Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

date

1861 - 1880

author

title

Vita scolastica 1861 - 1880

bibliography

  • L. Rubino, Prolusione all'apertura degli esami orali sostenuti dagli alunni della scuola di agronomia ed agrimensura di Melfi, Melfi, Tipografia Ercolani, 1869
  • P. Lazzarini, Parole dette all'Istituto tecnico di Melfi il 26 luglio 1875, Melfi, Tipografia Ercolani, 1875

teibody

Rubino Luigi Preside e professore di lettere italiane geografia e storia patria

Prolusione all'apertura degli esami orali sostenuti dagli alunni della Scuola di agronomia ed agrimensura di Melfi il dì 25 luglio 1869 Melfi , Tipografia di B. Ercolani e Figli 1869 1869

EGREGI ED ONOREVOLI SIGNORI Sebbene gli esami finali di ciascun anno scolastico per la promozione degli alunni da una classe all'altra negl'Istituti Tecnici del Regno, de' quali la nostra Scuola non è che una Sezione, sieno dai Regolamenti Governativi prescritti ed affidati unicamente a Commissioni speciali, composte de' Professori degl'Istituti medesimi e de' Delegati delle Giunte Locali di Vigilanza pur non di meno si é da noi creduto conveniente in questo anno consentire che si fossero dati in una forma piuttosto pubblica e solenne. Imperocchè ci siamo facilmente persuasi che il Pubblico vuol pure alla sua volta intendersi e giudicare del profitto annuale della gioventù studiosa che gli appartiene, ed in cui ripone le speranze de' migliori destini della patria sotto tutti i rapporti, ed in ispecie sotto quello dello sviluppo delle risorse agricole ed industriali, non ultimo de' principali elementi della sua agiatezza e potenza più certa e duratura. È per questo che si i Professori, come gli alunni di questa Scuola nascente han chiesto di essere nella circostanza onorati della vostra per quanto nobile ed autorevole, altrettanto cara e confortatrice presenza. È per questo che han fatto appello a Voi specialmente, come più noti per l'amore de' forti studii, dell'avanzamento delle scienze e delle arti, del trionfo della civiltà sulla barbarie, del libero pensiero sul cieco dogmatismo delle età passate, della vera e sana morale pubblica sulla corruttela dell'egoismo e sull'assurdità delle pratiche solitarie ed infeconde dell' ascetismo esagerato e della superstizione, in una parola, del lavoro intelligente ed onesto sulla vita molle ed oziosa delle caste parassite e fatali al benessere di ogni società, sia domestica, sia civile. A Voi finalmente che per senno e patriottismo distinti (e non se n'offenda la vostra modestia e delicatezza) ben rappresentate il vero pubblico giudizioso e competente. Ed affinchè si possa, o Signori, dal vostro illuminato criterio fare un'equa appreziazione degli esami in parola, non tornerà inopportuno ragionar brevemente e per sommi capi sulla loro natura, sulle materie, in cui versano, e sul metodo da noi seguito nell' attuarne lo insegnamento. Gli esami obbligatorii della nostra Scuola non sono che di tre sorte, cioè di Ammissione al Corso Professionale, di Promozione da una classe all'altra dello stesso e di licenza alla sua fine. Ciascuno di essi consiste in due specie di pruove, scritte ed orali sulle diverse materie, quali sono determinate ne' programmi governativi. Ora trattandosi di esami di promozione nella presente circostanza, i nostri giovani, divisi in 1. e 2. classe, cioè di 1. e 2. anno di Corso professionale han dovuto esser preparati per le due anzidette specie di pruove. Le prime scritte sono state ormai espletate dal dì 19 a 23 del volgente, e discusse nei giorni posteriori dalle Commissioni speciali, facendo a meno di vostra onorevole presenza per non tenervi di troppo occupati nella lettura lunga e paziente delle medesime. Rimangono solo le pruove orali, ed è su di queste che siete pregati di prestare almeno per due giorni consecutivi la vostra benigna e generosa attenzione. I giovani si presenteranno distinti nelle due classi per sostenere le tesi che vi piacerà di scegliere fra le 72 contenute negli elenchi che all'uopo vi si offrono, lasciando al vostro senno di cominciare da quella delle materie che più vi aggrada, spettante sia alla 1.a, sia alla 2a classe degli alunni. Come da tali elenchi si vede, moltiplici, svariate e progressive sono le materie, su cui versano le tesi in esame Matematiche pure ed applicate, Disegno di varie sorte, Storia Naturale, Chimica generale, Fisica, Agronomia, Lettere italiane, Geografia statistica e Storia d' Italia . Benchè molte e suddivise in varie parti ed articoli secondo ciascun anno di Corso, pure per chi ben vede non formano esse nè un guazzabuglio indigesto, nè un fuordopera, come da taluni spiriti superficiali ed avvezzi a guardar le cose e le professioni con la corta e perplessa lente del passato si va buccinando, e sfatando cosi questa novella Istituzione, come ogni altra organizzata dall' attuale Governo. Noi lungi dall'associarci all'irragionevole oltraggio menato in bocca di costoro, scevri di servo encomio verso il Governo, con tutta franchezza ed indipendenza di opinioni osiamo sostenere che salvo alcune parti de' programmi governativi, le quali vogliono essere modificate e meglio connesse e distribuite negli anni del Corso, in tutto il resto e nel loro sostanziale complesso sono stati compilati con criterio sapiente ed adeguato all'importantissimo scopo della nostra Istituzione, quale appunto si è quello di formare Periti Agronomi e Periti Misuratori. E qui ci sia lecito avvertire, senza alcuna ombra di orgoglio e di pretensione di singolarità, come il collegio de' Professori della nostra Scuola fin dal principio di questo Corso avea di già avvisato a quelle modifiche o riforme da apportarvisi, quando a conforto e soddisfazione de' medesimi nella relazione del Presidente della Giunta Centrale per gli esami di Licenza degl'Istituti Tecnici a S. E. il Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, datata Agosto 1868, su tali riforme s'insisteva; e nella Lettera, Ottobre dello stesso anno, dell'Onorevole Presidente del Consiglio allo stesso Signor Ministro, si ebbero a leggere le seguenti sennatissime parole: «Quanto ai programmi, quello che la Giunta concede alle attestazioni unanimi dei Commissarii e dei Presidi circa la necessità del riformarli, non ha il Consiglio difficoltà di consentire. Se non che è di avviso essere preferibile in tal riforma il metodo d'istruzioni modificative ed interpretative de' programmi attuali, al rifarli in un tratto di pianta». E già i desiderii della Giunta Centrale e del Consiglio superiore han cominciato ad avere l'effetto corrispondente. Il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, tenero maisempre e zelantissimo dell'immegliamento degli studii tecnici del Regno, si è rivolto dapprima ai Professori di Disegno per avere da essi de' Programmi speciali sull'ordinamento delle loro lezioni; indi ai Professori di Lettere, cui incombe sopratutto di sviluppare nella mente dei giovani il processo discorsivo sotto la doppia forma della Scienza e dell'Arte, chiedendo loro per lo scorcio del presente anno scolastico delle relazioni ragionate sulla interpretazione ed attuazione de' programmi, non che sulla quantità e distribuzione annuale delle proprie lezioni. L'egregio collega, Professore di Disegno Signor MANCINI MICHELE bentosto trasmise ne' decorsi mesi il suo programma una con parecchi lavori degli alunni al sullodato Ministero; e noi dal canto proprio trovandoci aver già composte secondo il divisato intendimento le lezioni della parte teorica della Letteratura in numero di circa 50, come pure apparecchiata la materia della parte pratica, siamo già in grado di spedire la nostra relazione sull'oggetto. Tutti gli altri Professori e Colleghi di questa Scuola hanno pure ciascuno allestita la materia del rispettivo insegnamento sia con lezioni proprie manoscritte, come quelle di Agronomia del Signor NANOIA , sia con opere già in corso di stampa, come la Chimica generale del Signor TRAMUTOLI , sia con lezioni spigolate e ridotte dai libri diffusi di Matematiche, come si è praticato dal Signor LA ROTONDA . A queste non lievi difficoltà superate, cioè difetto di veri libri di testo e necessità di supplirvi con lavori e lezioni proprie secondo lo spirito bene inteso de' programmi aggiungete la quasi totale mancanza degl'istrumenti per la parte tecnica ed applicata delle Matematiche, della Chimica, Fisica, Agronomia ecc., e ben rileverete, o Signori, quale attività e quali sforzi sono si dovuti spiegare in questo primo Corso per giungere alla meglio allo scopo prefisso della nostra Scuola. E a conseguirlo intero non ci mancano speranze e conforti. Nella scarsezza dei mezzi, in cui versa l'Amministrazione della nostra Scuola, collo scritto, colla voce, ed a mezzo delle officiose ed assidue pratiche degli egregii Signori Presidenti della nostra Giunta Locale di Vigilanza e del Consiglio di Amministrazione suddetta, e mercè le instancate premure dell'Onorevole nostro Deputato abbiamo richiesto al Governo del Re aiuti e soccorsi nella bisogna. Ed il Governo, cui tanto sta a cuore lo sviluppo delle istituzioni professionali e industriali del Regno non si è mostrato indifferente ai nostri clamori, anzi ha bentosto fornito di varii apparati e reagenti chimici la nostra povera Scuola, reiterando promesse ed assicurazioni di novelli sussidii, della cui più o meno prossima realizzazione non abbiamo punto motivo di dubitare. Che dirvi finalmente, o Signori, del metodo, cioè della distribuzione e condotta ordinata di tutte le lezioni del Corso in riguardo al tempo? Due vie ci si paravano innanzi, l'una di alternarle, e l'altra di continuarle per tutti i giorni della settimana. Alla prima abbiamo preferita generalmente la seconda, come quella che è più conforme al processo non interrotto della scienza, e porta seco un'abitudine più semplice e più stretta nell'attenzione degli allievi. E l'esperienza ci ha convinti del profittevole successo. Onde crediamo inutile allargarci in altre considerazioni per dimostrarne la preferenza. Ci sarebbe piaciuto distenderci alquanto sulla speciale utilità ed importanza della nostra Istituzione. Ma al senno vostro, o Signori, è cosa più evidente di quel che per noi si possa lungamente ragionarne. Chi non sa che con la sapiente. agricoltura si ricrea, si civilizza quasi la terra e si rende capace di moltiplicare a dovizia i suoi prodotti ? Che con essa si promuovono le industrie e i commercii; si alimenta e si conforta la vita di gioconde speranze, mantenendola semplice, sobria ed onesta; si forma e si accresce la ricchezza, la potenza, il lustro delle famiglie e delle nazioni? Che per essa i figli dell'antica Roma divennero grandi e gloriosi, alternando in bello accordo la giubba di campagna colla toga civile del magistrato, e nelle critiche necessità della patria l' aratro e la falce colla catapulta e colla spada? Che la matematica pratica poi ed il disegno sono fondamento e regola alle arti e professioni più utili del civile consorzio? Onde senza stancare di vantaggio la vostra benevola e gentile attenzione, rispettabili Signori, permettete che rivolgiamo ai nostri giovani una parola di amore e di conforto. Giovani carissimi, splendida e dolce speranza dell' Italia risorta, amate voi veramente voi stessi, le vostre famiglie, il vostro paese natio, la libertà e la grandezza della ricostituita Nazione, a cui appartenete? Ebbene: non i Cavalieri e i Pubblicani che smunsero e disanguarono la finanza dell'antica Roma , e furono una delle cause funeste che fecero cadere la gloriosa nell' estremo della servitù e della miseria, ma i Cincinnati, i Fabbrizii, i Catoni e tutti i più insigni ed operosi cittadini che la levarono in fama ed in rispetto presso tutte le nazioni del mondo allora conosciuto, siano i vostri più nobili modelli da imitare. Cosi voi concorrerete a fondare la nuova Roma , come Capitale del rinnovellato Regno d' Italia . Cosi il nuovo secol d'oro, il nuovo regno di Saturno ritornerà per voi. Coraggio adunque, e siano le prime vostre pruove innanzi a questo ragguardevole pubblico di dolce soddisfazione per esso, e di merito e di onore per la vostra posizione futura; mentre noi augurandovi ogni felice successo, dal fondo del cuore esclamiamo: Il Cielo secondi e coroni i vostri studii, il vostro avvenire, il vostro amore alla grandezza della patria comune e di voi stessi !...

Lazzarini Pio

Parole dette all'istituto tecnico di Melfi iol 26 luglio 1875 da Pio Lazzarini, Commissario Regio per gli esami di licenza e pubblicate a desiderio e cura dell'amministrazione locale e del collegio dei professori Melfi , Tipografia di Benedetto Ercolani 1875

Era ora che il Signor Preside, con tanta larghezza di concetti e venustà di forma ha discorso sull'andamento generale dell'Istituto, in ordine ai nuovi studii, di buon grado, Signori, soddisfacendo anche a un desiderio del cuore, vi dirò parole di compiacimento e di affetto. Val più un'oncia di buon esempio che cento carra di discorsi: e l'esempio del buon volere, dell'ingegno e della comune operosità è quivi palese. Lo dice la saggezza amministrativa dei componenti la direzione della Cassa di risparmio (Signori: Ludovico Araneo, Dottor Giannini, Colabella, Musso, Fuccilo, Pesce e Francesco del Zio), come quella che è preposta ad amministrare il patrimonio dell'Istituto; lo dice la solerte cooperazione della onorevole rappresentanza provinciale e del valente personaggio che ne presiede l' operato (Il Commendatore De Lorenzo, Prefetto della Provincia); lo dice l'efficace concorso del Municipio e del commendevol uomo che ne dirige i consigli (L'Ingegnere Mancini, Sindaco di Melfi ); lo dicono le assidue cure dei componenti la Giunta di vigilanza (Signori: Musso, Canonico G. B. Araneo, Avvocato Picece, Avvocato Lancieri, Cavaliere Pierro); lo dice il vigoroso impulso dato all'Istituto dal benemerito Professore che ne è a capo (Il Professore Rubino ); lo dicono infine maestri e discepoli, con la più efficace delle dimostrazioni, coi fatti. Signori, tutto ciò indubitabilmente ha un significato rilevantissimo. Il quale, mentre conferma, e ne sono ben lieto, l'autorevole giudizio dato sull'Istituto da persona che voi non cessate giustamente di rimpiangere (Il Commendatore Rabbini, Consigliere alla Corte dei Conti, Commissario Regio per gli esami di licenza nel 1870) e di amare, indizio questo di sensi universalmente gentili, accenna del pari alla sempre maggior consistenza che nello spirito pubblico dei Melfesi va acquistando il vostro Istituto. Diffatti, rispondendo esso, senza fallo, con precisione di scopo all'indole dei vostri bisogni, è, dirò così, un perenne incentivo di immegliamenti nella Basilicata , nonchè nelle provincie adiacenti, dove «tanto è da intraprendere e da eseguire, principalmente per ciò che riguarda l'agricoltura (Rabbini, Relazione sull'Istituto di Melfi - Annali del Ministero di agricoltura, industria e commercio) ». Ciascun secolo, Signori, ha avuto un ideale di operosità nel mondo. L'ideale dell'operosità nel secolo nostro è principalmente quello delle applicazioni utili e del tecnicismo. La qual cosa non esclude chè anzi, dirò col mio chiarissimo collega (L'Onorevole Del Zio , Deputato al Parlamento), conferma come lo svolgimento di siffatta operosità s'identifichi con «una nozione più chiara dell'ideale del vero e della giustizia ( Del Zio , La Ferrovia dell'Aufido, Roma , 1872-74) » in tutto l'organismo della vita sociale. D'onde sorge la necessità che tanto l'impulso cittadino, quanto il governativo, si estrinsechi con simultaneità di opere. Lo Stato, dirò con una espressione del vostro egregio Procuratore del Re, «astrazione della coscienza dei singoli per formare la coscienza collettiva (Perfumo, Discorso sull'amministrazione della giustizia nel 1874) », può veramente, e per lui il governo, allorchè cittadini e governanti danno mostra di rendersi interpreti di questa verità: quando, cioè, la società si afferma in ogni sua manifestazione quale essa è realmente, vale a dire, di natura complessa ed armonica. Associamo, per conseguenza, e non disgreghiamo come fiori solitari, i germi della civile tradizione venutaci da Atene , da Cartagine e da Roma : arti, commercio e sapienza costitutiva dei popoli. Che se, a cagion d'esempio, la Germania moderna è ciò che è, essa è addivenuta tale, voi me lo insegnate, precisamente perchè codesti principii sono compenetrati e nella coscienza universale del popolo tedesco e nei criterii direttivi degli uomini di stato, che presiedettero ai destini di quella gloriosa nazione. Del resto, cari giovani, da quest'ordine di osservazioni complesse riportandoci a fatti particolari, degni d'imitazione, senza bisogno di cercarli da lontano voi li avete vicinissimi; li avete in famiglia da della Monica Angelo Antonio , che v'insegnò le virtù del cittadino, e Corradini Ferdinando , che da umilissimo stato sali a cospicui ufficii di governo, fino a Araneo Giuseppe (Araneo, Notizie Storiche della città di Melfi . Firenze , 1866), che v'imparò ad amare i campi, non già irrigati di sangue, ma dal sudore dei poveri contadini. Le spade, cari giovani, per lucenti che sieno ebbero mai sempre la punta di ferro; le vanghe, per lo contrario, nol dimenticate specialmente nei giorni dello sconforto, ebbero ed avranno immutabilmente, comechè arruginite, la punta d'oro. «I figli dell'antica Roma , continuerò col nostro preside, divennero grandi e gloriosi alternando in bell'accordo la giubba di campagna colla toga civile del magistrato, e nelle pubbliche necessità della patria la falce e l'aratro colla spada ( Rubino , Prolusione all'apertura degli esami orali nel 1869)»; e soggiungerò ancora, col pregevole Sotto Prefetto, che nella coltura delle discipline tecniche, e sopratutto agronomiche, sta l'avvenire della patria: e più di tutte le provincie del regno, a questo futuro debbono appuntare i loro sforzi le ubertosissime del mezzogiorno (Lastrucci, Poche parole in occasione della solenne premiazione scolastica nel 1875)». Avete mai, per vieppiù accendervene, considerato l'agricoltura e gli studii agricoli sotto il prisma della poesia? Se non lo avete fatto, fatelo. Fatelo guardando il Vulture, del quale, cantava Malpica ( Malpica , Viaggi in Basilicata , Napoli , 1847): «Son le zolle smaltate di fiori, Biondeggiante di spighe il terren». Guardate dunque il Vulture, e, datemi torto!..... Voi vi ci specchiate tutto il dì. Vi dica dunque la sua sola presenza, in quel modo che io non saprei, la dolce poesia della vita vegetativa: gli amori delle piante, il linguaggio dei fiori e la sapienza che si racchiude, dalla spiga che ci sfama, alla rosa di cui Giovani vaghi e donne innamorate Amano avere e seni e tempie ornate. Che dire poi dell'agricoltura come quella che si rannoda alle più gravi questioni della società moderna e che, con pari autorità ed amicizia si collega ai precetti dell'economia pubblica, della legislazione, della contabilità razionale, della meccanica e della chimica? Ho parlato, credo, abbastanza. Dico di aver parlato abbastanza, in quanto vi ho aperto l'animo mio, e concludo: che se noi italiani ci conoscessimo da vicino, le cose andrebbero meglio, ma meglio assai. Ma noi non ci conosciamo, o soltanto alle apparenze; e le apparenze ingannano. Conoscendoci come m'intend'io, noi potremmo aiutarci, amarci e progredire di più. Così potessimo quindi conoscerci ed amarci, come fra noi ci siam conosciuti e ci amiamo; chè se io non posso pregiarmi di essere Melfitano per nascita, voi m'avete però insegnato ad esserlo per affetto. Auguriamoci dunque questa comunione d'idee, di sentimenti e di opere; e lavoriamo, ma lavoriamo non lasciando intentato nessun mezzo, e con vigoría di anime che vogliono, a conseguirla. SIGNORI, In nome del governo, e unitamente al mio onorevole collega nel commissariato per gli esami di licenza, ho l'onore di dichiarare pubblicamente aperte le prove orali.

notes alpha

    notes int