicato anche nell'opera "La scuola e la patria. Opera di Luigi Stocchi socio dell'Accademia Cosentina", stampato a Reggio Calabria dalla tipografia di Luigi Ceruso nel 1872. TESI PROPOSTE PER QUESTA PRIMA RIUNIONE ANNUALE I. Indicare i mezzi più sicuri ed efficaci, per ottenere la perfetta osservanza della disciplina in una scuola molto numerosa, e ciò secondo i principii della Metodica e della Pedagogia, non che della pratica esperienza. II. Dimostrare, avverso i superstiti contraddittori, la ragionevolezza ed utilità della preferenza da darsi al metodo sillabico sull'alfabeto nell'insegnamento della lettura e scrittura. III. Sono importanti gli esercizi di Ginnastica, e di canto Corale nelle scuole primarie, sotto il duplice rispetto dell'educazione fisica e dell'educazione morale degli allievi? IV. Come si educa il cuore, come la mente dei bambini negli asili, e nelle scuole primarie? V. Qual'è il miglior metodo didattico da seguirsi, affinchè in minor tempo possibile s' istruisca un maggior numero di allievi? VI. Come debba ordinarsi una nuova scuola, e come si riordina in un Comune una scuola già male organizzata e diretta ? INSEGNANTI che hanno sciolte le 6 tesi proposte col numero d'ordine successivo I. Albano - Longo - Figliola - Debernarda - Taranto - Bilancio - Capece Cecere - Lovati Bice - Veggiotti - Capobianco - Forzati II. Bertocci - Gaimari - Lamorte -Goffi - Tarulli-Mancinelli - Allamandola - D' Auria - Massari - Stizza - Decorsi - Ruggieri III Di Lorenzo - Montani - Ferraris - Abriola - Giuliani - Liccione - Matone - Pinto Francesco IV. Picerni - bochicchio - materi - Franga - Destefano - Zazzarini - Berardi - Guma - Merola - Desimone - Severino - Altomonti V. Derobertis - Caso Pasqualina - Roccheggiani - Lettieri - Lovati Mariannina - Pinto Pasquale - Caso Chiarina - Elodia Geuna - Abbate - Mancini - Bertucci VI. Boidi - Galvanin - Rivelli - Volpe - Fiore - Castronuovo - Messina - Nesi - Demartino - Pozzi TESI per la seconda riunione annuale delle Conferenze, giusta l'articolo 3.° del Regolamento annesso al Decreto del 29 Novembre 1866, proposte dal Regio Ispettore. I. Che cosa è una scuola primaria, considerata rispetto al Maestro, al discepolo, famiglia, al Comune, alla Patria? II. Quale influenza può efficacemente esercitare sul Maestro (o Maestra) lo studio del cuore umano fatto sui teneri suoi alunni, e quali su questi la vita ed i costumi di quello ? III. Due Metodisti vorrebbero, l'uno escludere dalle scuole i premi, l'altro i castighi di ogni specie. Chi dei due à ragione? IV. Nell'insegnamento della Religione, della Lingua e della Grammatica, non che dell'Aritmetica, quali sono i veri punti di partenza, e quale il procedimento metodico uniforme per ciascuna materia? V. L'unità di Metodo nelle scuole, oltre alla importanza didattica, racchiude forse qualche importanza sociale per noi? VI. Tipo d'una scuola primaria Italiana. ELENCO degl'Insegnanti intervenuti alle conferenze Circondario di Potenza Maestri 1 Campagna Michele-Istitutore nel Convitto Nazionale. 2 Matone Raffaele, Potenza 3 Mancinelli Giovanni, idem 4 Guma Saverio, Pignola 5 Bertocci Giuseppe, Tolve Tolve 6 Montani Domenico, Brindisi Brindisi 7 Destefano Antonio, Anzi Anzi 8 Capece Gennaro, Picerno 9 Tarulli Giuseppe, idem 10 Nesi Nicola, Vaglio 11 Picerni Vincenzo, Abriola 12 Cecere Luigi, Balvano 13 Materi Giuseppe, Albano 14 Pinto Franc., Campomaggiore 15 Galvanin Pietro, Avigliano 16 Bocchicchio Angelo, idem 17 Roccheggiani Nicola, idem 18 Rivelli Vincenzo, Castelmezzano 19 Longo Ang. Maria, Pietragalla 20 Messina Pasquale, Tito 21 Fiore Giuseppe, Ruoti 22 Demartino Teodosio, Cancellara 23 Ferraris Giuseppe, Armento 24 Abbate Giovanbattista, Trivigno 25 Stizza Giocondo, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 26 Forzati Onofrio, Vietri 27 De Orsi Vincenzo, idem 28 Giambrocono Franc., Potenza Maestre 1 Elodia Geuna, Potenza 2 De Lorenzo Filomena, idem 3 Bilancia Angela, idem 4 Abriola Luisa, Ruoti 5 Caso Chiarina, Acerenza 6 Caso Pasqualina, Pietragalla 7 Goffi Luigia, Avigliano 8 Volpe Angela, idem 9 Gaimari Cristina, Picerno 10 Berardi Filomena, Pignola 11 De Bernardo Domenica, Genzano 12 Merola Olimpia, Trivigno 13 Pozzi Eva, S. Angelo le Fratte 14 Desimoni Gerarda, Cancellara 15 Veggiotti Speranza, Albano 16 Severino Gabriela, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 17 Bertucci Maddalena, Genzano 18 Altomonte Fanti, Potenza 19 Bianchi Edvige, idem 20 Giannaneschi Rosa, Laurenzana Circondario di Melfi Maestri 1 Liccione Sebastiano, S. Fele 2 Derobertis Francesco, Atella 3 Massari Luigi, S. Fele 4 Farenga Federico, Muro Lucano 5 Pinto Pasquale, Idem 6 D'Auria Nicola, Ruvo del Monte 7 Giuliani Antonio, Castelgrande 8 Lamorte Franc., Ripacandida 9 Zazzarini Gius., Pescopagano 10 Lettieri Gioacchino, Rapone 11 Capobianco Giuseppe, Melfi 12 Mancini Nicola, idem Maestre 1 Lovati Bice, Atella 2 Ruggeri Colomba, Melfi Circondario di Matera Maestri 1 Boidi Filippo, Garaguso 2 Allamandola Giulio, Stigliano 3 Figliola Vincenzo, Gorgoglione Circondario di Lagonegro Maestri 1 Castronuovo Pasq., Cersosimo 2 Albano Pasquale, Moliterno 3 Taranto Carlo, Castelluccio superiore MAESTRI PRIVATI 1 Virgintino Giuseppe - circondario di Matera 2 Sassone Michele - idem 3 Volgare Canio - Melfi 4 Palmieri Gerardo - Potenza 5 Targiani Salvatore - Lagonegro 6 De Nozza Gabriele - Potenza ALLIEVI MAESTRI Circondario di Potenza 1 Delalla Giuseppe 2 Telesca Francesco 3 Grippo Canio 4 De Pietro Luciano 5 Greco Costantino 6 Marotta Nicola 7 Marotta Stanislao 8 Rossi Federico 9 Desantis Michele Circondario di Melfi 10 Orsi Costantino Circondario di Matera 11 Lagreca Giovanni 12 Rivelli Domenico 13 Romeo Maurizio 14 Magaldi Federico Provincia di Salerno 15 Laoria Achille RIASSUNTO Maestri del Circondario di Potenza ... n. 28 Maestre ... n. 20 Maestri del Circondario di Melfi ... n. 12 Maestre ... n.2 Maestri del Circondario di Matera ... n. 3 Maestre ... n.1 Maestri del Circondario di Lagonegro . n. 3 Numero complessivo degl'Insegnanti Pubblici 69 Più - Maestri privati 6 Allievi Maestri di 2° anno di corso 15 Totale degl'intervenuti 90 Potenza , 1° Aprile 1867. Il Regio Ispettore Presidente Prof. STOCCHI LUIGI . Il Segretario CAMPAGNA MICHELE Istitutore nel Convitto Nazionale.

Stocchi Luigi

Agl'insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67 Potenza , Stabilimento Tipografico Santanello 1867

Non si può amare Iddio, senza amare il prossimo, e non si può amare il prossimo, senza promuovere al possibile il suo morale e civile immegliamento. Gioberti Vincenzo . Non saprei meglio che con queste belle parole dell'immortale Gioberti Vincenzo , oggi, insegnanti della Lucania, toglier commiato da voi, aggiungendo alle stesse alcune di quelle che io rivolsi anche a molti altri vostri colleghi il 2 Marzo, allorchè alla presenza del Regio Ispettore centrale, del Prefetto e delle Autorità della Provincia e di questo Comune Capoluogo, inaugurossi qui la scuola di metodo per l'istruzione degli adulti, che oggi si chiude insieme alla prima sessione delle conferenze scolastiche. Non v'è giornale, non libro, io dissi, che oggidì non manifesti più o meno chiaramente che suo scopo precipuo sia l'educazione incivilitrice del popolo, il maggior possibile materiale e morale immegliamento di lui. Ma, con tutte queste buone intenzioni dei giornalisti e d'ogni altro benemerito filantropico scrittore, a che giovano le istituzioni di biblioteche popolari circolanti, e di periodiche gazzette per uso del popolo, se questo, in massima parte, ancor non sa leggere, se sventuratamente e quasi del tutto straniero in casa propria? Noi quindi, ostinandoci a volerli istruire, educare e moralizzare in siffatta guisa soltanto, incorreremmo nello strano sofisma di volere il fine prima del mezzo adequato ed unicamente efficace a conseguirlo. Ei bisogna anzitutto, servendoci della facile ben nota parola della famiglia, dell'operosa officina e de' campi, intendere quanto torni utile a ciascun operaio, industriante ed artigiano qualunque (per gli stessi svariati mestieri e quotidiani negozi cui vacano, non che per le rispettive facende domestiche) il saper leggere, scrivere e far di conto. Bisogna, in pari tempo, insegnargliene pazientemente ed amorevolmente l'arte con ogni possibile brevità e chiarezza; e solo così potremo raggiungere fra non molto il desiderato successo. Sì, ormai non è più quistione di scrivere, bensì d'operare. Non v'è mica penuria, il confesso, di chi dica interessarsi del popolo; ma di chi ponga generosamente l'opera sua personale e diretta ad istruirlo ed educarlo alla vita operosamente civile giacchè il vero e pernicioso nemico d' Italia debbesi oggimai da noi riconoscere solo nella spaventevole popolare ignoranza, funestissimo retaggio della caduta tirannide, sapendosi da tutti l'enorme numero d' analfabeti, di cui la massima parte nelle campagne, con danni incalcolabili dell'industria, dell'agricoltura (nel suo vero senso) e del commercio, che per la più parte dei nostri popolani sono nomi ancor vuoti di senso. Egli è perciò che l'importanza delle scuole di adulti è tanta, che ci duole non essersene potuto prima di ora diffondere ovunque l'istituzione, a vantaggio generale del popolo. Con le scuole elementari infantili di ambo i sessi, coi ginnasii e simili istituti la società rinnoverassi in tempo per altro ancora lontano, rivestendo, per così dire, un abito nuovo, ricco e splendido insieme; ma è necessario anzitutto che le si racconci anche quello che ora, permettete la metafora, tiene lurido e cencioso sul dosso. Educhiamo ogni sorta adulti operai, e questi, innamorandosi dell'istruzione educativa, di questa luce salutare dell'anima, faranno una propaganda affettuosa ed efficace in seno delle loro famiglie, sicchè, mediante le loro naturali relazioni verso dei fanciulli, noi vedremo di questi popolarsi in guisa le scuole primarie diurne, da doversi in breve almeno triplicare il numero degl'insegnanti. Così solamente quell'enorme cifra d'analfabeti, che ci spaventa e ci espone a non meritato scherno di più fortunati e perciò più prosperi e felici popoli d' Europa, potrà sparire una volta. Dippiù colle scuole d'adulti, apprendendo anche i bassolocati i loro doveri insieme ai loro diritti, ed in apparare, coi nuovi ordinamenti che regolano in piazza il commercio, la ragionevolezza dell'uniformità dei pesi e delle misure d'ogni genere in tutto lo Stato, per mezzo dell'introdotto sistema decimale, non avranno più nè voglia di frodare altrui per mala fede, nè timore d' essere frodati per ignoranza. In tal guisa, ciò che sin qui è stato un fomite di malcontento nelle pregiudicate masse popolari verso il Governo, finirà con divenire sorgente di credito e di stima maggiore pel medesimo. Nè oggidì dal solo Governo, bensì da tutt'i generosi propugnatori del pubblico bene è appieno riconosciuta l'urgente necessità di porsi mano ad istruire e moralizzare la generazione già adulta delle masse popolari, affinchè strappate del tutto dal turpe ed orrido giogo della miseria e del delitto, l'accattonaggio, la frode, il furto, e (gelo nel dirlo) anche la maldicenza, la calunnia e l'assassinio non trovino più seguaci nel nostro diletto paese. Ed oh! se i molti milioni che si spendono dallo Stato, come risulta dalle recenti statistiche, per prevenire, reprimere e punire il male, potessero oggidì impiegarsi tutti per eccitare, promuovere e premiare il bene fra noi! La causa della riabilitazione del popolo, anche in queste Meridionali Province, alla moralità della vita civile, conseguirebbe più presto in tal modo più celeramente un vero strepitoso trionfo. Oltracciò la causa precipua pur dello scarso numero di fanciulli che in generale frequentano le pubbliche scuole in queste contrade non è la povertà, bensì la ignoranza spaventevole dei loro Padri e Curatori, anzi delle intere rispettive famiglie. Facciasi adunque comprendere a' popolani una volta che bella ed util cosa sia per tutti l'istruzione educativa; apransi ovunque all'uopo scuole d'adulti, e d'adulte ancora (come parecchie generose maestre àn cominciato a praticare in questa e nelle altre Province d' Italia ) e noi vedremo in breve accorsatissime anche le scuole infantili. Nè ciò solo, ma, sgravando altresì l'erario pubblico d' un'immensa spesa, e d' una piaga molto vergognosa sanando la Nazione noi pur giungeremo una volta a spopolare le carceri ed a centuplicare le scuole. Egli è perciò che dobbiamo ormai unir tutti insieme, con concorde immutabilità di generosi propositi, i nostri sforzi comuni, per presto conseguire sì desiderabile scopo. Ed il Governo, nel farcene dal canto suo caldissimo invito, volle testè istituire le scuole di metodo per l'insegnamento degli adulti e le conferenze magistrali che oggi si chiudono, per riaprirsi dopo il termine del corrente anno scolastico. Speriamo però che i frutti delle stesse ben rispondano alle mire del Governo ed all' aspettazione del Paese. Uniamo adunque all' uopo, ripeto, in un sol fascio formidabile tutte le nostre singole forze, e, stretti in amorevole operosa concordia, facciamo guerra aperta e continua a questa prima, come dissi, funesta nemica della patria nostra, la popolare ignoranza, da cui discendono fatali e terribili conseguenze, la miseria, l'abbandono, la corruzione, l'abbrutimento, e, la più schifosa piaga sociale, il brigantaggio Che dà nel sangue e nell' aver di piglio! Infondiamo una volta nel cuore dei nostri fratelli del popolo la lungamente contrastatagli coscienza d' uomini, di cittadini, d' Italiani, e, senza tradirlo adulandolo, rendiamolo anzi tutto geloso così dell'adempimento dei suoi doveri come della custodia e dell' esercizio dei suoi dritti, devoto alle leggi, operoso ed onesto. Mostriamo in questo incessante apostolato umanitario d'amar più coi fatti che colle parole la patria, il cui nome augustissimo pur troppo spesso è impunemente abusato. Armiamoci perciò di costante, istancabile e generosa abnegazione, e consolidiamo colla civile educazione del popolo l'edificio sublime del nostro politico rinnovamento. Egregi maestri della Lucania, è un Calabrese che così vi parla, un figlio di quella terra che alla vostra come sorella si abbraccia, di quella terra che pagò (e più volte) il suo tributo di sangue generoso pel riscatto della patria comune; un Calabrese il quale ha sin quì anch'egli sinceramente propugnato doversi riconoscere soltanto nell'istruzione educativa del popol nostro l'unico mezzo efficace a reintegrarlo nella moralità della vita civile, e che reputò sempre suo vanto precipuo l'aver fede incrollabile in questo nostro più prospero e lieto avvenire; un Calabrese infine che poneva di buon'ora ogni studio ad imparare come si possa da ogni Italiano amar sinceramente la Religione, senza disamare la Patria. Istruiamo, sì, educhiamo, moralizziamo generosamente le obbliate povere plebi, ed avremo da una parte provveduto al loro materiale e morale vantaggio, ed assicurata dall'altra la tutela del nostro onore, delle nostre vite, delle nostre sostanze, con rendere del tutto un giorno deserte le oscure prigioni e gli squallidi esilii. Nè ciò solo, ma avremo altresì resa a tutti men discara la vita, e fatto in guisa che anche il plebeo ignorante oggi ancor vittima di secolari pregiudizi, cieco di mente ed inerte di braccio, divenuto cittadino operoso ed onesto, possa degnamente appellarsi nostro fratello ed immagine del comun Padre, che è il creatore della luce, ed il dispensatore occulto ma severo della giustizia. Il progresso umano deve, in ogni modo, seguire il fatale suo corso fra le più aspre procelle de secoli, sfidando, ardito, i più sovrumani cimenti. Imperocchè, all'urto formidabile del suo cocchio trionfale spinto da un'arcana, ma irresistibile forza, non v'è muraglia Cinese che non precipiti. Il superbo Cenisio finisce infatti con aprirgli le profonde sue viscere, affinchè trovi libero il passo; l'onda Mediterranea si mesce finalmente coll'Eritrea, perchè l'Asia all' Europa, sua sorella, sia più strettamente congiunta; ed il nuovo coll'antico emisfero, mercè l'elettrica corda sottomarina, in più intimi fraterni nodi si avvince. Gl'invitti suoi propugnatori potranno cadere, e cadono spesso vittime illustri de' loro generosi conati; ma la civiltà progrediente riceve appunto da queste cadute, e dal sangue di sì generosi atleti dell'umano incivilimento novello impulso e vigore; sicchè, lungi dall'arrestarsi, infaticabilmente continua a percorrere il suo fatale viaggio, con la sicurezza di raggiungere, presto, o tardi, la gloriosa sua meta. Dopo ciò, non resta che a lodarmi dell'opera vostra, insegnanti della Lucania, per conto proprio ed a nome del Governo che qui m'inviava a rappresentarlo, in ricorrenza così solenne e cara al mio cuore, esortandovi a sempreppiù contradistinguervi per zelo e disinteresse nell'esercizio della vostra delicata e sublime missione incivilitrice, ed a bene sperare nell'avvenire. Intanto vi ringrazio della cortese benevolenza dimostratami, e vi prego a voler gradire dal mio labbro, interprete non bugiardo della sincera voce del cuore, un addio affettuoso che in questo istante solenne vi rivolgo. Ricordatevi solo che nella mia residenza, ove farò tosto ritorno, ed ovunque in seguito possa ritrovarmi nel disimpegno del mio non men del vostro arduo e delicatissimo ufficio, sarò sempre ammiratore sincero delle doti di mente e di cuore, di cui mi deste, nel breve tempo che son fra voi dimorato, prove al certo non dubbie. Queste coscienziose parole, Insegnanti della Lucania, vi sian pegno sicurissimo del disinteresse e dello sviscerato affetto di un immutabile amico. Potenza , addì 2 aprile 1867 Il Regio Ispettore Presidente, Prof. STOCCHI LUIGI . AL PROFESSORE STOCCHI LUIGI ISPETTORE DEL CIRCONDARIO DI ROSSANO CON MISSIONE STRAORDINARIA INCARICATO DAL MINISTERO DI PUBBLICA ISTRUZIONE DI PRESEDERE LE CONFERENZE MAGISTRALI DI Basilicata NELLA PRIMA RIUNIONE DELL'ANNO SCOLASTICO 1866-67. INDIRIZZO Il vostro cômpito è finito; e noi qui assembrati, dopo esserci veduti in momenti felici, in queste Magistrali Conferenze, ci dividiamo da Voi, e tra noi stessi. Inspirati al santo e sociale scopo di studiar fra noi medesimi il grande ed interessantissimo problema, ch'è quello di migliorare le sorti della popolare Istruzione, qui noi tutti volentierosi convenimmo; e fu bello, e cosa degna dell'età nostra, vedere numerosa Assemblea d'Insegnanti, nati sotto diversi cieli, ma stretti però ad un sol patto, fraternizzare tra di loro, intendersi mirabilmente, e mettere in comune il prezioso patrimonio dei migliori trovati della loro personale esperienza. Risorta la Patria nostra a Libertà, Unità, ed Indipendenza, sentimmo il dovere di mostrarci grati al Governo, che fe' suo primo pensiero l'educazione popolare, adoperando tutti i mezzi, e su vasta scala, onde rialzare con essa l' infelice condizione delle masse, poco men ch'abbrutite dall'ignoranza e da un ipocrito fanatismo. Egli, in un tempo in cui da un angolo all' altro di Europa si grida ISTRUZIONE ha inteso farne leva potentissima onde scuotere dal secolare assopimento chi è innanzi negli anni, e preparare all' Italia una generazione novella, educata e cresciuta colla coscienza di sè stessa, dei suoi diritti e dei suoi doveri. Sia perciò benedetto, e faccia Iddio, che presto raggiunger possa quello scopo, che sa produrre in un popolo i prodigî della memoranda giornata di Sadowa, e che per altri Governi dell' Europa incivilita è ragione di fortezza e di libertà, nonchè obbietto di nazionale compiacenza. Ma ora più che mai si abbia il nostro plauso, la nostra gratitudine, per aver Egli in queste Conferenze Magistrali, ormai sapientemente attuate in questa Provincia, adibita con maturità di scelta l' opera di un uomo il cui nome brilla fra coloro che sanno; di un uomo la cui operosità è vita, ed in cui modestia e dolcezza di carattere cittadino bellamente s'intrecciano a contegno e decoro di autorità. E quest' uomo rispettabile al pubblico, ed eminentemente caro a noi tutti apostoli dell'istruzione popolare, siete Voi, Signor Professore Luigi Stocchi. Voi, che in queste Magistrali Conferenze, con mirabile magisterio inaugurate e condotte a termine, ci feste delibare alcun che di bello, di maestoso, di piacevole delle grandi Adunanze letterarie, e di quella vita che parlamentare si appella. Siete Voi, che, in sull'ora di accomiatarvi da noi, dirette ci avete tenere e calde parole di addio ..... simbolo di quell'anima ardente, generosa, benefica, che inspirandosi ora all' immortale Genio di Giacomo Leopardi, canta Dolori e Speranze ed ora improntando il sarcastico della Satira, perpetuando va lo stile del Giusti. Queste parole ci commossero; penetrarono fin nel lago del core. e vi rinvennero il dolore di una dispiacente separazione .....; donde una segreta lagrima ci sentimmo correre agli occhi, nel mentre che la mano spontanea si posava sul core, quasi a mitigarne gli accelerati palpiti!.... Così avviene di frequente tra coloro, che, nati nella terra dei Vulcani, amano, e potentemente amano! Ritornate adunque in seno ai vostri, cui fortuna vi concesse ed arrise, colla coscienza di aver con altissimo plauso compiuta la nobile e delicata missione dal Governo affidatavi; ma dite ai vostri che gl'Insegnanti della Lucania vi proseguono di amore, di amicizia, di riconoscenza imperitura; dite ai vostri, che gl'Insegnanti i quali convennero alla prima Riunione Magistrale di Basilicata vi conobbero nell' ammirazione delle virtù cittadine e della forza di mente; dite che il nome e la memoria del Professor Luigi Stocchi verrà scolpita nella mente e nel cuore di tutti essi, come il primo sogno di amore. Sì, vi avremo nella mente e nel cuore, quando, a capo di numerosa scolaresca, adopereremo i mezzi più sicuri ed efficaci, che la Metodica e la Pedagogia ci consigliano per ottenere la perfetta osservanza della disciplina e dell'indirizzo scolastico. Vi avremo nella mente e nel cuore, quando, convinti della naturalezza, utilità, ed efficacia del metodo Sillabico sull'alfabetico, lo adopreremo onde più facilmente spezzare ai figli del popolo il pane della Istruzione. Vi avremo nel cuore e nella mente, se ponendo mano alla difficile, delicata, ma importantissima educazione morale del cuore e della mente de' bambini nelle scuole ed Asili d'infanzia, ci conforteremo di quegli opportuni suggerimenti, che sapeste così bene indicarci e commendare. Che se infine, o l'impianto di una nuova scuola, o il riordinamento di un'altra disorganizzata e mal diretta, ovvero il bisogno di tesaurizzare il tempo, onde in breve istruire un maggior numero di allievi, ci scorderemo forse di voi? No, allora più che mai, stringendoci alle spalle il bisogno e di superare gravi difficoltà, rianderemo queste Magistrali Conferenze, nelle quali prudenti, efficaci e serii principii pedagogici furono svolti. Sarà questo adunque l'omaggio che consacriamo alla vostra stima, alla vostra benevoglienza, al vostro merito, nel mentre che per noi la memoria Vostra sì nella nella prospera, che nella avversa fortuna, formerà il più dolce, il più costante palpito del core (La redazione dell'indirizzo venne affidata ad unanimità all'Istitutore, Signor Campagna, dall'Assemblea Magistrale, dietro proposta del Maestro de Robertis, come risulta dal Verbale della quarta tornata. ). Letto nell'ultima tornata delle Conferenze Magistrali di Basilicata il 1° Aprile 1867, ed unanimamente approvato dall'Assemblea). (FIRME) Circondario di Potenza Maestri 1 Campagna Michele -Istitutore nel Convitto Nazionale. 2 Matone Raffaele, Potenza 3 Mancinelli Giovanni, idem 4 Guma Saverio, Pignola 5 Bertocci Giuseppe, Tolve 6 Montani Domenico, Brindisi 7 Destefano Antonio, Anzi 8 Capece Gennaro, Picerno 9 Tarulli Giuseppe, idem 10 Nesi Nicola, Vaglio 11 Picerni Vincenzo, Abriola 12 Cecere Luigi, Balvano 13 Materi Giuseppe, Albano 14 Pinto Franc., Campomaggiore 15 Galvanin Pietro, Avigliano 16 Bocchicchio Angelo, idem 17 Roccheggiani Nicola, idem 18 Rivelli Vincenzo, Castelmezzano 19 Longo Ang. Maria, Pietragalla 20 Messina Pasquale, Tito 21 Fiore Giuseppe, Ruoti 22 Demartino Teodosio, Cancellara 23 Ferraris Giuseppe, Armento 24 Abbate Giovanbattista, Trivigno 25 Stizza Giocondo, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 26 Forzati Onofrio, Vietri 27 De Orsi Vincenzo, idem 28 Giambrocono Franc., Potenza Maestre 1 Elodia Geuna, Potenza 2 De Lorenzo Filomena, idem 3 Bilancia Angela, idem 4 Abriola Luisa, Ruoti 5 Caso Chiarina, Acerenza 6 Caso Pasqualina, Pietragalla 7 Goffi Luigia, Avigliano 8 Volpe Angela, idem 9 Gaimari Cristina, Picerno 10 Berardi Filomena, Pignola 11 De Bernardo Domenica, Genzano 12 Merola Olimpia, Trivigno 13 Pozzi Eva, S. Angelo le Fratte 14 Desimoni Gerarda, Cancellara 15 Veggiotti Speranza, Albano 16 Severino Gabriela, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 17 Bertucci Maddalena, Genzano 18 Altomonte Fanti, Potenza 19 Bianchi Edvige, idem 20 Giannaneschi Rosa, Laurenzana 21 Lovati Mariannina, Tolve . Circondario di Melfi Maestri 1 Liccione Sebastiano, S. Fele 2 Derobertis Francesco, Atella 3 Massari Luigi, S. Fele 4 Farenga Federico, Muro Lucano 5 Pinto Pasquale, Idem 6 D'Auria Nicola, Ruvo del Monte 7 Giuliani Antonio, Castelgrande 8 Lamorte Franc., Ripacandida 9 Zazzarini Gius., Pescopagano 10 Lettieri Gioacchino, Rapone 11 Capobianco Giuseppe, Melfi 12 Mancini Nicola, idem Maestre 1 Lovati Bice, Atella 2 Ruggeri Colomba, Melfi Circondario di Matera Maestri 1 Boidi Filippo, Garaguso 2 Allamandola Giulio, Stigliano 3 Figliola Vincenzo, Gorgoglione Circondario di Lagonegro Maestri 1 Castronuovo Pasq., Cersosimo 2 Albano Pasquale, Moliterno 3 Taranto Carlo, Castelluccio superiore Allievi maestri 1 Delalla Giuseppe, Tolve 2 Telesca Francesco, Avigliano 3 Grippo Canio, Acerenza 4 De Pietro Luciano, Missanello 5 Greco Costantino, Marsico 6 Marotta Nicola, Trivigno 7 Marotta Stanislao idem 8 Rossi Federico , Anzi 9 Desantis Michele, Missanello 10 Lagreca Giovanni, Aliano 11 Rivelli Domenico, Matera 12 Romeo Maurizio, Montalbano 13 Magaldi Fed., San Chirico Raparo 14 Laoria Achille, Ortona in Provincia di Salerno 15 Orsi Costantino, Melfi Aspiranti maestri d'adulti 1 Palmieri Gerardo, Calvello 2 Sassone Michele, Guardia Perticara 3 Virgintino Giuseppe, Matera 4 de Nozza Gabriele, Genzano 5 volgare, Canio, Palazzo 6 Targinai salvatore, Castelluccio superiore LA STELLA D' Italia INNO NAZIONALE SCOLASTICO Viva viva Già l'itala stella Sorge adorna di novi fulgori, Ridestando ne' liberi cori La sopita possente virtù. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! D' ogn' intorno risuona la voce Che le lodi ripete di Dio, Onde invano l'antico desio Per tant' anni nutrito non fu. Viva Italia , la sua stella piponfolan Sempre lieta splenderà! A noi figli d' un' era di luce, Di speranza, di gioia e d'amore, Sol fia dato del prisco valore Gli alti sensi nell'alme educar. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà! Dall'invitta sua vergine prole Opre degne la Patria s' aspetta, Acciò Dio questa terra diletta Possa madre di forti chiamar. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà! Cittadini d'un grande Paese Noi vedrà lo stupito straniero, Stretti alfine in un solo pensiero Ricongiunti per unico ardor. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! All'acquisto d' altr' incliti allori Educate le braccia e le menti, Regnerà sovra l' itale genti Sol di gloria l'eterno splendor. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! Corriam presti a sì nobile meta Che dell' Alto segnata ci viene, Or con l'alme da quello ripiene Puro foco che spento non è. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! Viva - Il suono dei nostri concenti Voli, o torni gradito al Signore, Mentre un grido s'estolle dal core Che saluta la Patria ed il Re. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! (Lo stesso, con le variazioni facili a farsi da chicchesia, può cantarsi così dalle scuole femminili come dalle maschili. Guida del Maestro anno 11, N. 15. Torino 1866. ) Prof. STOCCHI LUIGI . PREGHIERE SCOLASTICHE PRIMA DELLA SCUOLA Tu che in Ciel fra i gaudi eterni Regni, Eterna Maestà, Versa in noi de' tuoi superni Raggi ognor la carità. Degl' ingenui giovinetti quo Odi il prego dell'amor; Sii tu luce agl' intelletti, Speme e vita al nostro cor. DOPO LA SCUOLA Gloria a Dio che ci dischiuse Di virtude il bel sentier, E nell' alme ingenue infuse Le prim' aure del saper. Gloria a Dio, che, solo un riso Se ci versa di Lassù, Ci converte in Paradiso L'aspro esiglio di Quaggiù! Prof. STOCCHI LUIGI

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