
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1881 - 1900
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title
Manualistica scolastica 1881 - 1900
bibliography
- M. Lauria, I fatti principali della storia nazionale moderna (dal 1494 al 1882) narrati agli alunni ed alle alunne della V classe elementare in conformità dei nuovi Programmi governativi, Matera, Tipografia Conti, 1888
- G. Caivano, Primi elementi di grammatica italiana proposti agli alunni della 3a e 4a elementare, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1891
- E. Conte, Ai figli del popolo nelle scuole rurali. Piccola geografia della Basilicata, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1891
- M. Parascadolo, Grammatica elementare per le classi superioi, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1891
- M. Siervo, Geografia per le classi elementari, Lagonegro, Tipografia Del Sirino, 1893
- E. Franciosa, Le nozioni varie per la 2a e 3a classe elementare. Prima edizione, Melfi, Tipografia Antonio Liccione, 1895
teibody
I fatti principali della storia nazionale moderna (dal 1494 al 1882) narrati agli alunni ed alle alunne della V classe elementare in conformità dei nuovi Programmi governativi
Tipografia Conti
1888
1.° SEMESTRE
I
L'
La scoperta dell'America, compiuta nel 1492 dal genovese
II.
Chiamata dei Francesi in
Valicate le alpi,
Pier Capponi
Dopo la vigliacca sottomissione di
Battaglia di Fornovo
Abbandonata
Fine della repubblica Fiorentina
Pareva che dopo la sconfitta toccata da
L'ultimo eroe della gentile
Fra i nomi dei più illustri artisti, che son vanto e decoro d'
Un'altra grande figura di artista, che da sola basterebbe ad onorare qualunque Nazione, è quella di
La disfida di
Nel tempo in cui ferveva la guerra tra Francesi e Spagnuoli, che si disputavano il possesso del bel reame di
La Casa di Savoia
Fra le tenebre della barbarie, fra le crudeltà e i delitti che si commettevano in ogni parte, nella dimenticanza di ogni romana grandezza, a piè delle Alpi occidentali, sorgeva una casa illustre, i cui discendenti col valore in guerra e colle virtù in pace, erano destinati a ridonare all'
XIII.
Uno dei principi più gloriosi della Casa di Savoia fu
Per lunga pezza le incantevoli regioni del Napoletano furono il teatro delle aspre guerre, sostenute con varia vicenda dagli Spagnuoli contro i Francesi, pel possesso del regno di
Eran bruttissimi tempi quelli! Che Dio li tenga sempre lontani dall'
Italia
nostra.
XV.
Ogni soverchio rompe il coperchio:e anche la pazienza dei Napoletani ebbe un limite. Nel 1647 regnava in
Ad
molte virtù, non inferiori a quelle dei più grandi eroi.XVII.
Figlio ed erede del
XIX.
Sul grande piazzale che si stende innanzi all'antica Cittadella di
XX.
Balilla
A
Continuatore delle glorie dei Ruggiero di Lauria, dei Mocenigo, dei Morosini,
Un'altra vittima illustre della ferocia Borbonica fu
CONCLUSIONE
Ma la sete di sangue e di vendette non era ancora estinta nelle tigri feroci della Corte Borbonica. Il sangue di altri martiri doveva zampillare sui gradini di quel trono nefando. Fra le tante vittime immolate dal tiranno
2.° SEMESTRE
I.
«Come vi chiamate?» chiese con ira il giudice.
«Attilio, Emilio.»
«Donde venite?»
«Dall'Italia.»
«Ma da che parte?»
«Dall'Italia.»
«Dove siete nati?»
«In Italia.»
E col nome d'
Primi elementi di grammatica italiana proposti agli alunni della 3a e 4a elementare
Tipografia Editrice Garramone e Marchesiello
1891
Al Chiarissimo Professore Cav.
À vous dédie, Monsieur,
cet modeste onvrage en
signe de hommage, souvenis
sant moi la vôtre phrase: "La Grammaire est le Maitre muet.
Le Maitre est la Grammaire parlant."
UNA PAROLA DI PREFAZIONE É risaputo che nelle classi elementari il Maestro crea la grammatica, e della lavagna ne fa il libro parlante; come pure dall'analisi etimologica di ogni parola ne fa scaturire brevi, facili e lucidi precetti, secondati sempre da frequenti esercizi orali e scritti, variati e ragionati. Pure ciò non basta. La materia da vestirsi di lingua, ed il pensiero bisognoso di incarnarsi nella parola, vanno subordinati a certe peculiari tassative regole ed eccezioni, da non fare preferire la Grammatica, Codice indispensabile dell'idioma Italiano, precipuo fattore nello sviluppo della mente e del cuore.
La buona lingua è mezzo di ricevere e comunicare le idee; è strumento per attivare le potenze dell'animo. La parola è dono prezioso dato all'uomo; per essa si apprende a persuadere il bene, ad insegnare il vero. Dessa è la ministra del pensiero, organo delle idee e conservatrice del sentimento Nazionale. La determinazione ingenerata dalle parole cade nel concetto, che la mente riceve nel periodo intuitivo delle cognizioni obbiettive. La riflessione attua e presenta distinta la ragione etimologica dell'uso di dette parole. Onde il perchè della scomposizione analitica delle parti del discorso, da cui promana la sinteresi della lingua. Imprescindibile dunque la Grammatica anche nelle classi elementari, per dar ragione dell'origine, dell'ordine e della concordanza degli elementi, costituenti il linguaggio. I pochi precetti, che io presento agli alunni, offrono la stretta sintesi della ripetuta Grammatica, che applicata e scesa in pratica dal paziente Maestro, può dare quella risultanza, che si desidera ottenere dalla scolaresca.
G. CAIVANO.
AVVERTENZA
La Grammatica senza esercizi di lingua parlata e scritta, è lavoro perduto. Come si parla, così si legge e scrive. L'è una verità dolorosa, riproducentesi con assidua frequenza, quella di negligere nelle scuole l'esercizio del parlare Italiano, cominciando dalla Sezione inferiore di prima classe, fondamento e base di tutto lo stadio da percorrersi nella istruzione primaria, sino alle classi superiori. In quella, imparato a rilevare ed unire i suoni delle vocali e consonanti, a tracciar queste in pessima calligrafia, a leggere e scrivere cifre numeriche; credesi aver tutto ben fatto. E per la buona lingua? Nulla di nulla! Ma... (sento ripetermi) è un'utopia il pretendere dai bambini di quella sezione, gente raccogliticcia di ogni ceto, un parlare terso, sapendo che il dialetto locale loro fa continua guerra, mentre le nebbiose e compresse idee del fanciullino non gli consentono di poter sciogliere la lingua a nominare un oggetto con tecnico vocabolo. Epperò
nemo dat quod non habet. Ebbene, io proverò tutto il contrario, trovando nighittosa ed ingiustificabile la scusante, che, certo, non può coonestare la negligenza. Gli effetti della prima impressione, che subisce un bambino quando viene condotto per la prima volta in quella scuola sono indelebili. Egli, trovandosi in quel nuovo ambiente, in mezzo una piccola società di compagni, comincia gradatamente a trasformarsi ed a modellarsi sul tipo del Maestro, da cui attinge novella vita. Pian piano si orizzonta, ed il parlare corretto di quello gli entra insensibilmente nell'animo. Verissimo ciò che disse
tenacissimi sumus eorum, quae rudibus annis percepimus; aforisma ribadito da Salomone:
Adolescens, iuxtra viam suam, etiam quum senurit, non recedet ab ea. Ed invero, il docente apre il Sillabario, e come esercizio del giorno, fa leggere e nominare gli oggetti di scuola: banco, lavagna, pallottoliere, gessetto, spugna, penna, asta, temperino, calamaio, matita, riga, crocifisso, calendario ecc. Egli può benissimo indurre il ragazzo a rispondere in buona lingua alle seguenti domande: Dove tu stai seduto? Che cosa è il banco? Di che materia è fatto? A qual regno della natura appartiene il banco? Di quante parti esso è formato? Chi lo ha lavorato? Quali strumenti adopera il falegname? Che differenza passa tra il banco ed un cane? E così di seguito per gli altri arredi di scuola, adottando, come è prescritto, il metodo oggettivo intuitivo razionale, mezzo efficace di riflessione e di analisi. Questi e simili esercizi quotidiani, ripetuti per tutto l'anno, varranno purtroppo ad educargli la lingua nel pronunziare e ben marcare la vocale finale di ciascuna parola. Gli varranno ancora per la ginnastica del pensiero e lo sviluppo dell'intelligenza; e mediante quella incognita forza dell'influsso morale dell'insegnante, si riesce a debellare l'inerzia delle facoltà psichiche dell'alunno, il che ottiensi con l'abito.
CAPO PRIMO
DISCORSO E SUOI ELEMENTI.
Prima che noi parliamo, pensiamo. Pensare vuol dire fissare l'idea sopra un dato obbietto. Dopo che abbiamo pensato, parliamo. Il mezzo, per cui manifestiamo il nostro pensiero, è la parola. La parola è l'immagine del pensiero. Con le parole formiamo le proposizioni (Della proposizione non faremo parola, essendo un lavoro dello classi tecniche e ginnasiali. Erroneo ed illogico fu il sistema, sinora adottato, di mettere l'estetica della lingua (periodo e proposizioni) tra le mani dei fanciulli). Con le proposizioni formiamo il discorso. Il discorso è il complesso di più proposizioni, che in tutto esprimono un concetto compiuto. Le parti del discorso sono nove: Nome, Articolo, Aggettivo, Pronome, Verbo, Preposizione, Avverbio, Congiunzione ed interiezione. Di esse le prime cinque parti sono variabili, e le ultime quattro sono invariabili.
NOME
Il nome è una parola, che serve a nominare le persone e le cose. Il nome può essere proprio, comune, collettivo, irregolare, difettivo, composto, derivato, alterato, concreto ed astratto. Il nome si dice proprio quando indica una persona, o una cosa particolare, accennando l'unità nella specie, come: Dio, Sole, Luna, Roma, Achille ecc. Il nome si dice comune se conviene a tutte le persone, o cose della medesima specie, come: banco, libro, monte, cavallo, pecora, scolaro ecc. Il nome si dice collettivo quando al singolare indica la riunione di persone, o di cose, come: popolo, esercito, brigata, nazione, famiglia, gregge ecc. Irregolari si dicono quei nomi, che essendo di genere maschile al singolare, diventano femminili al plurale; ovvero sono dell'uno e dell'altro genere. Tali sono: Anello anelli anella; Dito diti dita; Braccio bracci braccia; Ginocchio ginocchi ginocchia; Osso ossi Ossa; Muro muri mura; Lenzuolo lenzuoli lenzuola; Centinaio centinai centinaia ecc. Tra gli irregolari bisogna annoverare:
1° I nomi accentati ed i monosillabi, che non variano la desinenza al plurale, come: la carità, le carità; la virtù, le virtù; il re, i re; il dì, i dì; la grù, le gru.
2° I nomi che hanno doppia terminazione al singolare, come: pensiere-o, destriere-o ecc.
3° I nomi che hanno doppia terminazione in ambi i numeri, come: ala, ale; ale, ali ecc.
Difettivi si dicono quei nomi, che mancano del singolare, o del plurale.
Mancano del singolare i nomi forbici, annali, nozze, molle, calzoni, esequie, bazzecole ecc. Mancano del plurale i nomi aere, fame, sete, uopo, mane, ed altri pochi. Anche i nomi dei metalli sono difettivi, come l'oro, l'argento, l'ottone, lo zinco, il bronzo ecc. Però, allorchè si dice gli ori, gli argenti ecc. debbonsi intendere i lavori fatti di simili metalli. Si dicono composti quei nomi, che constano, o di due nomi, come Capobanco, o di due aggettivi, come pianoforte, o di un aggettivo ed un nome, come gentiluomo, o di due verbi, come saliscendi, andirivieni, o di un verbo e di un nome, come parafulmine, scaldaletto, o di una proposizione e di un nome, come contraveleno, sottocammino o di un avverbio e di un nome, come benedizione, malfattore. Si dicono derivati quei nomi, che derivano da altra parola, siccome da radice, come: giardiniere, da giardino, canile da cane, scolaro da scuola. Si dice alterato quel nome, che esprime aumento, o diminuzione, e può essere accrescitivo se indica aumento, peggiorativo se indica avvilimento, diminutivo se denota vezzo e piacevolezza. Sicché dal nome cassa si fa l'accrescitivo cassone, il peggiorativo cassaccia, il diminutivo cassetta, il vezzeggiativo cassettina. Dal nome porta si fa l'accrescitivo portone, il peggiorativo portaccia, il diminutivo portella, il vezzeggiativo portellina. Si dice concreto il nome se indica cose realmente esistenti, come: uomo, albero, agnello, penna ecc. Si dice astratto il nome se indica cose inesistenti ma che si personificano nella nostra mente, come: virtù, amore, speranza, prudenza, ecc.
ACCIDENTI DEL NOME.
Gli accidenti del nome sono due: genere e numero. Il genere determina la specie, ed il numero la quantità. Il genere dei nomi si conosce dalla terminazione, dal significato e dall'articolo, da cui sono preceduti. Fisseremo il genere dei nomi in base alle cinque vocali.
1. I nomi terminati in a sono di genere femminile, come: donna, cagna, scuola ecc. Si eccettuano quelli di origine greca, come: il tema, il teorema, il problema, l'assioma, l'enigma, il fantasma, il poema, il poeta ecc. che sono di genere maschile.
2. I nomi terminati in e, alcuni sono di genere maschile, come: il padre, il cratere, il giudice ecc. Altri sono femminili, come: la madre, la scure ecc. Però i nomi carcere, cenere, fune, fine, folgore, fronte, gregge, serpe sono di ambedue i generi.
3. I nomi terminati in i, che sono pochi, alcuni sono maschili, come l'analisi, il brindisi, l'ecclissi, altri sono femminili, come la sintassi, la diagnosi, la diocesi ecc.
4. I nomi terminati in o sono maschili, come uomo, banco, cavallo ecc: vanno eccettuali mano, eco, spiconardo, che sono femminili.
5. I nomi terminati in u sono tutti femminili, come: virtù, tribù, schiavitù ecc.
I nomi degli alberi terminati in o ed in e sono di genere maschile, come pero, melo, ciliegio, noce, castagno; i frutti poi sono di genere femminile, come la pera, la mela, la ciliegia, la castagna ecc. Si eccettuano cinque nomi, che indicano albero e frutto e sono fico, pomo, dattero, limone, cedro, che sono maschili. I nomi di città, terminati in a ed in e sono femminili, come Roma, Firenze, Atene ecc. Terminati con altra vocale sono d'ambi i generi, come Il bello Napoli, la bella Napoli, il grandioso Milano, la grandiosa Milano, il popoloso Parigi, la popolosa Parigi. I nomi dei regni, delle provincie e dei fiumi, terminati in a, sono femminili, come: la Spagna, l'Italia, la Toscana, la Dora, la Sesia (eccettuati Mella e Volga). Terminati con altra vocale sono maschili, come il Piemonte, il Tevere, il Perù. I nomi dei monti e dei laghi sono tutti maschili: il Monginevra, il Sangottardo, il Celano, il Fusaro. I numeri del nome sono due, singolare e plurale. Il nome si dice di numero singolare se indica una sola persona, o una sola cosa. Il nome si dice di numero plurale, se indica più persone, o più cose.
Sulla formazione del plurale nei nomi bisogna notare:
1. I nomi maschili, terminati da qualunque vocale, fanno al plurale in i, come libro-i, poeta-i, padre-i.
2. I nomi terminati in co e go, alcuni escono al plurale in ci e gi, come amico-ci, filologo-gi; altri in chi e ghi, come fico-chi, castigo-ghi. Però apologo, equivoco, mendico, ed altri formano il plurale in chi, o ci; onde apologo-ghi-gi, equivoco-chi-ci ecc.
3. I nomi terminati in cia e gia formanti dittongo, escono in ce e ge al plurale, come: greggia-ge, ciancia-ce, (salvo il caso, in che la parola cangi significato, come ferocia-cie). Se poi le due vocali non costituiscono dittongo, al plurale escono in cie gie, come: farmacia-cie bugia-gie.
4. Quelli terminati in ca e ga, se maschili mutano in chi e ghi, come duca-chi, collega-ghi. Se femminili fanno in che e ghe, come formica-che, piaga-ghe.
5. I nomi, che non cambiano la desinenza al plurale sono: i nomi accentati, come la carità, le carità, la virtù, le virtù; i nomi monosillabi, come: il re, i re, la grù, le grù, il dì, i dì); i nomi terminati in i ed in ie, come: la diocesi, le diocesi, la barbarie, le barbarie, la requie, le requie. Però il nome moglie fa al plurale mogli.
ARTICOLO
L'articolo è una parola, che si mette innanzi al nome od innanzi le parole che ne fanno le veci, per determinarle. Gli articoli possono essere determinativi ed indeterminativi. Gli articoli determinativi sono quelli che determinano il nome, e sono Il, Lo, La al singolare, I, Gli, Le al plurale. Gli articoli indeterminativi sono quelli che non determinano il nome, e sono Un, Uno, Una, i quali non hanno il plurale. Il si premette ai nomi maschili, comincianti per consonante che non sia s impura, come il padre, i banchi. L'articolo Lo si premette ai nomi maschili comincianti per vocale, o per s impura (s seguita da altra consonante), come lo amico, lo specchio, e nel plurale gli amici, gli specchi. Lo si tronca con apostrofo innanzi alle parole che cominciano per vocale come: l'onore, l'amore. Gli si tronca solamente innanzi alle parole che cominciano per i, come gl' ingegni, gl' Italiani. L'articolo La si premette ai nomi femminili, come la scuola, la madre, al plurale le scuole, le madri. La si tronca con apostofo innanzi alle parole che cominciano per vocale, come: l'anima, l'erba, l'onda, l'urna. Le si tronca solamente innanzi alle parole comincianti per e, come: l'esequie, l'erbe. L'articolo Un si premette ai nomi maschili comincianti per vocale, o per consonante, che non sia s impura, come un onore, un pane, un soldo, nè si apostrofa mai. L'articolo Uno, si premette ai nomi maschili comincianti per s impura, o per z, come: uno speltro, uno storpio, uno zoppo ecc. e non si apostrofa mai, L'articolo Una si premette ai nomi femminili comincianti per vocale (ed allora si tronca e si apostrofa), per consonante, o per s impura, come: un'ombra, una mano, una stanza ecc.
AGGETTIVO
L'Aggettivo è una parola, che serve a qualificare e determinare il nome. L'Aggettivo può essere qualificativo ed indicativo. Gli Aggettivi qualificativi sono quelli che esprimono la qualità delle persone e delle cose, come: ricco, savio, onesto, tenace ecc. Gli Aggettivi indicativi sono quelli che indicano di quali, o di quante persone, o cose si parli. Essi possono essere possessivi, se indicano possesso, come: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro. Numerali, se indicano un numero determinato, come: uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, venti ecc. Ordinativi, se indicano un ordine numerico, come: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo ecc. Universali, se indicano totalità, come: tutto, ogni, niuno, nessuno, veruno ecc. Indefiniti se indicano quantità non determinata, come: qualche, qualunque, certuno, taluno ecc. Dimostrativi se dimostrano, per ragion di luogo, la persona, o la cosa in diversa distanza. Tali sono: Questo, questa, questi, queste. Cotesto, cotesta, cotesti, coteste. Quello, quella, quelli, quelle.
Questo indica persona, o cosa vicina a chi parla. Es. Questo fanciullo è studioso. Quest'abito mi sta bene. Cotesto indica persona, o cosa vicina a chi ascolta. Es. Cotesto amico è ingenuo. Cotesti libri sono istruttivi. Quello indica persona, o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta. Es. Quel filosofo è scettico. Quel cavallo è brioso. Sono anche dimostrativi gli aggettivi stesso, medesimo, tale, quale. Gli Aggettivi, come i nomi, possono subire anche alterazione, mutando desinenza. Onde dall'aggettivo avaro si fa l'accrescitivo avarone, il peggiorativo avaraccio, il diminutivo avaretto. Da ignorante si ha ignorantone, ignorantaccio, ignorantello ecc.
GRADI E CONCORDANZA DEGLI AGGETTIVI.
Gli Aggettivi hanno tre gradi di significazione: positivo, comparativo e superlativo.
Il positivo non esprime paragone, ma accenna la semplice qualità, come: buono, bello, savio, onesto. Il comparativo esprime un paragone, accrescendo, o diminuendo la significazione del positivo, come: più buono, meno bello, più savio, meno onesto. Il superlativo esprime un paragone in grado sovrano ed eccessivo, come: dottissimo, santissimo, ovvero il più dotto, il meno santo. Il comparativo può essere di maggioranza, di difetto e di eguaglianza. Il comparativo di maggioranza si forma aggiungendo al positivo l'avverbio più, come: più serio, più studioso. Il comparativo di difetto si forma premettendo al positivo l'avverbio meno, come: meno serio, meno studioso. Il comparativo di eguaglianza si forma aggiungendo ai due termini, che si vogliono paragonare, gli avverbi correlativi tanto, quanto; siccome, così; altrettanto, quanto; tale, quale. Esempio: Alfredo è così erudito, come modesto. Tale è malvagio il figlio, quale fu il padre. Attilio è altrettanto virtuoso, quanto garbato ecc. Il superlativo può essere assoluto e relativo. Il superlativo assoluto è quello terminato in issimo, issima, come: dottissimo-a, fortissimo-a. Il superlativo relativo è quello formato da un articolo determinativo, dall'avverbio più, o meno e dall'aggettivo positivo, come: il più dotto, la più sennata, il più forte, la meno ciarliera ecc.
Ripetendo due aggettivi di grado positivo, equivale al superlativo, come: duro duro (durissimo), aspro aspro (asprissimo). Vi sono alcuni aggettivi, derivati dal latino, che hanno il comparativo ed il superlativo di voce propria, escludendo la pretermissione di articoli e di avverbi. Essi sono i seguenti: Buono positivo - migliore comparativo. Ottimo superlativo. Cattivo p. peggiore c. pessimo s. Grande p. maggiore c. massimo s. Piccolo p. minore c. minimo s. Alto p. superiore c. supremo s. Basso p. inferiore c. infimo s. Gli aggettivi terminati in o sono di genere maschile, ed hanno il plurale in i. Quelli terminati in a sono femminili ed hanno il plurale in e. Gli aggettivi terminati in e come prudente, forte, si adoperano per ambedue i generi. Pari e dispari sono di ambi i generi e numeri.
L'Aggettivo deve concordare col suo nome in genere e numero. Es. aria tiepida, cielo sereno. Se i nomi sono due, o più, e di genere diverso, l'aggettivo si pone al maschile plurale. Cristo e la madre sua furono poveri. L'alba e il tramonto (del sole) sono soavi. Quando i nomi sono di cose inanimate, l'aggettivo può accordarsi col più vicino. Es. I tempii e le case furono incendiate. Gli aggettivi numerali ventuno, trentuno, quarantuno ecc. quando si pospongono al loro nome, lo vogliono al plurale. Anni ventuno, lire trentuna ecc. In opposto, lo vogliono al singolare, dicendosi ventun anno, trentuna lira. L'Aggettivo mezzo resta invariato, benchè accenni metà di cosa femminile, come: un'ora e mezzo. Però è anche ben detto un'ora e mezza. Nel primo esempio mezzo è nome e significa metà; in questo secondo è aggettivo.
PRONOME
Il pronome è una parola, che fa le veci del nome. Abbiamo tre specie di pronomi, cioè pronomi di persona, pronomi di cosa e pronomi congiuntivi. I pronomi di persona sono quelli che fanno le veci di un nome di persona. Essi sono di persona prima, di persona seconda e di persona terza. I pronomi di persona prima sono quelli, che indicano la persona, che parla, e sono: Io, me, mi al singolare, Noi, ne, ci al plurale.I pronomi di persona seconda sono quelli, che indicano la persona a cui si parla, e sono: Tu, te, ti al singolare Voi, ve, vi al plurale. I pronomi di persona terza sono quelli, che indicano la persona di cui si parla, e sono: Egli, ello, eglino, elleno, sè, si, questi, codesti, quegli, Costui, costei, costoro, Cotestui, cotestei, cotestoro, Colui, colei, coloro, Lui, lei, loro, Altri, altrui, chicchesia, Ciascheduno, esso, desso ecc.
Uso DEI PRONOMI.
I pronomi Io e Tu si usano come soggetti della proposizione, e nei complementi si usano le voci me, mi, te, ti. I pronomi Noi e Voi si usano come soggetto e come complemento (Vedansi gli esempi negli esercizi di Grammatica Parte prima). I pronomi Egli, Ella, Eglino, Elleno si usano solo come soggetti, e nei complementi si adoperano lui, lei, loro. Il pronome Sè si usa sempre come complemento, mai come soggetto. Il pronome Questi vale quest'uomo, ed indica persona vicina a chi parla, come: Questi è mio intimo amico. Il pronome Cotesti vale cotest'uomo, ed indica persona vicina a chi ascolta, come: Chi è cotesti,che ti percuote? Il pronome Quegli vale quell'uomo, e dinota persona lontana da chi parla e da chi ascolta come: Chi è quegli là che si appressa? Questi, Cotesti, Quegli si usano esclusivamente come soggetti, e nei complementi vogliono le voci questo, cotesto, quello.
Il pronome Costui vale quest'uomo. Nel femminile fa Costei; nel plurale Costoro.
Il pronome Cotestui vale cotest'uomo. Il femminile è cotestei; il plurale cotestoro.
Il pronome Colui vale quell'uomo. Nel femminile dicesi Colei; al plurale Coloro.
Il pronome Altri significa altra persona, ed anche alcuno, uno, nessun altro. Si usa come soggetto, e talvolta anche come complemento. Esempio: altri trionfa, ed altri soccombe. Non fare ad altri quel che a te dispiace. Il pronome altrui si usa sempre come complemento; ma quando sta solo, ed ha significato di roba, avere, fa anche da soggetto, come: l'altrui piace a tutti.
Altro, usato solo, vale altra cosa, come: Io penso altro. Il pronome Gli vale a lui, ed il pronome Le vale a lei. Il pronome mi, vale me, o a me; ti, vale te, o a te. Ci vale noi, o a noi; vi vale voi o a voi. Io, tu, noi, voi, mi, ti, si, ci, vi, ne sono di ambi i generi.
I pronomi di cosa sono quelli, che fanno le veci di un nome di cosa: i principali sono: ciò, checchè, checchesia, tutto, niente, nulla. Ciò vale questa, cotesta, quella cosa. Checchè, checchesia valgono qualunque cosa. Tutto vale ogni cosa. Niente e nulla valgono nessuna cosa.
I pronomi di persona e di cosa sono quelli, che possono fare le veci di un nome di persona e di un nome di cosa. I principali sono: questo, cotesto, quello, esso, lo stesso, il medesimo, altro, che, il, lo, ognuno, ciascuno, qualunque, nessuno, ne, ci, ve. (Vedansi gli Esempi negli Esercizi grammaticali). I pronomi congiuntivi sono quelli, che servono a congiungere le proposizioni tra loro. I principali sono: Che, Chi, Cui, il quale, la quale, i quali, le quali, onde. Il pronome che, vale il quale, la quale, i quali, le quali; è di ambi i generi e numeri. Riferendosi a persona, si usa come soggetto e come oggetto. Riferendosi a cosa può fare qualunque altro ufficio nella proposizione.
Il pronome chi vale colui il quale, colei la quale; è di ambi i generi, e si usa come soggetto e come complemento. Il Pronome cui vale quanto il pronome che, ed è di ambi i generi e numeri; ma si usa solamente nei complementi.
Il monosillabo Che, può fare l'ufficio di pronome congiuntivo (Attilio, che studia, farà profitto); di pronome di cosa - il quid latino - (Che fai?) di aggettivo indicativo, innanzi ad un nome, e vale quale? (che uomo esemplare!); di congiunzione, riferendosi a verbo (lo so che ami la Patria). Chè accentato, vale perchè, affinchè (Lavora, chè quadagnerai).
Ci, vi, si, se, onde fanno diversi uffici.
Ci, oltre ad essere pronome di persona prima di ambi i generi, numero plurale, fa anche da avverbio di luogo e vale qui, quivi. Esempio: Sto in casa e ci trovo gusto. Vi, pronome di persona seconda, di ambi i generi, numero plurale, fa pure da avverbio di luogo, e vale ivi, colà, come: andrò a Roma e vi starò un mese. Si, senza accento, è pronome di persona terza essere particella riflessa, che rende il verbo di forma passiva (la virtù si loda); con l'accento è avverbio di affermazione; in ultimo può fare l'ufficio di soggetto indeterminato, come: Si dice, si crede che tu studii. Sè accentato è pronome di persona terza, che si usa nei complementi. Se, senza accento, è congiunzione dubitativa, o condizionale (Ignoro se potrò partire; Se avessi libri, leggerei).
Onde può fare da pronome congiuntivo, e vale di cui, da cui, percui, come: I marmi onde son fatti i monumenti; Gli occhi onde vediamo i colori ecc. Onde talvolta è congiunzione, e vale per la qual cosa come: Io fuggii; onde i cani m'inseguirono; donde vale da cui. Il pronome deve concordare col nome, a cui si riferisce, in genere e numero.
CAPO SECONDO
DEL VERBO
Verbo è una parola, che esprime l'esistenza, lo stato, l'azione, e la passione del soggetto. Il verbo si distingue in semplice ed attributivo. Semplice è il solo verbo Essere. Attributivo dicesi il verbo, che contiene in sè il verbo essere ed un attributo. Il verbo attributivo può essere transitivo ed intransitivo. Il verbo dicesi transitivo se ha, o può avere dopo di sè un complemento oggetto (accusativo dei latini). Il verbo dicesi intransitivo se dopo di sè non può avere un complemento oggetto, ma un altro complemento, come: Confido in Dio, cesso dallo studio, vado a Roma.
Il verbo transitivo può essere attivo, passivo e neutro. Il verbo dicesi di forma attiva quando con esso si afferma che il soggetto fa l'azione, come: Il fabbro batte il ferro. Il verbo dicesi di forma passiva quando con esso si afferma che il soggetto patisce, o riceve l'azione, come: Il ferro è battuto dal fabbro. Il verbo dicesi neutro quando esprime uno stato di inerzia, ovvero un'azione che non passa al di fuori, ma resta nel medesimo soggetto, come: io seggo e dormo, tu cammini, quegli passeggia. Bisogna notare che taluni verbi neutri in certi casi possono reggere un attributo ed un complemento oggetto, come: Il virtuoso dorme i suoi sonni tranquilli. Il savio vive una vita onorata. Io nacqui povero ecc. Il verbo attivo può farsi passivo in tre modi.
1° Cangiando il participio passato colle voci dell'ausiliario essere in tutti i tempi.
2° Cangiando lo stesso participio con le veci semplici del verbo venire.
3° Con la particella si nelle terze persone dei tempi semplici. Sicchè una proposizione attiva si trasforma in passiva, mutando l'oggetto in soggetto, ed il soggetto in complemento di agente, come: Il Maestro educa l'alunno (attiva). L'alunno è, o viene educato dal Maestro (passiva).
Gli accidenti del verbo sono cinque: modo, tempo, numero, persona e coniugazione.
I modi sono cinque: Indicativo, Imperativo, Soggiuntivo, Condizionale ed Infinito.
L'Indicativo afferma determinatamente.
L'Imperativo esprime comando, preghiera, esortazione ed invito.
Il soggiuntivo afferma in modo incerto, dipendente da altro verbo.
Il Condizionale afferma in modo dipendente da una condizione, (Se avessi libri, leggerei). Epperò vuol essere preceduto sempre dall'imperfetto del Soggiuntivo e dalla Congiunzione Se per sussistere in una proposizione.
L'Infinito esprime un'azione assai vaga ed indeterminata.
Sull'Imperativo bisogna osservare che manca della prima persona al singolare, perchè nessuno può comandare a sè stesso. Che nella seconda persona del singolare, quando è preceduto dall'avverbio negativo non, nè, si adopera la voce dell'infinito, come: Non dormire, nè perdere il tempo.
I tempi principali del verbo sono tre: presente, passato e futuro; ma il passato poi si suddivide in altri cinque passati, che sono: l'imperfetto, il passato prossimo, il passato rimoto, il trapassato prossimo ed il trapassato rimoto. Il valore di tali tempi è il seguente:
Il presente afferma azione, che avviene nel momento in cui si parla (Alberto spezza il bastone).
L'imperfetto afferma azione che avveniva nel tempo stesso di un'altra. (Quando era fanciullo, io scherzava coi monelli).
Il passato prossimo afferma azione avvenuta in un tempo non interamente trascorso. (In questo mese ho speso molto danaro).
Il passato rimoto afferma azione avvenuta in tempo interamente trascorso (Ieri, o l'anno scorso, spesi poco danaro).
Il trapassato prossimo e rimoto affermano azione compiuta innanzi ad un'altra pure compiuta in un tempo interamente trascorso (Io aveva, o ebbi studiato, quando uscii di casa).
Il futuro semplice afferma azione ancora da avvenire e da compiersi (Domani partirò).
Il futuro anteriore afferma azione che avverrà innanzi ad un'altra ancora da avvenire (Quando avrò studiato, uscirò).
I numeri del verbo sono due, singolare e plurale. Le persone sono tre, prima, seconda e terza. Il verbo dicesi di persona prima se ha per soggetto i pronomi Io, o Noi. Il verbo dicesi di persona seconda se ha per soggetto i pronomi Tu, o Voi. Il verbo dicesi di persona terza se ha per soggetto qualunque altra parola.
Le coniugazioni dei verbi attributivi sono tre, e si conoscono dalla terminazione dell'infinito presente.
La prima coniugazione tiene l'infinito presente terminato in are, come: amare, parlare.
La seconda in ere, come: temere, credere. La terza in ire, come: partire, sentire.
Coniugare un verbo vuol dire recitarne tutte le voci, variandone la desinenza secondo il modo, il tempo, il numero e la persona. Nel verbo bisogna considerare due cose, la radicale e la desinenza. La radicale è la parte, che precede la desinenza, come: am in amare, tem in temere, part in partire. La desinenza è il bisillabo are, ere, ire in cui termina il verbo al modo infinito. Riguardo alla coniugazione il verbo può essere regolare, irregolare, difettivo ed impersonale. Regolari si dicono quei verbi, che in tutte le loro voci conservano la propria radicale, e variano la desinenza secondo una regola fissa. Irregolari si dicono quei verbi, che in alcune loro voci non conservano la propria radicale, e variano anche la desinenza. Difettivi si dicono quei verbi che mancano di alcuni modi, di alcuni tempi e di alcune persone; tali sono licere, solere, arrogere, urgere, redire ecc. Impersonali si dicono quei verbi, che si usano solamente nella terza persona del singolare, come balenare, lampeggiare, tuonare, piovere, grandinare, nevicare.
Riflessi si dicono quei verbi, che affermano un'azione che si ripiega sullo stesso soggetto che lo fa, e si coniugano colle particelle mi, ti, si al singolare; ci, vi, si al plurale; tali sono vestirsi, affliggersi, spogliariasi, ecc. Si dicono ausiliari quei verbi, che servono di aiuto nella coniugazione degli altri verbi, e sono due: Essere ed Avere. Il verbo Essere è anche irregolare, ed ha una coniugazione sua propria. I tempi del verbo si distinguono in semplici e composti. I tempi semplici sono quelli espressi da una sola voce del verbo. I tempi composti sono quelli espressi da due voci, cioè dalla voce del verbo ausiliario, e dal participio passato del verbo, che si vuol coniugare. Il verbo deve concordare col soggetto in persona ed in numero.
Se vi sono più soggetti, il verbo si mette al plurale, come: l'aquila e lo sparviero sono carnivori. Se i soggetti sono di persona diversa, il verbo si mette al plurale e concorda con la persona più nobile, notando che la persona prima è più nobile della seconda e della terza, e la seconda è più nobile della persona terza. Esempio: Io, tu ed Alfredo amiamo la musica. Tu e Paolino studiate con interesse. Se il soggetto è un nome collettivo seguito da un complemento di specificazione plurale, il verbo si può mettere in plurale, come: La tribù degli Israeliti evasero dall'Egitto (o anche evase). Il participio passato, unito al verbo essere, concorda genere e numero col soggetto, come: l'Italia fu redenta da Vittorio Emmanuele II. Quando va unito al verbo avere, se il verbo è intransitivo, resta maschile invariato, come: Matilde, come ebbe dormito, migliorò in salute. Se il verbo è transitivo, il participio, o resta invariato o concorda con l'oggetto in genere e numero, come: Io ho sempre amato, o amati, i divertimenti leciti. ***Seguono le coniugazioni dei verbi essere e avere, dei verbi attributivi regolati, del verbo passivo, dei verbi riflessi (vestirsi-spogliarsi-ricordarsi), dei verbi irregolari di 1a coniugazione, le prime persone dei verbi irregolari di 2a e 3a coniugazione. Non si ritiene necessario inserirle.
CAPO TERZO - PARTI INVARIABILI DEL DISCORSO.
PREPOSIZIONE
La preposizione è una parola invariabile, che segna relazione tra le parti del discorso. Essa è l'anello di congiunzione che determina e specifica la natura dei diversi complementi. La preposizione può essere semplice, composta ed articolata. É semplice se consta di una sola parola, come: di, a, da, in, per, con, su, sopra, sotto, avanti, dietro, oltre, tra, fra, eccetto, lungo, secondo, tranne, salvo, senza, verso, introno, circa, infra, giusta ecc. è composta se consta di più parole, disgiunte, o riunite insieme, come: dappiè, dirimpetto, a fine di, senza di, verso di, contro di, accanto, allato, appresso, infuori, sino a, di contro, a fronte, per mezzo, da lungi, per entro, di sotto, di sopra, addosso, attorno, di nascosto ecc. È articolata se è unita ad un articolo determinativo, formando con esso una sola parola come:
*segue specchietto delle combinazioni (di da a con in per su e il lo la i gli le), che non si ritiene necessario inserire.
Avvertenza
La preposizione di indica relazione di specificazione (libri di scuola), possesso (casa di Pietro), materia di che è fatto un oggetto (bastone di ferro). La preposizione a indica relazione di termine, di moto a luogo, o stato, come: Mi offrii a Paolo, Vado alla stazione, Resterò a Napoli.
La preposizione da dinota relazione di origine, di agente e di allontanamento, come: Attilio nacque da nobili genitori, Roma fu occupata dal re Vittorio Emanuele, Ieri partii da Firenze. La preposizione in indica relazione di luogo e di tempo, come: L'Etna si trova in Sicilia, Visitai il Panteon in mezz'ora. La preposizione per indica relazione di cagione, di mezzo, di fine e di luogo, come: Per me fu premiato Silvio, Dio si manifesta per le sue opere, Tu lavori per guadagnare, Il vagabondo va errando per il paese. La preposizione con indica relazione di compagnia, di strumento, di mezzo, come: Passeggio con mia sorella, leggo con gli occhiali, ti fo cenno con la mano.
La preposizione senza indica relazione di mancanza, o di privazione, come: Studio senza interesse. La preposizione su indica relazione di luogo superiore, come: I piroscafi sul mare. La preposizione sotto indica relazione di luogo inferiore, come: Riposo sotto coperta ecc. Nota - accanto, innanzi, fuori, dietro, prima, dopo, vicino, intorno, lontano, dentro ecc. fanno da preposizioni e da avverbi. Sono preposizioni quando precedono un nome, o un pronome. Sono avverbi quando stanno da sè, o si riferiscono ad un verbo.
AVVERBIO.
L'avverbio è una parola invariabile, che serve a modificare il verbo, l'aggettivo, od un altro avverbio, come: Adolfo parla bene; Consalvo invece assai bene, perchè è molto propenso al parlare terso. L'avverbio può essere semplice e composto. É semplice se è di una sola parola, come: assai, troppo, molto ecc. É composto se consta di più parole, disgiunte, o riunite, come: giammai, non mica, nè meno ecc. In quanto al significato l'Avverbio può essere:
di affermazione, come: Sì, volentieri, certo, certamente, veramente, davvero, per certo, di certo, per verità, invero, infatti, per l'appunto, per fermo, senza dubbio, senza fallo ecc..
Grammatica elementare per le classi superiori
Tipografia editrice Garramone e Marchesiello
1891
Estratto dell’opera. Il testo comprende complessivamente 91 pagine dunque, essendo estremamente esteso, si sceglie di riportare integralmente l’indice e le sezioni “Preliminari” e “Delle figure grammaticali”.
DUE PAROLE AI MIEI CARI COLLEGHI
L'amicizia di alcuni bravi insegnanti delle scuole municipali di Studi pratici di grammatica italiana, che furono giudicati come un manuale del maestro, e introdotti in varie scuole, specialmente normali. Di buone grammatiche ce n'è; ma che volete ? ciascuno ha un suo modo di pensare e d'insegnare. Se avrò fatto male, il libretto sarà ben presto messo da parte; se bene, tanto meglio. Ben inteso, che l'insegnante toglierà o aggiungerà, secondo che sia richiesto dalla classe e dallo stato intellettuale della sua scolaresca.
ANCORA PER UNA GRAMMATICA
La sana pedagogia prescrive che nelle classi elementari inferiori l'insegnamento della grammatica sia anzitutto insegnamento di lingua, e riserba alle classi superiori lo studio delle principali regole grammaticali. Va da sè, però, che anche in queste classi tale studio deve essere condotto secondo la nota legge «dall'esempio alla regola»; eppure aprite la immensa colluvie delle grammatiche da cui siamo inondati, quante di esse son fatte con questo criterio, che è il criterio della logica e della scienza? Io ne conosco poche, francamente, e, fra queste poche, non debbo tacere questa che il Prof.
PRELIMINARI
1. Per lingua italiana s' intende la serie dei vocaboli che il popolo italiano usa nel medesimo senso, e nel modo medesimo costruisce, per significare i propri pensieri.
2. Il libro dove in ordine alfabetico son registrati i vocaboli d'una lingua, con la dichiarazione e gli esempi, dicesi Vocabolario.
3. La lingua si apprende coll'esercizio del parlare, coll'esercizio del comporre, con la lettura e lo studio de' buoni scrittori. Questi esercizi, però, questa lettura e questo studio vanno accompagnati da principii, regole ed osservazioni di Grammatica. La Grammatica ci dà le leggi fondamentali della lingua, c'insegna l'arte d'usar correttamente le parole.
4. Le parole vogliono essere correttamente pronunziate, correttamente scritte: e però vi sono regole di ortofonia e regole di ortografia.
5. Pronunziate o scritte, le parole sono segni sensibili delle idee che abbiamo nella mente; e si possono ridurre a otto classi, che si dicono parti del discorso.
6. Di esse parti sono variabili per genere e numero il Nome, il Pronome, l'Aggettivo; per modo, tempo, numero e persona il Verbo; invariabili la Preposizione, la Congiunzione, la Interiezione e l'Avverbio. Il corretto uso di queste otto parti del discorso ce lo insegna la Etimologia.
7. Discorrendo, noi facciamo proposizioni e periodi, cioè manifestiamo un solo o più giudizi. Ora nelle proposizioni una parola concorda con l'altra, o una dipende dall'altra; nel periodo le proposizioni sono coordinate fra loro, o l'una è subordinata all'altra.
Il corretto uso delle parole nella proposizione, e delle proposizioni nel periodo, ce lo insegna la Sintassi.
8. Quattro dunque sono le parti della Grammatica: Ortofonia (retta pronunzia), Ortografia (retta scrittura), Etimologia (origine e classificazione delle parole), Sintassi (unione delle parole).
DELLE FIGURE GRAMATICALI.
Si dicono figure grammaticali quei modi e costrutti che, scostandosi dalla sintassi regolare, bene spesso aggiungono al discorso vivacità, bellezza ed efficacia. Le principali sono: l'ellissi (mancanza), il pleonasmo (superfluità), la enallage (permutazione), l’iperbato (trasposizione), sillessi (discordanza), anacoluto (sconnessione).
2. Ellissi. La più comune e la più necessaria delle figure grammaticali è l' ellissi, per cui si tace una parte del discorso: «Da uomo a bestia non è (differenza) che ragione e parola. - Gli occhi di Dio sono (intenti) a provvedere quelli che il temono. - Lo spogliò e (quel) ch'è peggio l'uccise. - Aria aperta, (e) aria sana. - Ti lascerò (per) pegno questo tabarro. - A lei che (tanto) generosa è quanto bella. - Questa novella voglio (che) ve ne renda ammaestrato».
Talvolta si tace una parola che repplicar si dovrebber ed allora l'ellissi prende nome di Zeugma (connessione): «Non curò la sua (vita) per salvare la vita del prossimo. - Vi fu prima che l'amico (vi fosse). -Con catene al collo, (alle) braccia e (alle) gambe ».
Talvolta fra un periodo e l'altro manca la congiunzione, perchè facile a sottintersi: «A metterti piacere nell' animo ti dirò prima di tutto che sono proprio sano e fresco come un pesce. (Perchè) Il lavoro, la continua ginnastica delle braccia e delle gambe fa divenir più robusti. (E però) Se il cielo continua a darmi salute, contento di questa vita, io certo non mi pentirò di avere scelta la carriera del mare ».
Talvolta finalmente si lascia sottintendere tutta una una frase: «Se tu sapessi il piacere che si prova a far del bene!.... (lo faresti anche tu) ».
3. Pleonasmo. Il pleonasmo si fa talvolta per ripetizione: «Grandi forze ci vogliono, le quali forse io confesso che non le ho»; e talvolta per aggiungimento o ripieno : «Non vi trovai anima viva. È questo qua il mio figliuolo. Guarda che tu non faccia motto».
4. Enallage. Si ha l' enallage: quando una parte qualsiasi del discorso è adoperala in forza di nome: «Lo scarso spendere. Nè il sè nè il no nel capo mi suona intero. Il come ed il perchè, tutto gli narrai»;
quando si mette un tempo per un altro, un modo per un altro, una persona per un' altra: «Io andava per grande bisogno, e il re fu giunto e disse. Maraviglia è come gli occhi mi sono rimasi in capo. - Quando siamo stracchi si dorme tutto un sonno ».
5. Ipèrbato. L'iperbato è una trasposizione di parole che esce fuori dell'ordinario. I veri iperbati sono rari, più della poesia che della prosa: «Non hai tu spirto di pietade alcuno. E l'asta crolla smisurata ».
Una maniera d' iperbato detto Tmesi (divisione) consiste nell' intramezzare le parti d' una parola composta: «Prima il mandorlo fiorisce che si veste di foglie. - Non vorrei anzi aver le gambe che averle così brutte ».
6. Sillessi. La sillessi è un'apparente sconcordanza fra alcune parti del discorso: «Essendo la gente avvezzi a veder tuttodì tali scene senza punto di maraviglia; vedendole poi dipinte da Raffaello, istordivano. Non gli fu dato fede ».
7. Anacoluto. L'anacoluto è una deviazione di sintassi che naturalmente e spontaneamente si fa nel meglio del periodo: «Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro. Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto ».
L'anocoluto è giustificato in bocca al popolino, e quando risponda all'andamento naturale del pensiero.
INDICE
Preliminari p. 7
Del nome p. 9
Dell’aggettivo qualificativo p. 13
Dell’aggettivo indicativo p. 16
Del pronome p. 21
Del verbo p. 24
Della Preposizione p. 50
Dell’avverbio p. 52
Della congiunzione p. 54
Della interiezione p. 55
Della formazione delle parole p. 59
Della proposizione in se stessa p. 65
Della proposizione nel periodo p. 68
Del periodo p. 69
Della Sintassi p. 71
Della costruzione p. 74
Delle figure grammaticali p. 78
Della punteggiatura p. 80
Del leggere p. 84
Ai figli del popolo nelle scuole rurali. Piccola geografia della
Tipografia editrice Garramone e Marchesiello
1891
LA
Questa è una delle più vaste e popolate Province d'Italia, situata a mezzodì nel fosso dello stivale.
I. Limiti o confini.
Tocca a Settentrione le due Puglie (
II. Lunghezza, larghezza massima e superficie.
La massima lunghezza dall'estremo lembo nord del territorio melfese e quello sud del lagonegrese è di Cm: 139; la massima larghezza dall' estremo ovest melfese all' estremo est materano è di Cm: 115. La superficie è di Cmq: 10675.
III. Divisione amministrativa.
Si divide in 4 Circondari,
IV. Parte statistica.
La popolazione assoluta è di circa 540000, abitanti e la relativa di 50 per Chilometro quadrato.
Circondarii - Comuni - Mandamenti
V. Popolazione dei Circondari.
VI. Estensione comparata.
Il più esteso Circondario è
VII. Coste.
La linea delle coste al confine Ionio supera i 37 Cm, al Tirreno è di Cm: 18 e mezzo.
VIII. Orografia.
Le montagne appartengono alla catena interna Appennina che a mezzodì di
IX. Idrografia.
Il massimo declivio della Provincia è verso il mar Ionio, dove si perdono i 5 principali suoi fiumi.
1. Il Bradano che sorge dai monti Cerasole e Caruso, ma la più importante sorgente viene da Lago Pesole all'altezza di circa m. 800 sul livello del mare, ha un corso di circa Cm. 126. Trae origine nel Melfese, tocca un lembo Nord Potentino e continua nel Materano.
Riceve a sinistra il torrente Fiumarella, il Percopio, il Basentello, il Gravina, ingrossato dal Pentecchia, che sorgono nella provincia di
X. Aspetto della Provincia.
Il territorio della Provincia è vario, pittoresco in moltissimi luoghi, frastagliato da valli, colli e monti, salvo, presso il Ionio, dove il suolo è piano ed uniforme. Vi sono folti boschi ed estesissimi pascoli che servono di nutrimento a numerosi armenti. I colli e le valli si prestano alla coltura di viti, olivi, fichi ed altre piante fruttifere. I piani sono feraci di cereali ed alimentano anche gli agrumi, come in quel di
XI. Clima.
Il clima è temperato e salubre, incostante in qualche luogo, e nelle pianure irrigate alle rive dei fiumi v' ha pure la mal'aria.
XII.
Prodotti.
Nel regno vegetale produce cereali, civaie o legumi, vino, olio, castagne, ghiande, agrumi, frutta squisite e di ogni specie, canapa, lino, cotone, legnami da costruzione.
Nel regno minerale sono pregiati i marmi di
XIII.
Industria e commercio.
Stante la pronunziata emigrazione, questi due elementi di ricchezza vanno trascurati; tuttavia vi abbondano greggi di pecore e di capre, mandrie di vacche, torme di maiali. Si allevano pure cavalli, muli, asini.
Il commercio non progredisce dove manca la viabilità ma si esportano cereali, vini, olii, frutta, latticini.
XIV.
Cenni storici.
I Lucani, colonie sannitiche, abitarono questa Provincia, detta prima Lucania, la quale, pare, avesse preso il nome di
Geografia per le classi elementari
Tipografia Del Sirino
1893
1-
Famiglia, Comune, Mandamento, Circondario, Provincia.
La madre, i figli sotto la podestà del padre formano la famiglia.
Un territorio in cui convive un determinato numero di famiglie con a capo il Sindaco, chiamasi Comune. Il sindaco assistito dai Consiglieri, eletti dai cittadini, regge il comune e ne tutela gl' interessi.
La riunione di più comuni limitrofi, i quali dipendono da un Pretore amministrante la giustizia, dicesi Mandamento. Il pretore risiede in uno di questi comuni, il quale si chiama capoluogo di mandamento.
La riunione di mandamenti dipendenti da un Sotto-Prefetto, che ne dirige l'andamento, dicesi Circondario. Il Sotto-Prefetto risiede in uno di questi mandamenti, che dicesi capoluogo di circondario, nel quale è un Tribunale, che discute le liti d'importanza civile e penale, ed un Ispettore scolastico, che è destinato ad ispezionare le scuole elementari del circondario.
La riunione di più circondari dipendenti da un Prefetto, che rappresenta il Governo, assistito da un Consiglio e da una Deputazione provinciali, dicesi Provincia. Quel circondario ove risiedono il Prefetto, i Tribunali, le Corti d'Assise (cui si ricorre per le cause penali) e le Corti d'Appello, dicesi capoluogo di provincia.
8259 comuni, 1800 mandamenti, 284 circondari, 69 provincie uniti in società formano uno Stato, che chiamasi
Monte, Collina, Catena di monti, Versante, Spartiacqua, Vulcano, Valle, Pianura, Deserto, Torrente, Fiume, Lago, Palude, Mare, Continente, Coste, Golfo, Isola, Gruppo ed Arcipelago, Penisola, Promontorio, Capo.
Una grande elevazione di terra dicesi monte.
Una piccola elevazione di terra dicesi colle o collina.
Più monti uniti insieme formano una catena di monti.
Più superficie d' inclinazioni contrarie, che hanno come spina un'elevazione di terra, diconsi versanti.
L'elevazione di terra che forma i versanti, chiamasi spartiacqua o linea di displuvio.
Un monte che getta fuoco pel cratere dicesi vulcano.
Lo spazio interposto tra due o più monti chiamasi valle.
Un tratto di terra non interrotto da monti, colline o burroni, dicesi pianura. Le pianure vastissime di sabbia senza alberi e senz' acqua sotto un sole ardente, diconsi deserti.
Un corso d'acqua perenne dicesi fiume. Il punto ove il fiume nasce chiamasi sorgente. Il terreno su cui scorrono le acque di un torrente, di un fiume, chiamasi letto.
I due lati del letto diconsi sponde.
La sponda destra o sinistra di un fiume è quella che corrisponde al fianco destro o sinistro di chi volge le spalle là donde scorrono le acque.
Il punto ove il fiume sbocca si chiama foce.
Un fiume che va a metter foce in un altro fiume, in generale più grande, chiamasi influente o affluente, Il punto ove due fiumi s'incontrano, dicesi confluente.
Una massa d'acqua dolce, circondata da ogni parte da terra, dicesi lago.
Una massa d'acqua stagnante, melmosa e bassa, dicesi palude.
Una gran massa d'acqua amara e salsa, dicesi mare o oceano.
Cinque sono gli Oceani: Oceano Pacifico, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Oceano Artico, Oceano Antartico.
Una grande estensione di terra, nell'interno della quale non arriva l'influenza del mare, dicesi continente.
Cinque sono i principali continenti: l'Europa, l'Asia, l'Africa, che formano il mondo antico, quello cioè conosciuto dagli antichi; l'America, mondo nuovo scoperto da
Isole
: la
Arcipelaghi
: il Toscano, fra cui l'isola d'Elba, il Pontino, il Partenopeo.
Cinque
Gruppi d'isole
: Il gruppo delle Lipari, delle Egadi, di Malta, presso la Sicilia; delle Tremiti, di Venezia, nell'Adriatico.
La superficie d'
Penisole
- Le penisole principali italiane, sono: Quella dell'Istria, del Gargano, nell'Adriatico; la Pugliese, fra l'Adriatico e l'Ionio; la Calabrese, fra l'Ionio e il Tirreno.
Golfi
- Il mar Tirreno che bagna le coste occidentali d'
Stretti e canali - Divide la
Capi e promontori - Sporgono nel Tirreno: Il capo delle Mele, il capo Noli, il promontorio di Portofino, il promontorio di
Vulcani - Tre sono i vulcani d'
Monti - I monti d'
Laghi - I Laghi principali d'
Fiumi - I versanti principali dell'
Clima - Il clima è variato e per la massima parte salubre.
Nella parte superiore d'
Divisione Politica dell'
Religione d'
EUROPA
L'
Corpi celesti, Globo terraqueo, Moto di rivoluzione e di rotazione, Stelle fisse, Sole e punti cardinali, Pianeti, Comete, Universo, Definizione della Geografia.
Ogni corpo ch'io veggo brillare nella volta azzurrina, chiamasi corpo celeste.
L'azzurro non è il colore del cielo, come volgarmente credesi, ma il colore dell'aria in gran massa. Corpo celeste è il Sole, la Luna e le Stelle.
La Terra su cui noi abitiamo è anche essa un corpo celeste.
La Terra è di forma rotonda come un'arancia, e siccome è per tre parti ricoperta da acque e per una parte asciutta, chiamasi globo terraqueo.
Tutti i corpi celesti sono sospesi nello spazio e per la forza d'attrazione i più piccoli sono attratti dai maggiori e costretti a girare loro intorno. Il Sole, che è un milione e quattrocento mila volte più grande della terra, l'attrae e la costringe a girare intorno a sè. La Terra a sua volta costringe la Luna a girarle intorno, la quale è 49 volte più piccola della terra.
La Terra oltre al giro intorno al Sole, moto di rivoluzione, che dà luogo alle quattro stagioni, ha un altro moto intorno a sè, moto di rotazione, che dà luogo al giorno e alla notte.
I corpi celesti che hanno luce propria chiamansi stelle fisse.
Il Sole è una stella fissa.
Il punto ove vediamo la mattina sorgere il sole, chiamasi levante. Volgendo a levante il fianco destro, si avrà a sinistra il ponente, ossia il punto ove il sole tramonta. Davanti a noi si avrà il nord o settentrione, e finalmente alle spalle avremo il sud o mezzogiorno.
I corpi celesti i quali ricevono luce e calore da un'altra stella, chiamansi stelle erranti o pianeti. La Terra, che di notte è oscura e di giorno è illuminata dal sole, è un pianeta. Un pianeta è pure la Luna, giacchè la fioca luce di che la notte essa illumina la terra, non è sua luce propria, ma è la luce del sole che a noi riflette.
Le comete sono pianeti con lunga coda luminosa che irregolarmente girano intorno al sole.
Tutti i corpi celesti sospesi nello spazio formano l'universo.
Una scienza, la geografia, studia tutto ciò di cui abbiamo parlato.
La Geografia ha per iscopo la descrizione della terra.
INTERROGATORIO
Capitolo 1.
Quali persone formano la famiglia? Chi ne è il capo?
Che dicesi comune? Come chiamasi il capo del comune? Che cosa è il mandamento? Dove risiede il Pretore? Ditemi che è il Circondario. Come chiamasi il capo? Nel capo luogo di Circondario vi sono altri uffici ? Quali sono?
Che cosa è la provincia? Chi n'è il capo e da chi è assistito? A qual regno appartiene la vostra provincia?
Ditemi quanti comuni, quanti mandamenti, quanti circondari, quante provincie ha l' Capitolo 2.
Cha cosa è monte? Che dicesi colle o collina? Che cosa sono le catene di monti? Che cosa diconsi versanti? Che chiamasi valle? Che dicesi pianura? Quali diconsi deserti? Che è torrente? fiume? sorgente? letto? sponda ? Come fate a conoscere la sponda destra o sinistra di un fiume? Che è foce? influente o affluente? confluente? Che è lago? palude?
Che dicesi mare o oceano? Quanti sono gli oceani? Che dicesi continente? Ditemi quanti e quali sono i principali continenti. Che dicesi costa o lido? golfo? isola? gruppo d' isole? arcipelago? penisola? istmo? stretto? canale? promontorio? capo? Sulla carta, ditemi dove si trovano i punti cardinali.
Capitolo 3.
Che cosa è l' Capitolo 4.
Con qual Governo è retta l' Capitolo 5.
Che cosa è l'Europa? Come si suddivide? Ditemene i confini. Quali sono gli Stati e le rispettive capitali dell' Europa settentrionale? dell'Europa centrale? dell'Europa meridionale?
Capitolo 6.
Che cosa è un corpo celeste? La terra è un corpo celeste? Di che forma è la terra? Quanti movimenti ha?
Che cosa sono le stelle fisse? Che i pianeti? La terra, la luna sono pianeti? perchè? Che cosa sono le comete? che l'universo? Che cosa è la geografia?
ESERCIZI SULLA CARTA D'
Le nozioni varie per la 2a e 3a classe elementare. Prima edizione
Tipografia di Antonio Liccione
1895
POCHE PAROLE
"I momenti di una efficace istruzione sono tre: intendere, ritenere, applicare . Se le comunicazioni si dirigono al primo ed al terzo momento; è impossibile che l'alunno possa convenientemente ricordare le cose apprese senza l'uso opportuno d'un libro di testo scrive Nuova Scienza dell'educazione .
L'alunno per eseguire nella propria casa gli esercizi assegnatigli, e per ordinare e classificare le cose apprese occasionalmente per bocca del Maestro, avrà bisogno d'un libro di testo, che rappresenti piuttosto la sintesi dell'insegnamento che non la copia delle cognizioni che deve ricevere, o il modo con cui deve acquistarle.
Il libro di testo dev'essere sunto, ripetizione, punto d'arrivo.
Ecco secondo quali canoni pedagogici è stato condotto questo modesto lavoro, il quale abbraccia in breve tutto quello che non è permesso d'ignorare dall'alunno della 2a e 3a classe elementare, che certamente troverà in esso un grandissimo vantaggio.
L'AUTORE.
I. NOME ED USO DEGLI OGGETTI PIÙ COMUNI.
La Scuola . I bambini buoni vanno volentieri e contenti a scuola per imparare tante belle cose.
In tutte le scuole ci sono i banchi su cui siedono i bambini, la lavagna, nella quale si scrive col gessetto, l'armadio ove il Maestro ripone i libri ed altro, le carte murali, che portano dipinti animali, piante e tante altre cose, il calendario scolastico, l'attaccapanni, il tavolino, le sedie, il Crocifisso, il quadro del Re UMBERTO I e quello della Regina MARGHERITA DI SAVOIA. Tutti questi oggetti si chiamano arredi scolastici: e sono fatti quali di legno, quali di ferro e quali di tela.
La Casa. La casa è il luogo ove abita la famiglia.
I principali oggetti che si possono trovare in ogni casa sono: i letti, i comodini, i cassettoni, i tavolini, le sedie, le casse, gli armadi, le brocche, i lumi e gli specchi.
Nella cucina poi si trovano alcuni oggetti, che servono per preparare i cibi. I principali sono: le caldaie, i tegami, i paiuoli, le grattuge, le casseruole, le padelle, le pignatte, le caffettiere, le molle, la paletta ed il soffietto. Tutti questi oggetti si chiamano utensili di cucina.
Nella sala da pranzo poi si trova la credenza, ove si conservano le zuppiere, le insalatiere, le scodelle, le fruttiere, i trincianti, i forchettoni, le chicchere, i piattini e le zuccheriere.
II. DIVISIONE DEL TEMPO.
Il tempo si divide in minuti, ore, giorni, settimane, mesi ed anni. Le ore ed i minuti si misurano coll'orologio, che è una macchinetta piccola e bella, racchiusa in una scatola d'oro o d'argento o d'altro metallo. Sul quadrante dell'orologio vi sono due lancette, una piccola, che segna le ore, ed una grande, che segna i minuti. Sessanta minuti formano un'ora; mezz'ora è formata di 30 minuti primi, ed un quarto d'ora di 15. Ventiquattro ore formano un giorno, che ha quattro parti: il mattino, il mezzogiorno, la sera e la notte. Le ore che corrono da mezzanotte a mezzogiorno si dicono antimeridiane; quelle da mezzogiorno a mezzanotte pomeridiane.
Sette giorni formano una settimana; essi sono: lunedì, martedi, mercoledì, giovedi, venerdì, sabato e domenica.
Quattro settimane e due o tre giorni formano un mese. Dodici mesi un anno. I mesi dell'anno sono: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre. Quattro di questi mesi contano trenta giorni, sette ne contano trentuno, ed uno, che è febbraio, ne conta ventotto.
Ogni quattro anni febbraio ha 29 giorni, ed allora l'anno si dice bisestile.
Un lustro è di cinque anni; un secolo di cento anni. L'anno poi si divide in quattro stagioni, ciascuna di tre mesi; e sono: la primavera dal 21 marzo circa al 21 giugno; l'estate dal 21 giugno al 21 settembre; l'autunno dal 21 settembre al 21 dicembre; e l'inverno dal 21 dicembre al 21 marzo.
Il 21 marzo ed il 21 settembre i giorni sono uguali alle notti, di dodici ore ciascuno; il 21 giugno è il giorno più lungo dell'anno; il 21 dicembre è il più breve.
III. CORPO UMANO E CURE IGIENICHE.
Il corpo umano è composto di parti dure, come le ossa, di parti molli, come la pelle, i muscoli ed i nervi, e di parti liquide, come il sangue ecc.
In tre parti principali si può dividere tutto il corpo: testa, tronco ed estremità.
La testa, che è la parte più alta del corpo umano, comprende il cranio e la faccia. Il cranio è una specie di scatola d'osso, ricoperta di capelli e tiene chiuso il cervello, che è una sostanza delicata, di color bianco-grigio, e serve a ben pensare. Nella faccia poi si distinguono la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, gli orecchi, le guancie. Il tronco è la parte più grossa del corpo, ed è collocato sotto al collo; il davanti del tronco si chiama petto, e sotto al petto vi è la pancia; il di dietro del tronco poi si dice schiena. Nel petto vi sono i polmoni ed il cuore; nella pancia lo stomaco, le budella, la milza ed il fegato, è nella schiena la spina dorsale o colonna vertebrale, composta di 24 anelli d'osso uno sull'altro in modo da formare una colonna. Le ossa del petto poi si chiamano costole, che si attaccano di dietro alla spina dorsale e davanti ad un altro osso, che si trova nel mezzo del petto e si chiama sterno. Le estremità si dividono in superiori, che sono le braccia, ed inferiori, le gambe. Le braccia sono attaccate alle spalle. Le parti principali d'un braccio sono: l'omero, il gomito, l'antibraccio, il polso e la mano, che ha cinque dita, pollice, indice, medio, anulare e mignolo.
Sotto i fianchi si allungano le gambe. Le parti principali d'una gamba sono: la coscia, il ginocchio, la gamba propriamente detta, ed il piede, che ha pure cinque dita.
L'uomo ha pure cinque sensi, i cui organi sono: occhi per vedere i colori e la forma degli oggetti; le orecchie per udire il suono, la voce degli uomini ed i rumori; il naso per sentire gli odori soavi e puzzolenti; la bocca per sentire il sapore dei cibi e delle bevande; ed il tatto per sentire se un corpo è duro o tenero.
Cure igieniche . Per vivere sano bisogna mantenere sempre pulito il corpo. Ogni mattina si deve lavare con acqua fresca le mani, il collo, ed in particolar modo la faccia, perché la pulizia delle mani e della faccia procaccia simpatia. Chi non si lava e non si pettina diventa sudicio, ed il sudiciume è sempre causa di brutte malattie. Il miglior mezzo per tener pulito il corpo è l'uso dei bagni, che specialmente nell'estate bisognerebbe fare tutti i giorni. Però non bisogna mai scendere nell'acqua subito dopo il pasto, nè quando s'è stanco o sudato. Oltre a tutto questo, per star sano non si devono mangiare che cibi sani, soltanto ciò che si digerisce bene, ed astenersi da quegli alimenti che producono indigestione e malessere.
IV. ALIMENTI, VESTIARIO, ABITAZIONI E NORME IGIENICHE.
L'uomo per vivere ha bisogno di nutrirsi. I cibi e le bevande necessari per mantenere il corpo sono: la carne, il latte, i latticinii, le uova, i legumi, la polenta, il riso, gli erbaggi e le frutta quando sono mature. Il pane poi è il principale e più indispensabile alimento a tutti gli uomini.
Anche i funghi sono buoni a mangiare, ma bisogna essere molto accorto nello sceglierli, perché tra essi ce ne sono moltissimi velenosi.
La miglior bevanda poi e la più sana è l'acqua, che dev'essere limpida, fresca, inodore ed insapore. L'acqua che ha queste qualità si dice potabile. Anche il vino è una buona bevanda, ma bisogna beverne con parsimonia, altrimenti rovina la salute. Il latte è pure una bevanda nutritiva.
La birra, i liquori e il caffè sono bevande che fanno più male che bene.
L'aria pura, fresca e asciutta è anche un alimento necessario per star bene. L'aria cattiva, impura è pericolosa alla salute.
Vestiario. Le vesti principali da uomo sono: la giacchetta, il panciotto, il cappello, i calzoni, le mutande, la camicia, il colletto e la cravatta, il mantello, le calze e le scarpe. La donna poi ha degli altri vestiti: il busto, la sottana, l'abito, lo scialle, la mantiglia, il grembiale, il cappellino, il velo. I vestiti tanto da uomo quanto da donna possono essere di lana, di cotone, di canapa, di lino, di seta. Le vesti che coprono il corpo devono essere porose. Chi ama la propria salute deve curare molto la pulizia degli abiti, deve avere molta nettezza nella camicia, nelle mutande e nelle calze.
Abitazioni. La casa è il luogo ove abita l'uomo per ripararsi dal freddo, dalle intemperie e dal caldo. Ogni casa ha le fondamenta, i muri, le facciate, le stanze, i pavimenti, il tetto, il soffitto, le finestre, gli usci, i balconi, le pareti e le scale.
Le case sono ordinariamente a più piani. La casa deve avere molt'aria e molta luce e dev'essere ben pulita nell'interno. È sana quella casa ove le stanze sono pulite, ampie, ariose, soleggiate. Le case sporche, oscure, umide, basse rendono l'uomo debole e malaticcio. Anche le cucine e le stalle devono essere pure pulite e ventilate. L'aria delle stalle arreca molto danno alla salute, perché è umida e corrotta. Converrebbe accendervi tratto tratto una piccola stufa per asciugarla e rinnovarla aprendo l'uscio di frequente.
V. ANIMALI, PIANTE, MINERALI.
Animali. L'uomo colle sole sue forze non potrebbe lavorare la terra e coltivare le piante, che servono ai suoi bisogni. Egli si serve di alcuni animali, come il bue, il cavallo e l'asino. Però il cavallo, il bue, il cane, l'asino, la vacca, la pecora, la capra, il gatto, la gallina ed il gallo, perché vengono allevati dall'uomo, sono detti domestici, mentre il lupo, la volpe, il lepre, il leone, la tigre, che vivono nelle foreste o nelle selve, si dicono selvatici.
Acquatici si dicono gli animali che vivono nell'acqua, come i pesci. Volatili sono quelli che volano, come tutti gli uccelli. Rettili si chiamano quegli ani mali che non hanno zampe e che strisciano il loro corpo per terra, come le biscie, il ramarro, la vipera, il serpe ed altri. Insetti son detti quegli animali che hanno il corpo diviso a sezioni. Tali sono le pulci, le zanzare, le mosche ed i ragni. Però fra i tanti animali i più utili all'uomo, ed all'agricoltura sono: il cavallo, il bue, l'asino, che arano i campi, tirano il carro e l'aratro, e che trasportano l'uomo nei viaggi; la vacca, la pecora e la capra, che danno la lana, il latte, la carne, la pelle, gli agnellini ecc., e gli uccelli che nelle campagne mangiano una grande quantità di insetti, come vermi, scarafaggi ecc. Si fa male a rubare gli uccelletti dai nidi. È proprio una barbarie guastare un nido fatto cosi bene, cosi grazioso! Anche fra gl'insetti vi sono alcuni che sono molto utili all'uomo, il baco da seta e l'ape. Il primo dá la seta ed il secondo la cera ed il miele.
Non tutti gli animali mangiano la stessa cosa. Alcuni si cibano d'erbe e si dicono erbivori, altri di carne e son detti carnivori, altri d'insetti e vengono chiamati insettivori. L'uomo però è un animale onnivoro perché mangia tutto.
Piante. Tutte le piante si chiamano vegetali, perchè vegetano e non hanno movimenti volontari: l'erba è un vegetale, il pero é un vegetale, ecc. Ogni pianta ha varie parti; le radici, il fusto, rami, le foglie, i fiori, i frutti, i semi. Le radici nella pianta sono come i piedi che le sorreggono. Esse sprofondandosi e diramandosi nel terreno, ne succhiano il nutrimento per la pianta. Il fusto si eleva sopra il suolo cercando aria e luce. Esso sostiene le foglie, i fiori, i frutti. Il fusto delle piante, erbacee e di fiori si dice gambo o stelo, quello degli alberi tronco, che risulta formato, come i rami, da tre parti: dalla corteccia, dal legno e dal midollo.
Il tronco poi giunto ad una certa altezza, si divide in rami, che col loro sviluppo danno forma diversa alla pianta. Nei rami si osservano certi bottoncini, che spuntano nella stagione di primavera. Tali bottoncini sono chiamati gemme, le quali tengono le foglie, attaccate per lo più al fusto o ai rami per mezzo di un picciuolo. Le foglie sono quasi i polmoni delle piante. Esse respirano assorbendo una parte dell'aria. Le principali parti d'una foglia sono le pagine ed il picciuolo. Le foglie che non hanno gambo si dicono tessili. I fiori nascono dai ramoscelli e sono le parti più belle delle piante. Nel fiore si osservano il gambo o stelo, il calice e la corolla. Il calice poi è composto di foglioline per lo più verdi chiamate sepali, e poi di altre ancora che sono belle, odorose e d'ordinario vagamente colorate, dette petali, le quali poi tutte insieme formano la corolla. In mezzo alla corolla si osservano certi filamenti sottilissimi detti alcuni stami ed altri pistilli. Il pistillo poi alla sua estremità tiene l'ovario, che ingrossandosi e venendo a maturità diventa frutto. Nel frutto si osserva la buccia, la polpa, i semi, l'astuccio, che racchiude i semi ed il picciuolo. Tutte le piante sono utili, ma le più utili sono le alimentari, che danno all'uomo alimenti col frutto, colla radice e col fusto. Le principali sono la vite, che dà l'uva ed il vino, l'olivo, che dà l'olio, il pesco, il ciliegio, il melo, il noce, che danno le pesche, le ciliegie, le mele, le noci, ecc. Però i cereali ed i legumi, come frumento, granturco, orzo, avena, riso, fagiuolo, pisello, fava, ceci ecc., sono di prima utilità nella vita.
Anche le tessili che danno una filamentosa, di cui l'uomo si serve per tessere, come il lino, la canapa, il cotone, sono necessarie.
Sono del pari preziose per l'uomo le piante medicinali, che forniscono medicamenti utili, come il papavero, il tiglio, la cicuta, la belladonna, la malva, la camomilla ed il sambuco, e quelle da costruzione.
era regni Minerali. Minerali si dicono i corpi che si estraggono dalle miniere; esse si possono dividere in terre, pietre preziose, metalli e minerali. I metalli più importanti sono il ferro, il rame, il piombo, lo zinco, lo stagno, l'oro e l'argento. Il carbon fossile, lo zolfo, il petrolio, le matite sono minerali combustibili perchè bruciano. Minerali sono pure l'acqua ed il sale.
VI. PROPRIETÀ FISICHE DEI CORPI.
Tutto ciò che si vede, si tocca dicesi corpo. Tutti i corpi hanno proprietà generali. Queste sono: l'estensione, cioè la proprietà di occupare un posto qualunque; l'impenetrabilità, cioè la proprietà che hanno i corpi di non poter occupare lo spazio occupato da un altro; la divisibilità, cioè la proprietà di potersi un corpo dividere in più parti; la porosità, cioè la proprietà d'avere i pori, che sono quei piccoli buchi esistenti nei corpi; la compressibilità, la proprietà che hanno i corpi di poterli ridurre ad un volume più piccolo; l'elasticità, la proprietà che hanno i corpi, dopo d'essere stati compressi, di riprendere in tutto o in parte la forma di prima. Oltre a queste proprietà generali, i corpi ne hanno delle particolari, che sono come i segni caratteristici. Cosi trasparente si dice il corpo che lascia passare la luce; opaco, che non lascia passare la luce; fragile è il corpo che si può subito rompere; tenace, che non si può rompere facilmente; duttile, che si può ridurre in fili sottilissimi; malleabile, che si può ridurre in lamine sottili; solubile, che si scioglie facilmente nell'acqua o in altro liquido; insolubile, che non si scioglie in un liquido; fusibile, che si fonde nel fuoco; infusibile, che non si fonde nel fuoco.
Trasparenti sono il vetro, l'acqua e l'aria; opachi il legno, i metalli e la carta; fragili il vetro, la ceralacca ed il guscio dell'uovo; tenaci il ferro, il legno; duttili il ferro, il rame, l'oro, l'argento; malleabili il rame, il ferro e l'argento; solubili lo zucchero, il sale; insolubili il legno, la pietra; fusibili tutti i metalli; infusibili le pietre, la creta.
VII. I FENOMENI PIÙ COMUNI RIGUARDANTI L'ARIA, L'ACQUA, LA LUCE, IL CALORICO E IL SUONO.
I corpi si possono trovare allo stato liquido, allo stato solido e allo stato gassoso. Sono liquidi tutti i corpi che scorrono, come l'acqua, l'olio, il latte, ecc.; solidi quei che sono duri, come il ferro, il legno, il ghiaccio ecc.; gassosi i corpi che non si vedono e che non sono liquidi né solidi, come l'aria, il vapore acqueo ed il fumo.
L'acqua però non solo può essere solida, ma pure aeriforme. Difatti ponendo dell'acqua in una pentola, sul fuoco, appena l'acqua incomincia a bollire si vede uscire del fumo; però quello non è veramente fumo, ma è vapore acqueo; e questo è un corpo aeriforme.
Calore. Sorgente principale e naturale del calore è il sole. Il calore è un elemento necessario alla vita. Si può procurare il calore anche bruciando sostanze combustibili, come legna, carbone ecc., ovvero soffregando due pezzi di legno secco o percotendo.
Il calore cagiona la fusione, l'ebollizione, l'evaporazione, i venti, e la dilatazione de' corpi.
Per effetto del calore l'aria diventa elastica, cioè si dilata per quanto più si riscalda; e tanto più si restringe per quanto più si raffredda. E per misurare lo stato di temperatura dell'aria si fa uso d'uno strumento semplicissimo, detto termometro, che è un cannello di vetro.
Aria. L'aria è un corpo invisibile, che avvolge tutta la terra; fa sentire il caldo ed il freddo e produce il vento. Per effetto del calore o del freddo l'aria in alcuni punti è più densa, più pesante; in altri è più rada e più leggiera. Questa differenza genera movimento; l'aria più densa cerca di espandersi, occupando il posto dell'aria più rada. Questo fenomeno si chiama vento, il quale quando è forte e violento suscita la tempesta o l'uragano.
I venti purificano l'aria, la rinfrescano, spingono le vele dei bastimenti, trasportano i semi, favoriscono la vegetazione.
Acqua. L'acqua subisce molte trasformazioni. Difatti il ghiaccio non è che acqua congelata dal molto freddo. Invece il calore del sole riscaldando l'acqua del mare, dei fiumi, dei laghi, la fa evaporizzare. Tali vapori acquei che esistono nell'aria spesso si condensano, e allora sono, visibili; e si chiamano nebbie, se non si sollevano troppo da terra; nubi o nuvole, se vanno in alto. Quando i vapori acquei, che formano le nubi, arrivano in un punto freddo dell'aria, si sciolgono e cadono in pioggia; e se poi arrivano in un punto assai più freddo, allora si agghiacciano e cadono in forma di bianchi fiocchetti, formando la neve, e alle volte la grandine, che devasta i campi. Durante le notti estive, alcune volte il vapore acqueo ricade sulla terra, si posa sulle piante in forma di piccole goccioline, formando la rugiada o guazza, che quando si congela sotto forma di piccoli aghi o ghiacciuoli, si dice brina. La rugiada fa molto bene alle piante e inumidisce il terreno; invece la brina è sempre dannosa, specialmente in primavera, quando le piante incominciano a germogliare.
era regni Suono. Il suono è prodotto dallo scotimento delle molecole dei corpi, il quale produce delle onde sonore nell'aria, simili a quelle che si producono nell'acqua quando vi si getta un sasso. Queste onde sonore si propagano in tutti i modi.
Il suono percorre 340 metri al minuto secondo. I corpi trasportano il suono, e questo si spiega facilmente col telefono a filo, che fanno i ragazzi.
Luce. Senza luce si morrebbe. La luce è necessaria quanto il calore. La luce si propaga con grande velocità; essa percorre in un minuto secondo 300 milioni di metri, un milione di volte di più che il suono. E siccome oggetti piccolissimi o lontanissimi ad occhio nudo non si potrebbero vedere, cosi si fa uso delle lenti, che sono vetri a superficie convesse o concave.
VIII. ARTI, INDUSTRIE, STRUMENTI DA LAVORO.
Per vivere gli uomini devono lavorare. Cosi il contadino coltiva i campi; il mugnaio riduce il grano in farina; il fornaio fa il pane e lo cuoce; il cappellaio fabbrica e vende i cappelli; il sarto taglia e cuce gli abiti; il calzolaio fa le scarpe; il barbiere rade la barba, tosa e pettina i capelli; il falegname lavora il legno; il fabbro lavora il ferro; il magnano fa chiavi e toppe; l'orefice fa e vende orecchini, anelli ed altri oggetti in oro; il muratore fabbrica le case; il fornaciaio fa mattoni, tegole, embrici e stoviglie.
Strumenti da lavoro . Il contadino per lavorare i campi adopera la zappa, la vanga, il bidente, e l'aratro. Il fornaio adopera il frullone, la madia, lo spianatoio, il coltello, la bilancia, lo spazzaforno, il tirabrace. Il cappellaio adopera la caldaia, il fornello, i ferri da stirare, le scopette, le forme. Il sarto si serve degli aghi, del ditale, delle forbici, delle cesoie, delle spazzole, dei ferri da stirare. Per fare le scarpe il calzolaio adopera il trincetto, le forme, le tanaglie, i martelli, la lesina, il manale, il pedale, lo spago, la pece. Il barbiere si serve del rasoio, delle forbici, dei pettini. Gli strumenti che adopera il falegname sono: la pialla, la sega, il martello, il succhiello, le tanaglie, la lima, lo scalpello, la morsa, la riga, la squadra, il compasso. Il fabbro e il magnano si servono dell'incudine, del martello, della mazza, della morsa, della lima, del trapano. Per fabbricare le case il muratore adopera la cazzuola, la mazza, la nettatoia, la secchia, il ramaiuolo, la zappa, la pala, la martellina, il piombino. Le arti belle poi sono: la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, la poesia. Il pittore dipinge quadri e pareti, e adopera il pennello, e i colori; lo scultore fa statue di marmo e adopera lo scalpello; l'architetto dispone a edificare bene gli edifizi; il musico scrive la musica; e il poeta fa le poesie.
Vi sono poi le professioni.
IX. MEZZI DI COMUNICAZIONE E DI TRASPORTO.
Gli uomini per andare da luogo a luogo andavano a piedi. Dopo sottomisero il cavallo, l'asino, il bue, il mulo, e su questi posero sè stessi e i carichi. Adattarono a queste bestie un fornimento e li fecero trascinare il carro, la carrozza e il traino. Cosi per mettersi in comunicazione coi paesi vicini cominciarono ad aprire vie, sentieri, strade carreggiabili e strade ferrate.
Nei luoghi dove ci sono laghi, fiumi, mari per recarsi da un punto ad un altro l'uomo adoperò la barca, poi il bastimento e il piroscafo a vapore per i viaggi lunghi. Il telegrafo, il telefono, la lettera e la cartolina postale sono altrettanti mezzi di comunicazioni.
X. PRINCIPALI INVENZIONI E SCOPERTE.
Idea della vita primitiva dell'uomo e suoi primi bisogni . L'uomo primitivo era rozzo e selvaggio, aveva paura della propria ombra, ed ancora più del rumore del tuono e del guizzare del lampo. Sono occorse migliaia di anni perché egli divenisse savio ed esperto come si vede oggi. Messo da Dio ignudo sulla terra, il suo pensiero volse ai bisogni del proprio corpo. Il primo suo desiderio fu di procurarsi il nutrimento, il fuoco per riscaldarsi e qualche ricovero che lo preservasse dal freddo delle notti e dalle bestie feroci. Le prime cose di cui si nutriva furono frutti selvaggi, radici d'alberi, e carne cruda, ma poi imparò a cucinarla. Il primo modo fu quello di metterla addirittura sul fuoco, che egli si procurava col far scorrere un bastoncello appuntato in una scannellatura fatta in un altro pezzo di legno. Dopo egli fece una buca nella terra, rivestendola internamente colla parte più forte della pelle degli animali che uccideva, la riempiva d'acqua, vi metteva la carne e vi gettava delle pietre arroventate finché l'acqua non bolliva. Finalmente trovò il modo migliore di cuocere la roba da mangiare in recipienti d'argilla che egli formava rozzamente.
L'uomo abitava prima nelle caverne e in buche praticate entro il suolo facendo una specie di muro colla terra scavata ed il tetto con rami d'alberi; qualche volta trovando delle pietre se ne serviva mettendole insieme e fabbricando così una rozza capanna.
I primi strumenti di cui l'uomo si serviva furono di pietra. La selce fu molto adoperata per fare coltelli, punte acute e rozzi martelli. Poi coll'andar del tempo nel vasto seno della terra trovò i metalli di cui si servi per scure, lance, accette, ornamenti, ecc.
Dopo cominciò a lavorare la terra, a pascolare quegli animali utili per il latte e per le carni, a scambiare con gli altri uomini i prodotti. Inventò i pesi e le misure e cominciò a formarsi un linguaggio di gesti, perché l'uomo primitivo ebbe pochissime e cortissime parole.
Il modo primitivo di ottenere il significato di qualche cosa fu lo scrivere dipingendo sui pezzi di pietra, sugli alberi e collo scorrere del tempo l'uomo sostituì a questo metodo certe parole e certi suoni; divise le parole in lettere e poi adoperò certi dati segni per rappresentare certe date lettere; e da questo ne nacquero finalmente gli alfabeti. E per contare l'uomo si servi di piccoli sassolini, (che in latino si chiamano calculi) e di fare dei nodi ad una corda e così a poco a poco inventò i numeri. Il progresso dell'uomo è stato grandissimo non solo per la fabbricazione delle case, per il cucinare, per il vitto, per il vestiario, ma anche per essere egli arrivato a conoscere la terra sulla quale abitava, ad inventare macchine per guadagnare tempo nei lavori. Così ha inventato l'aratro, la mietitrice, la trebbiatrice, le macchine da cucire per i sarti e le macchine tipografiche per stampare libri e giornali. Senza poi scrivere, come gli antichi romani, su tavolette spalmate di cera con un ferro appuntito, detto stilo, e sul papiro e sulla pergamena, verso l'anno 1330 inventó la carta da scrivere di cenci, e verso il 1440 la stampa. Di questa invenzione va dato il merito ad un italiano chiamato
ENRICO FRANCIOSA INSEGNANTE SUPERIORE
LE NOZIONI VARIE PER LA 2 E 3 CLASSE ELEMENTARE
PRIMA EDIZIONE
intendere, ritenere, applicare . Se le comunicazioni si dirigono al primo ed al terzo momento; è impossibile che l'alunno possa convenientemente ricordare le cose apprese senza l'uso opportuno d'un libro di testo scrive Nuova Scienza dell'educazione .
L'alunno per eseguire nella propria casa gli esercizi assegnatigli, e per ordinare e classificare le cose apprese occasionalmente per bocca del Maestro, avrà bisogno d'un libro di testo, che rappresenti piuttosto la sintesi dell'insegnamento che non la copia delle cognizioni che deve ricevere, o il modo con cui deve acquistarle.
Il libro di testo dev'essere sunto, ripetizione, punto d'arrivo.
Ecco secondo quali canoni pedagogici è stato condotto questo modesto lavoro, il quale abbraccia in breve tutto quello che non è permesso d'ignorare dall'alunno della 2a e 3a classe elementare, che certamente troverà in esso un grandissimo vantaggio.
L'AUTORE.
I.
NOME ED USO DEGLI OGGETTI PIÙ COMUNI.
La Scuola . I bambini buoni vanno volentieri e contenti a scuola per imparare tante belle cose.
In tutte le scuole ci sono i banchi su cui siedono i bambini, la lavagna, nella quale si scrive col gessetto, l'armadio ove il Maestro ripone i libri ed altro, le carte murali, che portano dipinti animali, piante e tante altre cose, il calendario scolastico, l'attaccapanni, il tavolino, le sedie, il Crocifisso, il quadro del Re UMBERTO I e quello della Regina MARGHERITA DI SAVOIA. Tutti questi oggetti si chiamano arredi scolastici: e sono fatti quali di legno, quali di ferro e quali di tela.
La Casa. La casa è il luogo ove abita la famiglia.
I principali oggetti che si possono trovare in ogni casa sono: i letti, i comodini, i cassettoni, i tavolini, le sedie, le casse, gli armadi, le brocche, i lumi e gli specchi.
Nella cucina poi si trovano alcuni oggetti, che servono per preparare i cibi. I principali sono: le caldaie, i tegami, i paiuoli, le grattuge, le casseruole, le padelle, le pignatte, le caffettiere, le molle, la paletta ed il soffietto. Tutti questi oggetti si chiamano utensili di cucina.
Nella sala da pranzo poi si trova la credenza, ove si conservano le zuppiere, le insalatiere, le scodelle, le fruttiere, i trincianti, i forchettoni, le chicchere, i piattini e le zuccheriere.
II.
DIVISIONE DEL TEMPO.
Il tempo si divide in minuti, ore, giorni, settimane, mesi ed anni. Le ore ed i minuti si misurano coll'orologio, che è una macchinetta piccola e bella, racchiusa in una scatola d'oro o d'argento o d'altro metallo. Sul quadrante dell'orologio vi sono due lancette, una piccola, che segna le ore, ed una grande, che segna i minuti. Sessanta minuti formano un'ora; mezz'ora è formata di 30 minuti primi, ed un quarto d'ora di 15. Ventiquattro ore formano un giorno, che ha quattro parti: il mattino, il mezzogiorno, la sera e la notte. Le ore che corrono da mezzanotte a mezzogiorno si dicono antimeridiane; quelle da mezzogiorno a mezzanotte pomeridiane.
Sette giorni formano una settimana; essi sono: lunedì, martedi, mercoledì, giovedi, venerdì, sabato e domenica.
Quattro settimane e due o tre giorni formano un mese. Dodici mesi un anno. I mesi dell'anno sono: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre. Quattro di questi mesi contano trenta giorni, sette ne contano trentuno, ed uno, che è febbraio, ne conta ventotto.
Ogni quattro anni febbraio ha 29 giorni, ed allora l'anno si dice bisestile.
Un lustro è di cinque anni; un secolo di cento anni. L'anno poi si divide in quattro stagioni, ciascuna di tre mesi; e sono: la primavera dal 21 marzo circa al 21 giugno; l'estate dal 21 giugno al 21 settembre; l'autunno dal 21 settembre al 21 dicembre; e l'inverno dal 21 dicembre al 21 marzo.
Il 21 marzo ed il 21 settembre i giorni sono uguali alle notti, di dodici ore ciascuno; il 21 giugno è il giorno più lungo dell'anno; il 21 dicembre è il più breve.
III.
CORPO UMANO E CURE IGIENICHE.
Il corpo umano è composto di parti dure, come le ossa, di parti molli, come la pelle, i muscoli ed i nervi, e di parti liquide, come il sangue ecc.
In tre parti principali si può dividere tutto il corpo: testa, tronco ed estremità.
La testa, che è la parte più alta del corpo umano, comprende il cranio e la faccia. Il cranio è una specie di scatola d'osso, ricoperta di capelli e tiene chiuso il cervello, che è una sostanza delicata, di color bianco-grigio, e serve a ben pensare. Nella faccia poi si distinguono la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, gli orecchi, le guancie. Il tronco è la parte più grossa del corpo, ed è collocato sotto al collo; il davanti del tronco si chiama petto, e sotto al petto vi è la pancia; il di dietro del tronco poi si dice schiena. Nel petto vi sono i polmoni ed il cuore; nella pancia lo stomaco, le budella, la milza ed il fegato, è nella schiena la spina dorsale o colonna vertebrale, composta di 24 anelli d'osso uno sull'altro in modo da formare una colonna. Le ossa del petto poi si chiamano costole, che si attaccano di dietro alla spina dorsale e davanti ad un altro osso, che si trova nel mezzo del petto e si chiama sterno. Le estremità si dividono in superiori, che sono le braccia, ed inferiori, le gambe. Le braccia sono attaccate alle spalle. Le parti principali d'un braccio sono: l'omero, il gomito, l'antibraccio, il polso e la mano, che ha cinque dita, pollice, indice, medio, anulare e mignolo.
Sotto i fianchi si allungano le gambe. Le parti principali d'una gamba sono: la coscia, il ginocchio, la gamba propriamente detta, ed il piede, che ha pure cinque dita.
L'uomo ha pure cinque sensi, i cui organi sono: occhi per vedere i colori e la forma degli oggetti; le orecchie per udire il suono, la voce degli uomini ed i rumori; il naso per sentire gli odori soavi e puzzolenti; la bocca per sentire il sapore dei cibi e delle bevande; ed il tatto per sentire se un corpo è duro o tenero.
Cure igieniche . Per vivere sano bisogna mantenere sempre pulito il corpo. Ogni mattina si deve lavare con acqua fresca le mani, il collo, ed in particolar modo la faccia, perché la pulizia delle mani e della faccia procaccia simpatia. Chi non si lava e non si pettina diventa sudicio, ed il sudiciume è sempre causa di brutte malattie. Il miglior mezzo per tener pulito il corpo è l'uso dei bagni, che specialmente nell'estate bisognerebbe fare tutti i giorni. Però non bisogna mai scendere nell'acqua subito dopo il pasto, nè quando s'è stanco o sudato. Oltre a tutto questo, per star sano non si devono mangiare che cibi sani, soltanto ciò che si digerisce bene, ed astenersi da quegli alimenti che producono indigestione e malessere.
IV.
ALIMENTI, VESTIARIO, ABITAZIONI
E NORME IGIENICHE.
L'uomo per vivere ha bisogno di nutrirsi. I cibi e le bevande necessari per mantenere il corpo sono: la carne, il latte, i latticinii, le uova, i legumi, la polenta, il riso, gli erbaggi e le frutta quando sono mature. Il pane poi è il principale e più indispensabile alimento a tutti gli uomini.
Anche i funghi sono buoni a mangiare, ma bisogna essere molto accorto nello sceglierli, perché tra essi ce ne sono moltissimi velenosi.
La miglior bevanda poi e la più sana è l'acqua, che dev'essere limpida, fresca, inodore ed insapore. L'acqua che ha queste qualità si dice potabile. Anche il vino è una buona bevanda, ma bisogna beverne con parsimonia, altrimenti rovina la salute. Il latte è pure una bevanda nutritiva.
La birra, i liquori e il caffè sono bevande che fanno più male che bene.
L'aria pura, fresca e asciutta è anche un alimento necessario per star bene. L'aria cattiva, impura è pericolosa alla salute.
Vestiario. Le vesti principali da uomo sono: la giacchetta, il panciotto, il cappello, i calzoni, le mutande, la camicia, il colletto e la cravatta, il mantello, le calze e le scarpe. La donna poi ha degli altri vestiti: il busto, la sottana, l'abito, lo scialle, la mantiglia, il grembiale, il cappellino, il velo. I vestiti tanto da uomo quanto da donna possono essere di lana, di cotone, di canapa, di lino, di seta. Le vesti che coprono il corpo devono essere porose. Chi ama la propria salute deve curare molto la pulizia degli abiti, deve avere molta nettezza nella camicia, nelle mutande e nelle calze.
Abitazioni. La casa è il luogo ove abita l'uomo per ripararsi dal freddo, dalle intemperie e dal caldo. Ogni casa ha le fondamenta, i muri, le facciate, le stanze, i pavimenti, il tetto, il soffitto, le finestre, gli usci, i balconi, le pareti e le scale.
Le case sono ordinariamente a più piani. La casa deve avere molt'aria e molta luce e dev'essere ben pulita nell'interno. È sana quella casa ove le stanze sono pulite, ampie, ariose, soleggiate. Le case sporche, oscure, umide, basse rendono l'uomo debole e malaticcio. Anche le cucine e le stalle devono essere pure pulite e ventilate. L'aria delle stalle arreca molto danno alla salute, perché è umida e corrotta. Converrebbe accendervi tratto tratto una piccola stufa per asciugarla e rinnovarla aprendo l'uscio di frequente.
V.
ANIMALI, PIANTE, MINERALI.
Animali. L'uomo colle sole sue forze non potrebbe lavorare la terra e coltivare le piante, che servono ai suoi bisogni. Egli si serve di alcuni animali, come il bue, il cavallo e l'asino. Però il cavallo, il bue, il cane, l'asino, la vacca, la pecora, la capra, il gatto, la gallina ed il gallo, perché vengono allevati dall'uomo, sono detti domestici, mentre il lupo, la volpe, il lepre, il leone, la tigre, che vivono nelle foreste o nelle selve, si dicono selvatici.
Acquatici si dicono gli animali che vivono nell'acqua, come i pesci. Volatili sono quelli che volano, come tutti gli uccelli. Rettili si chiamano quegli ani mali che non hanno zampe e che strisciano il loro corpo per terra, come le biscie, il ramarro, la vipera, il serpe ed altri. Insetti son detti quegli animali che hanno il corpo diviso a sezioni. Tali sono le pulci, le zanzare, le mosche ed i ragni. Però fra i tanti animali i più utili all'uomo, ed all'agricoltura sono: il cavallo, il bue, l'asino, che arano i campi, tirano il carro e l'aratro, e che trasportano l'uomo nei viaggi; la vacca, la pecora e la capra, che danno la lana, il latte, la carne, la pelle, gli agnellini ecc., e gli uccelli che nelle campagne mangiano una grande quantità di insetti, come vermi, scarafaggi ecc. Si fa male a rubare gli uccelletti dai nidi. È proprio una barbarie guastare un nido fatto cosi bene, cosi grazioso! Anche fra gl'insetti vi sono alcuni che sono molto utili all'uomo, il baco da seta e l'ape. Il primo dá la seta ed il secondo la cera ed il miele.
Non tutti gli animali mangiano la stessa cosa. Alcuni si cibano d'erbe e si dicono erbivori, altri di carne e son detti carnivori, altri d'insetti e vengono chiamati insettivori. L'uomo però è un animale onnivoro perché mangia tutto.
Piante. Tutte le piante si chiamano vegetali, perchè vegetano e non hanno movimenti volontari: l'erba è un vegetale, il pero é un vegetale, ecc. Ogni pianta ha varie parti; le radici, il fusto, rami, le foglie, i fiori, i frutti, i semi. Le radici nella pianta sono come i piedi che le sorreggono. Esse sprofondandosi e diramandosi nel terreno, ne succhiano il nutrimento per la pianta. Il fusto si eleva sopra il suolo cercando aria e luce. Esso sostiene le foglie, i fiori, i frutti. Il fusto delle piante, erbacee e di fiori si dice gambo o stelo, quello degli alberi tronco, che risulta formato, come i rami, da tre parti: dalla corteccia, dal legno e dal midollo.
Il tronco poi giunto ad una certa altezza, si divide in rami, che col loro sviluppo danno forma diversa alla pianta. Nei rami si osservano certi bottoncini, che spuntano nella stagione di primavera. Tali bottoncini sono chiamati gemme, le quali tengono le foglie, attaccate per lo più al fusto o ai rami per mezzo di un picciuolo. Le foglie sono quasi i polmoni delle piante. Esse respirano assorbendo una parte dell'aria. Le principali parti d'una foglia sono le pagine ed il picciuolo. Le foglie che non hanno gambo si dicono tessili. I fiori nascono dai ramoscelli e sono le parti più belle delle piante. Nel fiore si osservano il gambo o stelo, il calice e la corolla. Il calice poi è composto di foglioline per lo più verdi chiamate sepali, e poi di altre ancora che sono belle, odorose e d'ordinario vagamente colorate, dette petali, le quali poi tutte insieme formano la corolla. In mezzo alla corolla si osservano certi filamenti sottilissimi detti alcuni stami ed altri pistilli. Il pistillo poi alla sua estremità tiene l'ovario, che ingrossandosi e venendo a maturità diventa frutto. Nel frutto si osserva la buccia, la polpa, i semi, l'astuccio, che racchiude i semi ed il picciuolo. Tutte le piante sono utili, ma le più utili sono le alimentari, che danno all'uomo alimenti col frutto, colla radice e col fusto. Le principali sono la vite, che dà l'uva ed il vino, l'olivo, che dà l'olio, il pesco, il ciliegio, il melo, il noce, che danno le pesche, le ciliegie, le mele, le noci, ecc. Però i cereali ed i legumi, come frumento, granturco, orzo, avena, riso, fagiuolo, pisello, fava, ceci ecc., sono di prima utilità nella vita.
Anche le tessili che danno una filamentosa, di cui l'uomo si serve per tessere, come il lino, la canapa, il cotone, sono necessarie.
Sono del pari preziose per l'uomo le piante medicinali, che forniscono medicamenti utili, come il papavero, il tiglio, la cicuta, la belladonna, la malva, la camomilla ed il sambuco, e quelle da costruzione.
era regni Minerali. Minerali si dicono i corpi che si estraggono dalle miniere; esse si possono dividere in terre, pietre preziose, metalli e minerali. I metalli più importanti sono il ferro, il rame, il piombo, lo zinco, lo stagno, l'oro e l'argento. Il carbon fossile, lo zolfo, il petrolio, le matite sono minerali combustibili perchè bruciano. Minerali sono pure l'acqua ed il sale.
VI.
PROPRIETÀ FISICHE DEI CORPI,
Tutto ciò che si vede, si tocca dicesi corpo. Tutti i corpi hanno proprietà generali. Queste sono: l'estensione, cioè la proprietà di occupare un posto qualunque; l'impenetrabilità, cioè la proprietà che hanno i corpi di non poter occupare lo spazio occupato da un altro; la divisibilità, cioè la proprietà di potersi un corpo dividere in più parti; la porosità, cioè la proprietà d'avere i pori, che sono quei piccoli buchi esistenti nei corpi; la compressibilità, la proprietà che hanno i corpi di poterli ridurre ad un volume più piccolo; l'elasticità, la proprietà che hanno i corpi, dopo d'essere stati compressi, di riprendere in tutto o in parte la forma di prima. Oltre a queste proprietà generali, i corpi ne hanno delle particolari, che sono come i segni caratteristici. Cosi trasparente si dice il corpo che lascia passare la luce; opaco, che non lascia passare la luce; fragile è il corpo che si può subito rompere; tenace, che non si può rompere facilmente; duttile, che si può ridurre in fili sottilissimi; malleabile, che si può ridurre in lamine sottili; solubile, che si scioglie facilmente nell'acqua o in altro liquido; insolubile, che non si scioglie in un liquido; fusibile, che si fonde nel fuoco; infusibile, che non si fonde nel fuoco.
Trasparenti sono il vetro, l'acqua e l'aria; opachi il legno, i metalli e la carta; fragili il vetro, la ceralacca ed il guscio dell'uovo; tenaci il ferro, il legno; duttili il ferro, il rame, l'oro, l'argento; malleabili il rame, il ferro e l'argento; solubili lo zucchero, il sale; insolubili il legno, la pietra; fusibili tutti i metalli; infusibili le pietre, la creta.
VII.
I FENOMENI PIÙ COMUNI RIGUARDANTI L'ARIA, L'ACQUA, LA LUCE, IL CALORICO E IL SUONO.
I corpi si possono trovare allo stato liquido, allo stato solido e allo stato gassoso. Sono liquidi tutti i corpi che scorrono, come l'acqua, l'olio, il latte, ecc.; solidi quei che sono duri, come il ferro, il legno, il ghiaccio ecc.; gassosi i corpi che non si vedono e che non sono liquidi né solidi, come l'aria, il vapore acqueo ed il fumo.
L'acqua però non solo può essere solida, ma pure aeriforme. Difatti ponendo dell'acqua in una pentola, sul fuoco, appena l'acqua incomincia a bollire si vede uscire del fumo; però quello non è veramente fumo, ma è vapore acqueo; e questo è un corpo aeriforme.
Calore. Sorgente principale e naturale del calore è il sole. Il calore è un elemento necessario alla vita. Si può procurare il calore anche bruciando sostanze combustibili, come legna, carbone ecc., ovvero soffregando due pezzi di legno secco o percotendo.
Il calore cagiona la fusione, l'ebollizione, l'evaporazione, i venti, e la dilatazione de' corpi.
Per effetto del calore l'aria diventa elastica, cioè si dilata per quanto più si riscalda; e tanto più si restringe per quanto più si raffredda. E per misurare lo stato di temperatura dell'aria si fa uso d'uno strumento semplicissimo, detto termometro, che è un cannello di vetro.
Aria. L'aria è un corpo invisibile, che avvolge tutta la terra; fa sentire il caldo ed il freddo e produce il vento. Per effetto del calore o del freddo l'aria in alcuni punti è più densa, più pesante; in altri è più rada e più leggiera. Questa differenza genera movimento; l'aria più densa cerca di espandersi, occupando il posto dell'aria più rada. Questo fenomeno si chiama vento, il quale quando è forte e violento suscita la tempesta o l'uragano.
I venti purificano l'aria, la rinfrescano, spingono le vele dei bastimenti, trasportano i semi, favoriscono la vegetazione.
Acqua. L'acqua subisce molte trasformazioni. Difatti il ghiaccio non è che acqua congelata dal molto freddo. Invece il calore del sole riscaldando l'acqua del mare, dei fiumi, dei laghi, la fa evaporizzare. Tali vapori acquei che esistono nell'aria spesso si condensano, e allora sono, visibili; e si chiamano nebbie, se non si sollevano troppo da terra; nubi o nuvole, se vanno in alto. Quando i vapori acquei, che formano le nubi, arrivano in un punto freddo dell'aria, si sciolgono e cadono in pioggia; e se poi arrivano in un punto assai più freddo, allora si agghiacciano e cadono in forma di bianchi fiocchetti, formando la neve, e alle volte la grandine, che devasta i campi. Durante le notti estive, alcune volte il vapore acqueo ricade sulla terra, si posa sulle piante in forma di piccole goccioline, formando la rugiada o guazza, che quando si congela sotto forma di piccoli aghi o ghiacciuoli, si dice brina.
La rugiada fa molto bene alle piante e inumidisce il terreno; invece la brina è sempre dannosa, specialmente in primavera, quando le piante incominciano a germogliare.
era regni Suono. Il suono è prodotto dallo scotimento delle molecole dei corpi, il quale produce delle onde sonore nell'aria, simili a quelle che si producono nell'acqua quando vi si getta un sasso. Queste onde sonore si propagano in tutti i modi.
Il suono percorre 340 metri al minuto secondo. I corpi trasportano il suono, e questo si spiega facilmente col telefono a filo, che fanno i ragazzi.
Luce. Senza luce si morrebbe. La luce è necessaria quanto il calore. La luce si propaga con grande velocità; essa percorre in un minuto secondo 300 milioni di metri, un milione di volte di più che il suono. E siccome oggetti piccolissimi o lontanissimi ad occhio nudo non si potrebbero vedere, cosi si fa uso delle lenti, che sono vetri a superficie convesse o concave.
VIII.
ARTI, INDUSTRIE, STRUMENTI DA LAVORO.
Per vivere gli uomini devono lavorare. Cosi il contadino coltiva i campi; il mugnaio riduce il grano in farina; il fornaio fa il pane e lo cuoce; il cappellaio fabbrica e vende i cappelli; il sarto taglia e cuce gli abiti; il calzolaio fa le scarpe; il barbiere rade la barba, tosa e pettina i capelli; il falegname lavora il legno; il fabbro lavora il ferro; il magnano fa chiavi e toppe; l'orefice fa e vende orecchini, anelli ed altri oggetti in oro; il muratore fabbrica le case; il fornaciaio fa mattoni, tegole, embrici e stoviglie.
Strumenti da lavoro . Il contadino per lavorare i campi adopera la zappa, la vanga, il bidente, e l'aratro. Il fornaio adopera il frullone, la madia, lo spianatoio, il coltello, la bilancia, lo spazzaforno, il tirabrace. Il cappellaio adopera la caldaia, il fornello, i ferri da stirare, le scopette, le forme. Il sarto si serve degli aghi, del ditale, delle forbici, delle cesoie, delle spazzole, dei ferri da stirare. Per fare le scarpe il calzolaio adopera il trincetto, le forme, le tanaglie, i martelli, la lesina, il manale, il pedale, lo spago, la pece. Il barbiere si serve del rasoio, delle forbici, dei pettini. Gli strumenti che adopera il falegname sono: la pialla, la sega, il martello, il succhiello, le tanaglie, la lima, lo scalpello, la morsa, la riga, la squadra, il compasso. Il fabbro e il magnano si servono dell'incudine, del martello, della mazza, della morsa, della lima, del trapano. Per fabbricare le case il muratore adopera la cazzuola, la mazza, la nettatoia, la secchia, il ramaiuolo, la zappa, la pala, la martellina, il piombino. Le arti belle poi sono: la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, la poesia. Il pittore dipinge quadri e pareti, e adopera il pennello, e i colori; lo scultore fa statue di marmo e adopera lo scalpello; l'architetto dispone a edificare bene gli edifizi; il musico scrive la musica; e il poeta fa le poesie.
Vi sono poi le professioni.
IX.
MEZZI DI COMUNICAZIONE E DI TRASPORTO.
Gli uomini per andare da luogo a luogo andavano a piedi. Dopo sottomisero il cavallo, l'asino, il bue, il mulo, e su questi posero sè stessi e i carichi. Adattarono a queste bestie un fornimento e li fecero trascinare il carro, la carrozza e il traino. Cosi per mettersi in comunicazione coi paesi vicini cominciarono ad aprire vie, sentieri, strade carreggiabili e strade ferrate.
Nei luoghi dove ci sono laghi, fiumi, mari per recarsi da un punto ad un altro l'uomo adoperò la barca, poi il bastimento e il piroscafo a vapore per i viaggi lunghi. Il telegrafo, il telefono, la lettera e la cartolina postale sono altrettanti mezzi di comunicazioni.
X.
PRINCIPALI INVENZIONI E SCOPERTE.
Idea della vita primitiva dell'uomo e suoi primi bisogni . L'uomo primitivo era rozzo e selvaggio, aveva paura della propria ombra, ed ancora più del rumore del tuono e del guizzare del lampo. Sono occorse migliaia di anni perché egli divenisse savio ed esperto come si vede oggi. Messo da Dio ignudo sulla terra, il suo pensiero volse ai bisogni del proprio corpo. Il primo suo desiderio fu di procurarsi il nutrimento, il fuoco per riscaldarsi e qualche ricovero che lo preservasse dal freddo delle notti e dalle bestie feroci. Le prime cose di cui si nutriva furono frutti selvaggi, radici d'alberi, e carne cruda, ma poi imparò a cucinarla. Il primo modo fu quello di metterla addirittura sul fuoco, che egli si procurava col far scorrere un bastoncello appuntato in una scannellatura fatta in un altro pezzo di legno. Dopo egli fece una buca nella terra, rivestendola internamente colla parte più forte della pelle degli animali che uccideva, la riempiva d'acqua, vi metteva la carne e vi gettava delle pietre arroventate finché l'acqua non bolliva. Finalmente trovò il modo migliore di cuocere la roba da mangiare in recipienti d'argilla che egli formava rozzamente.
L'uomo abitava prima nelle caverne e in buche praticate entro il suolo facendo una specie di muro colla terra scavata ed il tetto con rami d'alberi; qualche volta trovando delle pietre se ne serviva mettendole insieme e fabbricando così una rozza capanna.
I primi strumenti di cui l'uomo si serviva furono di pietra. La selce fu molto adoperata per fare coltelli, punte acute e rozzi martelli. Poi coll'andar del tempo nel vasto seno della terra trovò i metalli di cui si servi per scure, lance, accette, ornamenti, ecc.
Dopo cominciò a lavorare la terra, a pascolare quegli animali utili per il latte e per le carni, a scambiare con gli altri uomini i prodotti. Inventò i pesi e le misure e cominciò a formarsi un linguaggio di gesti, perché l'uomo primitivo ebbe pochissime e cortissime parole.
Il modo primitivo di ottenere il significato di qualche cosa fu lo scrivere dipingendo sui pezzi di pietra, sugli alberi e collo scorrere del tempo l'uomo sostituì a questo metodo certe parole e certi suoni; divise le parole in lettere e poi adoperò certi dati segni per rappresentare certe date lettere; e da questo ne nacquero finalmente gli alfabeti. E per contare l'uomo si servi di piccoli sassolini, (che in latino si chiamano calculi) e di fare dei nodi ad una corda e così a poco a poco inventò i numeri. Il progresso dell'uomo è stato grandissimo non solo per la fabbricazione delle case, per il cucinare, per il vitto, per il vestiario, ma anche per essere egli arrivato a conoscere la terra sulla quale abitava, ad inventare macchine per guadagnare tempo nei lavori. Così ha inventato l'aratro, la mietitrice, la trebbiatrice, le macchine da cucire per i sarti e le macchine tipografiche per stampare libri e giornali. Senza poi scrivere, come gli antichi romani, su tavolette spalmate di cera con un ferro appuntito, detto stilo, e sul papiro e sulla pergamena, verso l'anno 1330 inventó la carta da scrivere di cenci, e verso il 1440 la stampa. Di questa invenzione va dato il merito ad un italiano chiamato Regina d'ogni sapere .
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