Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

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1881 - 1900

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Conferenze magistrali 1881 - 1900

bibliography

  • A. Renzi, Conferenze Pedagogiche ed Agrarie tenute in Potenza ai Maestri Elementari nel Settembre 1889, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1890 (estratto)
  • T. Corbi Guasteveglie, Insegnamento del disegno, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1900

teibody

Estratto da Renzi Antonio

CONFERENZE PEDAGOGICHE ED AGRARIE TENUTE IN POTENZA AI MAESTRI ELEMENTARI NEL SETTEMBRE 1889 Potenza , Tipografia editrice Garramone e Marchesiello 1890

ELENCO degli intervenuti alle Conferenze Pedagogiche tenutesi in Potenza nel Settembre 1889. Casato e nome - qualità - Residenza 1 Majerotti Cav. Giovanni - Presidente - Potenza 2Parascandolo Michele - Dirett. R Scuola Normale - Potenza 3 Ferrara Giovanni - Insegnante di Pedagogia id. - Potenza 4 D'Amico Giovanni - R. Ispettore Scolastico- Melfi 5 Testa Vincenzo - idem - Lagonegro 6 Borrelli Franc. Saverio - Procuratore del Re - Potenza 7 Ravasini Lodovico - Dirett. R. Scuola Tecnica - Potenza 8 Perucatti Placido - Preside Liceo-Ginnasio - Potenza 9 Mancinelli Giovanni - Direttore Didattico - Potenza 10 Matone Raffaele - Insegnante - Potenza 11 - Dente Massimiliano - Insegnante - Potenza 12 - Vicario Giovanni - Insegnante - Potenza 13 Bilancia Felice - Insegnante - Potenza 14 De Novellis Luigi - Insegnante - Potenza 15 Telesca Nicola - Insegnante - Potenza 16 Acerenza Michele - Insegnante - Potenza 17 Pontolillo Alfonso - Insegnante - Potenza 18 Ricotti Concetta - Insegnante - Potenza 19 Arcieri Angela - Insegnante - Potenza 20 Tolve Filomena - Insegnante - Potenza 21 Ceva Elisa - Insegnante - Potenza 22 Lancellotti Eurichetta -Insegnante - Potenza 23 Libuti Nicoletta - Insegnante - Potenza 24 Florestano Grazia - Insegnante - Potenza 25 Gelosini Claudia - Direttrice del Convitto Nor. - Potenza 26 Tramutoli Carmela - Insegnante - Potenza 27 La Sala Giuseppina - Insegnante Potenza 28 Papa Pica Caterina -Insegnante Potenza 29 Sileo Antonietta -Insegnante Potenza 30 Fornario Giulia - Insegnante Potenza 31 Marsico Concetta -Insegnante Potenza 32 Carbonara Maria -Insegnante Potenza 33 Mona Rosina - Insegnante Potenza 34 Romano Pavoni Gius.na - Direttrice dell'Asilo Infant. - Potenza 35 Speranza Anna - Insegnante - Potenza 36 Carcavallo Teresa - Insegnante - Potenza 37 Carbone Michele - Insegnante - Potenza 38 Padula Michele - Insegnante - Potenza 39 Palazzo Filomena - Insegnante - Accettura 40 Sarrocco Andrea - Insegnante - Acerenza 41 Nazzari Serafina - Insegnante - Acerenza 42 Riviello Cristina - Insegnante - Acerenza 43 Conte Antonio - Insegnante - Armento 44 Del Zio Giovanni - Insegnante - Armento 45 De Luca Nicola - Insegnante - Armento 46 Creonti Adelia - Insegnante - Avellino 47 Mecca Salvatore - Avigliano 48 Gallo Michelangelo Bella 49 De Fato Teresa Bella 50 Scaramuzzi Stefano Bernalda 51 Massetti Girolama Calvello 52 Saccomandi Francesco Calvello 53 Ciani Salvatore Calvello 54 Basile Arcangelo Casoria 55 Lacerra Felice Cersosimo 56 Autera Leonardo Ferrandina 57 Netri Alfonso Ferrandina 58 Chirichelli Michele - Genzano 59 Albanese Vito Grassano 60 Lotrionte Gerolamo Grassano 61 Renzi Antonio - Grottole 62 Guerrieri Francesco Grottole 63 Tramutola Luisa Laurenzana 64 Rossi Nicola Laurenzana 65 Siena Ruggero Laurenzana 66 Siervo Michele Lagonegro 67 Itria Giuseppe Lauria 68 Maierotti Adele minturno 69 Cuccarese Francesco Montalbano 70 Foà Gentili Zeffira Montepeloso oggi Irsina 71 Pepe Enrichetta Montepeloso oggi Irsina 72 Contuzzi Nunzio Montescaglioso 73 Spina Emidio Montemurro 74 Mecca Gerardo Muro Lucano 75 lasilli Giovanni Muro Lucano 76 Cantore Giulia Muro Lucano 77 Altera Pietro Pescopagano 78 Gaeta Antonio Pescopagano 79 Lazzari Alessandro Picerno 80 Caggiano Augustale Picerno 81 Castronuovo Gelsomina Pietragalla 82 Gumma Saverio Pignola 83 Curci Ferdinando Pignola 84 Triunfo Rosina Pignola 85 Olita Luigia Pignola 86 Cavuoti Saverio Pietrapertosa 87 Fiore Giuseppe Ruoti 88 Abriola Luisa Ruoti 89 Anastasia Eugenia Rapone 90 Castelli Bonaventura Rionero in Vulture 91 Privinzano Rocco San Mauro Forte 92 Telesca Francesco Sarconi 93 Salpietro Michele Senise 94 Forcignano Giovanni Tramutola 95 Ippolito Andrea Tricarico 96 Ruggiero Luigi Tricarico 97 Minghella Erminia Tricarico 98 Cristiano Vincenzo Tursi 99 Fella Donato Vaglio 100 Nesi Nicola Vaglio 101 Altieri Antonio Vaglio 102 Degani Angela Venosa 103 Catozzelli Angiolina Viggiano 104 Argentieri Gaetano Viggiano 105 Pinto Gennaro Viggiano

Da p. 129 a p. 168. SUNTO DELLE CONFERENZE PEDAGOGICHE tenute dal R. Provveditore agli studi DAL 25 AL 30 SETTEMBRE 1889 IN Potenza GIORNO 25 SETTEMBRE 1889. «Ufficio educativo della scuola popolare» L'anno mille ottocento ottantanove, il giorno 25 del mese di Settembre, alle ore 11 a. m. nella sala di disegno dell'edificio scolastico in Potenza ; con l'intervento dell' Ill.mo Signor Prefetto della Provincia Comm. Pacces, dei Direttori e Professori delle scuole secondarie e normali, dei R. Ispettori scolastici dei Circondarii di Potenza e Lagonegro , di oltre 100 maestri elementari, e di un pubblico scelto, è stato inaugurato dal R. Provveditore agli studii Cav. Maierotti Giovanni il Corso di conferenze pedagogiche per gl' insegnanti elementari della provincia. Incominciò a parlare, l'egregio conferenziere, dichiarando di non voler fare un dotto discorso, come l'importanza dell'argomento e lo scelto uditorio avrebbero richiesto; ma di conferire così, alla buona, come si conviene fra persone di famiglia, che discutono di cose che le interessano, e rivolse un saluto affettuoso agli insegnanti intervenuti alla fraterna riunione, solleciti di arricchire la loro mente di nuovi studii e di ritemprare la loro fede negli alti destini, cui è chiamata la scuola popolare dalle presenti condizioni d'Italia. Evocati, con frasi felicissime, i tristi tempi in cui l' Italia , umile ancella, era in balia di deposti coronati, che dopo averla smembrata ed oppressa la lasciarono facile preda dei suoi nemici, ha detto come allora la scuola popolare non esistesse, e come l'istruzione fosse patrimonio di pochi privilegiati, i quali per lo più non la ricevevano da gente intesa a svolgere le facoltà dello spirito in armonia con le forze del corpo, ma da gente interessata a soffocare in germe la parte migliore dell'uomo, il sentimento cioè della personalità giuridica e morale. E questa atrofia dei cervelli, questa morte delle anime italiane, ha soggiunto l'oratore, era quello che occorreva allo straniero per continuare sui nostri padri il dominio oppressore, e ai tirannelli dell' interno, per reggersi sui mal fermi troni; l'uno e gli altri serviti efficacemente dall'opera del potere ieratico. Ma andava maturando il destino d' Italia , auspice la dinastia gloriosa di Savoia; e quando, dopo titanici sforzi, l' Italia ebbe riacquistata la libertà, per cui ogni sua zolla rimase fecondata dal sangue dei martiri dell' indipendenza, col migliorato nostro assetto politico, si provvide a migliorare anche le condizioni delle masse, mercè l'educazione del cuore associata alla coltura della mente. La scuola elementare fu assunta al grado di istituzione pubblica, e una pleiade di poderosi ingegni e di coscienze intemerate si dedicò alla pubblica educazione, per dare a noi esempio di quell'ardore, di quella fede che fanno l'uomo degno del titolo di maestro educatore. Non era però facile, nè possibile istituire d'un tratto oltre ventimila scuole pel popolo, affidandole a ventimila insegnanti capaci di bene adempiere al loro dovere; e, come i locali e le suppellettili mancarono, mancarono gli educatori degni di questo nome, e la loro coltura si cercò improvvisare con libercoli indigesti e con corsi accelerati di pedagogia e didattica. I risultati, è inutile tacerlo, furono quali i mezzi prescelti potevano dare, e la scuola elementare non fu quale doveva essere, viva, riscaldata dal sapere e dai santi affetti di Famiglia, di Patria e di Dio; divenne invece il supplizio di docenti e discenti, immolati sull'altare di un dottrinarismo arido, da cui l'osservazione del mondo reale circostante era bandita affatto. E le conseguenze furono ancora più deplorevoli, poichè l'istituzione che doveva darci caratteri forti ed integri, l'abito del bene, la religione del dovere, non mise fuori che gente spostata, imbottita di mal digerite cognizioni, la quale a null' altro riuscì, se non che a dimostrare la povertà dello spirito e la inescusabile insufficienza di chi aveva con molta leggerezza accettato il difficilissimo compito di educare il popolo. Date queste infelici condizioni, si è domandato l'oratore, potevano Società e Famiglia avere in estimazione la Scuola? La risposta non può essere dubbia; e la scuola infatti fu considerata come un aggravio insopportabile per le finanze comunali, un inutile se non dannoso perditempo pei fanciulli, e i genitori non si credettero in dovere di essere solleciti nel farla frequentare dai loro figliuoli, che in essa poca od alcuna cosa utile apprendevano per la vita. La scuola fu avversata da chi la pagava e avrebbe dovuto avere interesse di vederla esistere e funzionare a dovere; la infrequenza ne fu il cancro roditore, e i maestri, ingenui od ignoranti, imputarono la colpa dell'insuccesso ai locali indecenti, alla suppellettile, in tutto od in parte mancante, alla svogliatezza e scarsa intelligenza degli alunni, alla indolenza dei genitori, alla ignoranza degli amministratori locali. Ora da queste misere condizioni di cose, è giustizia il dirlo, da qualche anno a questa parte si fanno nobilissimi sforzi per uscire, ed è da augurarsi che in tempo non lontano la scuola popolare sia davvero assunta a dignità di funzione civile, se i maestri lo vorranno, mettendo a partito le occasioni che loro si offrono per migliorarsi intellettualmente o moralmente. Ed a renderli migliori, ha conchiuso l'egregio conferenziere, sono per l'appunto rivolte le cure del Governo e delle autorità scolastiche, che indissero questi corsi autunnali di conferenze, nelle quali gli insegnanti elementari potranno giovarsi dell'acquisto di molte e utili cognizioni, della esperienza e degli ammaestramenti dei loro superiori; nelle quali gl'insegnanti, usciti dalla stretta cerchia della loro borgata, impareranno a conoscersi, a stimarsi reciprocamente, a imitarsi nel bene, a correggersi dei loro difetti; e tornando nelle modeste loro casette e nelle scuole, per poco abbandonate, si sentiranno riconfortati dalla voce della coscienza che loro dirà: siete fatti migliori, perseverate nel bene, e vi metterete ben presto in grado di adempiere con efficacia all'ufficio di maestro educatore. Consentite che rimetta a domani la continuazione. La seduta fu levata a ore 12,15 p. m.

CONFERENZA SECONDA GIORNO 26 SETTEMBRE 1889. «Gli Istituti educativi per l'infanzia.» Fattosi l'appello degl' insegnanti intervenuti, letto ed approvato il verbale della seduta precedente, l'oratore ha parlato della necessità che la scuola elementare risponda ai bisogni della famiglia e della società, per modo che a nessuno sfugga il supremo interesse della sua esistenza nel civile consorzio. L'opera degl' insegnanti deve innanzi tutto mirare a guadagnarle alleati nei parenti degli alunni che la frequentano; e quando la benefica istituzione non sarà considerata dalla generalità come un imbarazzo sociale, una istituzione sbagliata; quando il contadino, vi accorrerà premuroso, come accorre nel tempio per soddisfare all'ineffabile bisogno della preghiera, nel campo per ispiegare la sua attività con la funzione del lavoro, nel mercato pel disbrigo dei suoi affari, allora soltanto potremo essere sicuri che essa risponderà ai bisogni veri della famiglia e del paese, che il mondo è entrato in essa e che la scuola è naturale e sincera preparazione alla vita. Questo altissimo risultato il maestro raggiungerà col sussidio potente di una condotta esemplare, di un corredo d'istruzione e più col calore dell'affetto per i fanciulli che furono alle sue cure affidati, ai quali egli insegnerà quello che dovrà prepararli alla vita pratica; di guisa che quando i genitori si accorgeranno che i figliuoli hanno appreso qualcosa di utile e all'occorrenza sono stati anche in grado di correggerli, non dubiteranno dell'efficacia della istruzione, la cui causa sarà efficacemente perorata dagli stessi fanciulli che la ricevono. Poichè è omai dimostrato che le scuole, le quali rispondono al concetto di un bisogno soddisfatto sono sempre frequentate da quella classe di individui per cui furono istituite. Di tal genere sono le Scuole d'arti e mestieri, le Università, i Licei, i Ginnasii, le Scuole tecniche e normali. Perchè non deve accadere altrettanto delle scuole elementari, che reclutano circa due milioni di alunni? Creare delle istituzioni che raccolgano i bambini per educarli, è soddisfare ad un bisogno sentito, è meritare il plauso e la benedizione di tutti i buoni, specialmente delle madri famiglia. Ed eccomi al secondo tema. Gl' istituti per l'infanzia da noi conosciuti sono: le case di custodia, gli asili aportiani ed i fröbelliani, per non parlare dei misti e di quelli istituiti dal Calasanzio Giuseppe e da Vincenzo di Paola. Le prime, aperte allo scopo di sottrarre all'abbandono i fanciulli, più che di scuole, meritano il nome di prigioni della infanzia; poichè ivi non con l'affetto e la riverenza per l'età tenera si educa, ma con la brutale ragione della sferza, del castigo, delle parole triviali, che soffocano il sentimento o lo corrompono. L'asilo aportiano fu istituito per raccogliere i bimbi e per isvolgerne le facoltà mentali; ma non si basa sul concetto che la migliore educazione è quella indirizzata a fare scoprire il vero dal discente stesso; pertanto vi s'insegna il catechismo, il leggere, lo scrivere, il conteggio, si abusa nell'esercizio della memoria, non si rispetta la legge dell' armonia nello sviluppo di tutte le facoltà, e, raccomandandosi le cose quasi esclusivamente alla memoria del fanciullo, questi dopo poco tempo dimentica l'appreso. Il tipo dell'asilo, non fine a sè stesso, ma preparazione alla scuola primaria, è il così detto giardino froebelliano; sebbene non a Fröbel Friedrich sia esclusivamente dovuto il principio che l'informa. Già il Pestalozzi Johann Heinrich aveva fondato istituti con lo scopo di educare l'infanzia valendosi delle intuizioni, le quali dovevano essere gradamente estese ed impresse nella mente con caratteri indelebili, insegnando un linguaggio che abbracci tutte le cognizioni fornite dalla natura circostante. Fröbel Friedrich accettò questo concetto e lo completò aggiungendo del suo questo fondamentale principio: il bambino sia condotto a scoprire con sforzi propri la verità; ed ecco l'attività, la spontaneità introdotte nel piccolo mondo del fanciullo, e diventare egli artista, creatore; poichè creare, produrre è la felicità del bambino, scrive il Michelet. In quegli istituti dove le dette considerazioni sono trascurate, la mente dei fanciulli intorpidisce pel soverchio lavoro. I bimbi possono assomigliarsi a fiori, che cercano avidamente la luce, il bacio del sole, la rugiada, che li vivifichi; se questi benefici sono loro negati, avvizziscono sullo stelo. I fanciulli sono bisognosi di impressioni, vogliono essere guidati alla ricerca del vero; ed intanto educatori ignoranti o indolenti li trascurano, mentre le ricompense che ne avrebbero sono di gran lunga superiori a quelle che l'agricoltore può aspettarsi dalla pianta, la quale non rende baci e carezze e conforti morali, per le cure che intorno vi sono spese. Il bambino entra nell'asilo con poche cognizioni; ha soltanto le impressioni ricevute nella famiglia e nel contatto col mondo esterno; l'educatore deve incominciare dallo stabilire il noto di lui, quali percezioni, quali giudizii, quali concetti siano patrimonio acquistato, ed allargarli a mano a mano coll'esercizio delle lezioncine di cose, per mezzo delle quali le impressioni delle cose e le loro determinazioni si trasformano in parole ed in idee. Ausiliario potente sono i musei didattici pel maestro, che, se avrà anima d'artista, saprà sollecitare l'amor proprio del bambino e volgerlo all' armonico svolgimento delle sue facoltà. A questo punto il conferenziere ha fatto una dichiarazione per conto proprio, ed è di avere, sino a qualche anno addietro, riprovato l'uso delle figure, stimando che quelle dovrebbero soddisfare alla condizione di rappresentare il vero, mentre le produzioni nuove, fatte poche eccezioni, fanno oltraggio al vero come fanno oltraggio all'estetica, e perciò anzichè educare il gusto del bello lo depravano. Oggi l'oratore si confessa ricreduto, nel senso che qualunque figura, quando serve a ripresentare al discente cose note, torna utile nell'insegnamento, poichè la mente del bambino. vede l'oggetto conosciuto com'è, non come è rappresentato; pare quindi a lui che non sia da sconsigliarsi l'uso delle rappresentazioni figurate. I giuochi fröebelliani, ha ripreso, contribuiscono mirabilmente a tenere viva l'attività del bambino nella ricerca del vero, e gli fanno acquistare svariate cognizioni, senza sottoporre la sua mente a grandi sforzi per impadronirsene; col disegno si seconda nell'allievo un istinto naturale di riprodurre le cose da lui conosciute nel piccolo mondo che lo circonda; cogli esercizi di punteggiamento, primo passo al lavoro manuale, si educa la intelligenza, e si viene a dare alla mano una certa abilità, che, associata più tardi all'uso prudente dei colori, oltre. a far progredire il bambino nella educazione del bello, si dà a lui un ricco patrimonio di vocaboli (nomi, aggettivi, verbi), ponendolo così in grado di esprimere, senza sforzo, con proprietà ed esattezza, un discreto numero d'idee. Seguono gl' intrecci con la carta e con la lana per educare la mano e l'occhio al senso delle forme; la piegatura ed il frastaglio della carta, con combinazioni nelle quali l'alunno rivela presto la sua attitudine; i lavori in creta, mercè cui i frutti della terra, che a lui piacciono tanto, i primi fiori, che offre alla mamma ed alla maestra, diventano sotto le sue dita ripresentazioni conformi al vero; infine come coronamento di questo metodo di educazione, pieno di attrattive e tutto informato ai bisogni naturali del bambino, sono la ginnastica, atta a disciplinarne i movimenti senza incatenarne la volontà, e il canto che sgorga spontaneo dal petto dell'adulto e del fanciullo, quasi interruzione della monotonia e della uniformità dell'occupazione a cui sono dedicati; il canto che è espressione di gioia e di dolore, di more e di mestizia, che è schietta manifestazione degli affetti che tumultuano nel cuore umano. La seduta è stata tolta alle ore 1,40 p. m.

CONFERENZA TERZA « Il nostro concetto sul Lavoro manuale educativo» GIORNO 27 SETTEMBRE 1889. Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore, annunciato il sopra notato tema, ha cominciato col dire che egli, fautore convinto della introduzione di qualcosa che sia lavoro nella scuola elementare, ha offerto tutto se stesso agli attacchi e alle offese degli avversarii di questo elemento educativo; e sebbene la sua idea non sia stata condivisa da molti, egli non ha disertato il posto nella lotta, accanto alla onorata bandiera della scuola popolare; non curato forse, vinto e domato. mai. E ad attestare la costanza nei suoi propositi ha citato le provincie di Chieti, di Arezzo e di Napoli, (ove tenne corsi di conferenze), nelle quali il lavoro manuale è stato introdotto da diverse scuole, quantunque nelle due prime provincie molti siano avversari dichiarati del lavoro manuale, e nella terza la poca attività, o vogliamo dire la scarsa energia della maggior parte dei maestri, non abbia procurato alla causa che si combatte quei successi che si sperava di ottenere. E non poteva accadere altrimenti nella terra dei suoni e dei canti, dove ogni cosa del mondo circostante, dal cielo di zaffiro al mare ridente, dai boschi di verzura ai profumati aranceti, invita ai sogni, alla poesia, al riposo, più "che alla attività, al lavoro. Però, bisogna confessarlo, anche in quest'ultima provincia qualcosa si è fatto, e, se non ufficialmente, il lavoro manuale figura in alcune scuole, i cui maestri spendono la loro opera pel trionfo di una idea, destinata a portare la rivoluzione, che soffocherà la scuola della immobilità, del formalismo, dei cervelli atrofizzati e degli organismi disarmonici. Fu detto nella passata conferenza come la scuola elementare non è o non dovrebbe essere se non una continuazione dell' istituto infantile; or perchè gli esercizi ed i giuochi, che sono l'occupazione, il programma di questo, non dovrebbero continuarsi in quella per educare e l'occhio e la mano e la intelligenza? Dimentichiamo forse che le percezioni provvengono dalle sensazioni e diventano gradatamente parole, concetti, giudizii, per altre operazioni dell'attività dello spirito? Gli esercizii del giardino froebelliano sono insieme svago e lavoro, perchè niente si trasforma senza fatica, ed il bambino che opera è bambino che ha pensato, che pensa; e tutto, in lui fattore, in lui artefice, ha un linguaggio che invano cercherebbesi ottenere dal fanciullo lasciato nell'ozio? Inoltre il lavoro manuale deve accettarsi deve introdursi nella scuola primaria, come elemento atto a stabilire ed a mantenere l'equilibrio delle umane facoltà, il che vuol dire gettare le basi di quella che con soverchia leggerezza si chiamò utopia da filantropi e non è se non il fine ultimo dell'umanità, l'armonia sociale, la ragione della forza. Alcuni si domandano come è avvenuto che il lavoro manuale sia entrato prima nelle scuole delle altre nazioni che nelle nostre, mentre l' Italia fu mai sempre, per tradizione, per indole, iniziatrice di queste innovazioni. La risposta non è difficile a darsi: altrove lo squilibrio politico-sociale rimonta a epoca più lontana, e il problema economico è passato da gran tempo in prima linea, si è imposto a minaccia la tranquillità di Europa, così da far paventare non lontana una conflagrazione. Preoccupati da questo pensiero i pedagogisti, i sociologi stranieri dovettero consigliare la educazione completa della personalità in germe, per avere il cittadino e l'uomo curante del proprio interesse, in quanto è in armonia con l'utile degli altri. Ma c'è dippiù: da venti anni circa, secondo l'oratore, nel Belgio , nella Francia , negli stati liberali dell'Europa settentrionale, nella Svizzera , nell' Inghilterra si sono riuniti per opera di eminenti scienziati varii congressi igienici, in cui la nota dominante è stato il grido d'allarme per le malattie cagionate dalla soverchia tensione delle cellule cerebrali, le malattie della scuola, e si è reclamato contro l'eccessivo lavoro intellettuale che mena all' impoverimento delle generazioni future, sintetizzando danni e rimedii nel felicissimo aforisma: L'umanità se ne va pel cervello, salviamola coi museoli!.... E si è dato opera sollecita dai reggitori della cosa pubblica a riformare i programmi d'insegnamento, a rendere salubri i locali, migliori i banchi, acconci gli attrezzi, e si sono additati i mezzi per lo sviluppo armonico dell' organismo e delle facoltà spirituali. Ginnastica, tiro a segno, palestre, lavoro manuale, ecco i coefficienti. Si sono quindi istituite scuole indirizzate al doppio fine di migliorare la salute del popolo e di opporre un argine al socialismo; esse altrove sono poste in condizioni soddisfacenti, in Italia passano sotto il nome di «Scuole di disegno applicato alle arti industriali Scuole d'arti e mestieri Scuole professionali », e poichè a voler dare di tutte un cenno, troppo si sarebbe dilungato, l'oratore non ha parlato che dei tipi principalissimi. La Francia ha il vanto della più bella istituzione di simil genere nella scuola della Villette, ove ai giovinetti che la frequentano è impartito un insegnamento formale con fine educativo, e si parla della patria, delle sue leggi, del posto che occupa nel concerto degli stati civili; e s'inspirano nobilissimi sentimenti d'orgoglio. di appartenervi; di maniera che, dinanzi al gran nome di Francia , non vi sono partiti, sette, chiesuole, tutto scompare dinanzi all'interesse supremo di essa. Ivi son pure officine meccaniche, nelle quali i giovinetti del popolo cominciano dal conoscere e maneggiare ferro, ottone, rame ecc., per progredire sino a diventare meccanici espertissimi, artefici rinomati, e li precede tanta bella fama, che prima di uscirne sono richiesti ed accaparrati per una mercede giornaliera di 5, 10 e più lire al giorno. Come è da supporsi, dirigono tale istituzione persone egregie ed illuminate, perchè è fortuna singolare ed invidiabile di quel paese l'avere a capo dell’educazione gli uomini più eminenti per senno e per dottrina. Un altro tipo degno di considerazione è l'ècole vocationelle, ideata dal venerando pedagogista M. Eduard Raoux di Losanna, che ha a disposizione un parco ed un edifizio capaci di ricoverare 350 bambini del popolo, a fine di studiare di ciascuno l'indole e l'attitudine dell'ingegno. Hanno gli alunni un orario dalle 8 alle 11 ant. nell'inverno e dalle 6 alle 9 ant. nell'estate, e nelle ore destinate al lavoro sono lasciati liberamente vagare per gli ampii cortili, torno torno i quali son disposte officine, in cui, massime nei primi giorni, i fanciulli entrano per vedere tutto, tutto osservare, e gli istitutori li sorvegliano e prendono nota delle impressioni che i fanciulli ricevono al cospetto delle diverse opere manuali. Alla fine succede la scelta, l'educatore la valuta, guida, esorta, corregge con criterii desunti dalle predisposizioni e dalle attitudini del futuro apprendista; ed ognuno comprende come, posta la scelta secondo natura, la riuscita sia s'cura, conforme alle aspettazioni del filantropo che dava alla Svizzera , alla Francia , all' Umanità il più razionale istituto di educazione. In Italia , ha soggiunto l'oratore, di istituzioni di questo genere non si ha sino ad oggi esempio; soltanto esistono scuole di disegno applicato alle arti industriali, in cui per le arti manuali s' insegna il disegno lineare, per le liberali il disegno d'ornato, e accanto. alle une e alle altre sorgono officine diverse. L'impianto di dette scuole incontrò non pochi ostacoli da parte del Governo stesso, il quale stava nel timore che esse, protette dallo Stato, sovvenute dalla Provincia, mantenute dai Municipi, potessero far concorrenza seria alle piccole industrie private; ed altri ostacoli incontrò nei padroni di bottega, perchè ben sapevano costoro che i giovinetti, uscendo dalle officine-scuola sarebbero entrati da padroni nelle loro botteghe, non da garzoni; stabilendo così una concorrenza nobilissima, ma sempre rovinosa per i loro interessi. Non mancano appo noi scuole d'arti e mestieri, le quali non sono altro che officine le quali hanno accanto delle scuole. Le scuole di Slöid mirano a dare al lavoro manuale un fine educativo: il lavoro manuale educa il senso della mano e dell'occhio al gusto del bello e contribuisce a mantenere un certo equilibrio nello sviluppo delle facoltà del fanciullo. Si disse già come ogni insegnamento debba essere indirizzato a dare quel determinato grado d'istruzione richiesto dalla classe di individui per cui è impartito; così, dall'Università al Liceo, da questo al Ginnasio, dal Ginnasio alle Scuole tecniche e alle Scuole normali, le nozioni sono proporzionate ai bisogni di chi le riceve, e quelle si convengono a un ceto di persone, che mal si addicono ad un altro; ciò esprimesi diversamente col dire che i suddetti insegnamenti rivestono un carattere speciale, mentre quello elementare serve per tutti e non giova a questo od a quello soltanto, ma riguarda tutti i cittadini, nella loro prima età, e serve di preparazione a quello stato qualsiasi, che adulti sceglieranno. Partendo da tale concetto, ognuno si persuaderà come in questo periodo di tempo il lavoro manuale educativo tenga dei caratteri generali suesposti e perciò debba entrare nelle scuole elementari non come fine a sé stesso; ma come elemento della funzione didattica, come aiuto pel maestro nello svolgimento del programma generale di istruzione elementare. Molti, ha osservato l'oratore, affacciano le difficoltà dei maestri non preparati e del tempo che verrebbesi a sottrarre alle altre materie: i maestri, solo che il vogliano, potranno presto mettersi in grado di acquistare l'attitudine necessaria per istruire ed educare gli alunni; è quistione di fatica e di buon volere, ma tutti sanno che mai uomo senza fatica diventò migliore di quel che era; e riguardo al dubbio che l'introduzione del lavoro manuale nella scuola possa ridondare a scapito degli altri insegnamenti si può rispondere con argomenti molto serii i fatti, con la scorta dei quali si è potuto dimostrare che molti maestri, non ostante l'introduzione del lavoro educativo nell' insegnamento, figurarono per lodevoli risultati anche nelle composizioni, nei saggi di aritmetica, anzi ebbero rilevante vantaggio su altri colleghi, che, paurosi della novità, si restrinsero al solito. insegnamento, povero di vita, di emozioni, di affetti, non pensando che con le sensazioni si hanno, secondo si è detto innanzi, i nomi, con le determinazioni si hanno gli aggettivi e con le azioni i verbi, parti essenziali dell'umano linguaggio. Il lavoro manuale adunque nulla inceppa, a nulla si sostituisce, nulla fa trascurare; ma compie un ufficio analogo a quello della lavagna, delle carte geografiche, del pallottoliere, e più efficace. Le altre difficoltà di spazio, banchi, attrezzi, modelli, assieme alla già accennata imperizia del maestro sono argomenti da gente povera d' intelletto, obbiezioni da pedanti, non da pedagogisti. Il maestro, ripetiamolo, si farà, e quando l'alunno sarà creatore di oggetti, strumenti, figure, terrà educati e andrà viem meglio perfezionando l'occhio, la mano l'intelligenza, la noia non opprimerà il suo spirito, e il giudizio si raffinerà, mediante i confronti e le distinzioni, ed anche il gusto del bello si andrà via via educando. Nè è opportuno che gli esercizi ed i giuochi fröbelliani si lascino dal fanciullo col lasciare l'asilo, anzi il coordinamento ha da intendersi proprio in questo senso che cioè parecchi di essi trovino la loro continuazione sino alla 5a classe elementare. Acuni esercizi hanno lo scopo di presentare agli occhi del fanciullo oggetti che non conosce affatto, o non conosce bene, o non sa ancora determinare; altri sono destinati a presentare oggetti conosciuti, per sapere da quale noto si hanno da pigliare le mosse e per stabilire in precedenza il punto cui si vuole arrivare; altri mirano a far rivelare il gusto artistico del bambino, ossia discoprire le tendenze naturali, le disposizioni del bambino, per secondarle, svolgerle, fortificarle; ed a siffatti esercizi va congiunto il vantaggio di spronare gli alunni a nobile e santa emulazione, per cui sovente vedrassi il piccolo artefice insegnare un taglio, una piegatura al compagno che sa meno, e compassionare con effusione tenerissima i disgraziati, i quali, per un difetto organico, non possono tentare la prova; di questo genere sono la plastica ed il cartonaggio. Il conferenziere giunto a questa parte della conferenza ha appena accennato ai lavori in legno, che non crede si debbano introdurre nelle nostre scuole elementari; non di meno, ha soggiunto, si esaminerà a suo tempo se qualche saggio possa utilmente essere accettato. Finalmente ha conchiuso: il lavoro manuale educativo può e deve formare un utile esercizio, nelle classi inferiori specialmente, purchè risponda a questo concetto, accolto dai più illustri pedagogisti d'Italia e fuori, che, cioè, esso giovi a mantenere un giusto equilibrio nello svolgimento delle facoltà tutte del fanciullo e si rivolga ad applicazioni le quali rivestano carattere di generalità, non tolga tempo per lo svolgimento completo del programma didattico, ma gli esercizi di lavoro manuale siano di sussidio al maestro, siano un elemento della funzione didattica; perciò questi devono 1 aiutare l'insegnante a guidare il bambino nella scoperta del vero, per maniera che lo scopritore sia il discente stesso, mirando inoltre a fargli immagazzinare un certo numero di vocaboli della lingua italiana, affinchè sia in grado di manifestare nettamente e prontamente il suo pensiero 2. aiutare l'insegnante a fare scoprire al bambino rapporti tra le cose, determinazioni ed azioni 3 essere diretti allo scopo di educare il gusto estetico, mettendo il fanciullo sulla via di diventare un piccolo artista, come egli desidera di essere. La seduta è stata levata a ore 12,50 p. m.

CONFERENZA QUARTA GIORNO 28 SETTEMBRE 1889. Il disegno lineare, gli esercizii fröbelliani e le loro applicazioni nella scuola popolare. Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore esordisce manifestando il suo rammarico per non vedere nell' accolta gentile di uditori, dai quali ritiensi onorato, una larga rappresentanza di madri di famiglia, con cui vorrebbe intendersi circa le norme fondamentali per la educazione dell'infanzia, all'oggetto di avere l'efficace loro concorso nell'attuare quel piano di riforme, che è sua mira apportare negli istituti infantili e nelle scuole. della Provincia. Si dichiara lieto di poter partecipare all'assemblea, che, allo scopo di preparare le maestre giardiniere almeno in numero sufficiente al bisogno della regione, ha ottenuto dal superiore Ministero la facoltà di impiantare accanto alla scuola normale femminile della città una sezione fröbelliana, la quale, come primo tentativo, raccoglierà non più di 30 bambini tra maschi e femmine, dai 3 anni ai 6, e che tale sezione incomincerà a funzionare non più tardi del p. v. Dicembre. Ripreso poscia l'argomento, esaminò i diversi tipi di scuole di lavoro manuale all'estero che trovano il corrispondente nell' Italia e fece un nuovo cenno della già menzionata scuola de la Villette, per dedurre, che, essendo istituita a fine industriale, non può fornirci quel carattere di generalità che distingue la scuola popolare come la intendiamo noi; lo stesso dicasi dell'istituto vocationel di Losanna, di quello Casanova e dell'Ecce-Homo di Napoli , del Coletti di Venezia , del Turazza di Treviso , dell'Aldini-Valeriani di Bologna . Particolare menzione fa della encomiata scuola de la Rue Tournefort diretta dal Sig. Salicis, già allievo del Dott. Salomon di Näas, aperta per raccogliere i fanciulli del popolo e metterli sulla via di addiventare operai; ma anche siffatta istituzione non può prendersi come esempio nel caso nostro, per quel che riguarda il lavoro manuale educativo, avendo il fondatore cominciato le sue prove dal corso superiore, mentre a noi interessa conoscere in qual modo introdurre il lavoro fin dalle prime classi. L'oratore è convinto che il lavoro manuale debba aver la sua base nel disegno lineare, il quale può prendere il posto dell'insegnamento della calligrafia, e come questa ne riceverà aiuto e indirizzo migliore, così quello gioverà a dare l'esatta conoscenza delle forme, a educare l'occhio alla misura e a mantenere la disciplina tra gli alunni, vantaggi punto disprezzabili, se riflettesi che non è compito della scuola primaria creare falegnami, fabbri, pittori, scultori, artefici, i quali si danno dalle officine, dalle scuole d'arti e mestieri, dagli Istituti Superiori, che hanno carattere di specialità e soddisfano ai bisogni di questa o quell'altra classe di persone, non della generalità. Determinato il fine del lavoro manuale, rimane da stabilire una serie ordinata di esercizii, conformi a quelli in uso nelle più accreditate scuole di Francia , Svezia , Germania , Danimarca , le quali ci precorsero in questa utilissima riforma, e l'oratore trova raccomandabili quelli compilati dal Prof. Del Bianco, dall' Ispettore Paroli, e gli altri proposti dal Ministero di P. I. Ostacoli non mancheranno di presentarsi nella insufficienza dei locali e perciò nello spazio mancante tra alunno e alunno, nel denaro occorrente pei disegni e per la carta, ma a vincerli, come si è detto, basteranno l'opera zelante del maestro ed il buon volere dei Comuni, che si persuaderanno facilmente della necessità di dare un indirizzo più razionale alle scuole popolari. Così per la ristrettezza del locale, quando si verifichi, egli propone di esercitare non tutti gli alunni in una volta, ma per isquadre, e per la carta può adoperarsi la quadrettata, alternando e intrecciando i disegni con esercizi di numerazione e di geometria elementare, lasciando pur qualche volta l'allievo liberamente abbandonarsi alle ispirazioni del suo genio inventivo. Dopo una serie di esercizi preparatorii si consigliano dal chiarissimo conferenziere quelli di applicazione, tratteggiando greche e colorendone i meandri con la lieve spesa di pochi centesimi di anilina. Il più elementare esercizio di lavoro manuale si ha nel punteggiamento, che si può far servire non solo a presentare e ripresentare oggetti svariatissimi, cominciando dall'uomo, dalle sue vestimenta, dagli animali domestici più noti, per passare alle foglie, ai fiori, ai frutti conosciuti, ma a compiere eziandio lavori di utilità nelle famiglie e guadagnare in tal modo i più convinti alleati all' innovazione da noi propugnata. Seguono in ultimo gl' intrecci che cominceranno a farsi con la carta per riconoscersi poscia-maggiormente utili e duraturi nelle scuole femminili quelli con la lana; potendo in questo caso tornare sotto forma di tappeti, guancialini, sottolumi, berretti ecc. di uso pratico nelle famiglie. Conchiudendo l'oratore esprime il suo convincimento che il disegno, il punteggiamento, l'intreccio sono saggi di lavoro manuale da introdurre negli asili e nelle classi elementari inferiori, per proseguire, nelle altre classi, con quelli di cartonaggio e di plastica, dei quali promette intrattenersi particolarmente nella prossima conferenza. Dopo di che si leva la seduta a ore 1,10 p. m.

CONFERENZA QUINTA. GIORNO 29 SETTEMBRE. «Gli esercizi di cartonaggio e di plastica». Alle ore 12 m. aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore richiamandosi al concetto svolto in una della precedenti conferenze, che cioè la scuola elementare col suo carattere di generalità niuno insegnamento ed esercizio può accettare il quale ad esso non s'informi, ha riaffermato essere gli esercizi di lavoro manuale da introdurre non un semplice lavoro di mano, sì bene una ginnastica dell'intelligenza e dell'occhio e della fantasia insieme. A questo nobilissimo fine pare non abbiano voluto por mente i fieri avversari della novità da noi caldeggiata, allorchè, pensandosi di cogliere in fallo o contraddizione i sostenitori, hanno tacciato d'incoerenza gli sforzi di costoro, per conchiudere che la novità si risolve in un perditempo anzichè in un bisogno da soddisfare, in una manìa di riforme e di innovazioni, più che in una pratica utilità per la monade sociale. Si sono spinti ancora più oltre, mettendo fuori un saggio di sillogismo che suona presso a poco così: I fautori ostinati dell'introduzione del lavoro manuale, mentre inneggiano alla scienza pedagogica, riescono ad opera vacua e dannosa per l'infanzia e contraria ai principii stessi della scienza, poichè se, come essi medesimi van ripetendo, non intendono formare artisti, finiranno per educare non i sensi per l'intelligenza, ma i sensi pei sensi. Per verità l'osservazione sarebbe giusta, l'accusa avrebbe tutto il carattere della serietà, se al fanciullo si presentassero oggetti perchè egli ne discoprisse le qualità sensibili e non altro; in questo caso si starebbe nella cerchia morta delle esercitazioni di nomenclatura, gabellate per lezioni di cose, quando non sono che lezioni di parole; ma incitare alla osservazione delle proprietà dei corpi, ai confronti, alle somiglianze e differenze fra cosa e cosa, mena difilato all'abito dell'astrarre; e far passare l'alunno dalla semplice sensazione al giudizio, gradamente: è ginnastica, è educazione vera della intelligenza, è il più alto risultato cui si possa giungere, ottenendo che l'alunno diventi maestro di sè stesso. Certo che dovendo il mondo esterno farsi coscienza del bambino, esso mondo non può penetrare che per la via dei sensi, e gli esercizii di lavoro manuale, i quali si vogliono introdurre nell'insegnamento primario in tanto si accettano in quanto sono elementi didattici di indiscutibile efficacia sull'attività mentale dell'allievo. E occorre pur notare che gli esercizi i quali hanno tutta l'apparenza di essere soltanto esercizii materiali sono quelli compresi sotto il nome di cartonaggio e di plastica, di cui l'oratore ha promesso occuparsi nella conferenza che forma oggetto del presente verbale, cartonaggio e plastica che costituiscono un vero lavoro manuale, accettato anche da coloro che sono soliti di battezzare con l'appellativo di ninnoli ogni altra manifestazione di esso. Detti lavori non sono neppure essi una novità per noi, in più d'uno degli stati d'Europa si riconobbe la necessità di darvi largo impulso e moltissime scuole maschili e femminili di Copenaghen hanno introdotti questi utili esercizi, indirizzati a ripresentare al fanciullo forme ed oggetti noti, a offrirne nuove per le lezioni oggettive, a servire di applicazione diretta degli esercizi precedenti, a fermare il noto nella mente del fanciullo, a estenderlo con gradazioni naturalissime, a immagazzinare un notevole numero di vocaboli necessari per esprimere i giudizii dell'età sua; hanno poi il grande vantaggio di essere coordinati ai primi tentativi fatti nel giardino dell'infanzia, essendo basati sul disegno lineare. Sarà accaduto più volte che il bambino si sia annoiato di quelle linee che non gli parlavano ancora efficacemente alla fantasia, ed ora nei lavori di cartonaggio e di plastica quelle linee lasciano per lui l'incomprensibile della proiezione e assumono forma nuova, palpabile, evidente; quelle linee egli le sente, le tocca, le pone in relazione e non si pente del tempo che ha impiegato nel tirocinio dei primi anni. Avviene di questi esercizi ciò che è solito accadere di ogni primo tentativo: si farà in principio opera assai imperfetta, ma il continuato esercizio corregge, perfeziona, mercè la affettuosa diligenza del maestro, che sopraintende per ottenere quel grado di perfezione consentito dall' età e dalle attitudini del discente. L'oratore ha pure accennato al programma di questi lavori che possono cominciarsi dal taglio regolatore del cartone per procedere per gradi a linee e angoli che abbiano relazioni tali tra loro da potersi in ultimo combinare e formare oggetti, che servano di aiuto a svolgere il programma d'insegnamento, di aiuto ad arricchire di nuove idee la mente del fanciullo; e se ai detti vantaggi accoppieranno l'altro di essere di qualche utilità pratica, avremo guadagnato alla nostra causa gli animi dei genitori, o meglio avremo fatto un gran passo per ottenere quella fiducia che è l'anello di unione della scuola alla famiglia. Ma questo non è poi tutto. Ammessa la indiscutibile utilità del museo oggettivo nella scuola, questo si potrà avere prontamente e quasi senza spesa, facendo lavorare dagli alunni un gran numero di scatolette di forme e dimensioni diverse per riporvi gli oggetti raccolti, e molti oggetti stessi potranno lavorarsi col cartone. Qui il conferenziere si è fermato a valutare l'importanza delle difficoltà e dei dubbi, circa il danno che strumenti pericolosi potrebbero arrecare al piccolo artefice, e con brio e colorito da poeta, con mente da pedagogista e cuore di soldato ha posto in confronto simili dubbiezze di anime piccole cogli alti sensi della madri italiane, che nel periodo eroico del nostro risorgimento non paventarono di affidare un moschetto a giovincelli imberbi, per la rivendicazione delle libertà patrie. Il fanciullo, ha egli aggiunto, talvolta si farà un piccolo taglio; e sia! non sarà un gran male; imparerà con l'esperienza propria a essere cauto: anche questa è scuola per la vita. Resta però ad ogni modo raccomandato che gli esercizii di cartonaggio si introducano nella 3° sezione della scuola unica e nelle classi superiori delle altre scuole, soltanto. Oltre al coltello e alle forbici occorreranno pei suddetti lavori un compasso, un doppio decimetro e una riga, la quale per le prime volte sarà di ferro e in seguito di legno, e potrà tenersi questa progressione negli esercizii: tagli di linee, angoli, triangoli diversi, rettangoli, e via via, sempre dal più facile al più difficile; in tal modo all'insegnante si offrirà occasione di dare le prime nozioni di geometria o di ripetere le già impartite, e insegnerà il sistema metrico ora che il fanciullo è capace di astrazione, e dalla conoscenza esatta del metro intuirà il dm. il cm. il mm. ancorchè la lunghezza unitaria non gli sia presente. Intanto l'alunno, che ha imparato a fare qualcosa, è smanioso di creare, di fare da sè, e il savio maestro, secondando in parte questo naturale impulso, lascerà cimentare il suo genio inventivo, correggendo, incoraggiando, educando sempre. Per l'applicazione di quanto si è appreso si costrurranno dapprima i solidi geometrici e poi quelli altri che richiamino la mente del fanciullo ad oggetti veduti ma non fatti da lui, e sarà oggi un portafiori, domani un vaso, un porta-orologio, e ottenutili si compirà una utile serie di esercizii decorandoli con carta a colori scelti secondo il più acconcio gusto artistico. E la concorrenza? obbietteranno alcuni, come si rimedierà a questo spettro che turba i sonni dei protettori delle piccole industrie? Non preoccupiamocene, non ci inquieti questa bolla di sapone che sarà dissipata dal primo e più leggiero soffio di vento, a noi preme che il fanciullo esca dalla scuola con la pratica di saper fare, fare senza aiuto d'altri, e quando adulto vorrà mettere a profitto la propria esperienza e da uomo dignitoso se ne starà in casa a impagliare o accomodare una sedia, a trar partito del suo genio inventivo nel lavorare una cassettina, una gabbia, ecc. le piazze saranno meno popolate di oziosi e malcontenti, le bettole di gente abbietta e abbrutita, e le famiglie godranno nella pace e serenità degli animi il frutto dei giornalieri sudori del loro capo. E v' ha di più. Il lavoro, massime se di liberal elezione, fa riposare il corpo in quelle membra che sino allora si tennero in esercizio, solleva lo spirito, e ce ne accorgiamo bene noi in qual conto lo tengano i fanciulli, quando lasciati liberi di fare questa o quell' altra cosa si attengono alla più geniale, e vi ripongono tanta attenzione da non avvertire più ciò che accade nel mondo circostante. Il conferenziere è passato poi a dire qualche cosa della plastica, chiamandola sovrana degli esercizi elementari di lavoro manuale, e sebbene molti dimostrano difettoso l'esercizio per la poca resistenza che la creta offre al lavoro, afferma che offre ella d'altra parte notevoli vantaggi, richiedendo pochi strumenti e punto pericolosi per la sua lavorazione, e prestandosi a svariati esercizii e riproduzioni dai vero. La creta costa poco e si trova dovunque; di istrumenti bastano un telaio, una tavoletta di legno d'abete, e qualche steccolina; nel lavoro in creta non si esercitano classi intere e numerose, ma squadre, possibilmente in giorni di vacanza e come premio a chi in tutta la settimana fu assiduo e diligente nella scuola. Può cominciarsi il lavoro dal modellare e dall' intagliare la creta. Si occupino dapprima i fanciulli nella modellazione di figure geometriche più conosciute, di forme vedute dall'alunno; e perciò: la sfera, il cubo, il cilindro il cono saranno costrutti pei primi. L'intaglio si ottiene incidendo sopra piani di argilla linee, angoli e poi figure di oggetti usuali, sostituendo lo stecco alla matita adoperata nei quaderni di disegno. Può eziandio aversi un utile esercizio di rilievo, tagliando la parte esterna della incisione. Si procede poi alla modellazione di figure poliedre, permettendo anche quì di tratto in tratto all'allievo un lavoruccio d'invenzione, quando gli si debba dare uno svago oltre l'esercizio del canto e della ginnastica. L'esperienza ha provato che alunni e maestri finiscono per innamorarsi di tale genere di lavori, et come questi vi dedicano con piacere le ore più belle di libertà, così quelli si affezionano sempre più alla scuola. La plastica ci apprende pure il mezzo di riprodurre molte forme per impressione, e quindi fiori, frutta, foglie con cui si fanno poi artistiche combinazioni. Qualche maestro si è voluto provare a cuocere gli oggetti pla- smati e a coprirli di vernice, i risultati però non possono ancora dirsi soddisfacenti. Un esercizlo di ordine più elevato è quello di riprodurre la forma di un disegno tolto dal quaderno, ma in questo come negli altri costante dee tenersi l'amorosa vigilanza del maestro, il quale lavorerà con i suoi piccoli, senza curarsi di qualche insuccesso che lo metta in apparente inferiorità rispetto a loro; ciò gli servirà di sprone a perfezionarsi. Solo in questa maniera il concetto di Fröbel Friedrich potrà avere intieramente la sua applicazione, concetto divinato dal nostro da Feltre Vittorino , accettato dal Pestalozzi Johann Heinrich , e dal sommo pedagogista friburghese completato, corretto, richiedendo egli che il bambino manifesti con l'opera la sua attività, dia alle cose che tocca la sua impronta e cerchi di raggiungere con le proprie forze la verità. Dei lavori in maglia, lana, filundente, margheritine, corallo; l'oratore ha ritenuto non dovere far cenno, essendo questi lavori donneschi già introdotti in diverse delle nostre scuole elementari femminili. Del lavoro in legno, o slöid propriamente detto, si è proposto di trattare nella prossima conferenza, per determinare i concetti dai quali si sono lasciati guidare gli stranieri nell'accettarlo, ed esporre il suo avviso su ciò che al riguardo debba pensarsi e praticarsi dall' educatore italiano. La seduta fu levata alle ore 1,50 p. m.

CONFERENZA SESTA GIORNO 30 SETTEMBRE 1889: «Gli esercizii di slöid e le loro applicazioni nelle scuole elementari italiane. » Apertasi la seduta con le solite formalità, il Sig. Conferenziere ripete sommariamente quanto ha esposto intorno ai diversi tipi di scuole di lavoro, alcune delle quali sono scuole di tirocinio per le arti, i mestieri, le industrie, altre sono destinate a completare l'insegnamento formale, e di questo genere sono quelle dove s' insegna lo Slöid, e altre finalmente hanno caratteri speciali, come sono quelle istituite pei ciechi, sordo-muti ecc., delle quali la vicina e filantropica Napoli offre larghi e generosi esempi; ma in tutte queste scuole il lavoro non entra in sussidio dell'insegnamento, nè vi sta parte integrale, esso vale soltanto a completarle. Noi, seguita a dire il chiaro oratore, andiamo in cerca della scuola, in cui il lavoro entri come uno dei mezzi per mantenere l'armonia nello sviluppo delle facoltà del fanciullo non solo, ma come elemento della funzione didattica e quindi come sussidio per lo svolgimento del programma d' istruzione. Ma a quale lavoro daremo la preferenza? Al cartonaggio o alla plastica; ai lavori in legno o in ferro; al traforo od al tornio? E, scelto il genere di lavoro che meglio convenga, ripetiamo, come fare pel tempo, per la spesa, pel locale, per l'attitudine dell'insegnante? Per qualunque di essi ci risolveremo, è condizione indiscutibile però che debba essere coordinato al programma generale dell'insegnamento e adoperato non come insegnamento speciale, ma come sussidio didattico. Negli angoli più remoti d'Europa, e dove più era sentito il bisogno di dare un nuovo indirizzo alla scuola popolare, cominciarono tempo addietro a farsi degli esperimenti, e fra i dubbii di chi naturalmente trova più facile la critica dell' arte, vi fu alcuno che, seguendo i dettami del Fröbel Friedrich , riconosciuta la necessità di mantenere desta l'attività del bambino, vide essere indispensabile introdurre un solo genere di lavoro nella scuola del popolo, un lavoro che non presentasse serie difficoltà al fanciullo e richiedesse molti strumenti; inoltre si avesse in mira l'abitudine all' ordine, alla precisione, alla pulizia, all'esattezza, e si adoperasse un materiale non di grande costo, il quale potesse trovare utili applicazioni pratiche nella vita sociale. Quest'uomo, cui l'educazione popolare deve tanto, è lo svedese Salomon Otto . In quella regione, come nelle Alpi nostre, l'inverno è lungo e rigido, gli operai o emigrano a centinaia o rimangono tappati in casa e lavorano in legno di abete, di castagno, di faggio, di larice ecc., od intrecciano canestri o lavorano d' intaglio. Secondare le abitudini di quel popolo ed avviarlo all' utilità pratica fu il pensiero del Salomon Otto e del suocero di lui Augusto Abrahamson. L' Abrahamson volle vedere realizzato il bel segno di rendere le scuole svedesi davvero una preparazione alla vita degli abitanti di quella regione, iniziandoli sin dai primi anni a quel lavoro che dovrà poi essere l'esercizio e la risorsa dei loro anni avvenire. Una delle ragioni che fecero preferire il legno, è l'essere questo una materia che si trova ovunque con poca spesa, il prestarsi a utili lavori, l'offrire una certa resistenza e sopratutto l' obbligare il fanciullo che lo lavora a non condurre una vita sedentaria, infine il richiedere una quantità di attrezzi o strumenti graduati, a cominciare dal coltello per finire allo scalpello ed alla pialla. Sin dal 1842 nella Svezia le scuole primarie sono divise in due corsi; l'elementare per fanciulli dai 6 ai 10 anni, e il popolare in cui è dato l'insegnamento del disegno, della ginnastica, del canto, del maneggio delle armi, dell' orticoltura, in cui gli alunni sono disciplinati militarmente così da formarsi un'abitudine che è per loro una seconda vita. Nel 1874 Abrahamson ebbe la sventura di perdere la compagna e per onorarne degnamente la memoria istituì una scuola per fanciulle dai 10 ai 16 anni allo scopo di dare loro abilità nei lavori donneschi del filare, tessere, cucire a. mano, preparare il desinare, tenere in ordine la casa. Preoccupato inoltre il valentuomo dalla necessità di tenere esercitato l'uomo e agevolargli il tirocinio delle arti e delle industrie, senza creare a queste una rovinosa concorrenza, pensò di istituire le scuole normali pei maestri che insegnano lo Slöid, convinto però che non si dovesse fare l'artista nella scuola, poichè in questa il lavoro manuale non è introdotto a mira commerciale o industriale, ma a fine pedagogico, Salomon Otto , pedagogista, filosofo ed educatore sapientissimo, ebbe l'incarico di impiantare e dirigere questo Seminario; egli dopo mature considerazioni giudicò conveniente adottare un solo genere di lavoro, quello del legno, adoperandosi all' uopo gli strumenti tutti del falegname e aggiungendovi un coltello, costruito in modo da renderlo più maneggevole e meno pericoloso. Nè qui si arrestò l'opera del Salomon Otto , ma fu intesa a trovare una serie ordinata di esercizii e modelli che avessero potuto far acquistare alla mano speciali abilità, Gli sforzi furono ardui e grandi, ma la buona riuscita li coronò e lo scopo fu raggiunto. Nè si potrebbe obbiettare, che dalla preferita lavorazione del legno gl' industriali di siffatta materia avranno motivo d'impensierirsi, poichè il fanciullo non fa che un tirocinio, di cui essi debbono saper grado alla scuola, la quale licenzia i suoi allievi non appena hanno acquistato l'attitudine a divenire buoni operai, con un corredo di cognizioni però che non è sufficiente a far loro iniziare la concorrenza, per la quale son richiesti arte e ingegno. Lo stesso Rousseau Jean-Jacques preferì l'arte del falegname pel suo Emilio e prima ancora il Rabelais pel suo allievo. Sta poi il fatto che l'uomo, il quale è costretto, specie durante l'inverno, a pensar molto, a lavorar molto a tavolino, non sa prescegliere miglior ginnastica e miglior correttivo all' eccedente lavoro intellettuale che l'esercizio del tornio. Se non che allo Slöid si imputano anche dei difetti, e per vero esso non può introdursi, anzi non è introdotto, siccome abbiamo veduto, nelle scuole di Svezia che per alunni dell' età di 10 anni; e da noi la maggior parte dei fanciulli a 9 anni abbandona la scuola; per dippiù colà riveste carattere di specialità e non lo precedono esercizii preparatorii, di maniera che è forza conchiudere che il problema dello Slöid è irresoluto per noi, anche perchè i nostri alunni, forniti d'altra indole, meno flemmatica e posata, e non disciplinati come in Isvezia, difficilmente andrebbero esenti dagli inconvenienti che derivar possono dall'uso di strumenti varii e pericolosi. È opinione dunque dell' oratore che nelle scuole elementari italiane lo Slöid non possa introdursi, o solo nei corsi superiori e in quei Comuni che dispongono di mezzi, in ispecie nei grandi centri, come esperimento. Siffatti esercizii, a giudizio del conferenziere, devono sempre essere preceduti dall' insegnamento del disegno lineare, non ostante alcuni uomini di merito siano di opinione che di esso si possa far senza. L'ultima parte della conferenza fu spesa a commendare un'altra istituzione filantropica dei nostri giorni, quella dei Ricreatorii festivi, già in voga in molte città della Germania , della Francia , e a Torino , a Milano a Napoli . Colà in locali grandiosi sono stabiliti torni, materiali ed attrezzi per la lavorazione del legno, della creta, del cartonaggio, palestre di ginnastica; ed i figli del popolo vi sono accolti in quelle ore in cui i genitori non possono occuparsi di loro. Sono intrattenuti in geniali lavori, sempre vigilati dall'opera amorosa di comitati di filantropi, dei quali fanno parte valenti artisti, educatori, studenti di Università, lieti di spendere l'opera loro in prò del popolo abbandonato.

VERBALE DI CHIUSURA ore 4 p. m. Riassunto delle conferenze pedagogiche. Tra l'aspettazione della numerosissima assemblea, desiderosa di ascoltare il riassunto delle Conferenze, il regio Provveditore agli studii apre la seduta, dando la parola al r. Ispettore D'Amico, che con chiarezza riassume le dotte quanto pratiche dissertazioni dell'egregio Cav. Maierotti Giovanni , confortandole coi dati della propria esperienza e facendole seguire da alcuni consigli, suggeritigli dall'affetto paterno per la benemerita classe degl' insegnanti. Sorge poi a parlare l'egregio Direttore delle Scuole elementari di Lagonegro Prof. Siervo , dirigendo a nome dei maestri un saluto al capo degli Studi nella Provincia con belle e sentite parole che, interpretando i sentimenti dell'Assemblea, sono accolte da applausi unanimi. In nome della stessa da ultimo il Direttore delle scuole elementari del Capoluogo offre un ricordo all'egregio Conferenziere, il quale loda i maestri pel contegno serbato durante le conferenze e prende da loro congedo. Gl'insegnanti si scambiano affettuose strette di mano e la sala echeggia di fraterni saluti, che non sono un addio, ma un arrivederci. La seduta è tolta a ore 6 p. m. Potenza , 30 Settembre 1889. L'estensore-segretario Antonio Renzi

Prof. Corbi Guastaveglie Teodolinda Insegnamento del Disegno. Conferenza pedagogica Potenza, Tipografia editrice Garramone e Marchesiello 1900

(in nota) Il giorno 16 settembre 1883 alle ore 10 ant. nella sala maggiore del Municipio sotto la presidenza del cav. Laudisi Giuseppe R. Provveditore agli studi, si inaugurarono in Ancona le conferenze provinciali pedagogiche alla presenza del Comm. Senise Carmine R. Prefetto, del Sindaco e di altre autorità, con l'intervento di circa trecento maestri. TEMI DELLE CONFERENZE: Scuole rurali uniche e miste. (Relatore cav. prof. Barba R. ispettore scolastico). Insegnamento dei diritti e doveri. (Relatore cav. De Mattei Giovanni direttore e prof. della R. scuola normale femminile). Scienze fisiche e naturali. (Relatore car. Bianchi Vincenzo prof. al R. Liceo). Insegnamento della lettura. (Relatore car. prof. Barba Pasquale R. Ispettore. scolastico). Insegnamento della lingua. (Relatore sig. Contegiacomo Guglielmo prof. della R. scuola tecnica). Insegnamento dell'Aritmetica. (Relatore car. prof. Casali Cesare , direttore delle scuole elementari). Insegnamento della storia e della geografia. (Relatrice sig.na De Mattei Paolina prof. nelle classi preparatorie alla scuola normale). Insegnamento del disegno. (Relatrice sig.na Corbi Guastaveglie Teodolinda prof. nelle classi preparatorie alla scuola normale). A me, o Signori, è stato fatto l'onore di affidarmi il conferire intorno al disegno. Sebbene io non abbia molta fiducia nelle mie forze, pure mi studierò di adempiere, come meglio potrò, l'incarico datomi. Questo utile insegnamento non si deve escludere dalle scuole urbane e rurali di grado inferiore e superiore, da quelle serali, festive o di complemento; anzi deve rispondere agli intendimenti della moderna pedagogia. Ai fanciulli si devono far apprendere cognizioni che riguardano la lingua, l'aritmetica, la geografia, la storia patria, la storia naturale ecc... e soprattutto si deve aver di mira di educarli in modo da risvegliare in loro sentimenti che un giorno li facciano essere cittadini utili a sè stessi, alla famiglia, alla patria. Sin qui il disegno, in molti paesi, venne ritenuto come insegnamento che avesse a compartirsi soltanto a quelli che sembrassero dotati della divina scintilla artistica, che rende illustri le nazioni. Ed è vero: il giovinetto che sortì da natura disposizione per le arti belle, applicandosi con amore ad esse, riuscirà poi con altri studi a ritrarre sulla tela ed a scolpire il marmo in modo da riprodurre ciò che la sua fantasia artistica s'era immaginato. Ma non è, o Signori, questo lo scopo pel quale si vuole introdurre il disegno, nelle scuole nominate. Di fatto, è mai supponibile che tutti i fanciulli ed i giovinetti, che vi si troveranno riuniti, debbano un giorno essere artisti? Sarebbe cosa assurda il supporlo e nemmeno da desiderarsi. La scuola, per i fanciulli, non deve essere un luogo di pena, perciò si deve procurare che non vi si annoino: le persone che li accompagnano non devono essere obbligate a trascinarli per la mano, ma se li devono veder correre innanzi, verso la scuola, come farebbero per andare verso la loro casa, dove saranno salutati da un bacio affettuoso della mamma. Volete ancora che il fanciullo s'innamori dello studio, che penda dalle vostre labbra, che sia raggiante di gioie a mano a mano che viene a conoscere nuove verità? Abituatelo all'osservazione di ciò che lo circonda, a riconoscerne, ammirarne ed amarne quanto v'è di bello e di buono. Il mezzo più acconcio per raggiungere questo scopo ci è fornito dal disegno; perciò sin dai primi giorni che il fanciullo frequenterà la scuola, s'intratterrá in questo studio, che, ricreandolo, lo condurrà, senza che nemmeno se ne accorga, all'apprendimento di cognizioni dei varii studii indicati sopra. La prima impressione che riceviamo d'un oggetto, ci è data generalmente dalla vista. L'immagine, che l'occhio ne riceve, è trasmessa all'intelligenza che la ritiene e l'ha presente anche molto tempo dopo che l'oggetto non è più innanzi a noi. Supponete di presentare al bimbo un fiore, una bella rosa, per esempio, della quale direte il nome, il colore.... e farete gustarne il profumo, ammirarne l'eleganza della forma; e indovinando, dallo sguardo del bimbo, ch'esso sarebbe contento di possederla, gliene richiedete la ragione ed esso risponderà: "Perchè è bella e odorosa", e, vedete? noi possiamo prendere occasione dalla rosa per fare intendere ai bambini, per quanto è loro possibile, che la bellezza del fiore è costituita dalla forma, dalla delicatezza delle tinte, dalla freschezza dei petali; se questi sono appassiti il fiore si getta via: e così i bambini non sono belli se non sono lindi, e quando hanno le vesti, le manine, il visino imbrattato, sono come una rosa appassita, senza alcun pregio. La rosa poi è ricercata perchè possiede un delicato profumo; ed anche il bambino, quando è buono, è amato e desiderato da tutti, quando è cattivo invece non è curato da alcuno. Qui si fa convincere come la bontà irradi il volto di una luce che fa tanto belli i bambini e li fa amar tanto! Tutte queste parole che sono forse, prese così in astratto, poco adatte all' intelligenza dei bambini, non avrebbero efficacia sull'animo loro, se non fossero dette quasi per incidente; e siccome l'oggetto veduto ha colpito l'immaginazione, ricordandolo, la mente avrà anche presente, non dico tutte, ma molte di quelle parole che ha sentite, e per conseguenza le idee che esse richiamano. Il bambino crede di aver giocato ed invece, principiando ad educare l'occhio al bello, ha acquistato ancora nozioni di lingua, di botanica, ha appreso un po' di morale e di più, contando i petali del fiore, ha fatto anche un po' di aritmetica. E non abbiate timore che il bambino, s'annoi, quando sapete commuoverlo, quando per le vostre parole il suo cuoricino incomincia a battere un po' più forte, perchè passate con rapidità da una a un'altra immagine e gli fate ammirare non solo la bellezza di un fiore, ma a poco a poco dei fiori in genere; e da questo prendete occasione ad allargare le cognizioni ad altre bellezze del creato come il mare, gli astri.... E quando avete eccitata la fantasia del piccolo essere che dovete educare, col principiare a fargli riconoscere la bellezza della natura, a gustarla, ed amarla, a fargli vedere come è immensa, allora egli principierà ad avere un'idea della grandezza di chi ha create tante belle cose, a sentirne riconoscenza! Coll'osservazione degli oggetti, si fanno apprendere al fanciullo tutte le cognizioni che si vuole, ed intanto se ne ingentilisce l'animo educandolo al sentimento del bello. Ma se il disegno dà impulso alle arti che hanno per iscopo la riproduzione visibile del bello e procurano splendore e gloria alle nazioni, e risveglia nel cuore umano sentimenti che lo innalzano sino alle regioni dell'ideale ove si vedono, s'intravvedono, s'indovinano sempre bellezze maggiori, ha pure un'applicazione assai più modesta e non meno utile, qualora si consideri per alcune industrie come fondamento, per altre di somma utilità, per le arti e i mestieri indispensabile. Perciò sarà cosa egregia che il ricco conosca il disegno perchè sappia valutare il magistero col quale un oggetto fu condotto a termine e compensarne adeguatamente l'operaio; e tanto più sarà utile che questi abbia cognizione di un mezzo che gli può far dare al suo lavoro finitezza ed eleganza, quindi procurargli maggior profitto. L'operaio che deve portare a termine mobili e utensili, non perfezionerà sempre più i suoi lavori, se fin da piccino venne guidato a riconoscere il bello e nelle forme, e nell'armonia delle parti? Specialmente i bambini della 1a classe di grado inferiore sono spesso vergini di tutte quelle cognizioni che in essa si devono dare, perchè non tutti frequentarono un asilo; e abbiamo già detto che, se non si cercasse di dare all'insegnamento le apparenze di un trastullo, il piccino prenderebbe in odio la scuola. Dunque non tenendo conto dell'utilità del disegno nell'avvenire del fanciullo, consideriamolo come un utile passatempo che gli fornisca nello stesso tempo, cognizioni e diletto. Ponete in mano del bimbo un cubetto. Venendo a conoscerne il nome s'imprimerà nella mente l'idea della forma e della grandezza di esso: poscia si potrà da lui stesso far trovare quali oggetti ha sott'occhio, simili, per la forma, a quello che ha in mano; far riconoscere quale è più grande, quale più piccino; abituare così a riconoscere, giudicare e misurare qualunque oggetto simile a quello che gli fu dato. Studiando poi l'indole del fanciullo si riconosce ch'egli non resta pago di guardare e toccare solamente un oggetto, ma impiega tutte le sue forze per ridurlo in pezzi; e per quanto sia bello l'oggetto che lasciate in sua balia non potrà a meno di risparmiargli tal sorte. Non avete mai dato un balocco ad un bimbo? Batterà le manine, sarà felice di possederlo, e lo guarderà da una parte, dall'altra... sentirà se tutte le parti sono ben connesse tra loro e se qualcuna mostra meno resistenza farà di tutto per istaccarla dalle altre! Se invece hanno tutte resistenza, picchierà l'oggetto, finchè sarà giunto a vederlo in pezzi. E quando voi ve ne accorgete e vorreste sgridarlo, lui sorridente v'indica il balocco rotto, come avesse fatta la cosa più naturale del mondo, e vi si mostra tanto più trionfante quanto l'interno differisce dall'esterno. Ma, se il bambino ha lo spirito di distruzione, ne ha pure un altro e ve lo prova nel voler ricomporre, con i pezzi, l'oggetto che ha rotto. Dunque per secondare l'indole del fanciullo, gli darete un cubo divisibile in un dato numero di cubetti, l'inviterete a scomporlo poi a ricomporlo. Come sarà contento nel vedere ricostruito l'oggetto! Poi si guiderà il fanciullo a disporre i cubetti in modo da comporre qualche oggetto artistico. Supponete che si faccia formare un arco. Se richiedete se ne ha visti mai, forse vi dirà di sì e ve li nominerà ancora. Se per caso uno d'essi fu eretto in onore di qualche personaggio che rese grandi servigi alla patria, o le dette la sua vita, voi potete, con parole semplici, parlarne; ed ecco che vi è dato trattare, in modo d'essere compresi, di un tema tanto arduo, qual'è la storia e potete principiare a nominare la patria, l'affetto che le dobbiamo e il dovere che si ha di difenderla per conservarla. Abituandolo in questo divertente esercizio, il fanciullo arricchirà sempre più la mente di nuove ed utili cognizioni, che serviranno a prepararlo agli insegnamenti che gli si dovranno dare in seguito, ed a svegliare in lui il sentimento del bello, ch'è intimamente collegato al sentimento del buono, e renderlo capace di sentirlo. Io ho parlato del cubo, ma gli stessi esercizii si ripeteranno per gli altri solidi divisibili in parti. Dagli esercizii dei solidi passeremo a quello delle superficie. Al bambino venne fatto osservare che i solidi sono terminati da superficie; che queste alla lor volta, sono limitate da linee determinate da punti. Por dare un'idea esatta della superficie di un corpo, si coprono le faccie di un cubo con altrettanti quadrati di carta delle, stesse dimensioni, poi se ne dà uno al fanciullo e lo si conduce, con domande e osservazioni apposite, a riconoscere che quello è un quadrato e a farlo definire. Così il bambino avrà cognizione e della superficie piana, e delle linee parallele, e degli angoli retti. Questo quadrato lo faremo confrontare con altri e faremo trovare in che differisce da essi. Poscia il quadrato, lo divideremo in tante parti e queste le faremo porre in modo che rappresentino il disegno di qualche oggetto composto prima con i cubi. Gli stessi esercizi che si fanno pel quadrato, si possono ripetere per gli altri poligoni. Quando il bambino avrà cognizione dei corpi e delle superficie che li limitano e sa che queste sono chiuse da linee, con bastoncini si rappresenteranno le linee e si faranno considerare rispetto alla forma, alla posizione che occupano nello spazio e a quella scambievole. Dopo faremo comporre i poligoni e formare, sempre con i bastoncini, qualche disegno artistico. Si avrà cura che questi esercizi precedano la scrittura e, solamente quando questa avrà principio, si farà disegnare il fanciullo con la matita (in nota: La relatrice avendo passati, dopo il 1883, molti anni in un giardino d'infanzia ha potuto constatare come sia utile al bambino addestrarsi invece nel disegno fröbeliano prima di imparare la scrittura, ed ha riconosciuto come l'apprendimento di questa ne sia agevolato.). Sarà utile di fare adoperare la carta a quadrettini perchè il fanciullo abbia una guida. I primi esercizii che si faranno fare al fanciullo graficamente, consisteranno nel far tracciare delle linee verticali di varie lunghezze, di uno, due, quattro quadrelli, a seconda del numero prescritto dall'insegnante; poi si dovranno formare, sempre con le verticali, dei disegni semplicissimi (in nota: La relatrice disegna sulla lavagna e dimostra (a lungo e con varietà) praticamente tutto il metodo da seguire.). Lo stesso si farà per le linee orizzontali; e poi, combinando orizzontali e verticali, principiando dal formare l'angolo retto si finirà col fare eseguire disegni che divertano il fanciullo. Tutti questi esercizi si ripetono per le linee oblique e per le oblique combinate alle orizzontali e alle verticali. Quando il bimbo è abbastanza franco in questi esercizi, si combineranno le linee in modo da formare il disegno di qualche oggetto, come sarebbe una barca, una casa, un campanile ecc.. Questo metodo d'insegnamento del disegno è in rapporto con le attitudini del fanciullo, esercita un'influenza salutare sul suo sviluppo intellettuale e gli serve di preparamento al disegno d'ornato. Dipende dall'educatrice (dico educatrice perchè ordinariamente queste classi sono affidate a donne) far riuscire efficace questo metodo d'insegnamento, col variare gli esercizi e soprattutto coll'essere vivace perchè il bambino non s'annoi; e, dimenticando di darsi il tono di maestra, rida, scherzi coi suoi piccini e sia sempre affettuosa in modo da far quasi creder loro d'essere con una altra mamma. Ispirando affetto si ottiene molto più che ispirando timore. Al disegno Fröbeliano, ch'è quello del quale ho parlato sino ad ora, farà seguito il disegno geometrico a mano libera su carta non quadrellata e si principieranno a geometrizzare disegni, come per esempio di foglie e fiori prima semplicissimi poi più complicati; prima a semplice contorno, poi con gli effetti delle ombre. Bisogna avvertire che tutte le forme che si proporranno a modello, dovranno esser tali da esercitare e tener vivo il sentimento del bello. I disegni si faranno eseguire segnandone sulla lavagna il modello da imitare. Sino al compimento delle classi obbligatorie il disegno non avrà alcun indirizzo speciale, e sarà lo stesso tanto per i maschi quanto per le femmine; ma, nelle classi superiori e di complemento il disegno dovrà essere per i maschi principalmente rivolto alle applicazioni della meccanica e dell'industria, per le femmine di oggetti artistici, di fiori e frutti intrecciati in modo da presentare un bell'insieme. Il disegno meccanico potrà agevolare l'operaio a mostrare come ha intendimento di fare un oggetto col disegnarne la pianta e l'alzata, o dovendone fare per commissione guardando gli schizzi che gli si danno, potrà più facilmente e con più esattezza eseguire il suo lavoro; il disegno di qualche bell'ornato, e foglie, fiori, frutti oltre essere utile alla donna per tutti i lavori e specialmente pel ricamo, continuerà ad educarne il sentimento artistico, a ingentilirne sempre più l'animo. In questo secolo nel quale si vorrebbe quasi uguagliare la donna all'uomo non è difficile ch'essa ingolfandosi in istudi profondi, perda quella gentilezza che le si addice. Sì, è bene che la donna sia istruita perchè l'uomo trovi nella sua compagna un essere che possa comprenderlo, che qualche volta lo aiuti ancora a procurare un sostentamento per la famiglia; ma per carità non cerchiamo facendone una dottores-sa, di toglierle quell'aureola di poesia, che la rende qualche volta sì grande d'essere l'angelo che ispira, consola, dà coraggio agli spiriti eletti. Non trascuriamo adunque un mezzo che specialmente ha per iscopo d'ingentilire il sentimento della donna. È vero, a lei potrà procurare talvolta qualche amarezza, ma tali amarezze troveranno largo compenso nella soddisfazione di poter compiere il suo dovere e di portare consolazione ovunque s'avvicina. Ma tutti gli insegnamenti, se si vuole che riescano efficaci, non devono essere dati a capriccio perchè, specialmente gli educatori che sono giovani nell' insegnamento, e non ne hanno ancora molta pratica, potrebbero approfondarsi in cognizioni che non sono molto importanti, per trascurarne delle altre indispensabili; a scanso di equivoci è bene seguire in tutto un programma, ed io ne propongo uno pel disegno, che, a me pare, risponda allo scopo. Anch'io però sono giovane, anch'io posso sbagliare, e prego questi egregi Signori di aver la bontà, di osservare quali modificazioni sarebbe bene di dare al seguente programma o anche se non sarebbe meglio di non accettarlo affatto. (in nota: ORDINE DEL GIORNO APPROVATO (dai verbali delle adunanze). "L'assemblea udita la relazione della signorina Guastaveglie sul metodo per l'insegnamento del Disegno nelle scuole elementari e trovatala consentanea alle leggi naturali, applaude, facendo voti che tale utile insegnamento sia adottato nelle scuole e negli asili ove non sia questo introdotto". Ancona, 21 settembre 1888.

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